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    Report: troppe falsità sul Wi-Fi

    13 05 2008 di Francesco Minciotti

    Logo Agenzia RadicaleDomenica sera è andata in onda la classica puntata di Report, a cura di Milena Gabbanelli, dal titolo Alternative, il cui fil rouge è stato il pericolo che, insidiosamente, s’insinua dentro le nostre case senza che che ci si accorga della sua presenza; le quattro inchieste interne alla puntata (visibile qui) hanno riguardato gli aromi naturali, gli agenti chimici che «migliorano la vita», la moda del «bio», e in primis il Wi-Fi, e la sua (sedicente) pericolosità. Demandando il lettore ad altra sede per un’analisi critica degli altri tre approfondimenti, lo avvertiamo che il segmento sul Wi-Fi è stato un brogliaccio di pura disinformazione, tanto più pericolosa perché incentrata su un tema di forte innovazione, e quindi sempre a rischio di scetticismi o rigurgiti antimodernisti, che invece intendo sfatare ad ogni piè sospinto.

    Il servizio - la Gabbanelli è onesta e ne fa menzione all’inizio - è stato confezionato da tal Paul Kenyon, conduttore del famoso programma Panorama della BBC, mandato in onda sull’emittente inglese un anno fa (21 maggio 2007 - video originale). Nel video, della durata di circa mezz’ora, la tesi portata innanzi è quella di un molto moderato, quasi tangente l’allarmismo ma mai troppo esasperato da scadere in dietrologia da avanspettacolo; eppure, forse, ancor più pericoloso per quanto sopra esposto. In pratica - si asserisce - i router e i modem Wi-Fi, ormai ubiqui e, almeno in Inghilterra, presenti in più della metà delle scuole, sono paragonabili ai ripetitori della telefonia cellulare in quanto a dannosità (che invece emettono onde radio in quantità assolutamente maggiore).
    In realtà, il divario di potenza fra le onde radio emesse dai telefoni cellulari rispetto alle onde Wi-Fi è così ampio che, secondo l’HPA (Health Protection Agency, l’equivalente del nostro Istituto Superiore della Sanità), per assorbire un quantitativo di onde radio equivalente a venti minuti di esposizione ad un ripetitore cellulare occorre un intero anno di esposizione ad un modem Wi-Fi; nel rapporto cui rimando è detto precisamente che il quantitativo di onde radio emesso da un router Wi-Fi è di 0.1 watt, ben al di sotto dei limiti di sicurezza imposti dall’HPA, avuto riguardo alle linee-guida dell’ICNIRP, un ente internazionale costola dell’OMS che studia le radiazioni e i suoi effetti.

    Ma parte della metodologicamente astrusa deduzione del Kenyon s’impernia su di una critica «ragionata» al metro di valutazione di pericolosità delle radiazioni usato proprio dall’ICNIRP: egli sostiene che il metodo usato - misurare il livello termico che le radiazioni producono - non sia abbastanza prudente, piuttosto ritenendo, il Kenyon, che sarebbe meglio usare un indice «biologico», del quale però non si azzarda a spiegarne il funzionamento, posto che vi possa essere; tuttavia nelle parole del professor Malcom Sperrin, riportate dalla BBC in un articolo successivo alla messa in onda del servizio, «c’è chi sospetta che vi possa essere interazione [fra le onde Wi-F e gli organismi, ndr] ma non c’è alcuna prova che effettivamente esista, ed è anzi improbabile»; inoltre, in un ulteriore articolo della BBC - ricordiamo che è la stessa emittente che ha messo in onda il servizio di Kenyon - si fa presente come le radiazioni si bipartiscano in ionizzate e non ionizzate; che le radiazioni emesse dai telefoni cellulari e dagli apparecchi Wi-Fi fanno parte di quelle non ionizzate (e, pertanto, controllate dall’ICNIRP, International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection), essendo in questo differenti da quelle ionizzate (quali i raggi X), che non possono produrre modificazioni dei tessuti biologici e del DNA; e che, quindi, «Le radiazioni non ionizzate non emettono una quantità sufficiente di energia a ionizzare gli atomi, e quindi ad alti livelli d’esposizione possono solo eccitarli, causandone un surriscaldamento [...] Questo è il tipico processo per mezzo del quale un forno a microonde riscalda il cibo [...] Un tipico forno a microonde ha un’intensità radioattiva superiore di 100.000 volte a quelle di una rete Wi-Fi».
    Sempre nel corso del doumentario, Paul Kenyon mette in evidenza le dichiarazioni, per nulla perentorie, del professor Lawrie Chellis, capo dell’MTHR (Mobile Telecommunications and Health Research), secondo il quale «non significa che il wi-fi conduce automaticamente alla malattia ma potrebbe. Oppure che potrebbe non esserci alcun effetto e quindi nulla di cui preoccuparsi, oppure, che queste persone potrebbero rivelarsi le cavie, i canarini umani del futuro». Probabilmente però, il professore ha inteso rettificare in parte il proprio giudizio, quando proprio il giorno seguente alla messa in onda del controverso filmato sulla rete britannica, la stessa emittente ha ritenuto opportuno presentare, all’interno dell’articolo sopra citato, molto più bilanciato - e a mio giudizio molto più condivisibile - in cui si fa riferimento ad un mero «consiglio» del professor Chellis, che sostanzialmente invita i bambini a non navigare con un portatile sulle gambe, ma ad appoggiarlo su di un tavolo. Il tutto, al netto di qualsivoglia evidenza medica o fisica che attesti che il Wi-Fi faccia male, anche solo un po’; si tratta di mero principio di precauzione, che a rigor di logica andrebbe usato per quasi qualsiasi altro elemento con cui l’essere umano viene in contatto quotidianamente (il Wi-Fi trasmette alla frequenza di 2.4GHz, la stessa dei telefoni cordless e delle periferiche bluetooth, contro i quali nessuno si è scagliato - finora?).

    Infine, nel documentario viene presa in considerazione, con tanto di interviste a due malate, la pseudo-patologia rispondente al nome di ipersensibilità elettromagnetica, a causa della quale si patiscono dannosi effetti collaterali quali nausea, estrema sensazione di calore e mal di testa. Ora, Paul Kenyon non fa alcuna menzione di decine di studi scientifici - e non di mere autodiagnosi di alcuni individui - addirittura antecedenti alla realizzazione del documentario, di cui uno comparatistico di 31 singoli esperimenti, di cui 28 negativi, e solo 3 «quasi» positivi (approfondimento). Insomma: nel documentario viene usata l’esposizione mediatico-scenica di due donne che lamentano sintomi piuttosto significativi, ma non si dà minimamente conto del momento scientifico-teorico della «malattia», che invece la invalida quasi radicalmente.

    Insomma: sembra proprio - e per essere clementi - che il documentario confezionato da Paul Kenyon abbia più di un punto oscuro, e che la redazione di Report abbia peccato di scarsa professionalità, anzitutto nel mandare in onda un documentario ormai vecchio di un anno - sappiamo tutti quanto il tempo corra più in fretta nella tecnologia che in altre branche del sapere umano - senza aggiungere alcunché di proprio, ma soprattutto sottacendo le correzioni e le smentite che, sia in Rete sia sul sito della stessa BBC, sono state fatte nel corso dei mesi successivi, financo un’analisi di una commissione interna della stessa BBC che, in data 30 novembre 2007, ha certificato come Wi-Fi: a warning signal fosse portatore di una asimmetria informativa nel senso dell’allarmismo. Al massimo, la signora Gabbanelli ha chiosato banalmente qui e lì aggiungendo piccolezze, più per spezzare il filmato che per aggiungere informazioni sostanziali, chiudendo con una vera e propria bufala tecnica, attribuita a fonti interne all’italiano CNR: «Visto che sono stati spesi tanti soldi per cablare le città con fibra ottica, più sicura, meno inquinante e che garantisce lo stesso servizio, perch abbandonare questo sistema per adottare poi quello via etere?». Anzitutto, di soldi per cablare le città con fibra ottica non ne sono stati spesi molti; tutt’altro, anzi, ché è dal 1997, all’atto dell’abbandono del Progetto Socrate, che Telecom Italia non cabla più in fibra, e solo ora si è ricominciato, blandamente, a farlo, in attesa della (molto) futura FTTC+VDSL2, una sorta di fibra ottica ibridata con l’ADSL che verrà commercializzata a partire dal 2012; di poi, che la fibra ottica sia meno «inquinante» del Wi-Fi è tutto da vedersi, date le considerazioni, che giudico significative, dei molti uomini di scienza che smontano le tesi di Kenyon; infine, sostenere che la fibra fornisca «lo stesso servizio» del Wi-Fi è ignorare le basi dell’informatica: da quando in qua una connessione senza fili è paragonabile ad una connessione con filo? Al massimo, il Wi-Fi si aggiunge alla connessione in fibra ottica, rendendola disponibile nell’etere (sovente domestico, e nulla più). Un complemento, dunque, e giammai una sostituzione.

    L’informazione parziale può ancora essere chiamata «informazione»?

    (Agenzia radicale)

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  • Battiti d’ali del 2008-05-12

    12 05 2008 di Francesco Minciotti
    • Cambiata un po’ di RAM in un Acer Travelmate 2490. Come dire: non e’ stato semplice come cambiarla nel mio MacBook, ma ce l’abbiamo fatta. #
    • Mi riguardo il documentario-stronzata sul Wi-Fi mandato in onda ieri da Report (e’ del maggio 2007, comunque). #
    • Debunking del documentario farlocco di Report in corso. #
    • Finalmente Report ha messo su Web la puntata di ieri. Deo gratias. #
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  • Ostia antica, 2008

    12 05 2008 di Francesco Minciotti

    Amorini /5

    E via!, si pubblicano, esposti al clemente giudizio di lor signori, le foto della gita — con Stella e amici vari, alcuni dei quali ritratti nella galleria — fatta agli scavi di Ostia antica qualche giorno fa.

    Godeteveli, come al solito. E se vi va, fatemi pure sapere che ne pensate, ché il giudizio dei lettori è pur sempre mercanzia pregiata.

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  • Battiti d’ali del 2008-05-09

    09 05 2008 di Francesco Minciotti
    • Sto giochettando con un iLiad. Un iLiad a caso ;) #
    • iLiad e’ fighissimo, ma ho appena scoperto un primo, grosso limite: il WiFi funziona solo in DHCP, niente IP fisso (per ora)! :° #
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  • PapZiLiad

    09 05 2008 di Francesco Minciotti

    PapZiLiad, originally uploaded by francescominciotti.

    Eccolo: l’iLiad dell’iLiad tour 2008, nel quale sono inserito assieme ad un’altra ventina di tecnomani, è arrivato qui al paesello, e sono tutto intento a giocarci. Sarebbe carina una videorecensione, e magari la farò una volta impratichitomi col gioiellino.

    A più avanti per qualche commento saliente.

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  • Battiti d’ali del 2008-05-07

    07 05 2008 di Francesco Minciotti
    • In redazione, scrivo un pezzo sull’iPhone che leggerete a breve. #
    • Dopo un’altra giornata di lavoro piu’ webmastrica che redazionale, il vostro prepara i bagagliuzzi e torna a casina. A dopo. #
    • Registro un nuovo dominio su Dreamhost per un nuovo sito redazionale: quei ragazzi americani hanno rapito il mio cuore di webmastro. #
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  • iPhone ed iTalia: un felice epilogo a tre

    07 05 2008 di Francesco Minciotti

    Logo Agenzia Radicale

    Dando credito all’articolo apparso stamane su Repubblica, si apprende che l’iPhone uscirà finalmente in Italia «entro qualche mese», in base a quanto asciuttamente dichiarato dai comunicati stampa delle aziende coinvolte, rilasciati nella giornata di ieri. Fin qui, niente di nuovo, se non che, contrariamente alle più volte rimestate voci di corridoio degli ultimi mesi, il telefono verrà fornito da Vodafone e TIM, e non già solo dall’ultima, come si va ripetendo ormai da più di un anno.

    Primi contatti fra la Apple e TIM si erano avuti già nella scorsa estate, quando si parlava di emissari della compagnia telefonica italiana in visita al quartier generale della Mela a Cupertino, per trattare della vendita del telefono in esclusiva, quantomeno per alcuni mesi, al fine di accumulare vantaggio commerciale sugli altri operatori. E le voci di questa alleanza in pectore si sono fatte sempre più insistenti — quasi certe, in definitiva — al momento del ritrovamento, da parte di alcuni esperti a fine gennaio 2008, di riferimenti all’operatore italiano all’interno del firmware (una parte del software del telefono), dato tecnico che solitamente indica un’alleanza commerciale fra la Apple e l’operatore telefonico che potrà rivenderlo, nel Paese di riferimento, generalmente in esclusiva per un periodo limitato. A quel tempo, nel firmware apparivano, a fianco al logo di TIM, solamente loghi di operatori internazionali che già erano titolari di contratti di distribuzione esclusiva del telefono in altri Paesi (Francia, Germania e Inghilterra, oltre agli Stati Uniti). Insomma: una testimonianza importante di rapporti «sotterranei» fra le due parti, che al contrario Vodafone non può vantare, al netto di una singola notizia — rivelatasi poi infondata, se fondate sono le notizie odierne — diramata dall’italiana Morse e datata 22 gennaio 2008, nella quale si sosteneva che Vodafone stessa sarebbe stata distributrice esclusiva del nuovo modello 3G in tutti i Paesi europei. Il che, in verità, alla luce dell’annuncio ufficiale odierno altro non significa che l’attestazione di una maggiore capacità di segretezza dei vertici dell’azienda britannica rispetto a quella nazionale.

    Alla base dell’accordo — ma questa è notizia ampiamente anticipata da riviste di settore, e logica in un senso tecnico-evoluzionistico — sebbene non esplicitato da nessuno dei due comunicati stampa, c’è il nuovo modello di iPhone, che al contrario del precedente importerà alcune migliorie sostanziali: sicuramente connettività 3G (UMTS e/o la sua evoluzione, HDSA), visto che Apple aveva attirato fin troppe critiche sulla scelta di equipaggiare il primo iPhone con connettività EDGE (sostanzialmente più lenta), e secondo alcune indiscrezionichip GPS, per aprire un nuovo fronte di servizi legati alla geolocalizzazione dell’utente — servizi potenzialmente molto redditizi sotto il profilo economico, come ad esempio la pubblicità di esercizi commerciali spazialmente vicini all’utente — oltreché a fornire una funzionalità assolutamente “golosa” per l’utente, anche in considerazione dello schermo particolarmente generoso (3,5 pollici) di cui questo telefono dispone per il quale non sarebbe assurdo pensare ad una funzione di navigatore satellitare da automobile, complice anche la sua capacità di essere azionabile mediante sfioramento dello schermo come tutti i navigatori. La funzione di geolocalizzazione in verità è già presente allo stadio embrionale sull’iPhone attuale, pure privo di apposito chip GPS, grazie ad un sofisticato, e in qualche modo non perfetto, sistema di tracciamento che usa i ponti-radio cellulari e gli hotspot Wi-Fi per trovare la posizione dell’utente, fornito da Google e da Skyhook. Infine, sempre secondo la fonte prima citata, la scocca sul retro sarebbe di colore nero, i pulsanti cromati e, più in generale e proprio per l’abbandono del metallo, sarebbe ancora più stondato e morbido nelle forme.

    Intanto, oltre agli annunci dei due operatori italiani sulla disponibilità prossima ventura dell’iPhone — Vodafone estende, nel suo comunicato, la disponibilità anche ad altri nove Paesi: Australia, Repubblica Ceca, Egitto, Grecia, India, Portogallo, Nuova Zelanda, Sud Africa e Turchia — plurimi elementi si possono sommare per poter tentare di pronosticare una data, quantomeno d’annuncio: Apple, all’atto dell’annuncio del primo iPhone, disse che avrebbe voluto centrare l’obbiettivo di dieci milioni di pezzi venduti a fine 2008, con una tabella di marcia che avrebbe previsto, appunto nel 2008, di portare il telefono nei Paesi asiatici; finora, la cosa non è avvenuta, e chiunque conosca lo stato delle telecomunicazioni di quell’avanzatissima parte di mondo, sa che un telefono con connettività 2G non potrà minimamente attecchire, essendo piuttosto necessario un telefono 3G (DoCoMo — il principale operatore mobile giapponese — ha annunciato tempo addietro che, entro il 2010, disattiverà completamente le reti EDGE, su cui l’attuale iPhone funziona — chi mai comprerebbe un telefono che non funzionerà più entro un anno e mezzo?!); dal 9 al 13 giugno prossimi si terrà a San Francisco la WWDC — la conferenza mondiale degli sviluppatore Apple —, uno dei due eventi più importanti della galassia di Steve Jobs (l’altro è il Macworld di metà gennaio, dove nel 2007 annunciò l’iPhone, e nel 2008 il MacBook Air, sottilissimo portatile), dove questi dovrà annunciare, quasi per tradizione, un prodotto sostanzialmente importante; pochi giorni fa è stata intercettata dalla stampa di settore una comunicazione circa le fattezze di un nuovo dispositivo che Apple avrebbe inviato ai produttori di custodie — lo stesso accadde per il nuovo iPod Nano, i cui disegni per le custodie ne rivelarono correttamente l’esistenza giorni prima dell’annuncio ufficiale; per ultimo — ma ho tralasciato molti altri piccoli indizi — è notizia di stamane quella della precettazione dei dipendenti dell’operatore mobile americano AT&T (gestore con cui Apple sta distribuendo in esclusiva l’iPhone) per il periodo che va dal 15 giugno al 12 luglio; essendo questa la replica esatta di ciò che avvenne poco prima del lancio del primo iPhone, le conseguenze sembrano autoevidenti.

    Insomma: dopo lunghe attese — tranne per i consumatori più smaliziati, che hanno acquistato l’iPhone da eBay già sbloccato, e pronto quindi per funzionare anche con gli operatori mobili italiani — l’iPhone, nella sua nuova versione, dovrebbe approdare in Italia a breve. L’unico nodo che rimane da sciogliere è quello della formula di vendita con i nuovi operatori — sarà vincolato ad un operatore com’è stato fino ad ora, oppure si potrà vendere slegato da un abbonamento? — che alcune voci dànno per diversa da quella attuale; ma siamo sicuri che la notizia sullo sblocco «ufficioso», ormai reso un’inezia da programmi sempre più intuitivi, renderà la questione sempre meno rilevante.

    Prepariamoci a mietere un raccolto di mele fuori stagione il 10 giugno, data del tradizionale discorso di Steve Jobs alla WWDC.

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  • Battiti d’ali del 2008-05-06

    06 05 2008 di Francesco Minciotti
    • Inserito un plugin youtube per Joomla! 1.0. R0x; piano piano, ma r0x. #
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  • Battiti d’ali del 2008-05-05

    05 05 2008 di Francesco Minciotti
    • In agenzia, si insegnano i rudimenti di Firefox: come salvare un sito fra i preferiti, in questo momento. Buongiorno a tutti. #
    • Arrivata la notiziona che aspettavo: e’ ormai (quasi) certo che si partira’ per gli USA ad agosto :D :D :D #
    • Arrivato a casa. Mi sono un po’ invaghito del montaggio video: ne capissi qualcosa, almeno… #
    • Mi sto impratichendo di Joomla!, e non e’ molto intuitivo come Wordpress. #
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  • PixY turns five today

    05 05 2008 di Francesco Minciotti

    z

    PixY

    And it still rocks!

    Come vedete, il signorino PixY (all’anagrafe un Sony Ericsson p800) non accenna a diminuire la sua figaggine, nonostante oggi, cinque maggio 2008, compia ben cinque anni.
    Dovete sapere che illo tempore, quando feci l’acquistone, pensai che sarebbe durato in eterno — insomma, «in eterno» per quanto possa essere eterna la tecnologia, ecco. Venivo da un Nokia 7110 — già molto figo di suo: era il telefono di Matrix —, e pensare ad un cellulare con lo schermo sensibile al tocco, che riconosceva la grafia umana e la trasformava in caratteri digitali, che faceva le foto (ma non i video, senza un preciso hack) ma prima ancora un cellulare a colori, era qualcosa di fantascientifico. Oggi alcune giovani menti potranno trovare ironico tutto ciò, ma vi assicuro che al tempo sbalordi persone su persone. E vi dirò di più: quando scrivo sul telefono col pennino, e with a little magic lui lo trasforma in lettere — e non sbaglia praticamente mai! — c’è gente che ancora rimane a bocca aperta. E’ qualcosa che ancora l’iPhone non fa, per dirne una.

    Quasi sicuramente, il buon PixY andrà definitivamente in vacanza quest’estate, quando in un modo o nell’altro metterò le mani sul probabilissimo (ma ancora ufficialmente inesistente) iPhone 3G; venendo da una comunione che dura ormai da settembre 2007 con un iPod touch 16Gb, non posso non considerare definitivamente l’interfaccia touch il futuro più futuro che ci sia — e quella Apple, in particolare, ché col mio MacBook si capirebbero alla grande! Niente di nuovo sotto il sole, poi, che già il 17 gennaio 2007 dicevo queste parole:

    Semplicemente, ora so quale sarà il successore del mio vecchio compare PixY: il nuovissimo iPhone Apple.

    Ad ogni modo, caro PixY, non voglio parlare della tua tomba, ma glorificarti ed incensarti pubblicamente, per la sboroneria, l’utilità e la figaggine che mi hai donato in tutti questi lunghi cinque anni.

    Lunga vita a te, mio fedele ferrovecchio sempre nuovo!

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