A bomba, prima mi levo il dente, prima mi levo il dolore. D’altronde, l’onestà intellettuale non deve temere nulla.
Questo tal Rocco Carlomagno, «giornalista freelance» a sentir le campane sonanti della ridente stampa italica, è un dilettante del giornalismo e un professionista della provocazione popolare, e Berlusconi — fino ad un attimo prima di perdere, incomprensibilmente (per un politico di professione), la trebisonda — si è comportato da educato. Rectius: questo Carlomagno sembra essere un provocatore per tendenza, visto che già si narrano episodi di scarsa professionalità :
Carlomagno è un frequentatore assiduo di conferenze stampa e manifestazioni di partito. Giornalista freelance e attivista politico (fa parte, ad esempio, del coordinamento nazionale contro i siti di stoccaggio nucleare e del coordinamento ‘Aiutiamo l’Abruzzo’), compare spesso nei dibattiti politici per porre domande irriverenti e fuori dagli schemi. E’ stato iscritto al Pd, è vicino al Popolo Viola e tra le sue vittime illustri annovera anche Marco Pannella.
In una infuocata assemblea dei Radicali a Torre Argentina, con il leader radicale in sciopero della sete contro le candidature veltroniane alle politiche del 2008, Carlomagno chiese infatti il megafono per urlare il proprio sdegno sulle liste ‘piene di indagati’. Pannella gli diede la parola, ma dopo diverso tempo non accennava a riconsegnare il microfono. “Ooooohhhh!!! hai finito!?”, gli urlò il leader radicale, e a quel punto lui riconsegnò il microfono. (Repubblica.it)
Chi segue la politica e il giornalismo sa che, per professionalità e — perché no? — rispetto della democrazia, in contesto pubblico e plurale si parla secondo un ordine. Tale regola di convivenza civile, che si suppone essere propria di chiunque abbia frequentato la terza elementare, serve per organizzare una comunità di persone e far svolgere il lavoro di comunicazione in maniera efficiente. Vi pare possibile fare un pezzaccio così?
Pensate che — faccio un esempio da me vissuto quotidianamente — in un’aula di tribunale ogni avvocato intervenga quando gli pare e piace? Immaginate: si sta celebrando un’udienza; l’avvocato si profonde in un’orazione appassionata e cesellata; il giudice ascolta, attento; il pathos regna sovrano… Quando un carlomagnone di turno, toga indosso (o anche no), s’intromette ed inizia ad urlare i suoi fatti di causa al giudice. E se quegli lo tacita, peraltro in maniera garbata, il leguleio di turno inizia a sbraitare cazzate sull’autoritarismo del presidente.
Che pensereste, voi: fascismo o democrazia?
La verità — la mia verità — è che questo signore, convinto di far piacere (come in effetti fa) al «Popolo viola» (ex beppegrillini, un po’ meno ex dipietrini), si butta come un kamikaze nella mischia, venendo meno, scientemente, alle regole più basilari delle conferenze stampa politica (chiunque abbia visto dieci minuti di The West wing lo sa), che è quella di creare una lista di prenotazione e fare, in completa libertà e ossequioso rispetto per i presenti, la domanda che più gli aggrada (a volte feroci, come quella di Miguel Mora sulle bottane di palazzo Grazioli), senza accaparrarsi come ciarpame proletario al sottocosto dell’Unieuro di turno. E se le domande non sono aspre, la colpa non è del governante di turno, ma dei giornalisti.
Altro, ovviamente, è il giudizio su La Russa. Si sa, d’altronde, che il nero non si smacchia via facilmente… E le mani addosso fanno veramente schifo, soprattutto per uno che sovraintende ai manganelli della Polizia e ai carrarmati dell’Esercito.
Il pesante lavoro di opposizione politica ragionata che pratichiamo in molti, ognuno col proprio spessore e visibilità , non può e non deve essere rovinato dalle boutade dilettantesche e masaniellesche di questi provocatori rozzi, dannosi e in malafede. Dilettanti per far sbaraglio.















 
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