Buone e cattive ragioni /2 (aka Piero Ricca bis) delete

A bomba, prima mi levo il dente, prima mi levo il dolore. D’altronde, l’onestà intellettuale non deve temere nulla.

Questo tal Rocco Carlomagno, «giornalista freelance» a sentir le campane sonanti della ridente stampa italica, è un dilettante del giornalismo e un professionista della provocazione popolare, e Berlusconi — fino ad un attimo prima di perdere, incomprensibilmente (per un politico di professione), la trebisonda — si è comportato da educato. Rectius: questo Carlomagno sembra essere un provocatore per tendenza, visto che già si narrano episodi di scarsa professionalità:

Carlomagno è un frequentatore assiduo di conferenze stampa e manifestazioni di partito. Giornalista freelance e attivista politico (fa parte, ad esempio, del coordinamento nazionale contro i siti di stoccaggio nucleare e del coordinamento ‘Aiutiamo l’Abruzzo’), compare spesso nei dibattiti politici per porre domande irriverenti e fuori dagli schemi. E’ stato iscritto al Pd, è vicino al Popolo Viola e tra le sue vittime illustri annovera anche Marco Pannella.

In una infuocata assemblea dei Radicali a Torre Argentina, con il leader radicale in sciopero della sete contro le candidature veltroniane alle politiche del 2008, Carlomagno chiese infatti il megafono per urlare il proprio sdegno sulle liste ‘piene di indagati’. Pannella gli diede la parola, ma dopo diverso tempo non accennava a riconsegnare il microfono. “Ooooohhhh!!! hai finito!?”, gli urlò il leader radicale, e a quel punto lui riconsegnò il microfono. (Repubblica.it)

Chi segue la politica e il giornalismo sa che, per professionalità e — perché no? — rispetto della democrazia, in contesto pubblico e plurale si parla secondo un ordine. Tale regola di convivenza civile, che si suppone essere propria di chiunque abbia frequentato la terza elementare, serve per organizzare una comunità di persone e far svolgere il lavoro di comunicazione in maniera efficiente. Vi pare possibile fare un pezzaccio così?

Pensate che — faccio un esempio da me vissuto quotidianamente — in un’aula di tribunale ogni avvocato intervenga quando gli pare e piace? Immaginate: si sta celebrando un’udienza; l’avvocato si profonde in un’orazione appassionata e cesellata; il giudice ascolta, attento; il pathos regna sovrano… Quando un carlomagnone di turno, toga indosso (o anche no), s’intromette ed inizia ad urlare i suoi fatti di causa al giudice. E se quegli lo tacita, peraltro in maniera garbata, il leguleio di turno inizia a sbraitare cazzate sull’autoritarismo del presidente.

Che pensereste, voi: fascismo o democrazia?

La verità — la mia verità — è che questo signore, convinto di far piacere (come in effetti fa) al «Popolo viola» (ex beppegrillini, un po’ meno ex dipietrini), si butta come un kamikaze nella mischia, venendo meno, scientemente, alle regole più basilari delle conferenze stampa politica (chiunque abbia visto dieci minuti di The West wing lo sa), che è quella di creare una lista di prenotazione e fare, in completa libertà e ossequioso rispetto per i presenti, la domanda che più gli aggrada (a volte feroci, come quella di Miguel Mora sulle bottane di palazzo Grazioli), senza accaparrarsi come ciarpame proletario al sottocosto dell’Unieuro di turno. E se le domande non sono aspre, la colpa non è del governante di turno, ma dei giornalisti.

Altro, ovviamente, è il giudizio su La Russa. Si sa, d’altronde, che il nero non si smacchia via facilmente… E le mani addosso fanno veramente schifo, soprattutto per uno che sovraintende ai manganelli della Polizia e ai carrarmati dell’Esercito.

Il pesante lavoro di opposizione politica ragionata che pratichiamo in molti, ognuno col proprio spessore e visibilità, non può e non deve essere rovinato dalle boutade dilettantesche e masaniellesche di questi provocatori rozzi, dannosi e in malafede. Dilettanti per far sbaraglio.

Valesse anche alle Poste… delete

Non m’interessa molto la polemica politica sul decreto legge di queste ore — l’ennesima porcata di un governo con derive autoritarie — quanto il suo dato fattuale, che in questi casi è dato giuridico.

E allora, tanto per non parlare a vanvera, guardate questi geni che si sono inventati: l’interpretazione «autentica» (le virgolette edulcoranti sono d’obbligo) dei passaggi della legge che regolamenta lo svolgimento delle elezioni regionali. Cioè l’interpretazione che di alcuni passaggi della legge — che generalmente si presumono oscuri tanto da necessitare quest’ulteriore sforzo legislativo — si dà in maniera definitiva, per disambiguarne gl’intrighi semantici.

Ne prendo solo uno, per far capire esattamente cosa siamo riusciti ad accettare come «normale»: sopra, l’articolo 1 del decreto legge, che spiega come dev’essere interpretato l’articolo 9, c. 1 che segue, che fa parte della legge 17 febbraio 1968, n. 108.

1. Il primo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che il rispetto dei termini orari di presentazioni delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste muniti della prescritta documentazione hanno fatto ingresso nei locali del Tribunale o della Corte d’appello. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale o della Corte d’appello dei delegati può essere provata con ogni mezzo idoneo.

9. Liste di candidati.

Le liste dei candidati per ogni collegio devono essere presentate alla cancelleria del tribunale di cui al primo comma dell’articolo precedente dalle ore 8 del trentesimo giorno alle ore 12 del ventinovesimo giorno antecedenti quelli della votazione ; a tale scopo, per il periodo suddetto, la cancelleria del tribunale rimane aperta quotidianamente, compresi i giorni festivi, dalle ore 8 alle ore 20 .

Quindi, il «presentare le liste alla cancelleria del tribunale», che rimane eccezionalmente aperta fino alle 20 per consentire il deposito delle medesime, da oggi significherà «entrare nel tribunale».

Presentare liste in cancelleria = entrare in tribunale.

2+2=5

Indicazioni per uccidermi delete

Concerto di Imogen Heap @ Circolo degli artisti, Roma, now (liveblogging)

Buone e cattive ragioni delete
Avrete tutti sentito della bagarre mediatica sulla vicenda TG1-Mills. In pratica, l'edizione prandiale del tiggì del 26 febbraio 2010 ha aperto parlando di «assoluzione» per David Mills in relazione alla corruzione per l'ormai celeberrima deposizione testimoniale in uno dei processi di Berlusconi.

Intanto, beccatevi il video in questione, poi riprendiamo sotto a parlarne (qui il servizio completo).

Qui su questa stramba isola che è Internet la palla è partita a duemila: tanto perché ormai nulla sulla Rete (italiana) ha dignità d'esistere se non ha un gruppo su Facebook a suo supporto, Arianna Ciccone e Paola Avon hanno aperto il gruppo La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini — con ciò sancendo, evidentemente, una legittimità ad esistere della vicenda. Il buon Giglioli rilancia la palla; gl'iscritti salgono di numero, e Repubblica porta a casa il punto. (Poi qualcuno, un giorno, dovrà darmi conto del perché i quotidiani dovrebbero parlare delle iniziative di un social network ogni due per tre.)

Bene; anzi, male.

Il fatto è che secondo il nostro caro codice penale — sarebbe il caso che chi s'occupa di cronaca giudiziaria lo studiasse bene, e gli altri s'astenessero da certo tipo di polemica — la sentenza dichiarativa dell'intervenuta prescrizione è equiparata ad una sentenza di assoluzione. E questo è tanto vero che che l'art. 157 è inserito nel libro I, titolo VI del codice, chiamato "Della estinzione del reato e della pena". 
La prescrizione, dunque — nella gradazione applicata al caso di Mills — estingue il reato; e venendo meno, seppure per effetto di questa finzione giuridica, il reato, è necessaria ed imprescindibile una sentenza di assoluzione.

Tanto più che, nel corpo del servizio che s'ascolta nel video, la giornalista Ida Peritore dice:

Il mondo politico si divide sulla sentenza della Cassazione. La prescrizione del reato decisa dalla Suprema corte ha di fatto annullato la condanna per l'avvocato Mills, accusato di corruzione in atti giudiziari.

per cui, a ben vedere, l'informazione che passa è tutto sommato corretta: c'era stata una condanna nel merito (resa in primo grado e confermata in appello) non definitiva; per il decorso del tempo, però, non si è riusciti a concludere l'iter processuale necessario perché quella condanna si perfezionasse.

A voler essere precisi — io lo sono sempre —, i giudici della Cassazione non hanno il potere di «decidere» la prescrizione, quasi fosse nella loro libera disponibilità il concederla o meno; essi possono soltanto «riconoscerla», come un mero scorrere del tempo, un dato pre-giuridico. 
E questo è tanto vero che si parla di «maturazione» o di «intervento» della prescrizione, come fenomeno avulso dalla volontà di giudice, avvocato e pubblico ministero. Il tempo passa, secondo dopo secondo; quando tutti i granelli della clessidra sono scesi, uno qualunque di questi soggetti lo nota e dice: fine dei giochi. 

Per cui, sebbene il problema dal punto di vista politico si possa porre — io ne sono convinto sostenitore —, non è certo accusando sempre e comunque la stampa d'esser di regime che si riesce a provare il "nostro" punto, che è quello di una responsabilità — storicamente accertata — biunivoca fra Mills e Berlusconi, che diventa macchia indelebile a tal punto da rendere impossibile la prosecuzione dell'attività politica del secondo, anche se "smacchiata", in punta di diritto, nei tribunali.

Un mio Maestro m'ha insegnato che esistono delle buone e delle cattive ragioni per sostenere una tesi, ed è compito del giurista scegliere quelle buone.

Sempre rinunciabile dall’imputato delete
E' un'invenzione pura, noi non c'entriamo nulla, è una cosa inventata come tutti i processi. Voglio venirne fuori con una assoluzione piena. (Silvio Berlusconi, 26.2.2010, fonte)

Art. 157, comma 6, codice penale:

La prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall'imputato.

Cioè: Berlusconi potrà dire «Benissimo, arrivati a questo punto potrei far concludere qui il processo perché è maturata la prescrizione; tuttavia, volendo dimostrare a tutti la mia innocenza nel merito dei fatti, rinuncio a questa forma estinzione del procedimento in nome della verità». Il processo andrebbe così avanti fino alla sua fine naturale — la sentenza —, accertando, in fatto e in diritto, l'eventuale responsabilità penale di Berlusconi nei fatti imputatigli.

Vedremo dunque cosa succederà fra undici mesi, periodo in cui maturerà la prescrizione — perché questo processo si prescriverà senz'ombra di dubbio — per la vicenda processuale Mills.

Sia ben chiaro: la prescrizione è un metodo del tutto legittimo di concludere un processo, e non addebiterei mai una colpa a Berlusconi per avvalersene — fintanto che si agisce all'interno del perimetro del diritto, nessuno dev'essere oggetto di biasimo —; però, quando ci si esce con delle frasi ad effetto come questa, bisogna poi dar conto all'opinione pubblica, sperabilmente coi fatti.

Vedremo — io mi faccio un nodo all'iPhone.

(Se v'interessano chiarimenti di procedura penale, chiedete nei commenti e vi sarà dato).

50 morti a 9 centesimi delete
Pare che gli editori di alcuni quotidiani italiani abbiano in mente di provare a batter cassa dai navigatori mobili dei loro siti: Repubblica, il Corriere della sera e la Gazzetta dello sport hanno cominciato ad obbligare chi visita i loro siti da telefono cellulare a pagare una piccola somma (9 centesimi) per articolo visitato.
Alla luce di questa piccola rivoluzione del Web, vediamo quanta qualità in più di altri siti gratuiti offrono. 

Pesco Repubblica dal mazzo, e la notizia dell'esplosione della centrale di gas naturale in Connecticut:

Passi scelti dal corpo dell'articolo: «Al momento il bilancio è fermo a 5 vittime e 12 feriti. Ma le autorità hanno confermato di non sapere quante persone fossero presenti nell'impianto della Kleen Energy, al momento della tragedia.»

«La centrale, a sud della città sul fiume Connecticut, poco lontana dalla Wesleyan University, una delle migliori degli Stati Uniti, è costata un miliardo di dollari. Il principale partner del progetto, l'ex consigliere comunale William Corvo, è figlio di Max Corvo, ex agente dell'Oss e uno dei protagonisti dello sbarco in Sicilia.


A Middletown, mezz'ora di macchina da Hartford, abita una folta comunità di origine italiana: molti abitanti, come i Corvo, vengono dal paese gemellato di Melilli, vicino a Siracusa. In coordinamento con l'Unità di Crisi della Farnesina e con l'ambasciata italiana a Washington, funzionari del Consolato sono entrati in contatto con la polizia del Connecticut e con l'ufficio del vice-governatore Michael Fedele per verificare se nell'esplosione della centrale siano coinvolte persone di nazionalità italiana.
»

Si capisce, quindi, che c'è stata una grande esplosione in questa centrale; che sono morte, per ora e solo per ora, cinque persone; ma che, con buona probabilità, ne troveranno «a decine».

Ah, e viene poi fornito anche un bello spaccato di lupare e valigie legate con lo spago, con spaccato pittoresque di Melilli e Sicilia bella.

Wall Street Journal: 

«At least five people were killed, 12 were injured and an undetermined number of people were missing, authorities said.» («Almeno cinque persone sono rimaste uccise, 12 ferite ed un numero indeterminato di persone mancano all'appello, informano le autorità»)

«A state official who said he was briefed by emergency personnel said the toll was unlikely to rise significantly.» («Un ufficiale che dice d'essere stato aggiornato sui fatti dal personale d'emergenza riferisce che la conta dei morti difficilmente potrà salire significativamente»)

Niente doppio paragrafo sugli emigranti con valigia di cartone, niente cinquanta morti.

E vogliono farmi pagare 9 centesimi a notizia dall'iPhone.

Avatar, James Cameron (2010) delete

James Cameron è tornato.

A dodici anni dal suo utlimo capolavoro (Titanic) sbarca in USA prima, e in Italiad poi, con un nuov ed ambizioso progetto: Avatar. Il film più costoso di tutti i tempi (350 milioni di dollari, si vocifera), una produzione di ben dodici anni e l’utilizzo di camere 3D progettate appositamente per il film. Semplice la storia (come ogni kolossal che si rispetti), ben strutturata e molto scorrevole.

Il film è ambientato nel 2154, su un pianeta chiamato Pandora, molto simile alla Terra per dimensioni e forme di vita. Una compagnia interplanetaria terrestre vuole conquistare questo pianeta per le sue ricchezze minerarie. Pandora è ricoperto da foreste pluviali con alberi alti fino a trecento metri e abitato da creature di tutti i tipi, tra cui degli umanoidi senzienti chiamati Na’Vi, alti tre metri e ricoperti da una pelle blu striata come le tigri. L’aria su Pandora non è respirabile dagli umani, così questi hanno sviluppato geneticamente una sorta di ibrido tra umano e Na’Vi, ovvero l’avatar. L’individuo, dopo essersi collegato, entra in una sorta di coma, e attraverso questo sistema riesce a utilizzare e controllare l’avatar come se fosse il suo corpo, immedesimandosi completamente con esso. I terrestri, attraverso il controllo dell’avatar, si infiltreranno nella popolazione dei Na’Vi. Con il passare dei mesi il protagonista (Sam Worthington) diventa sempre più empatico con la popolazione invasa dagli umani, e alla fine dovrà scegliere da che parte stare.
Effetti speciali: 2 ore e 30 di puro orgasmo visivo!

Ha creato un mondo il buon James, come fece Peter Jackson con Il Signore degli Anelli, ma siamo (in tutti i sensi) su un altro pianeta con Avatar.
Sbalorditivo dal punto di vista grafico. Ha segnato l’inizio di una nuova era con questo film.
Chiunque abbia intenzione di cimentarsi in un film di fantascienza non potrà esimersi dal confrontarsi con Avatar. Un film epocale.
Non mancano, nella semplice trama, tematiche importanti come una critica aperta alla guerra e alle invasioni per assicurarsi ricchezze minerarie (leggi guerra in Iraq) e il più che mai attuale discorso dell’ambiente e della deforestazione.
Tematiche non nuove, per carità, ma  raccontate in maniera esemplare da un regista che si conferma capace e di sicuro coraggioso.
Sfida vinta per Cameron. Anche questa volta.

Two of a kind delete

Per dire che, in questo mio mare d'assenza, mio fratello (qui, insieme al sottoscritto, in una foto d'archivio — indovinate chi è chi) inizierà a pubblicare qui qualche sua recensione cinematografica.

Se B difende B, B insulta C delete

Tutti dovrebbero capire che non è possibile oltraggiare un presidente del Consiglio, questa è la difesa delle istituzioni (Silvio Berlusconi, 13.12.2009, fonte)

Il Parlamento fa le leggi ma, se queste leggi non piacciono al partito dei giudici, questo partito si rivolge alla Corte costituzionale, dove 11 giudici su 15 sono di sinistra perché purtroppo sono stati eletti dagli ultimi tre presidenti della Repubblica di sinistra, e abroga le leggi. Così la sovranità è passata dal Parlamento al governo dei giudici (Silvio Berlusconi, 10.12.2009 fonte)

Perché Giglioli m’è simpatico delete

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Ma anche perché è un bravo giornalista.

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