Avatar, James Cameron (2010) delete

James Cameron è tornato.

A dodici anni dal suo utlimo capolavoro (Titanic) sbarca in USA prima, e in Italiad poi, con un nuov ed ambizioso progetto: Avatar. Il film più costoso di tutti i tempi (350 milioni di dollari, si vocifera), una produzione di ben dodici anni e l’utilizzo di camere 3D progettate appositamente per il film. Semplice la storia (come ogni kolossal che si rispetti), ben strutturata e molto scorrevole.

Il film è ambientato nel 2154, su un pianeta chiamato Pandora, molto simile alla Terra per dimensioni e forme di vita. Una compagnia interplanetaria terrestre vuole conquistare questo pianeta per le sue ricchezze minerarie. Pandora è ricoperto da foreste pluviali con alberi alti fino a trecento metri e abitato da creature di tutti i tipi, tra cui degli umanoidi senzienti chiamati Na’Vi, alti tre metri e ricoperti da una pelle blu striata come le tigri. L’aria su Pandora non è respirabile dagli umani, così questi hanno sviluppato geneticamente una sorta di ibrido tra umano e Na’Vi, ovvero l’avatar. L’individuo, dopo essersi collegato, entra in una sorta di coma, e attraverso questo sistema riesce a utilizzare e controllare l’avatar come se fosse il suo corpo, immedesimandosi completamente con esso. I terrestri, attraverso il controllo dell’avatar, si infiltreranno nella popolazione dei Na’Vi. Con il passare dei mesi il protagonista (Sam Worthington) diventa sempre più empatico con la popolazione invasa dagli umani, e alla fine dovrà scegliere da che parte stare.
Effetti speciali: 2 ore e 30 di puro orgasmo visivo!

Ha creato un mondo il buon James, come fece Peter Jackson con Il Signore degli Anelli, ma siamo (in tutti i sensi) su un altro pianeta con Avatar.
Sbalorditivo dal punto di vista grafico. Ha segnato l’inizio di una nuova era con questo film.
Chiunque abbia intenzione di cimentarsi in un film di fantascienza non potrà esimersi dal confrontarsi con Avatar. Un film epocale.
Non mancano, nella semplice trama, tematiche importanti come una critica aperta alla guerra e alle invasioni per assicurarsi ricchezze minerarie (leggi guerra in Iraq) e il più che mai attuale discorso dell’ambiente e della deforestazione.
Tematiche non nuove, per carità, ma  raccontate in maniera esemplare da un regista che si conferma capace e di sicuro coraggioso.
Sfida vinta per Cameron. Anche questa volta.

Two of a kind delete

Per dire che, in questo mio mare d'assenza, mio fratello (qui, insieme al sottoscritto, in una foto d'archivio — indovinate chi è chi) inizierà a pubblicare qui qualche sua recensione cinematografica.

Se B difende B, B insulta C delete

Tutti dovrebbero capire che non è possibile oltraggiare un presidente del Consiglio, questa è la difesa delle istituzioni (Silvio Berlusconi, 13.12.2009, fonte)

Il Parlamento fa le leggi ma, se queste leggi non piacciono al partito dei giudici, questo partito si rivolge alla Corte costituzionale, dove 11 giudici su 15 sono di sinistra perché purtroppo sono stati eletti dagli ultimi tre presidenti della Repubblica di sinistra, e abroga le leggi. Così la sovranità è passata dal Parlamento al governo dei giudici (Silvio Berlusconi, 10.12.2009 fonte)

Perché Giglioli m’è simpatico delete

steve-jobs-in-giacca-e-cravatta.jpg gilioli.jpg

Ma anche perché è un bravo giornalista.
Guardare ed essere guardati delete
Tanto per capire che aria tira fuori dai nostri confini, dove — a sentir chi ci governa — tutto sembra dorato e pare che nessuno ci perda la faccia, fra mignotte e moralità pubbliche quantomeno discutibili:

Un Paese da operetta dal quale — mi sento di dover fare questa professione pubblica un'altra volta — ribadisco la mia dissociazione. 
Soffiare sulla pappetta (tecnologica) troppo calda delete

Per chi è interessato di tecnologia e giornalismo, soprattutto con riferimento al grado d'inebetimento dei lettori italiani, si legga questo recente articolo di Repubblica su George Hotz (uno dei più grandi nomi della scena hacking attorno all'iPhone) dal titolo «Il genietto della pirateria che spaventa Steve Jobs» e, parallelamente, quello di qualche tempo fa del New York Times su Saurik (altro grande nome), «Unofficial software incurs Apple's wrath».

E ditemi quale sembra il pezzo per i bambini dell'asilo.

Io mi sarei un po' rotto le palle ad essere considerato un deficiente a cui bisogna semplificare, bambinescamente, le cose.

Posted via email from I miei silenzi (per i posterous).com

Ai Posterous l’ardua sentenza delete

Poco sotto mi lamentavo della velocizzazione della percezione del tempo con riguardo all'uso dei nuovi mezzi di diffusione del pensiero su Internet, riflettendo sul fatto che, fra iPhone, Twitter e Google Wave, il vecchio Adium (MSN sotto Mac), la chat testuale di Skype e soprattutto il blog sono diventati lenti. Un po' la dinamica celentaniana del rock e del lento, se volete.

Introducing Posterous, direbbero ai Keynote di mamma Apple: un sistemuzzo carino carino che, tramite un po' di giri non troppo complessi, permette di pubblicare sul blog semplicemente inviando una email ad un indirizzo di posta. E lui si occupa di andare al vostro blog, bussare, consegnare l'articolo, far firmare la ricevuta d'accettazione e tornare a casa. (Nota per i geek: sì, lo so, Wordpress aveva già una funzione post by email; però faceva schifo. Qui si può fare una mail full HTML con video di Youtube, foto, mp3, formattazioni varie e tutto va a buon fine — or so they say).

Pertanto, più che un vero articolo, si tratta di una mezza prova e una comunicazione di servizio: se tutto funziona così semplicemente, con ogni probabilità avrò più modo di scrivere qua.

Posted via email from I miei silenzi (per i posterous).com

Statistica 1 luoghi comuni 0 delete

(fonte)

Deduzione n. 1: E poi finisce che tutti i viaggi degli adolescenti (anche di quelli un po’ più cresciutelli, ampiamente più imbarazzanti) verso le fumose terre olandesi fanno sì che ci siano più italiani accannati che olandesi.

Deduzione n. 2: In altre parole, che il proibizionismo non paga.

Deduzione n. 3: Di certo, la sorpresa più grossa è quanto siano fattoni i danesi. Si vede che le liquirizie salate, da sole, non bastano a distrarsi.

Deduzione n. 4: O, secondo una visione più liberale che m’è propria, ci sono meno pregiudizi sulla cannabis. Altro che canna = eroina.

In margine: La stampa italiana fa schifo. Voglio vedere quando faranno articoli così interessanti.

In punta: Bloggare è diventato lentissimo (voglio tornarci al più presto, su media e percezione del tempo)

Due parole (in prestito) su Marrazzo e poi chiudo delete

Proprio due, perché non è possibile evitare di parlarne per chi, come me, scrive di politica. E, nel farlo, prendo in prestito le parole di un fine osservatore della politica, il vecchio Malvino. Dice tutto quello che avrei voluto dire io.
Però, in maniera eccezionale.

“A me piacciono i trans – avrebbe dovuto dire – e ogni tanto, quando mi va, vado a letto con uno di loro”. Pagandolo? “Non sono contro la prostituzione – avrebbe dovuto dire – e penso che ciascuno sia libero di vendere il proprio corpo, se è maggiorenne e non vi è costretto”.
Ma andare a letto con un trans… “Non consento ad alcuno di giudicare i miei gusti sessuali – avrebbe dovuto dire – e tanto meno di criminalizzarli, perché vado a letto con individui maggiorenni e consenzienti. Fatti miei, è il mio privato”.
E allora perché venircelo a raccontare? “Perché non mi ritengo ricattabile – avrebbe dovuto dire – e oggi mi hanno chiesto del denaro in cambio del silenzio su quanto ho qui rivelato”. Piero Marrazzo non l’ha fatto: si è ritenuto ricattabile e ha pagato i suoi ricattatori.

Nessun dubbio sul perché si sia ritenuto ricattabile: quando ha infine ammesso d’essere andato a letto con un trans, ne ha parlato come il “frutto di una debolezza”. È un atto di pentimento pubblico col quale Piero Marrazzo fa sua la condanna morale di alcuni gusti sessuali rispetto ad altri. Poco importa se si tratti di un pentimento genuino o della formula più comune per strappare un’attenuante generica: Piero Marrazzo fa sua la morale sulla quale i ricattatori contavano. In ciò, prim’ancora di staccare il primo assegno, Piero Marrazzo era vittima di se stesso.
Poi ha denunciato i suoi ricattatori. Probabilmente si sarà reso conto che pagare non gli avrebbe comunque assicurato il silenzio. Probabilmente avrà sperato che la denuncia potesse dargli un qualche appiglio nel dichiararsi vittima di un infamante complotto. Non lo sapremo mai, e neanche ha molta importanza. Sappiamo solo che, finché ha potuto, ha negato ciò che avrebbe dovuto definire “frutto di una debolezza”. (fonte)

Due Comuni, due misure delete

Nelle mie ricerche lavorative di oggi mi sono imbattuto, per ventura, in una sentenza della Cassazione del 2008 (Cassazione penale , sez. III , 19 giugno 2008 , n. 38835) circa una violenza sessuale consumatasi in Roma; il punto peculiare è che il Comune ha chiesto ed ottenuto di costituirsi parte civile contro l’imputato.
Cos’è la parte civile in un processo penale?

In breve e fuor di tecnicismi, chiunque si senta leso civilmente, cioè avendo riportato un danno monetizzabile, dal reato penale, può chiedere di partecipare al processo come parte attiva; attraverso l’allegazione della prova che il reato l’ha danneggiato, chiede al giudice penale di pronunciarsi, unitamente alla giudizio penale sul fatto incriminato, sulla quantificazione del danno civile, o quantomeno di dichiarare la titolarità al risarcimento della parte civile, devolvendone la quantificazione al giudice civile.

Il Comune di Roma, nella sentenza citata, avanzava questa richiesta perché riteneva che il reato di violenza sessuale danneggiasse l’Ente nella misura in cui una norma statutaria era volta alla promozione della tutela e della libertà di autodeterminazione della donna. Un equilibrisimo giuridico dai contorni etici eccezionalmente premurosi e meritevoli, che è stato accolto con favore dalla Suprema corte, dopo essere stato «bocciato» nei primi gradi di giudizio.

Sia ben chiaro che il riferimento, in questa sede, all’attenzione del Comune verso questo problema è da mettersi in relazione a quella, altrettanto solerte, del sindaco di Montalto di Castro Salvatore Carai, deciso a tutelare, mediante pagamento delle spese legali nella misura di 5000€ cadauno (fonte: Corriere della sera), gli otto stupratori, al tempo solamente imputati e che, nel corso del processo, hanno confessato l’infame atto.

Come se non bastasse frange della popolazione, non so in che numero, di recente si sono schierate, a spron battuto, in difesa degli otto stupratori, descrivendo come «una facile» la ragazzina, come se questo potesse giustificare, a qualunque livello, l’aggressione.

Nel chiudere queste righe, da privato cittadino innamorato della giustizia, torno a chiedere pubblicamente, una volta di più, le dimissioni del sindaco di Montalto di Castro Salvatore Carai; prego il PD, sedicente, democraticissimo partito di appartenenza del sindaco di voler espellere una persona che, con le sue scelte, ha dimostrato di non rispecchiare i valori del suo partito; e chiedo a tutti i cittadini della Rete (ma non solo) di dare eco a queste mie parole, creado un movimento di pressione.

Non si può tacere.

Alcuni passi della sentenza, in giuridichese, per i più interessati (posso fornire il testo integrale delle motivazioni a richiesta; incollarlo qui mi sembra troppo verboso):

Proponeva ricorso, per gli effetti civili, anche il sindaco pro tempore di Roma denunciando l’illegittima esclusione di parte civile essendo il Comune, in materia di abusi sessuali, portatore d’interessi autonomi rispetto a quello della persona offesa stante che dal prodotto Statuto comunale risultava l’assunzione dell’interesse alla libertà morale e fisica della donna quale obiettivo proprio dell’Ente con l’adozione di strutture e concrete iniziative idonee a perseguirlo effettivamente.
Avendo l’abuso sessuale leso in maniera immediata e diretta gli scopi e le finalità assunti statutariamente, il Comune lo stesso possedeva un’autonoma legittimazione a costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento del danno in tutti i procedimenti riguardanti i fenomeni di violenza sessuali commessi in danno di donne nel territorio comunale.

Ciò premesso, anche per la prevenzione e la repressione delle violazioni delle norme poste a tutela della libertà di determinazione della donna è configurabile in capo al Comune (che, rispetto al territorio in cui il fatto è commesso, ha una stabile relazione funzionale ed ha inserito tale tutela tra i propri scopi, primari e autonomi) la titolarità di un diritto soggettivo e di un danno risarcibile, individuabile in ogni lesione del diritto stesso, sicchè esso è legittimato alla costituzione di parte civile per il risarcimento dei danni morali e materiali relativi all’offesa, diretta e immediata, dello scopo sociale.
Nella specie, tra gli scopi primari e autonomi del Comune di Roma rientra, secondo lo Statuto adottato (che, in forza del T.U. comma 1, è un atto normativo atipico), la promozione dello sviluppo economico, sociale e culturale della comunità locale con particolare riferimento alla condizione giovanile e femminile (art. 2 (Principi programmatici) comma 5).
Il Comune, inoltre, si è proposto di garantire le pari opportunità per le donne… di curare il perseguimento dell’obiettivo adottando un codice di comportamento che assicuri un clima di pieno e sostanziale rispetto reciproco tra uomini e donne, con particolare attenzione all’eliminazione delle situazioni di molestie sessuali (art. 4 (Azioni positive per la realizzazione della parità tra i sessi) comma 2, lettera e).
Per l’attuazione della previsione statutaria è stato costituito, come accertato in sede di merito, un apposito ufficio dipartimentale con l’assunzione d’iniziative concrete tendenti a perseguire l’obiettivo di contrastare fenomeni d’aggressione alla realtà femminile e sono state investite risorse economiche per fare affermare una cultura femminile autonoma con l’affidamento di un immobile a un consorzio di associazioni femminili e con l’istituzione di un centro comunale di accoglienza per donne vittime di violenza.
In tal modo, il Comune ha normativamente trasformato interessi generici e diffusi dei cittadini rappresentati in propri interessi specifici e in oggetto peculiare delle proprie attribuzioni e dei suoi compiti istituzionali, donde la configurabilità in capo ad esso di un interesse concreto alla salvaguardia di una situazione storicamente circostanziata divenuta suo scopo primario ed elemento costitutivo.
Quindi, gli abusi sessuali ledono non solo la libertà morale e fisica della donna, ma anche il concreto interesse del Comune di preservare il territorio da tali deteriori fenomeni avendo lo stesso posto la tutela di quel bene giuridico come proprio obiettivo primario.
Dalla frustrazione delle finalità e degli scopi dell’ente può conseguire un danno economico diretto per le diminuzioni patrimoniali eventualmente subite dagli organi comunali predisposti per alleviare i traumi delle vittime di abusi sessuali, sicchè, dovendosi ritenere il Comune ente esponenziale del suddetto interesse, lo stesso è legittimato, come tale, a costituirsi parte civile nel processo penale, ai sensi dell’art. 185 c.p. e art. 74 c.p.p..
Inoltre, è configurabile in capo al Comune un danno morale per la lesione dell’interesse perseguito di garantire la libertà di autodeterminazione della donna e la pacifica convivenza nell’ambito comunale, beni sociali statutariamente individuati come oggetto specifico di tutela.

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