Ne vogliamo parlare?
Francesco Minciotti
Di nuovo qui a parlare di una certa faziosità della stampa; non contro Berlusconi (questa volta) come sarebbe fin troppo facile in Italia, e come molti fanno approfittando di questa semplicità.
Vi ricordate la storia degli sms preelettorali che avvisarono sugli orari di apertura dei seggi spronando il popolo italiano ad andare a votare?
Sfido io che ve la ricordate: ci tartassarono i coglioni per cinque o sei giorni, e non solo in gran quantità temporale, ma anche in gran quantità spaziale: prime pagine, servizi di copertina, primi servizi dei tg, e così via.
Mille voci in coro si levarono contro la legittimità di questo provvedimento: si parlò di abuso di potere, altrove di inopportunità di comportamento, altri invece si gonfiarono a tal punto da emettere in seguito giudizi di “tentato golpe” e “comportamento inequivocabile di uno stato paradittatoriale” (o quantomeno, questo è quello che volevano dire). Bene, tutto questo -non ho paura a dirlo- fu frutto di una sola cosa: opportunismo politico.
E come dicevano in un film: “e c’ho le prove!”.
Ecco le prove di cui parlo.
“Si conclude con un’assoluzione completa la vicenda dell’invio di sms da parte della Presidenza del consiglio avvenuto il 10 giugno scorso per ricordare data e ora delle elezioni politiche e amministrative del 12 e 13 giugno [...]“
Dov’è la cosa che mi fa incazzare?
Il fatto che la notizia in questione sia quasi nascosta nei meandri dei giornali, mentre i tromboni di protesta di quei giorni vennero amplificati in prima pagina.
Questa si chiama faziosità.
***
Sempre per la nostra rubrica “ne vogliamo parlare?” oggi presento il nuovo dossier della commissione d’inchiesta in Gran Bretagna, la quale ha candidamente espresso (con parole meno ruvide) che i servizi segreti non hanno capito un cazzo in ordine alla faccenda della presenza delle armi di distruzione di massa in Iraq (e dire che son pagati per questo).
Blair che dice? “Accetto le conclusioni, avete ragione voi”.
E via, pacca sulla spalla.
Ora vi porto a bere una birra all’irish pub qui all’angolo e amici come prima.
Mi fanno ridere: “riconosco l’errore” e risatina. Amici come prima.
Un comportamento così si può tenere in caso di una litigata con la ragazza (e poi nemmeno in tutti i casi, dipende da quanto rompe la suddetta), non in caso di attacco militare ad uno Stato.
Come minimo, se Blair volesse mantenere la dignità, dovrebbe dimettersi con decorrenza immediata, altro che accettare di buon grado tale bonaria reprimenda della Commissione…
Non so se questa cosa mi faccia più ridere o preoccupare.
Voglio dire, io giustifico questa guerra da un punto di vista finalistico: dato il mio amore per la Libertà, vale la pena soverchiare un dittatore che annienta ogni forma di Libertà da trentacinque anni (magari sotto l’egida di una immobile e anacronistica ONU).
Ma di certo questa leggerezza con cui si muove una guerra (la peggiore sciagura umana), pur se -in questo caso- con fini secondo me giusti, mi atterrisce.
E se domani l’MI5 e la CIA si sbagliassero e intravedessero nel mercato italiano un traffico illegale di uranio impoverito?
Bam, bam: due bombe e, un paio d’anni dopo, la Commissione di turno che riconosce l’errore di intelligence e tante scuse da parte del leader di governo.
W gli sceriffi del mondo che prendono tutto alla leggera…
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