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    De amicitia

    30 09 2004 di Francesco Minciotti

    Mi sono interrogato molto spesso sul significato di questo concetto: l’amicizia. Le domande sono sempre state molte, e - come potrete senza dubbio arguire - di difficilissima risposta, se non impossibile.
    Non so cosa mi leghi ai miei amici; non so perché sono triste quando se ne vanno, felice quando tornano; non so perché mi fa piacere che la vita sorrida loro; non so perché spero che si realizzino i loro sogni, e che i loro incubi si tengano lontani, più che si può.
    So che farei molte cose per loro (e loro per me), ma - anche in questo caso - la risposta è persa in qualche nebbia che la mia ragione non riesce a diradare.
    Tutto ciò sicuramente non deriva né da meri (e vili) calcoli utilitaristici, né da buonismo: sono quasi immune dai primi, e ben vaccinato contro il secondo (peggiore, forse, dei primi). Torna dunque, con orrorosa ciclicità, la Domanda: perché?

    C’è chi fa a meno degli amici, chi si isola (anche volontariamente) da quello che io ritengo essere un bene prezioso: certo, si può vivere anche senza amici, forse addirittura senza relazioni interpersonali di sorta; in fondo, ciò che veramente conta è che il volere individuale sia appagato nella maniera più consona alla volizione del singolo: ma è pur vero che ci sono individui stupidi ed ignoranti, i cui animi si appagano con poco (o niente).
    Penso che coloro i quali rientrino in questa categoria potrebbero usare lo stratagemma di accusarmi di ignorare le gioie del loro nichilismo relazionale, ed avrebbero anche una certa dose di ragione: ma, data la logica incompatibilità a causa dell’antinomia dei due stili di vita, io non potrei confutare loro, e loro non potrebbero smentire me.

    Sarò forse un ortodosso estremista del mio modo di pensarla, ma credo che la gioia che può darti un amico, non ti verrà mai donata dal (pur profondo) appagamento dell’avvolgente solitudine.

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  • Vita

    24 09 2004 di Francesco Minciotti

    Probabilmente sarà il mio ultimo post fino a martedì, dato che lunedì mi troverò a Roma per sostenere il buon esame di Penale (minQia se è tosto…); quindi non disperate e non datemi per morto. Semmai, fate un bel pò di pubblicità al mio & vostro Silenzi.com :)

    Ora, una piccola notazione personale: non è una professione di fede (o meglio, di non fede) quella che sto per fare, anche perché non vedo come qualcuno (chicchessia) potrebbe essere interessato a ciò; è solo uno stimolo a far riflettere chi, obnubilato dal presente (o dal passato), non pensa (o pensa roseo) al futuro.
    Come molti di voi già sanno/avranno intuito, sono ateo: convinto, come si dice, “razionalista”. Ciò significa che rifiuto (in nome della riprova scientifica, o se vogliamo metterla in termini teologici, come S. Tommaso) qualunque visione escatologica del mondo. Sono convinto che non ci sarà alcuna vita ultraterrena, nessun dio, nessuna reincarnazione.
    Credo che diventeremo erba, terra e quant’altro, a causa del deterioramento del nostro corpo ed in ossequio al principio einstainiano del “niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma”.

    Tuttavia, se non aggiungessi niente altro a questo post, voi tutti potreste criticarlo, perché non penso che a qualcuno di voi freghi come la pensa il sottoscritto in fatto di religione: la riflessione che vorrei portare sotto i vostri illuminati intelletti è lo stato d’animo che a volte mi è proprio.
    Vuoto assoluto, mancanza di scopo, senso di inutilità: questo a volte è quello che provo. Quelli di voi che credono in una qualsivoglia di vita ultraterrena (o ciclicamente terrena, come i buddhisti), non potranno mai capire quanto si possa provare terrore in quei momenti: sapere che alla fine della corsa non esisteremo più. E’ molto peggio della claustrofobia; è per questo che è così facile credere nella religione. A volte vorrei che il mio razionalismo si offuscasse per cinque minuti, tanto per permettemi di non provare quelle sensazioni ed affidarmi all’abbraccio di un’entità simil-materna, che mi prometterà la vita eterna.
    Ma così non è, e non credo sarà mai: le persone come me si devono impegnare a cercare lo scopo della vita in maniera molto più difficoltosa di quanti credono, perché…qual è lo scopo di chi cesserà prima o poi di esistere (in una forma intelligente)?

    Per questo credo nell’amore, nel fare del bene, nel godere di ogni momento della vita, nell’amicizia; voglio mangiare e gustarmi tutti i frutti di questa terra senza pregiudizi, senza limiti morali, senza reticenze ideologiche: sovrastrutture create dall’uomo che impediscono di godersi la vita per quello che è: materialità, pura e semplice. Materialismo non vuol dire “frivolezza”; esprime ciò che è l’unica realtà dimostrata, con i suoi pregi e i suoi difetti. In definitiva, l’unica cosa con cui è certo che si possa fare i conti.

    Se volete, infine, cercate di fare del bene, o quantomeno non fate del male: passerete momenti molto brutti della vostra vita, pensando che - qualunque cosa farete - non potrete mai più recuperarlo, né sperare in una miracolosa assoluzione.
    Vi lascio con dei versi che spiegano quello che vorrei dire, e che forse non sono riuscito ad illustrare.

    La vita fugge e non s’arresta un’ora,
    e la morte vien dietro a gran giornate,
    e le cose presenti e le passate
    mi danno guerra e le future ancora;

    e ‘l rimembrare e l’aspettar m’accora
    or quinci or quindi, sì che ‘n veritate,
    se non ch’io ho di me stesso pietate,
    i’ sarei già di questi pensier fora.

    (F. Petrarca, Canzoniere)

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  • The Vatican county

    22 09 2004 di Francesco Minciotti

    Inutile a dirsi, ascoltare la mattina appena alzato il “Canone in Re Maggiore” di Johann Pachelbel mi fa stare sempre bene.

    Nel mio consueto giretto per i siti delle agenzie stampa, ho trovato questo flash che mi ha incuriosito, e che voglio riportarvi per proporvi una riflessione:

    Scontri a Bologna nel 2000, condannati Casarini e don Vitaliano.
    [...] Casarini è stato condannato a quattro mesi di arresto e 300 euro di ammenda (pena sospesa), don Vitaliano Della Sala a tre mesi di arresto e 250 euro di ammenda (pena sospesa)

    Ora, tralasciando dei profili giuridici di pur indubbio interesse, cioè a dire il malcostume dei giudici italiani che comminano sempre la pena con sospensione condizionale, quasi fosse un obbligo, ed invece è un istituto che andrebbe comminato solo in alcuni casi ben precisi e per giunta regolamentati anche dal codice penale, il discorso dicevo è un altro: tralasciando difatti di parlare della condanna a Casarini, del quale non mi curo più di tanto (basta sentirlo parlare 10 minuti per capire che non può portare nulla di buono al mondo), il rilievo che volevo proporvi è quello della condanna a Don Vitaliano Della Sala: secondo voi, sentiremo mai il Vaticano (Talebano) dichiarare ufficialmente qualche parola di espresso biasimo e/o di condanna verso questo “figlioccio scapestrato”, che andò in giro (anche) in quel di Genova ad aizzare giovani (decerebrati) a lanciare estintori e sanpietrini addosso a carabinieri e poliziotti?
    L’unica cosa che la chiesa è riuscita a fare è scrivergli qualche lettera di rimprovero, invece della scomunica (che del resto, non è arrivata neanche a molti preti pedofili…); qui un rendiconto delle sue vicende “giudiziarie”, raccontate da don Vitaliano stesso.
    Sono anni che quest’uomo ha compiuto la sua scelta morale: fiancheggiare persone che nella maggior parte dei casi vogliono esprimere le proprie (poche) idee con veramente pochissime parole. Di questo signore posso apprezzare solamente la battaglia che conduce in favore dei diritti dei gay e delle lesbiche.
    Vi lascio con un suo commento alla sentenza del Tribunale di Bologna:

    ”Questa condanna e’ un onore e un vanto per me”.

    Datevi un’occhiata alle foto in Frammenti di Luce, sono molto più interessanti del post!

    P.S.: Domenica ho parlato del pugno di ferro dello zar Putin; avete sentito -a questo proposito - di quell’attentatore morto “d’infarto” 7 ore dopo il suo interrogatorio da parte dell’FSB (ex KGB)?
    Bene, si è saputa la verità (che non era difficile da leggere fra le righe):

    PERCOSSE, NON INFARTO CAUSA MORTE PRESUNTO ATTENTATORE PUTIN

    (Di Beatrice Ottaviano) (ANSA) - MOSCA, 19 SET -

    Ha retto solo per poche ore la versione data dalla polizia di Mosca sulla morte di Aleksandr Pumane’, l’uomo arrestato nelle prime ore di ieri mentre cercava di posizionare un’autobomba sul percorso abituale del presidente Vladimir Putin: non e’ stato un infarto, ma le percosse subite durante l’interrogatorio a provocare il decesso. [...]

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  • Misteri della Grande Madre Russia

    19 09 2004 di Francesco Minciotti

    Sempre nell’ottica egualitaristica si va ad incuneare questo post dal sapore politico: ieri sera mi sono visto Farenheit 9/11 di Michael Moore, e stringendo il succo al massimo (e quindi dovendo far scadere il giudizio nel qualunquista), è un film con spunti interessanti e qualche faziosità.
    Però, prima di ogni altra cosa, è. Esiste.
    Cosa voglio dire?
    Pensate solo per un attimo a quali grandi sciagure (più o meno cercate) ha dovuto subire la Russia in un paio d’anni: il Dubrovka nel 2002 e la scuola di Beslan nel 2004. 900 Ostaggi e 129 morti a teatro, circa 1300 ostaggi e circa 350 morti a scuola.
    In quanto a numeri, questi orrori si piazzano secondi ex aequo subito dopo l’undici settembre. Eppure.
    Eppure: voi ne sentite più parlare? A tutt’oggi, sapete quale gas fu usato dalle squadre speciali Alfa nell’assalto al Dubrovka? Sapete chi erano, quanti erano, di che nazionalità erano gli assassini nella famigerata Scuola Numero Uno a Beslan? “Erano arabi”; “No, non lo erano”; “Erano uomini di Basayev”; “Forse!” e così via…

    Ma il governo? O per usare un sinonimo, Putin? Il grande Zar?
    Non ci dice niente: ad aprire le pagine di un quotidiano oggi per la prima volta da 3 mesi a questa parte sembrerebbe che non fosse successo niente in Russia. Dell’undici settembre ne parlarono per mesi ininterrottamente; a tre anni di distanza, seppur criticando aspramente (o forse addirittura), ci sono ancora delle voci che ne parlano.

    Ce la fareste ad immaginare un Moore col colbacco? In Russia non sembra esserci un solo contestatore.
    In queste situazioni gli ispettori ONU dovrebbero comportarsi come i marinai: mai fidarsi della bonaccia…
    Occhio allo zio Vladimir, non è esattamente uno stupido: è cresciuto nel KGB, non proprio al parco pubblico.

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  • Misteri della Grande Madre Russia

    19 09 2004 di Francesco Minciotti

    Sempre nell’ottica egualitaristica si va ad incuneare questo post dal sapore politico: ieri sera mi sono visto Farenheit 9/11 di Michael Moore, e stringendo il succo al massimo (e quindi dovendo far scadere il giudizio nel qualunquista), è un film con spunti interessanti e qualche faziosità.
    Però, prima di ogni altra cosa, è. Esiste.
    Cosa voglio dire?
    Pensate solo per un attimo a quali grandi sciagure (più o meno cercate) ha dovuto subire la Russia in un paio d’anni: il Dubrovka nel 2002 e la scuola di Beslan nel 2004. 900 Ostaggi e 129 morti a teatro, circa 1300 ostaggi e circa 350 morti a scuola.
    In quanto a numeri, questi orrori si piazzano secondi ex aequo subito dopo l’undici settembre. Eppure.
    Eppure: voi ne sentite più parlare? A tutt’oggi, sapete quale gas fu usato dalle squadre speciali Alfa nell’assalto al Dubrovka? Sapete chi erano, quanti erano, di che nazionalità erano gli assassini nella famigerata Scuola Numero Uno a Beslan? “Erano arabi”; “No, non lo erano”; “Erano uomini di Basayev”; “Forse!” e così via…

    Ma il governo? O per usare un sinonimo, Putin? Il grande Zar?
    Non ci dice niente: ad aprire le pagine di un quotidiano oggi per la prima volta da 3 mesi a questa parte sembrerebbe che non fosse successo niente in Russia. Dell’undici settembre ne parlarono per mesi ininterrottamente; a tre anni di distanza, seppur criticando aspramente (o forse addirittura), ci sono ancora delle voci che ne parlano.

    Ce la fareste ad immaginare un Moore col colbacco? In Russia non sembra esserci un solo contestatore.
    In queste situazioni gli ispettori ONU dovrebbero comportarsi come i marinai: mai fidarsi della bonaccia…
    Occhio allo zio Vladimir, non è esattamente uno stupido: è cresciuto nel KGB, non proprio al parco pubblico.

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  • La danza del ragno

    17 09 2004 di Francesco Minciotti

    Ieri mattina sono passato da Marco, il mio fotografo/laboratorio fotografico di fiducia per provare la stampa di alcune delle simpatiche foto che trovate sparse sul sito (me le voglio attaccare in camera: vanesio da niente, eh!). Il Marco di cui sopra mi ha detto di passare nel pomeriggio, che “ora ho da fare”.
    Detto fatto: la sera stessa ho preso la macchina con il bel cd contenente le foto e sono uscito dal garage; mentre guardo attentamente per fare manovra per uscire dalla porta del garage, metto a fuoco lo sguardo sul parabrezza interno e ci trovo un fottuto ragno grosso almeno 3 cm; mica di quelli con il corpo a capocchia di spillo e le zampette lunghe eh! Uno di quelli pelosi, con il culo grosso e (suppongo) ricolmo di veleno mortifero (esagerato…).
    Vabbé, ora l’ho fatta epica, in realtà però sto ragnone di 3 cm c’era sul serio: al che eseguo la famosa sequenza freno-a-mano-apertura sportello-salto dalla vettura quasi in corsa-atterragio; una volta a terra, visto il mio amore per gli animali, decido (con un pezzo di carta) di “accompagnarlo alla porta”, facendolo salire sulla busta da lettere e gettandolo nell’erba del giardino.
    Scena: macchina con 4 sportelli aperti; musica classica che esce dallo stereo (a palla); omino ben vestito (io) con busta da lettera in mano che cerca di fare l’usciere del ragno; ragno (intelligentissimo e maledetto) che ha capito tutto e mi prende per il culo.
    In che modo?
    Siccome ’sto cane d’un aracnide camminava sul tetto in vetro, a testa in giù (vedere foto della macchina per capire bene), io avevo paura di infilarmi tutto dentro l’abitacolo, per paura che questo mi cadesse in faccia (al che sarei morto dalla paura/schifo); quindi tentavo di allungare le mie hop-hop-gadget-braccia tentando di far salire il ragno sulla busta. Il bastardo, fermandosi appena un passetto prima della busta tenuta immobile da me con grande sforzo, la toccava due o tre volte con la zampetta per prendermi per il culo, dopodiché, avendo capito la fregatura, si allontanava in direzione opposta. Questa sequenza s’è ripetuta almeno 10 volte eh, mica due…
    Immaginate: un tipo che fa dentro e fuori da una macchina quasi al buio (19.30), musica classica che esce dallo stereo, bestemmie che volano, il ragno che se ne bea e fa il suo bel quarto d’ora di free-climbing.
    Il marrano s’è pure fatto uno spuntino alla faccia mia: infatti, mentre era appiccicato su un vetro (al di fuori del quale io lo vedevo ma non potevo farci niente, dato che non riuscivo ad arrivarci con la busta), s’è letteralmente agguantato al volo una farfalla che -incautamente- passava di lì (eccheccazzo, la peugeot m’era diventata un terrario?!); le ha dato un paio di morsi e poi lei è riuscita a divincolarsi e fuggire via.
    Sto gran fottuto di ragnaccio s’è preso così tanto gioco di me da pasteggiarmi in volto. (Ma poi, i ragni non catturavano le prede con la tela?!)
    Alla fine, stremato, l’ho buttata sul dialogo: ho aperto anche il portellone e, con parole mansuete, l’ho convinto ad uscire illustrandogli tutti i vantaggi che poteva trarre dall’erbetta del giardino. Lui s’è accontentato ed è uscito.
    Solo il mio grande amore per gli animali mi ha impedito di schiacciarlo a pedate quando, una volta sceso dalla macchina, zampettava veloce verso il prato…
    Alla fine, una volta arrivato (con gran ritardo) al negozio di Marco, mi son sentito dire: “la stampante ormai l’ho spenta, passa domattina”.

    Oggi ci vado a piedi.

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  • La Grande Verità /2

    15 09 2004 di Francesco Minciotti

    Sulle note di Evaristo Tarrega di seguito traduco la risposta di mio cugino (americano) alla teoria esposta al post precedente (dovete leggerlo, se non l’avete già fatto, altrimenti non capirete): se tutti voi aveste un cugino così sareste fortunati :) Troppo geniale!

    Caro cugino,

    Quella che tu hai realizzato è solo una parte della GRANDE VERITA’. C’è invero un’altra ragione per la quale noi proibiamo l’esportazione delle nostre avanzate tecnologie di rasatura. Tu sai perché le donne musulmane coprono i loro volti — beh, come probabilmente avrai arguito, loro hanno veramente bisogno delle nostre tecnologie di rasatura.
    Di più: l’altra e più importante ragione per la quale proibiamo l’esportazione delle nostre avanzate tecnologie di rasatura è l’impedire la crescita demografica dei musulmani, dal momento che sono già troppi. Ti immagini quanto gli uomini musulmani si sentirebbero sessualmente attratti dalle loro donne ben rasate?
    Inoltre, se noi esportassimo le nostre tecnologie di rasatura in maniera tale che gli uomini musulmani iniziassero a tagliarsi le loro folte barbe, loro non le avrebbero più per bloccare il puzzo del culo degli altri uomini davanti a loro quando si inginocchiano per pregare, e così poi pretenderebbero di rubarci le nostre (poche) tecnologie sui deodoranti. Puoi immaginare che esplosione demografica ci sarebbe con gli uomini eccitati da donne ben rasate e con le donne eccitate dagli uomini con il culo profumato?!

    George Bush ha spaventato l’America e mosso guerra all’Iraq sostenendo che gli irakeni stavano sviluppando armi di depilazione di massa, anche se ancora a tutt’oggi non sono state trovate prove di tecnologie avanzate di rasatura. Gli ispettori hanno solamente trovato rasoi a una o due lame, e schiuma da barba, non il gel.

    Se tu mi prometti di non fornire il nuovo rasoio ad alcun musulmano, ti invierò il super Mach 3 Stealth Smart Razor (prende in giro il nuovo nome
    “M3 power”, NdF).

    Facendo ciò, io rischio l’arresto a causa del Patrioct Act, ma è un rischio che intendo correre per il mio caro cugino.

    Prega per Allah,
    Tuo Cugino.

    Questo e molto altro è il mio Grande cugino :)

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  • La Grande Verità /1

    12 09 2004 di Francesco Minciotti

    Tenetevi attaccati alle vostre sedie; cingetele bene, mi raccomando.
    Quello che state per leggere vi sconvolgerà: ho scoperto i criminali piani di Bush, ovvero come voglia annientare tutto il resto del mondo, eccezion fatta per gli Stati Uniti d’America (e il Canada, che tanto non se lo fila nessuno).
    L’altro giorno mi son comprato le nuove, nuovissime lamette Mach 3 Turbo, e mi sono subito sbarbato per provarle; vi dirò, con gran goduria. Difatti, la striscia emolliente all’Aloe e vitamina E placa l’irritazione provocata dallo sfregare delle tre lame sulla pelle, rendendo di fatto la rasatura praticamente indolore.
    Tuttavia, questa striscia protettiva dopo un paio di rasature si è già
    quasi interamente consumata; al che mi son messo a cercare informazioni su Internet sulla durata delle stesse, imbattendomi nel sito ufficiale della Gillette, in inglese.
    Che trovo?
    Che il nuovissimo rasoio Mach 3 Turbo, in realtà, non è per niente l’ultimo nato in casa Gillette; no, esiste un prodotto più nuovo, ed infinitamente più innovativo, chiamato M3 Power. In pratica, il corpo del rasoio è del tutto simile agli altri della famiglia Mach 3, ma la differenza sta in una piccola batteria mini-stilo inserita nel manico; essa dà una corrente superficiale ad impulsi sulle lamette; tale corrente, fa “alzare” i peli eventualmente attaccati sulla pelle del viso e li rende più facilmente tagliabili dalle lamette, in quanto si trovano in posizione perpendicolare al viso (date un’occhiata ai disegni sul sito ufficiale, è difficile da spiegarsi). Insomma, un’innovazione.
    Immediatamente mi son detto: “Lo compro”; poi ho pensato: “Perché non esiste in Italia?!”.
    Mi sono diretto subito allo shop-online di Gillette per comprarlo via internet, ma sono rimasto di sasso scoprendo che il prodotto può essere venduto solamente all’interno degli Stati Uniti e nel Canada.
    Come mai?
    Ecco a voi, presentata su un piatto d’argento, la Terribile Verità, il Grande Piano americano.

    Gli USA vogliono mantenere un distacco qualitativo in fatto di accuratezza nella rasatura rispetto a tutto il resto del mondo; vogliono che le barbe dei loro cittadini siano sempre rasatissime e curata, ben più che in altre parti del mondo. Questo perché?
    Pensate: qual è l’attributo caratteristico di ogni terrorista islamico che si rispetti?
    Una parola su tutte: la barba.
    Mantenendo questa superiorità nel rasarsi, gli USA ottengono un duplice beneficio:

    a) Nessuno può accusare i cittadini americani di essere terroristi islamici;

    b) Gli USA possono accusare tutto il mondo di essere collusi con Bin Laden, adducendo come motivazione la lunghezza e l’incuria delle barbe.

    Sappiate che se questo sito non verrà più aggiornato, sarà perché la CIA avrà deciso di farmi sparire; ma voi nel frattempo avrete saputo la Verità, e potrete diffonderla ai quattro venti.

    P.S.: Per quei pochi che eventualmente non avessero capito il tono ironico, sottolineo il fatto che è solo uno scherzo.
    Tuttavia, non è una prova meno risibile di quelle che Colin Powell portò al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per convincerci tutti della cattiveria chimico-batteriologico-nucleare dell’Iraq…

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  • Comodità, non meschinità

    09 09 2004 di Francesco Minciotti

    Ok, iniziamo questo aggiornamento (8.52, dedicato a chi pensa che io mi alzi tardi), non ho nemmeno fatto colazione…a proposito, continuerò ad aggiornare dopo, il mio latte e caffè non può aspettare!
    Ok, fatta: niente male, il cappuccino…proprio niente male :)
    Si diceva della meschinità (mia) e della comodità (vostra): se controllate la pagina dei racconti, vedrete che ho inserito tre nuovi scritti; leggendoli vi accorgereste (se siete vecchi seguaci di Silenzi.com) che sono dei vecchissimi post di diario. Li ho voluti mettere lì perché sono nati come scritti; finirono sul diario solo per mancanza di tempo. Ora sono stati tutti azzimati e risistemati, e hanno trovato collocazione dove meritano.

    E poi, e poi: avete sentito di quel bambino talassemico, salvato grazie all’impianto di cellule staminali? Bene, dovete sapere che se fosse stato per il Talebano Sirchia, quel bambino sarebbe morto. Infatti (sperando di non annoiare quelli di voi che già sanno tutto questo), i genitori (turchi) del bambino malato, hanno concepito una coppia di gemelli per poter prelevare cellule staminali dalla placenta e dal cordone ombelicale per poterle poi moltiplicare in laboratorio ed impiantarle al figlio talassemico onde poterlo salvare (come -fortunatamente- è successo).
    Tutto il processo curativo del malato si è svolto, con perizia e competenza, all’ospedale di Padova, dove lavorava Taleban-Sirchia prima di venirci a rompere i coglioni nell’Esecutivo; non vi dico in quanti salamelecchi si è prodigato in conferenza stampa, lodando (meritatamente) l’equipe dell’ospedale che ha svolto l’eccellente lavoro per il risultato conseguito.
    Ma.
    C’è un ma.
    Difatti, se fosse stato per il Talebano, quel bambino sarebbe morto: MORTO di una morte atroce (informatevi su come si muore di talassemia).

    La talassemia è una malattia genetica; quindi i genitori, prima di concepire la coppia di gemelli, avrebbero dovuto sapere se quei nascituri sarebbero stati talassemici a loro volta (il che avrebbe reso la loro nascita inutile per la cura, in quanto anche le cellule staminali sarebbero state talassemiche e quindi inefficaci a curare) oppure se sarebbero nati sani.
    Un tempo questo si poteva sapere solo al quinto mese di gravidanza mediante amniocentesi, rendendo impossibile un aborto (sia per legge, sia per le conseguenze sulla madre); oggi invece, con una diagnosi prenatale (cioè prima dell’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero) si può sapere se i nascituri saranno malati o sani.
    Tuttavia, grazie al Gran Talebano e alla legge da lui strenuamente voluta (in ossequio alla cricca vaticana che sistematicamente ingerisce negli affari politico-sociali italiani), il test pre-impianto è illegale e quindi impraticabile in Italia; i genitori del bambino hanno eseguito questa operazione in Turchia (superati in civiltà scientifica anche dalla Turchia, dove come pena giuridica tagliano mani e piedi…) e poi sono tornati in Italia per completare gravidanza e trattamento delle cellule staminali.

    E però il Gran Talebano Sirchia ha accuratamente evitato di dire tutto questo alla conferenza di magna laude dell’equipe di Padova (che, per il lavoro tecnico svolto, si merita tutti i complimenti del caso); ha evitato di dire che lui avrebbe ucciso quel bambino, se non ci fosse stato quel test pre-natale.
    Vergogna Sirchia, Vergogna. Se ne vada a nuocere in qualche altra nazione più simile alla sua visione del mondo: vada, chessò, in Myanmar, in Cambogia, in Siria. Dice che in Afghanistan manca un ministro Talebano della salute…pagano bene eh, che ne pensa?

    Unitevi anche voi alla campagna per l’abrogazione della legge sulla fecondazione artificiale recentemente approvata; presso OGNI comune d’Italia e nei banchetti promozionali nelle città troverete un foglio da firmare: la vostra firma (che serve per richiedere un referendum abrogativo della legge) vale oro; di più, vale LA VITA di tanti bambini.
    Per maggiori informazioni, clickate sul banner che trovate a sinistra.

    Firmate! C’è tempo solo fino a fine settembre!

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  • O tempora, o mores!

    04 09 2004 di Francesco Minciotti

    Pulsa un pò in questi giorni, la mia vena artistico-politica; non che abbia chissà quale grande spessore, ma essendo italiano, e vivendo la politica italiana, sono abituato ad un determinato modo di vedere l’agone elettorale.
    Così, quando in queste settimane mi sono scorse davanti agli occhi le immagini delle Convention americane (Kerry a Boston e Bush a New York), ho subito pensato: “Ma guarda te che pagliacciate che si devono vedere; palloncini, cori da stadio, cappellini e occhialini…sembra il circo”.

    Convention di Kerry
    Convention di Bush
    Perché è esattamente quello che penso: che queste convention (e le campagne elettorali in generale) made in USA siano una grossa pagliacciata; tutto fumo e niente arrosto, per dirla con un motto. E dico questo senza fare distinzione fra un candidato e l’altro. Qui voglio parlare di estetica, non di programmi politici.

    Teoria peraltro suffragata da quanto spiegatomi da un cugino americano: alla domanda “Chi vincerà alle elezioni?” mi rispose: “Il candidato che butterà più bandierine per le strade e che lascerà volare più palloncini”.
    A beneficio del lettore, va detto che mio cugino è una persona estremamente intelligente, sarcastica e ottima osservatrice della realtà socio-politica.
    Posso anche confermare di persona questa ottima analisi; vidi, nel mio ultimo viaggio negli USA, una parata elettorale: sembrava la sfilata dei carri di Rio…

    Il discorso è questo: l’americano medio è un uomo che lavora, magari si fa anche il suo bel mazzo, è subornato da magnificenze e monumentalità ovunque vada: i mall, le macchine, le strade, la stessa America sono giganteschi, sconfinati. Inoltre, è tendenzialmente estraneo alla politica; gli basta che le strade siano buone, i servizi di pulizia efficienti, i quartieri sicuri (che non è poca cosa, a onor del vero…).
    Ora, se ad un soggetto così gli si presentasse davanti un qualunque candidato italiano, con la sua sobria campagna elettorale (eccezion fatta per Silvio, il quale un pò l’occhio alle Convention lo strizza, nei suoi raduni forzitalioti…inutile dirvi come la penso!), l’americano direbbe: “Uh, che roba striminzita, grigia, triste: manco una bandierina, un palloncino, un United we stand…e chi glielo dà il voto?!”.

    Conclusione: boh, non c’è una vera e propria conclusione su questo ritratto estetico delle campagne politiche americane; a me non piacciono, mi sanno kitsch e “0 sostanza”. A me piace la politica dei grandi statisti, degli uomini politici, non degli attori (Arnold, beccati ’sta frecciata!, NdF). Mi piace la politica ragionata, quella che ogni tanto si vede nel nostro Parlamento; quella di gente che parla con cognizione di causa, perché ha studiato seriamente il problema di cui va parlando e perché li studia da una vita, non quella del demagogo a cui hanno scritto il discorso decine di ghost-writer e che va sul palco tutto truccato e tirato a lucido e legge, e non sa di cosa sta parlando.

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