Comodità, non meschinità

Ok, iniziamo questo aggiornamento (8.52, dedicato a chi pensa che io mi alzi tardi), non ho nemmeno fatto colazione…a proposito, continuerò ad aggiornare dopo, il mio latte e caffè non può aspettare!
Ok, fatta: niente male, il cappuccino…proprio niente male :)
Si diceva della meschinità (mia) e della comodità (vostra): se controllate la pagina dei racconti, vedrete che ho inserito tre nuovi scritti; leggendoli vi accorgereste (se siete vecchi seguaci di Silenzi.com) che sono dei vecchissimi post di diario. Li ho voluti mettere lì perché sono nati come scritti; finirono sul diario solo per mancanza di tempo. Ora sono stati tutti azzimati e risistemati, e hanno trovato collocazione dove meritano.

E poi, e poi: avete sentito di quel bambino talassemico, salvato grazie all’impianto di cellule staminali? Bene, dovete sapere che se fosse stato per il Talebano Sirchia, quel bambino sarebbe morto. Infatti (sperando di non annoiare quelli di voi che già sanno tutto questo), i genitori (turchi) del bambino malato, hanno concepito una coppia di gemelli per poter prelevare cellule staminali dalla placenta e dal cordone ombelicale per poterle poi moltiplicare in laboratorio ed impiantarle al figlio talassemico onde poterlo salvare (come -fortunatamente- è successo).
Tutto il processo curativo del malato si è svolto, con perizia e competenza, all’ospedale di Padova, dove lavorava Taleban-Sirchia prima di venirci a rompere i coglioni nell’Esecutivo; non vi dico in quanti salamelecchi si è prodigato in conferenza stampa, lodando (meritatamente) l’equipe dell’ospedale che ha svolto l’eccellente lavoro per il risultato conseguito.
Ma.
C’è un ma.
Difatti, se fosse stato per il Talebano, quel bambino sarebbe morto: MORTO di una morte atroce (informatevi su come si muore di talassemia).

La talassemia è una malattia genetica; quindi i genitori, prima di concepire la coppia di gemelli, avrebbero dovuto sapere se quei nascituri sarebbero stati talassemici a loro volta (il che avrebbe reso la loro nascita inutile per la cura, in quanto anche le cellule staminali sarebbero state talassemiche e quindi inefficaci a curare) oppure se sarebbero nati sani.
Un tempo questo si poteva sapere solo al quinto mese di gravidanza mediante amniocentesi, rendendo impossibile un aborto (sia per legge, sia per le conseguenze sulla madre); oggi invece, con una diagnosi prenatale (cioè prima dell’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero) si può sapere se i nascituri saranno malati o sani.
Tuttavia, grazie al Gran Talebano e alla legge da lui strenuamente voluta (in ossequio alla cricca vaticana che sistematicamente ingerisce negli affari politico-sociali italiani), il test pre-impianto è illegale e quindi impraticabile in Italia; i genitori del bambino hanno eseguito questa operazione in Turchia (superati in civiltà scientifica anche dalla Turchia, dove come pena giuridica tagliano mani e piedi…) e poi sono tornati in Italia per completare gravidanza e trattamento delle cellule staminali.

E però il Gran Talebano Sirchia ha accuratamente evitato di dire tutto questo alla conferenza di magna laude dell’equipe di Padova (che, per il lavoro tecnico svolto, si merita tutti i complimenti del caso); ha evitato di dire che lui avrebbe ucciso quel bambino, se non ci fosse stato quel test pre-natale.
Vergogna Sirchia, Vergogna. Se ne vada a nuocere in qualche altra nazione più simile alla sua visione del mondo: vada, chessò, in Myanmar, in Cambogia, in Siria. Dice che in Afghanistan manca un ministro Talebano della salute…pagano bene eh, che ne pensa?

Unitevi anche voi alla campagna per l’abrogazione della legge sulla fecondazione artificiale recentemente approvata; presso OGNI comune d’Italia e nei banchetti promozionali nelle città troverete un foglio da firmare: la vostra firma (che serve per richiedere un referendum abrogativo della legge) vale oro; di più, vale LA VITA di tanti bambini.
Per maggiori informazioni, clickate sul banner che trovate a sinistra.

Firmate! C’è tempo solo fino a fine settembre!

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