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    Ogni catastrofe è un comizio

    31 12 2004 di Francesco Minciotti

    …e ci risiamo con il buonismo demagogico:

    Sarà un Capodanno senza feste
    Tante città annullano fuochi e veglioni

    Sarà un Capodanno 2005 in tono dimesso. La tragedia del Sud-Est asiatico, infatti, ha spinto tante amministrazioni a cancellare o ridimensionare i festeggiamenti previsti per la notte del 31 dicembre. Il Comune di Bolzano ha deciso di annullare tutti gli eventi previsti, imitato da altre città come Torino. A Padova e Benevento niente fuochi d’artificio. Lo stesso a Como, mentre in tanti hanno deciso di stanziare cifre per aiutare le vittime del sisma.

    Fonte: Tgcom

    Passiamo subito all’esame di questo provvedimento:
    iniziamo con il dire che quello che potrebbe sembrare a prima vista un intento sensibilizzatore dell’opinione pubblica potrebbe essere svolto altrettanto bene da una sorta di “ingresso a pagamento”, del tipo: “Chi entra nel piazzale da cui si vedono i fuochi deve pagare 20 centesimi che verranno devoluti alla tragedia sud-est-asiatica”, o qualcosa del genere.
    Al lettore poco attento potrebbe sembrare questione di lana caprina, ma voglio fargli notare che il problema è molto più profondo: infatti, con la soluzione da me prospettata si raggiungono obiettivi molto più proficui da un punto di vista educazionale del cittadino.
    Infatti, quando il singolo “paga di tasca propria”, si interessa di più; quando invece è il comune (o chi per lui) che devolve i soldi di una manifestazione pubblica, qualcuno potrebbe disinteressarsene, perdendosi così la motivazione, e di conseguenza la “lezione morale” che questa iniziativa rinunciataria porta con sé.
    Inoltre, in questo modo non si massimizza l’utilità dell’umanità: perché, se da un lato è vero che si aiuta quelle popolazioni, dall’altra ne scaturisce un “danno” ai fruitori dei fuochi d’artificio, privandoli dello spettacolo. E’ ovvio che questo “danno” sia irrisorio, ma perché rinunciarvi quando si può fare l’una e l’altra cosa?
    Senza poi contare che tutte queste azioni prettamente demagogiche, in quanto tali, si palesano per quelle che sono se si pone attenzione al fatto che -tanto per citare un esempio- ogni singolo giorno dell’anno muore un bambino ogni 5 secondi; uno ogni cinque, uno, due, tre, quattro, cinque è morto un bambino. E’ morto, per dio. E tu che leggi stai con il culetto al caldo.
    Non colpevolizzo nessuno di voi, miei cari mujahedin; era solo per far capire quanto possa essere miope questo provvedimento dei sindaci. Palesa tutta la demagogia dell’atto e la stupidità di chi lo pone in essere.

    Il problema è di fondo.
    Mi sono divertito a fare un paio di calcoli (per chi mi conosce bene, sa che è una cosa davvero strana…”Francesco”, “divertimento” e “numeri” stridono all’orecchio dei miei amici! NdF): se un italiano su due (e quindi veramente pochi!) devolvesse in beneficenza 10 centesimi al giorno, la nazione italiana accumulerebbe in un anno ben 912.500.000€, novecento milioni di euro. Quasi il doppio di quanto l’ONU (somma di tutti gli stati del mondo) ha stanziato finora per il sud-est-asatico.
    Con dieci centesimi al giorno. Solo metà dei cittadini italiani. Ogni anno.
    Estendendo il calcolo a metà (solo metà) dei cittadini dell’Unione Europea, si totalizzerebbe ogni anno una cifra pari a 9.125.000.000, nove miliardi di euro. Tutti in beneficenza.
    Senza privarci di niente. Di niente. Neanche dei fuochi d’artificio.
    Smettetela di accampare scuse.
    A tutti quelli che dicono “…e tanto le associazioni umanitarie poi ci fanno la cresta”, o “tanto poi le popolazioni aiutate sperpereranno tutti i soldi”, o “tanto sempre ignoranti rimangono”, e così via, rispondo con una frase del Maestro Jorge Luis Borges:

    Da’ quel ch’è santo ai cani, getta le tue perle ai porci: quel che importa è dare

    E ancora:

    Pensa che gli altri sono giusti o lo saranno, e se non è così non è tuo l’errore.

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  • A Natale siamo tutti più buoni(?)

    30 12 2004 di Francesco Minciotti

    Caro Babbo Natale (sperando che tu sia un po’ come Billy Bob Tornthon su Babbo Bastardo),
    Quanta banalità c’è nel mondo.
    Ci subissa, impera, offusca le menti.
    Titoli come “Il più caldo inverno degli ultimi X anni” servono solo a stupire e instupidire: l’uomo medio è attratto dalle cose grandi; vuole essere illuso che la sua vita ricada nel miglior periodo dell’esistenza. E allora dài di Natali caldissimi, piogge le più abbondanti di…, regali esclusivissimi and so on.
    Egli non vuole sparire come una lacrima nella pioggia (Blade runner, non rubo citazioni, NdF), non vuole essere dimenticato con lo schioccare delle dita.
    Ma non c’è rimedio a questo.
    Nel mondo, una nuova vita nasce ogni 5 secondi; c’è un morto ogni 30. Come potete anche solo lontanamente immaginare di lasciare un segno?

    ***

    Il sistema economico basato sul consumismo è teleologicamente orientato ad instupidire l’umanità: seguitemi.
    Un prodotto è tanto più commerciabile quanto più è intellegibile.
    Corollario: i produttori creeranno beni sempre più semplici, al fine di vendere di più.
    Visto che il fine dell’economia è arricchirsi, ci sarà una gara a produrre beni sempre più comprensibili per l’acquirente, affinché la propria merce sia quella più venduta.
    Risultato: più il tempo passa, più i produttori di beni ci instupidiscono, dandoci in pasto prodotti esponenzialmente sempre più idioti.
    Guardatevi intorno: forse che non è così? (Es.: TV).

    ***

    Come tutti gli anni, nonostante io abbia già dato lettura a mia madre dell’art. 19 Cost. (”Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto”), mi vedrò limitata la mia libertà religiosa.
    Ogni anno chiedo che mi venga data della carne in questo giorno di vigilia cattolica, sia perché la adoro sia per spirito di contraddizione: devo distruggere la teocrazia, è un imperativo categorico.
    Credo che inoltrerò ricorso a qualche tribunale. Quale, lo vedremo in seguito.

    ***

    Che bello avere una persona come la mia Stella; una persona che ti capisce, con la quale stai bene, che ti sorregge e che a volte si fa sorreggere perché magari capisce il tuo desiderio di aiutare qualcuno, e fa finta di zoppicare.

    ***

    Mi piacerebbe che l’Occidente si sensibilizzasse maggiormente, nei confronti degli sfigati del Sud del mondo.
    A quelli che oggi puntano i piedi per comprare un Dom Perignon della Moet & Chandon, annata 1995 (ottima, peraltro), vorrei dire: fate bene a farlo, se questo vi piace. Ma, avete aiutato qualche persona bisognosa? Sapete che significa, ad esempio, morire di fame? Significa che il vostro corpo si mangia da solo piano piano: prima i grassi, poi le proteine, cioè a dire prima la ciccia e poi i muscoli stessi. La pelle si fa sottile, anelastica, pallida e fredda; i capelli sono secchi e cadono facilmente. A livello gastrico si ha diminuita produzione di acido cloridrico; a livello intestinale diarrea. La pressione sanguigna e la frequenza cardiaca calano, i polmoni mostrano deficit di funzione e nelle donne si ha amenorrea. Spesso compare anemia, diminuzione della temperatura corporea, edemi. Ciò provoca astenia cronica, ovvero non riuscite più a muovervi, foss’anche sotto minaccia.
    C’è da pregare che le persone senza cibo siano anche senz’acqua: in quel caso, la morte sopraggiunge in 5 o 6 giorni, per blocco renale: in pratica, il corpo si auto-intossica mortalmente, perché i reni non hanno più acqua che raccoglie le sostanze che stanno in giro per il corpo e, portandole al rene, le depura, espellendole mediante urine. Si muore molto più in fretta.
    Questo non succede solo nei racconti horror: succede anche ora, mentre state leggendo queste righe.
    Pensateci stasera, quando addenterete il vostro bel panettone.
    E poi, se vi venisse in mente che sì, forse qualcosa la possiamo fare anche noi, date un’occhiata qui; qui; qui. Insomma, dovunque possiate aiutare, e aiutare con veramente poco sforzo (sia fisico che economico).
    Dobbiamo tutti aiutare. Dobbiamo. Dobbiamo. Dobbiamo.

    ***

    Anziano trovato morto incaprettato
    Uccide madre a calci e pugni
    Uccide giovane a colpi di pietra

    Com’era? Ah, sì: a Natale siamo tutti più buoni.
    Buon Natale.

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  • Pensieri del mattino

    30 12 2004 di Francesco Minciotti

    Il problema di questi giorni, semmai, è un altro: posto che è giusto dare una priorità a tutte le attività umane (e così anche nelle situazioni bisognose d’aiuto), pensate per un attimo a quante situazioni -pur estremamente in difficoltà- ora rimarranno senza i riflettori puntati: Sudan (si parla di un vero e proprio genocidio in corso), Cina, Liberia, Iran, e altri casi meno eclatanti ma tuttavia necessitanti aiuti da noi opulenti occidentali.
    Ebbene, se il grande Totò diceva che la morte è una livella, non so quanto lo siano le situazioni mortifere: infatti, i profughi di mezzo mondo ora si vedranno negare buona parte degli aiuti, e di certo il loro bisogno non è deteriore o meno urgente rispetto a quello delle popolazioni colpite dallo tsunami del 26 dicembre. Purtuttavia, a loro toccherà mettersi in fila e aspettare.
    A meno che.
    A meno che Il nostro aiuto non sia così abbondante da non permettere che il solo fatto di essere nati in Liberia sia una condanna sul capo di tanti bambini che nascono già infetti del virus dell’AIDS;
    A meno che il nostro aiuto non sia così abbondante da non permettere che il solo fatto di non essere musulmani in Iran possa voler dire “pena di morte”;
    A meno che il nostro aiuto non sia così abbondante da non permettere che il solo fatto di trovarsi ora in Sudan significhi vedersi sterminare la propria famiglia a colpi di machete dalle milizie Janjaweed davanti agli occhi.

    A meno che tutti noi si metta una mano sul cuore e si rifletta sulle nostre fortune; e fatto questo, si pensi anche a chi queste fortune non le ha avute, e non per sua colpa.
    Possiamo aiutare: datemi (e datevi) una sola ragione per non farlo.

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  • Post natalizio

    30 12 2004 di Francesco Minciotti

    Caro Babbo Natale, (sperando che tu sia un po’ come Billy Bob Tornthon su Babbo Bastardo)
    Quanta banalità c’è nel mondo.
    Ci subissa, impera, offusca le menti.
    Titoli come “Il più caldo inverno degli ultimi X anni” servono solo a stupire e instupidire: l’uomo medio è attratto dalle cose grandi; vuole essere illuso che la sua vita ricada nel miglior periodo dell’esistenza. E allora dài di Natali caldissimi, piogge le più abbondanti di…, regali esclusivissimi and so on.
    Egli non vuole sparire come una lacrima nella pioggia (Blade runner, non rubo citazioni, NdF), non vuole essere dimenticato con lo schioccare delle dita.
    Ma non c’è rimedio a questo.
    Nel mondo, una nuova vita nasce ogni 5 secondi; c’è un morto ogni 30. Come potete anche solo lontanamente immaginare di lasciare un segno?

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    Il sistema economico basato sul consumismo è teleologicamente orientato ad instupidire l’umanità: seguitemi.
    Un prodotto è tanto più commerciabile quanto più è intellegibile.
    Corollario: i produttori creeranno beni sempre più semplici, al fine di vendere di più.
    Visto che il fine dell’economia è arricchirsi, ci sarà una gara a produrre beni sempre più comprensibili per l’acquirente, affinché la propria merce sia quella più venduta.
    Risultato: più il tempo passa, più i produttori di beni ci instupidiscono, dandoci in pasto prodotti esponenzialmente sempre più idioti.
    Guardatevi intorno: forse che non è così? (Es.: TV).

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    Come tutti gli anni, nonostante io abbia già dato lettura a mia madre dell’art. 19 Cost. (”Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto”), mi vedrò limitata la mia libertà religiosa.
    Ogni anno chiedo che mi venga data della carne in questo giorno di vigilia cattolica, sia perché la adoro sia per spirito di contraddizione: devo distruggere la teocrazia, è un imperativo categorico.
    Credo che inoltrerò ricorso a qualche tribunale. Quale, lo vedremo in seguito.

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    Che bello avere una persona come la mia Stella; una persona che ti capisce, con la quale stai bene, che ti sorregge e che a volte si fa sorreggere perché magari capisce il tuo desiderio di aiutare qualcuno, e fa finta di zoppicare.

    ***

    Mi piacerebbe che l’Occidente si sensibilizzasse maggiormente, nei confronti degli sfigati del Sud del mondo.
    A quelli che oggi puntano i piedi per comprare un Dom Perignon della Moet & Chandon, annata 1995 (ottima, peraltro), vorrei dire: fate bene a farlo, se questo vi piace. Ma, avete aiutato qualche persona bisognosa? Sapete che significa, ad esempio, morire di fame? Significa che il vostro corpo si mangia da solo piano piano: prima i grassi, poi le proteine, cioè a dire prima la ciccia e poi i muscoli stessi. La pelle si fa sottile, anelastica, pallida e fredda; i capelli sono secchi e cadono facilmente. A livello gastrico si ha diminuita produzione di acido cloridrico; a livello intestinale diarrea. La pressione sanguigna e la frequenza cardiaca calano, i polmoni mostrano deficit di funzione e nelle donne si ha amenorrea. Spesso compare anemia, diminuzione della temperatura corporea, edemi. Ciò provoca astenia cronica, ovvero non riuscite più a muovervi, foss’anche sotto minaccia.
    C’è da pregare che le persone senza cibo siano anche senz’acqua: in quel caso, la morte sopraggiunge in 5 o 6 giorni, per blocco renale: in pratica, il corpo si auto-intossica mortalmente, perché i reni non hanno più acqua che raccoglie le sostanze che stanno in giro per il corpo e, portandole al rene, le depura, espellendole mediante urine. Si muore molto più in fretta.
    Questo non succede solo nei racconti horror: succede anche ora, mentre state leggendo queste righe.
    Pensateci stasera, quando addenterete il vostro bel panettone.
    E poi, se vi venisse in mente che sì, forse qualcosa la possiamo fare anche noi, date un’occhiata qui; qui; qui. Insomma, dovunque possiate aiutare, e aiutare con veramente poco sforzo (sia fisico che economico).
    Dobbiamo tutti aiutare. Dobbiamo. Dobbiamo. Dobbiamo.

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  • Capita

    20 12 2004 di Francesco Minciotti

    Capita che uno un giorno si alzi con una “voglia” informatica, proprio da nerd, di godere nel testare un nuovo programma.
    Capita che quel giorno il fortunello sia il nuovo e magnifico browser della Mozilla, chiamato Firefox.
    Capita che questo Firefox abbia, integrato, un “search box”, un po’ come quello della Googlebar, ma personalizzabile, al fine di poter cercare su vari motori di ricerca.
    Capita che il tizio di cui sopra abbia la fissa di sapere in tempo reale chi lo sta chiamando al telefono, e con questo browser realizza il suo sogno: mentre qualcuno sta telefonando, il tizio prende il numero, lo inserisce nel search box e, utilizzando il motore di ricerca di paginebianche.it, vede il nome del chiamante. Una bomba.
    Capita che neanche un minuto dopo che ha capito esattamente come funzioni questa opzione, il telefono di casa squilli, e, notare bene, sono appena le 9.32 del mattino.
    Capita che il tipo pensi: “Che culo! Proprio ora un bel test!”.
    Capita che a volte uno pensi proprio la cosa più sbagliata.
    Capita che, mentre il telefono sta squillando, inserisce il numero, e di rimando gli appare questa schermata:
    Capita che il tipo crepa quasi d’infarto, e decide di non rispondere: “Risponderà mia madre, mica chiameranno per me…”.
    Capita che a volte uno pensi proprio la cosa più sbagliata.
    “Francesco, al telefono!…E’ la Guardia di Finanza, checcazzohaifatto?!”.
    Capita che uno pensa: “Mica mi faranno fare da capro espiatorio perché mi sono scaricato qualche divx, vero?”.
    Capita che, a volte, uno pensi la cosa giusta.
    Per fortuna.

    Volevano solamente effettuare un censimento sull’affitto degli appartamenti a Roma :)

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  • Dài di film, cazzo!

    19 12 2004 di Francesco Minciotti

    Niente da fare, miei cari mujahedin: non riesco proprio a digerire le opere di Alex Infascelli. Sia la sua opera prima Almost blue, che questo secondo Il siero della vanità mi hanno lasciato scontento, veramente scontento.
    Sto addirittura lottando per cercare di vederlo tutto fino alla fine; almeno, il primo lo vidi al cinema, e lo vidi tutto; ma quest’ultimo, proprio non si doma.
    Strano, per questo giovane regista che iniziò la sua carriera di cineasta lavorando nella crew che girò i primi video grunge dei Nirvana, in quel di Seattle nei primi anni ‘90…questo fatto me lo fece sempre di più assomigliare ad un mito, se consideriamo che Cobain e soci furono il mio primo passo nella musica “seria”.
    La fotografia dei suoi film è buona, non c’è che dire; anche le tecniche di ripresa, ad es. l’uso opportuno delle steady-cam, sono veramente appropriate; certo, non quanto Woody Allen o Stanley Kubrick, ma sicuramente gradevoli.
    Per quanto riguarda poi il soggetto de Il siero della vanità, c’è da dire che esso proviene dalla fervida mente di un giovane e promettente scrittore italiano, Niccolò Ammaniti.
    Quindi?
    Quindi è sta cavolo di regia che non digerisco; tutto troppo finto, troppo impostato, troppo cliché. La recitazione è stentata, frammentata; non dico che Margherita Buy dovrebbe recitare attraverso il metodo Stanislavskij, ma che almeno eguagliasse qualitativamente altre sue interpretazioni come Le fate ignoranti…

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  • Dài di film, cazzo!

    19 12 2004 di Francesco Minciotti

    Niente da fare, miei cari mujahedin: non riesco proprio a digerire le opere di Alex Infascelli. Sia la sua opera prima Almost blue, che questo secondo Il siero della vanità mi hanno lasciato scontento, veramente scontento.
    Sto addirittura lottando per cercare di vederlo tutto fino alla fine; almeno, il primo lo vidi al cinema, e lo vidi tutto; ma quest’ultimo, proprio non si doma.
    Strano, per questo giovane regista che iniziò la sua carriera di cineasta lavorando nella crew che girò i primi video grunge dei Nirvana, in quel di Seattle nei primi anni ‘90…questo fatto me lo fece sempre di più assomigliare ad un mito, se consideriamo che Cobain e soci furono il mio primo passo nella musica “seria”.
    La fotografia dei suoi film è buona, non c’è che dire; anche le tecniche di ripresa, ad es. l’uso opportuno delle steady-cam, sono veramente appropriate; certo, non quanto Woody Allen o Stanley Kubrick, ma sicuramente gradevoli.
    Per quanto riguarda poi il soggetto de Il siero della vanità, c’è da dire che esso proviene dalla fervida mente di un giovane e promettente scrittore italiano, Niccolò Ammaniti.
    Quindi?
    Quindi è sta cavolo di regia che non digerisco; tutto troppo finto, troppo impostato, troppo cliché. La recitazione è stentata, frammentata; non dico che Margherita Buy dovrebbe recitare attraverso il metodo Stanislavskij, ma che almeno eguagliasse qualitativamente altre sue interpretazioni come Le fate ignoranti…

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