Ogni catastrofe è un comizio
Francesco Minciotti
…e ci risiamo con il buonismo demagogico:
Sarà un Capodanno senza feste
Tante città annullano fuochi e veglioniSarà un Capodanno 2005 in tono dimesso. La tragedia del Sud-Est asiatico, infatti, ha spinto tante amministrazioni a cancellare o ridimensionare i festeggiamenti previsti per la notte del 31 dicembre. Il Comune di Bolzano ha deciso di annullare tutti gli eventi previsti, imitato da altre città come Torino. A Padova e Benevento niente fuochi d’artificio. Lo stesso a Como, mentre in tanti hanno deciso di stanziare cifre per aiutare le vittime del sisma.
Fonte: Tgcom
Passiamo subito all’esame di questo provvedimento:
iniziamo con il dire che quello che potrebbe sembrare a prima vista un intento sensibilizzatore dell’opinione pubblica potrebbe essere svolto altrettanto bene da una sorta di “ingresso a pagamento”, del tipo: “Chi entra nel piazzale da cui si vedono i fuochi deve pagare 20 centesimi che verranno devoluti alla tragedia sud-est-asiatica”, o qualcosa del genere.
Al lettore poco attento potrebbe sembrare questione di lana caprina, ma voglio fargli notare che il problema è molto più profondo: infatti, con la soluzione da me prospettata si raggiungono obiettivi molto più proficui da un punto di vista educazionale del cittadino.
Infatti, quando il singolo “paga di tasca propria”, si interessa di più; quando invece è il comune (o chi per lui) che devolve i soldi di una manifestazione pubblica, qualcuno potrebbe disinteressarsene, perdendosi così la motivazione, e di conseguenza la “lezione morale” che questa iniziativa rinunciataria porta con sé.
Inoltre, in questo modo non si massimizza l’utilità dell’umanità: perché, se da un lato è vero che si aiuta quelle popolazioni, dall’altra ne scaturisce un “danno” ai fruitori dei fuochi d’artificio, privandoli dello spettacolo. E’ ovvio che questo “danno” sia irrisorio, ma perché rinunciarvi quando si può fare l’una e l’altra cosa?
Senza poi contare che tutte queste azioni prettamente demagogiche, in quanto tali, si palesano per quelle che sono se si pone attenzione al fatto che -tanto per citare un esempio- ogni singolo giorno dell’anno muore un bambino ogni 5 secondi; uno ogni cinque, uno, due, tre, quattro, cinque è morto un bambino. E’ morto, per dio. E tu che leggi stai con il culetto al caldo.
Non colpevolizzo nessuno di voi, miei cari mujahedin; era solo per far capire quanto possa essere miope questo provvedimento dei sindaci. Palesa tutta la demagogia dell’atto e la stupidità di chi lo pone in essere.
Il problema è di fondo.
Mi sono divertito a fare un paio di calcoli (per chi mi conosce bene, sa che è una cosa davvero strana…”Francesco”, “divertimento” e “numeri” stridono all’orecchio dei miei amici! NdF): se un italiano su due (e quindi veramente pochi!) devolvesse in beneficenza 10 centesimi al giorno, la nazione italiana accumulerebbe in un anno ben 912.500.000€, novecento milioni di euro. Quasi il doppio di quanto l’ONU (somma di tutti gli stati del mondo) ha stanziato finora per il sud-est-asatico.
Con dieci centesimi al giorno. Solo metà dei cittadini italiani. Ogni anno.
Estendendo il calcolo a metà (solo metà) dei cittadini dell’Unione Europea, si totalizzerebbe ogni anno una cifra pari a 9.125.000.000, nove miliardi di euro. Tutti in beneficenza.
Senza privarci di niente. Di niente. Neanche dei fuochi d’artificio.
Smettetela di accampare scuse.
A tutti quelli che dicono “…e tanto le associazioni umanitarie poi ci fanno la cresta”, o “tanto poi le popolazioni aiutate sperpereranno tutti i soldi”, o “tanto sempre ignoranti rimangono”, e così via, rispondo con una frase del Maestro Jorge Luis Borges:
Da’ quel ch’è santo ai cani, getta le tue perle ai porci: quel che importa è dare
E ancora:
Pensa che gli altri sono giusti o lo saranno, e se non è così non è tuo l’errore.
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