Posted by Francesco Minciotti in
Cinema on 01 6th, 2005 |
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Vi racconto qualcosa dell’ultimo film di Marco Tullio Giordana (il maestro Giordana, please!); ok, il maestro.
Il titolo, tanto per cominciare, rende giustizia all’opera, dandole una profondità di toccanti dimensioni: “Quando sei nato non puoi più nasconderti”.
Brevemente, il soggetto: una storia sul dramma dell’immigrazione clandestina in tutte le sue sfaccettature.
Un film bilanciato, che non prende le parti né del leghista xenofobo né quelle del terzomondista senza se e senza ma, evidenziando lati positivi e negativi degli immigrati e dei cittadini italiani che giocoforza si trovano a dover fare i conti con questa terribile piaga (più per gli immigrati che per noi italiani, credete a me). Il tutto, dal punto di vista di un bambino, che si trova coinvolto, per amene vicende, in una storia di miseria con una coppia di giovani immigrati.
Recensione con spoiler ▼
• il rapporto padre-figlio, con i dialoghi sul sesso e la finta ignoranza dello stesso da parte del bambino con la madre quando chiede lumi a proposito della prostituta, per meglio evidenziare quanto legame in più ci sia con il padre;
• il personaggio del padre (Alessio Boni), in tutto il suo splendore: dall’immagine dell’imprenditore bresciano un po’ pulènta , che mangia sì con i suoi operai, ma cerca vanagloria chiedendo retoricamente se si possa comprare un macchinone, ché lui si fa il mazzo, passando poi per la fase intimista (struggente la sequenza della disperazione familiare quando davanti alla TV passano le immagini registrate in barca), quella di apertura mentale quando tenta di aiutare i due fratelli, ed infine di nuovo l’imprenditore che non riesce a perdonare, dall’alto (o dal basso) della sua ottica crematistica il venale comportamento degli immigrati;
• il dialogo dell’immigrato regolarizzato con il bambino sul furto, quando egli dice “rubare è sbagliato, ma la fame è più forte”, e poi, con spiccato senso del giusto sostiene “rubare?! E che lavoro è rubare?”;
• il dialogo tra la madre e l’istruttore di nuoto, quando questi puntualizza alla madre che sì, il bambino ha talento, ma non ha quella rabbia che ha Samuel, un suo compagno di colore, riprendendo quindi l’(ab)usato tema dell’immigrato che ha una furia in corpo che lo differenzia dall’autoctono cresciuto negli e con gli agi dello stile di vita occidentale;
• i manifesti di Forza Italia, con la foto del faccione dello zio Silvio con la roboante didascalia “-40% immigrazione clandestina” tutt’attorno all’area-ghetto degli immigrati, dove poi scopriremo che in realtà – molto probabilmente – il (supposto) fratello fa prostituire la bambina, rendendo più realistica la storia (è stocasticamente improbabile che tutti gli immigrati siano stinchi di santo).
Una piccola nota: qua e là, con ruoli che vanno dal co-protagonista al cameo, ritroviamo tutti gli attori che hanno accompagnato Giordana nei suoi ultimi film (Alessio Boni, Andrea Tidona, Adriana Asti); ridondante affermare che sono bravissimi, come sempre.
Tutto questo e molto di più è “Quando sei nato non puoi più nasconderti”. Da vedere, assolutamente.