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    Labile, esangue linea di confine tra pace e orrore

    22 02 2005 di Francesco Minciotti

    Ore 19.16, camera mia

    Scrivo quanto leggerete, sperando che nulla muti più, sulle note di Ludovico Einaudi. Sono felice, e terribilmente rilassato. Finalmente, veramente rilassato.

    Ore 16:07, camera mia

    Tutto è tornato a posto; i mobili hanno la consueta forma e sostanza, la luce è quella di quest’ora ogni giorno. La sensazione è quella di incredulità mista a tranquillità; sicurezza con aloni di inquietudine; tutto è passato.
    Ma proprio tutto?

    Ore 15.30, ospedale

    E’ arrivato da poco in terapia sub-intensiva, è tornato a casa. Un oceano di rilassamento permea la muscolatura esausta, sciogliendola in rivoli di serenità. Come un pugno nello stomaco, che invece di far male dona gioia.

    Ore 14.47, bar dell’ospedale

    Difficile capire il gusto dei due tramezzini prosciutto cotto+formaggio; la consistenza invece sì, la materia è imprescindibile. Ma il sapore, quello no: perso tra le pieghe di un’inquietudine che ancora striscia nell’erba tutt’attorno. Volano i pensieri tristi, gli “e se…” e i “…che farei?”, i repentini scatti di orgoglio condensati in un “tanto non succede”, il raziocinio che vince tutto con un suo “pensale tutte, meglio esser preparati”, e la paura che vien dietro a gran giornate.

    Ore 14.18, ospedale, piano operatorio

    La ferrista D. mi ha tirato in faccia una secchiata d’acqua fresca; “tutto finito, sta’ tranquillo, è andato tutto bene, stanno ricucendo, è finita!”, è come il vento sul viso quando sfrecci a 100 all’ora. Rapide come nuvole, tutte le preoccupazioni si sono dissolte; come neve su cui si sparge il sale. Levare un peso di 100kg dal mio stomaco non mi avrebbe recato lo stesso giovamento. Qualche dubbio serpeggia ancora, ma il sorriso di un suo amico (nonché dottore) passato di lì dopo pochi minuti li schiaccia come si deve.

    Ore 12.42, ospedale, stanza in corsia

    Un coltello nell’addome; giù, piantato finché va, finché il braccio ha la forza sufficiente per farlo correre nelle carni, e una volta fermatosi, farlo roteare con veemenza a destra e a manca.
    Pensieri orrendi che assaltano la mia mente come corsari d’altri tempi; ecco tutti i “da domani, niente sarà più lo stesso”, insieme agli “come farò senza di lui?”, seguiti dai “lo hai pensato tante volte, ma ora ci sei, dove vuoi scappare ancora? Il tuo cervello è stretto, non fuggirai più”, rinforzati dai “perché?”, dai “non è vero, tutto questo non è reale” e dai destabilizzanti “ho paura”.
    Ho visto un santino con l’immagine della Madonna di Medjugorie; non l’ho pregata. La mia ragione è stata forte, o forse non ero terrorizzato ad un livello tale che non mi desse altra scelta. Diceva Bukowsky: “Dio va forte negli ospedali”.

    Ore 11.35, ospedale, stanza in corsia

    La presunta tranquillità è stata ben presto disarticolata dalle prime, sporadiche gocce di subdole mezze-verità. Nascono i primi “ma che cerca di dirmi?”, tentano invano di essere spazzati via dai “la gente parla sempre più di quanto sia giusto fare”, e dai “è un’esagerata…”. Come una cassa di risonanza del miglior pino che si possa trovare, i minuti di solitudine - congiuntamente con gli “e se…” - amplificano la paura, il terrore, fanno attraversare la labile, esangue linea di confine tra pace e orrore.

    Ore 10.50, ospedale, stanza in corsia

    L’han portato via da poco, insieme alle certezze di salute eterna per i miei familiari. La fiducia è la veste d’ordinanza, i chirurghi hanno mani d’oro, gli assistenti assistono che è una meraviglia, tutti i colleghi stanno in zona; sgorgano fuori - non richiesti - i primi “e se mai…”.
    Tutto sommato, va ancora tutto bene.

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  • Il mercante di Venezia

    20 02 2005 di Francesco Minciotti

    ieri sera sono andato a vedermi “Il mercante di Venezia”, di Michael Radford.
    Intanto vi dico che il ruolo di Porzia, ben interpretato da una giovane Lynn Collins, sarebbe dovuto essere stato interpretato dalla più famosa Cate Blanchett, ma ella ha dovuto rinunciare all’ultimo minuto a causa di una improvvisa (?) gravidanza…
    Insomma, il film in sé mi ha piuttosto accontentato; bei costumi, belle musiche, la trama è quella che è (non se l’è mica inventata il regista…). Su tutti, spicca la distinta interpretazione di Al Pacino; ma dire che è un mostro sacro è pura tautologia, quindi tiriamo innanzi.
    Quello di “negativo” che c’è da dire, è che non è uno di quei film che vorrei rivedere, quantomeno non nell’immediato: ha colmato pari pari la misura del mio grado d’attenzione, fermandosi appena un attimo prima di debordare nella noia; ma non so se questo attributo sia un pregio o un difetto.
    Su Jeremy Irons non c’è molto da dire: una buona interpretazione, segnata dall’assenza di picchi tanto alti quanto bassi.
    Idem per quanto attiene al bel Joseph Fiennes (mai capito se sia o meno il fratello di Ralph, eccellentissimo attore).
    Credo che ciò che mi impedisca di intessere piene lodi al film sia il fatto che le opere in costume difficilmente mi attraggono; come eccezioni alla regola del film in costume = palla, posso citare “Alexander” di Oliver Stone e “Il gladiatore” di Ridley Scott, film peraltro molto diversi tra di loro.
    Comunque sia, lo consiglio a:

    a) gli amanti di Al Pacino;
    b) gli amanti di sir William Shakespare;
    c) gli amanti delle opere in costume.

    Se non ricadete in questo trittico, lasciate perdere.

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  • Il mercante di Venezia

    20 02 2005 di Francesco Minciotti

    ieri sera sono andato a vedermi “Il mercante di Venezia”, di Michael Radford.
    Intanto vi dico che il ruolo di Porzia, ben interpretato da una giovane Lynn Collins, sarebbe dovuto essere stato interpretato dalla più famosa Cate Blanchett, ma ella ha dovuto rinunciare all’ultimo minuto a causa di una improvvisa (?) gravidanza…
    Insomma, il film in sé mi ha piuttosto accontentato; bei costumi, belle musiche, la trama è quella che è (non se l’è mica inventata il regista…). Su tutti, spicca la distinta interpretazione di Al Pacino; ma dire che è un mostro sacro è pura tautologia, quindi tiriamo innanzi.
    Quello di “negativo” che c’è da dire, è che non è uno di quei film che vorrei rivedere, quantomeno non nell’immediato: ha colmato pari pari la misura del mio grado d’attenzione, fermandosi appena un attimo prima di debordare nella noia; ma non so se questo attributo sia un pregio o un difetto.
    Su Jeremy Irons non c’è molto da dire: una buona interpretazione, segnata dall’assenza di picchi tanto alti quanto bassi.
    Idem per quanto attiene al bel Joseph Fiennes (mai capito se sia o meno il fratello di Ralph, eccellentissimo attore).
    Credo che ciò che mi impedisca di intessere piene lodi al film sia il fatto che le opere in costume difficilmente mi attraggono; come eccezioni alla regola del film in costume = palla, posso citare “Alexander” di Oliver Stone e “Il gladiatore” di Ridley Scott, film peraltro molto diversi tra di loro.
    Comunque sia, lo consiglio a:

    a) gli amanti di Al Pacino;
    b) gli amanti di sir William Shakespare;
    c) gli amanti delle opere in costume.

    Se non ricadete in questo trittico, lasciate perdere.

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  • Ultime volontà e legislazione

    17 02 2005 di Francesco Minciotti

    Questo piccolo sito sembra essere ideale terreno di coltura per le promesse non mantenute; cito (dal post dell’8/2): < <[...] E poi, avrò anche qualche oretta in più per il nostro comune amico, Silenzi.com [...]>>.
    Quali scusanti?
    E’ presto detto: praticamente nessuna, se escludiamo che sono iniziati i corsi del secondo semestre, che diritto amministrativo si prospetta una palla interminabile (ma mia cugina come cazzo fa a fare l’avvocato amministrativo?!), che ho un ottimo professore di procedura penale, e così via.

    Però, voglio segnalarvi questa piccola buona notizia, che pure ad un ateo romantico come me può far piacere: è stato presentato in sede parlamentare, ed è al varo in questo periodo, un decreto legge sulle onoranze funebri, tumulazioni etc.. Ebbene, come qualcuno di voi già sa, il mio desiderio in merito all’argomento di cui si tratta è di essere cremato e (conseguentemente, non prima!) essere disperso nel “mio” lago, che tante e tante volte ho ritratto (anche) in questo sito; non tanto per me (una volta cenere, che potrei provare?), quanto per i miei cari, se ne avrò: verranno a parlare con me, o a pregare per me, o a salutarmi non in quei tetri e banali cimiteri, ma in un posto che possa essere lieto, pur nella triste circostanza.
    E poi, una tomba fatta di 60km quadrati d’acqua, baciata dal tramonto del sole ogni sera…volete mettere con gli austeri cipressi?
    E’ vero che non è mia intenzione lasciarvi a breve, però se passasse questa legge sarei moralmente soddisfatto.

    Ve l’ho voluta segnalare, magari a qualcuno interessa…in attesa della legge che ci darà libertà di scegliere quando morire (eutanasia), almeno quella della libertà post mortem è un piccolo primo passo sulla presa di coscienza che il nostro corpo è nostro; questa tautologia è stata volontaria, per sottolineare che il corpo ci appartiene, che è nostro e solo nostro. Prima abbandoniamo ascendenze legislative teologiche e morali, meglio stiamo.

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  • Uomini seri o…

    09 02 2005 di Francesco Minciotti

    Uomini con le palle, si dice di quegli individui che mantengono la parola data, che sono affidabili, che promettono solo quel che sanno potranno mantenere.

    Questo qui ha capito che il modo di dire non tiene conto di un’eccezione, e l’ha dimostrato.

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  • Terra di santi, navigatori e buzzurri leghisti

    08 02 2005 di Francesco Minciotti

     

    Questa sembra essere la definizione più calzante per la nostra Italietta odierna; definizione che necesse est, stanti le ultime dichiarazioni di alcuni tra i più “illuminati” politici italiani, quali Bossi (”La Lega non intende discriminare gli omosessuali, ma non capisco quali diritti possano vantare i gay: il diritto di scambiarsi le mutande, forse?“), Tremaglia (”Purtroppo Buttiglione ha perso. Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza“), Storace (”Quella checca di Paissan mi ha graffiato con le sue unghie laccate di rosso, io non l’ho toccato: sfido chiunque a trovare le sue impronte sul mio culo. [...] Tutte le volte che sono andato in televisione con lui, il giorno dopo decine di persone mi chiedevano se era gay. Quindi la colpa non è mia: sono gli italiani che lo ritengono un omosessuale, che dicono che è gay“), e qui ad libitum.
    Oggi, fresca di stampa, vi riporto l’altra dichiarazione del (dis)Onorevole Ministro della Repubblica Roberto Calderoli: “Povera giustizia, povera Italia, un tempo decantata come terra di santi, di poeti e di navigatori, e oggi, invece, trasformata in terra di terroristi e di finocchi irregolari“; questa manifestazione di ignoranza, aggressività senza fondamento, ottusità civile è stata resa dal suindicato Ministro della Repubblica come commento della sentenza con la quale il Giudice di pace di Torino ha impedito l’espulsione di un cittadino senegalese, gay dichiarato, a causa delle persecuzioni omofobe perpetrate nella sua terra d’origine (qui, amplius)
    Niente da fare, in Italia si fa come il gambero: per un passo avanti (la sentenza), almeno cinque o sei passi indietro (le dichiarazioni di questi imbecilli di Governo).
    Che tristezza…
    Un giorno vi esporrò il mio pensiero sull’intera faccenda, ma ora diritto internazionale chiama, e non posso che rispondere.
    A bientot!

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