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    Libertà d’esser d’accordo

    30 05 2005 di Francesco Minciotti

    Commentiamo questo fatto di cronaca:

    Berlusconi in piazza per festeggiare il nuovo sindaco di centrodestra
    Un coro di fischi quasi continuo, urla e sventolìo di bandiere nerazzurre
    Bolzano, fischi per il premier al grido di “Forza Inter”
    La replica del premier: “Voi siete contro la libertà”

    A prescindere dal fatto che le modalità di svolgimento della protesta sono state - come dire - abbastanza dozzinali, quel che mi preme sottolineare è lo strano concetto di libertà che Berlusconi ha: infatti

    Rivolgendosi ai contestatori, il premier ha detto che “il fatto fondamentale di una democrazia è quello di garantire a tutti la piena libertà di poter esprimere la propria posizione, il proprio pensiero. Con comportamenti come i vostri - ha detto Berlusconi - la libertà diventa minore, diventa una libertà condizionata, una liberta che non è libertà.

    Quindi, ricapitolando: secondo il Premier la democrazia è teleologicamente orientata alla difesa della libertà, che è bene supremo; così, acquisita la libertà, tutti potremo dire ciò che più ci aggrada. Il che, in definitiva, è il fine ultimo dell’essere liberi.
    Potremo, per dirla con le parole di Berlusconi, “esprimere il nostro pensiero”.
    Però, a quanto pare, la contestazione non rientra nella libertà di parola, quando lo zio Silvio qualifica come “sminuente la libertà” la protesta (seppur banale) dei suoi avversari.
    Quindi, insomma, ehm…come dire: “avete tutta la libertà di parola, purché non la usiate per contraddirmi “.
    Ho capito bene?

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  • La vespa Teresa

    26 05 2005 di Francesco Minciotti

    E’ buffo come le riflessioni più profonde nascano spesso da osservazioni di fenomeni che normalmente etichettiamo come “banali”; questa volta, una vespa che, fermatasi sull’anta chiusa della mia finestra, muoveva freneticamente le sue antennine cercando di capire come mai, pur vedendo l’esterno, non riuscisse a passare.
    Non si dava pace, probabilmente pensava: “Ma come è possibile?! Vedo quella bella e succulenta pianta di gerani a poco più di un metro da me e tuttavia non riesco a raggiungerla?!”, non conoscendo la nozione di vetro, cioè un ostacolo trasparente.
    Non poteva percepirlo, perché era molto più grande di lei; così grande che non ne vedeva i bordi, e non poteva immaginare che quell’ostacolo fosse, appunto, solo un ostacolo e non il mondo intero.
    Camminava a passi incerti su e giù per la lastra di vetro, e tastava centimetro per centimetro quell’inconcepibile trasparente; svolazzava su e giù per il vetro, e tuttavia i gerani erano ancora incomprensibilmente irraggiungibili.
    L’ho osservata a lungo, tra la curiosità e la paura (sono, tra le altre idiosincrasie, anche vespofobico), meditando sul fatto se aiutarla o meno a trovare la strada che, attraverso l’anta aperta della finestra, la potesse agilmente condurre ai tanto agognati gerani; alla fine ho deciso di lasciar perdere, un po’ per spirito di osservazione e un po’ per paura.

    E così ho pensato: se noi fossimo quella vespa, e cercassimo irrefrenabilmente e senza successo una spiegazione per il fatto che l’universo sembra impedirci traguardi elementari (come l’immortalità), e Dio fosse il divertito osservatore, che un po’ per curiosità e molto per timore di noi evitasse di mostrarci il sentiero giusto?
    Possiamo davvero essere così cattivi da far paura a Dio? Può l’umanità, questa umanità, spaventare la divinità?
    Vorrei avere almeno un argomento a favore del “no”, ma ora come ora non me ne vengono in mente…

    P.S: Come potete ben immaginare, gli aggiornamenti fotografici di quest’oggi riguardano la zona meravigliosa di cui vi ho parlato nel post sottostante; io ne ho stampate 2 (30×70cm e 30×105cm), e sono uno spettacolo! Finiranno incorniciate e appese in camera mia :)

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  • Guerra e pace dei sensi

    23 05 2005 di Francesco Minciotti

    Buongiorno a tutti, qui è il solito Vostro che vi parla. E che vi dice? Bella domanda; e la risposta vi stupirà ancora di più.

    Ieri, alle ore 18 ho deciso che era il caso di levarsi il pigiama e di vestire i panni del ciclista. Così, dopo un giorno chino sui libri, ho inforcato la mia affascinante mountain-bike e mi sono apprestato a completare il mio solito giro.
    E’ faticoso, ma è bello: si passa in mezzo alla campagna, con poche macchine e molta musica nelle orecchie (PoldYno II infatti non mi abbandona mai quando pedalo), e si ha molto tempo per pensare ai cazzi propri, che non fa male.
    Ed anche la stanchezza muscolare ha il suo fascino: mentre tento di pedalare mantenendo il ritmo della canzone che in quel momento mi sta passando per le orecchie (chissà perché riesco sempre a beccare i pezzi a 130bps nelle salite più ripide), sento le gambe diventare dure e procedere per inerzia, la fronte già imperlata di sudore che inizia a gocciolare, i glutei che cercano come possono di stare comodi sul sellino (impresa improba), i polsi che accentuano il dolore sordo causato dal peso del corpo che si riversa loro addosso con irruenza e il fiato che si fa corto: il sudore, la polvere e il bisogno d’acqua.
    Ecco: in quel preciso momento, penso: “Chi cazzo me l’ha fatto fare di venire qui, a 15km da casa in questa campagna sperduta, con la strada del ritorno tutta in salita?”.
    Poi rallento il ritmo, mi guardo intorno e vedo (e sento): campagne verdi brillanti, una leggera brezza che mi accarezza il volto, l’odore dell’erba, il silenzio che riempie ogni cosa che convive con il cinguettio dei più variegati uccellini, centinaia di angoli di paradiso da fotografare e tanta, tanta calma che mi riempie tutto, e penso: “Questo è uno dei pochi lati belli della vita”.

    Tra pochi giorni vi mostrerò qualche scatto di queste zone, che in parte già ho fotografato…

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  • TV power!

    11 05 2005 di Francesco Minciotti

    Nella mia vita ho avuto (finora) la fortuna di poter visitare a più riprese gli USA, anche in virtù del fatto che lì vivono alcuni parenti. Tutto ciò mi ha permesso di vivere per qualche tempo American-way, cioè a dire alla maniera americana. E, di conseguenza, di imparare molto sulla vita dell’americano medio, comprendendo quindi la cosa più importante di tutti gli Stati Uniti: la TV.
    Checché ne dicano i famigerati socio-psico-massmediologi e altri saltimbanchi di tale risma, la televisione per l’americano medio è più di un passatempo, di un sistema di informazione: è uno status-symbol, un lavoro part-time, finanche una religione, nel senso lato del termine.
    In America hanno la TV via cavo da eoni; qui da noi, il digitale arrivò nella seconda metà degli anni ‘90, e solamente da pochi(ssimi) anni è diventato alla portata di tutti; non voglio esagerare, ma forse non lo è ancora. Là avevano nel ‘96 anche adsl; qui da noi, comparve nel 2000 ed era a carbone; ma questo è un altro discorso.
    Tornando alla TV, avendo qualcosa come 800 canali, potete capire come si possa trovare di tutto: certo, questo post scritto nel 2005 riesce a stupire molto poco; ma quando raccontavo ai miei amici (nel 1996 e nel 2001) della TV americana, qualcuno stentava a crederci.
    Avendo 800 canali, dicevo poc’anzi, ci si poteva trovare qualunque cosa: dai telegiornali, al weather channel, al telegiornale della borsa, via via verso il fondo del barile del gusto, passando per i film, i documentari, lo sport e stravaganti campionati americani di forza: sono questi strani agoni di animaluomini pompati e cattivissimi che devono, ad es., portare a spalle una barca dal bagnasciuga alla torretta dei baywatchers (famoso luogo di culto della religione made in USA); oppure fare una rampa di scale con un peso da 250kg, o ribaltare un automobile, e così via, incamminando l’immaginazione del grottesco ad maiora semper.
    Altro esempio: il wrestling. La cosa che mi ha sempre affascinato, fin da piccolo (quando imperversavano battaglie dottrinali tra amici sul fatto se fossero combattimenti veri o finti, avendo qualcuno fin da allora arguito la terribile verità), è la folla oceanica di spettatori, per vedere due o più animaluomini che si umiliano vicendevolmente.
    Ravanando ancora nel torbido dell’intelligenza umana, ecco, proprio qui, nell’habitat televisivo proprio dell’americano medio panzabirresco si trova l’oggetto di questo post: il famigerato Visto in TV.
    Interroghiamoci: cosa vuol dire questa frase? Semplicemente che il prodotto pubblicizzato è stato presentato anche in TV. Ok, ma cosa significa veramente?, cosa vuole significare? Che, essendone stata fatta pubblicità in televisione, questo dovrebbe garantire al prodotto in questione un’aura di prodotto meraviglioso, sicuramente funzionante, eccellente e di buon gusto. Corollario di questa teoria è che ciò che passa in TV assume un crisma di eccellenza per il solo fatto di essere stata ivi pubblicizzata.
    Quindi, come si può agevolmente considerare, la TV in America ha una funzione trascendente: in questo modo, diventa un’altare che comunica con dio, che possiede il dogma dell’infallibilità: ciò che è stato visto in TV (seen in TV!, spesso con più punti esclamativi, alla faccia della sintattica) assume per ciò stesso una garanzia, come se la reclame in televisione fosse un sigillo di qualità, rendesse il prodotto un D.O.C.; un D.O.TV., per meglio dire.
    Il tragico a questo punto, avendo assodato cosa voglia veramente significare il “visto in TV”, è che è stato importato anche in Italia: le prime volte ho avuto il dolore di vederlo su giornaletti tipo TV sorrisi e canzoni, segnatamente sovraimpresso alle pubblicità degli elevatori a sedia per gli anziani che non riescono più a fare le scale: Visto in TV!!!, urla la pubblicità. Poi, il germe ha iniziato ad endemizzarsi nelle pubblicità dei film allegati con Panorama: ed è da lì che è promanata la mia volontà di fissare sul nostro sito preferito, cari miei mujahedin, questa orribile verità: perché chi mi conosce lo sa, toccatemi tutto, ma non (la mia Stella e) i miei film!
    Sempre per la serie chimiconoscelosa, ho smesso di guardare volontariamente la televisione da ormai quattro anni, e di ciò ne vado fiero; per cui, potrei non avere dati sufficientemente aggiornati sul grado di espansione del famelico virus “Visto in TV”, nella sua variante italiana. Però, miei cari Eletti, non fatevi gabbare: giammai!, ora che sapete cosa significa veramente quel maledetto slogan; sabotate, distruggete, annientate i prodotti che così vengono pubblicizzati; divulgate questo verbo della verità, e rendete sempre più gente immune dall’esiziale germe!

    E ricordate: Silenzi.com è un sito meraviglioso, e soprattutto
    VISTO IN TV!!!

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  • Tele2: perché pagare di più? Perché sono ladri!

    05 05 2005 di Francesco Minciotti

    Prima o poi dovrò iniziare a contare le disavventure che mi capitano con i gestori telefonici, tanto quelli di telefonia fissa (e internet), quanto quelli di telefonia mobile. Questa volta è stata Tele2 (”perché pagare di più?”) a tentare di bidonarmi: i fatti.

    Un martedì telefona una sedicente signora milanese di mezza età, a nome e per conto di Tele2, la quale propone una “offerta particolare per i vecchi abbonati che non usano più i nostri servizi”: il pacchetto comprende un canone mensile di 5€ che dà diritto a telefonate illimitate.
    Cazzo, niente male! Mia madre si riserva di pensarci, e la signora - indefessamente - promette di richiamare; precipuamente, venerdì alle 15.

    Venerdì 13 - ehm, pardon, 15 - la scaligera richiama e rispondo io: il Difensore dei fonoconsumatori, il Paladino degli adsl-sfigati, il Coordinatore dei cellularmente abusati! Avanti, signora milanese, avanti: vediamo quali sono le tue armi.

    - “Uè Francesco, ho parlato con sua madre: (omissis - banalità) l’offerta è questa: siccome noi di Tele2 siamo trasparenti, offriamo a voi vecchi abbonati in via del tutto eccezionale la tariffa che prevede un canone fisso di 5€ e uno scatto alla risposta unico di 6€cent . Niente male, eh?”

    - “Signora, ma a dire la verità l’altra volta ha suonato una campana completamente differente: ’sto scatto alla risposta non lo ha menzionato nella maniera più assoluta…”

    - “Ma no, certo che l’ho detto: sarà stata sua madre che non ha ben capito…”

    - “Ok va bene, accetto: suppongo che a questo punto, per beneficiare della fantastica offerta, devo sottoscrivere il contratto di preselezione automatica, n’est pas?”

    - “Sì, funziona così: ora inizierò a registrare la telefonata, e le farò delle domande che riguardano il servizio di preselezione automatica che sta per attivare. La registriamo perché noi di Tele2 siamo trasparenti ed onesti : pronto?”

    - “Via, si vada.”

    Insomma, dopo una sequela simil-nuziale di “sì”, ho finalmente abbandonato la vecchia e maledetta Telecom!
    O quasi.
    Dopo due o tre giorni infatti, non riuscendo ancora a telefonare, inizio ad informarmi con varie telefonate a Tele2: tutti gli operatori cadono dalle nuvole, quando ricapitolo l’offerta della bastardissima signora milanese: mi ha dato il pacco! Maledetta biascicante bauscia lumbard ! Devo tornare a mendicare un posticino nel materno alveare di mamma-Telecom…
    Dopo lunghe telefonate, scopro che la cosa deve essere più o meno andata così (me l’ha spiegata una gentile e simpatica operatrice di L’Aquila, di cui però non conosco ancora il nome!, che molto carinamente ha ascoltato le mie lamentele e che pubblicamente ringrazio): dato che gli operatori godono del privilegio di una provvigione per ogni richiesta di preselezione automatica, capita che a volte qualcuno nasconda qualche particolare dell’offerta, ne ometta intere parti o - addirittura - inventi tariffe inesistenti, come è capitato a me. Insomma, mi han fregato.
    Alla fine di ogni storia, c’è sempre una morale: qui no, perché tanto vince sempre il gestore telefonico. Quindi, se proprio vi serve ’sta cazzo di morale, l’unico consiglio è fabbricarvi quel famoso e fanciullesco telefono fatto con due bicchieri di carta e un filo che li unisce. ça va sans dire, dovete comprare qualche bobina in più del solito…

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