Buongiorno a tutti, qui è il solito Vostro che vi parla. E che vi dice? Bella domanda; e la risposta vi stupirà ancora di più.
Ieri, alle ore 18 ho deciso che era il caso di levarsi il pigiama e di vestire i panni del ciclista. Così, dopo un giorno chino sui libri, ho inforcato la mia affascinante mountain-bike e mi sono apprestato a completare il mio solito giro.
E’ faticoso, ma è bello: si passa in mezzo alla campagna, con poche macchine e molta musica nelle orecchie (PoldYno II infatti non mi abbandona mai quando pedalo), e si ha molto tempo per pensare ai cazzi propri, che non fa male.
Ed anche la stanchezza muscolare ha il suo fascino: mentre tento di pedalare mantenendo il ritmo della canzone che in quel momento mi sta passando per le orecchie (chissà perché riesco sempre a beccare i pezzi a 130bps nelle salite più ripide), sento le gambe diventare dure e procedere per inerzia, la fronte già imperlata di sudore che inizia a gocciolare, i glutei che cercano come possono di stare comodi sul sellino (impresa improba), i polsi che accentuano il dolore sordo causato dal peso del corpo che si riversa loro addosso con irruenza e il fiato che si fa corto: il sudore, la polvere e il bisogno d’acqua.
Ecco: in quel preciso momento, penso: “Chi cazzo me l’ha fatto fare di venire qui, a 15km da casa in questa campagna sperduta, con la strada del ritorno tutta in salita?”.
Poi rallento il ritmo, mi guardo intorno e vedo (e sento): campagne verdi brillanti, una leggera brezza che mi accarezza il volto, l’odore dell’erba, il silenzio che riempie ogni cosa che convive con il cinguettio dei più variegati uccellini, centinaia di angoli di paradiso da fotografare e tanta, tanta calma che mi riempie tutto, e penso: “Questo è uno dei pochi lati belli della vita”.
Tra pochi giorni vi mostrerò qualche scatto di queste zone, che in parte già ho fotografato…













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