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    Collazione di incoerenze

    31 10 2005 di Francesco Minciotti

    Mi è sempre piaciuto tenere diari di dichiarazioni sullo stesso argomento di vari uomini politici per sondare quanto profonda possa essere la loro ondivaga disonestà. Eppure, nel caso di specie non si può proprio più tacere: è notizia di pochi minuti fa che Berlusconi non voleva la guerra in Iraq. Eh già, proprio così: lui non la voleva, era in disaccordo con Bush.

    Io non sono mai stato convinto che la guerra fosse il sistema migliore per arrivare a rendere democratico un paese e a farlo uscire da una dittatura anche sanguinosa (qui, amplius)

    E dice di più: talmente tanto persuaso dell’errore di una guerra preventiva che si alleò - temporaneamente e segretamente - con un altro esponente illuminato del circuito internazionale, uomo di pace anch’egli, per tentare di far rinsavire Bush: Gheddafi. Non vi ricordate chi sia costui? Un piccolo estratto della sua quasi quarantennale “carriera politica”:

    La legislazione continua a proibire la formazione di associazioni e partiti politici al di fuori dell’esistente sistema politico. Fatta eccezione per la Società per i diritti umani della Fondazione internazionale Gheddafi per le associazioni di beneficenza, che è presieduta da Saif al-Islam al-Gheddafi, figlio del colonnello Mu’ammar al-Gheddafi, alle organizzazioni per i diritti umani e alle persone che si occupano di diritti umani continua a essere impedito di operare liberamente. [...] Nonostante il colonnello Mu’ammar al-Gheddafi abbia dichiarato la propria opposizione alla pena di morte, ribadendola ad AI a febbraio, le condanne a morte hanno continuato a essere comminate, anche al termine di processi iniqui. [...] Sono stati segnalati con frequenza arresti di massa di persone provenienti dall’Africa subsahariana, compresi possibili richiedenti asilo. Alcuni hanno rischiato di essere rimpatriati nei loro Paesi di origine dove sarebbero stati a rischio di gravi violazioni dei diritti umani. Sono stati segnalati molti casi di maltrattamenti a danno di questi detenuti. (qui, amplius)

    Insomma, dovendo cercare alleati per dissuadere Bush dall’attuare quell’inutile strage che è la guerra in Iraq, Berlusconi pensò bene di rivolgersi ad una personcina per bene, anziché cercare alleati quali l’ONU o gruppi di nazioni veramente democratiche.
    Di seguito, estratti di dichiarazioni del Nostro Presidente Del Consiglio Silvio Berlusconi (le maiuscole fanno tanto massone) sull’affaire Iraq, per ricordare un po’ a tutti che, effettivamente, lui è sempre stato coerente con l’idea che l’attacco non fosse

    il sistema migliore per arrivare a rendere democratico un paese e a farlo uscire da una dittatura anche sanguinosa

    .
    In realtà, basterebbe il fatto che i soldati italiani - ancora adesso mentre sto scrivendo - sono in Iraq a destare perplessità circa il pieno possesso delle facoltà mentali da parte di Berlusconi, ma è sempre meglio indagare a fondo prima di giudicare:

    23 gennaio 2003: Il governo americano, per bocca del portavoce Ari Fleisher, lo dice a chiare lettere: “L’Italia fa parte della coalizione pronta alla guerra contro l’Iraq: Francia e Germania possono restare in panchina”. Gli Usa dunque sono convinti: “L’Europa ed il resto del mondo risponderanno ad una richiesta di partecipare ad una robusta coalizione armata contro l’Iraq”. [...] E così tocca a Silvio Berlusconi in persona cercare di fugare i sospetti di affrettate fughe in avanti dell’esecutivo: “Non ci sono novità, attendiamo una risoluzione dell’Onu e, comunque, il via libera ad un eventuale intervento militare dovrà passare attraverso un voto parlamentare”. Nulla di nuovo, assicura il premier, anche se la determinazione degli Usa sembra poggiare su “prove certe” che testimonierebbero “l’esistenza di armi di distruzione di massa”, dice il premier. (qui, amplius)

    30 gennaio 2003: “Crediamo che dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre ci possa essere l’intenzione da parte dei terroristi, di una terribile strage”. Con questa convinzione, espressa da Silvio Berlusconi è cominciato l’incontro fra il presidente del Consiglio italiano e George Bush. Un attentato, quello previsto da Berlusconi, che “richiederà l’uso di quelle armi di distruzione di massa che l’Iraq possedeva e che non ha dimostrato di avere distrutto”. Pronta dunque la motivazione per schierare l’Italia a fianco degli Stati Uniti. E Berlusconi, che Bush ha definito “un mio amico personale”, ripaga l’amico americano specificando il senso della sua missione: “Convincere gli alleati” sulla giustezza delle posizioni Usa. “Sono qui per dare una mano al presidente Bush, per convincere tutti che questo è interesse di tutti” (qui, amplius)

    9 febbraio 2003: Un discorso severo anche rispetto all’asse franco-tedesco: Berlusconi dichiara che se fossero solo gli Stati Uniti ad aprire il conflitto con l’Iraq ci sarebbero “risultati catastrofici per l’Europa”. [...] Parole che suonano come un invito a seguire la linea di condotta tracciata con chiarezza dall’amministrazione americana. Anche se poi Berlusconi non rinuncia nemmeno al ruolo di colomba: tutto il suo impegno a livello internazionale. assicura, è volto a “cercare in tutti i modi di evitare una guerra”. “Ma - aggiunge - non ci si può nascondere dietro a un dito”. Conseguenza: al momento, “la percentuale della possibilità di evitare la guerra è molto bassa”. (qui, amplius)

    28 febbraio 2003: “Un’azione militare al di fuori dell’Onu sarebbe un fatto nefasto, e credo che nessuno si prenderà una responsabilità così grave” (qui, amplius)

    12 marzo 2003: Ieri il premier ha ricevuto una telefonata del presidente americano George W. Bush. Berlusconi sintetizza così il colloquio: “Si sta facendo di tutto per evitare il ricorso a un’azione militare e il presidente Bush è il primo a non volere la guerra”. (qui, amplius)

    14 marzo 2003: Non ci è stata chiesta e non ci sarà nessuna partecipazione di militari italiani a un’eventuale azione di disarmo forzoso”, spiega il premier e aggiunge: “L’Italia si è invece messa a disposizione attraverso il governo e attraverso i colloqui che il presidente del Consiglio ha avuto con il presidente americano e con il premier inglese, per dare aiuti umanitari e servizi logistici per dopo un’eventuale, ripeto eventuale, operazione di disarmo forzoso”. (qui, amplius)

    10 aprile 2003: Tornando all’Iraq, il presidente del Consiglio spiega che c’è la disponibilità del governo, “dopo un voto del Parlamento”, a fornire un contingente di pace, perché “da tempo sia gli Stati Uniti che la Gran Bretagna, ci hanno rivolto la richiesta di inviare soldati dopo la guerra”; ma sulla richiesta alleata di inviare i Carabinieri, di cui si parla da ieri, non si sbilancia: “Sono famosi per il loro operato, ma è presto per dire quale Corpo sarà mandato in Iraq” (qui, amplius)

    21 luglio 2003: Sintonia su tutto, dall’Iraq al Medio Oriente alla lotta contro il terrorismo. Silvio Berlusconi dichiara di essere completamente d’accordo con George Bush. Nella conferenza stampa congiunta che chiude la visita del presidente del Consiglio nel ranch di Crawford, in Texas, i due leader non si risparmiano reciproci attestati di stima. (qui, amplius)

    6 dicembre 2003: Berlusconi dimostra di scavalcare a destra. Secondo il premier, infatti, “la comunità delle democrazie” deve tenersi pronta ad usare la forza, come in Iraq. “A suo dire”, scrive il Ny Times, “questo approccio implica che possa rendersi necessaria una modifica al diritto internazionale, che ha finora asserito che la sovranità di uno Stato è inviolabile”. “Oggi noi ci chiediamo se non debba essere possibile, guardando al futuro, adoperarci come esportatori di democrazia e di libertà in tutto il mondo”, prosegue Berlusconi. La risposta che lui stesso si dà è, chiaramente, sì. [...] Il Cavaliere si dichiara “stupito” che le sinistre in Europa possano ritenere l’America imperialistica. “L’unico territorio realmente occupato dagli Stati Uniti è quello in cui giacciono i suoi soldati, morti per la nostra libertà”, dichiara. E ancora: tutti i Paesi europei dovrebbero unirsi allo sforzo americano in Iraq. (qui, amplius)

    6 aprile 2004: il premier Silvio Berlusconi: “La nostra missione non cambia”. Con queste parole il governo, in una giornata tesissima, mentre in Iraq infuria la rivolta e negli scontri sono coinvolti anche i militari italiani, annuncia che non c’è “alcuna ipotesi” di ritiro per le truppe del nostro Paese. (qui, amplius)

    28 aprile 2004: Per il resto, vale a dire per quanto riguarda la nostra presenza in Iraq, le parole del premier non fanno che ribadire quanto già noto. “Continueremo a fare quello che riteniamo essere il nostro dovere e continueremo a farlo senza esitazione, anche se costa, come è costato a voi”, dice il premier rivolgendosi ai familiari dei morti di Nassiriya, aggiungendo che se siamo lì “non è per un’azione militare, ma per garantire la sicurezza, per consentire il passaggio della sovranità dalle truppe anglo-americane ai rappresentati della società irachena, con libere elezioni per un libero governo”. (qui, amplius)

    18 maggio 2004: Non nomina mai Bush, che incontrerà domani. Ma dice che il governo lavora “attivamente” per una nuova risoluzione dell’Onu. Aggiunge che con il passaggio dei poteri in Iraq “ci deve essere una svolta netta”. Ma precisa che “non permetterà” l’abbandono del Paese “al caos e alla guerra civile”. (qui, amplius)

    20 maggio 2004: “Noi - ha confermato ieri Berlusconi - non ce ne andremo adesso dall’Iraq: sarebbe immorale e lascerebbe il paese nel caos. Tantomeno lasceremo solo l’amico americano. Non dobbiamo essere sleali nei confronti dei nostri alleati e non dobbiamo spaventarci alle prime responsabilità, dobbiamo continuare sulla strada che ci sembra giusta. E io credo che sia giusta la strada che abbiamo battuto sin qui andando a difendere i deboli dove si aprono le ferite del mondo” (qui, amplius)

    20 maggio 2004: Per il premier, infatti, la mozione dell’opposizione, per il ritiro delle truppe, appare “come un segnale di debolezza e di cedimento ai terroristi”.

    20 maggio 2004: Quindi l’Italia, ha affermato il premier, “resterà in Iraq fino a quando quel Paese non sarà messo in grado di autogovernarsi in condizioni di sicurezza e di libertà” anche perché “ritirarsi significherebbe oltraggiare i nostri caduti, resteremo fedeli alle nostre responsabilità”. (qui, amplius)

    5 giugno 2004: Tra un complimento e l’altro Silvio Berlusconi e George W. Bush durante la conferenza stampa che chiude la visita del presidente Usa in Italia confermano con forza: “Le truppe italiane e americane resteranno in Iraq per assicurare la democrazia”. (qui, amplius)

    19 marzo 2005, ore 16:35: “Dopo le elezioni del 30 gennaio, mentre si consolida il percorso costituzionale individuato dal governo ad interim e sostenuto dalla coalizione, si può cominciare a parlare di ‘missione compiuta’ senza escludere per il futuro nuovi, seri, solidi impegni nel sostegno politico, militare e diplomatico alla nascente democrazia irachena”: lo afferma Silvio Berlusconi in un intervento su “Il Foglio” dedicato all’annuncio di un ritiro italiano dall’Iraq.
    Ore 19:36: Non è “mai stata fissata una data”, “il mio era solo un auspicio, il ritiro deve essere concordato con gli alleati. Non siamo una forza di occupazione, non vogliamo stare lì a vita”. Così Silvio Berlusconi, rientrando a Palazzo Garzioli, torna sull’annuncio fatto ieri a Porta a Porta. (qui, amplius)

    8 luglio 2005: La missione italiana in Iraq continua, “gli impegni si mantengono”, ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella conferenza stampa tenuta a Gleneagles, dopo la conclusione del G8, tuttavia da settembre rimane confermato il ritiro iniziale di 300 militari italiani. (qui, amplius)

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  • Intelligenza zero

    29 10 2005 di Francesco Minciotti

    Nuovo articolo su Calderoli, oggetto: le ultime dichiarazioni sul rapporto Caritas sull’immigrazione in Italia.
    Di fronte ad una realtà disastrosa, qual è quella della gestione del fenomeno immigratorio in Italia, il Mostro Calderoli non ha avuto nient’altro di intelligente da dire se non:

    Contro gli immigrati tolleranza zero, ovvero alzo zero (qui, amplius)

    Per i non esperti di gergo militare:

    Alzo zero:
    loc.s.m. TS milit.
    a. con angolo di 0°, per il tiro ravvicinato.

    Cioè a dire, spariamogli dritto in fronte. Un Ministro della Repubblica. Uno che conta. Manco Hitler è stato così diretto, lui ci girava intorno parlando di “soluzione finale” ed altre assurde atrocità del genere.
    Continua, il pazzo:

    Io resto convinto che, al di là della difesa dovuta della nostra identità

    Ma questa “nostra identità” quanto la dovremo difendere ancora? Forse che è immutabile ed eterna? E’ sempre stata così dagli Etruschi a noi? I romani avevano un imperatore e gli schiavi; forse la loro identità è ancora la nostra? O piuttosto l’identità è un continuo divenire di contaminazioni interculturali?

    davanti ai trionfalistici annunci delle neo assunzioni di extracomunitari bisogna riflettere sul fatto che per ogni assunzione di uno dei loro ci troviamo di fronte ad un disoccupato in più a casa nostra

    Casa mia, Dio mio, famiglia mia. Che tristezza.

    e che per ogni azienda aperta da uno di loro ci si trova di fronte alla chiusura di un azienda di un imprenditore nostrano.

    Io di “nostrano” conoscevo il pollo. Sarà un segno semantico del destino, caro Calderoli?

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  • Esenzione ICI: la vergogna annunciata

    28 10 2005 di Francesco Minciotti

    Approvata l’esenzione dell’Ici per la Chiesa. La commissione Finanze del Senato ha dato il via libera al decreto fiscale collegato alla Finanziaria. La principale modifica approvata è appunto l’emendamento che esenta dal pagamento dell’Ici per gli immobili utilizzati per attività commerciali (quelli destinati al culto sono già esclusi dalla tassa comunale) la Chiesa, le altre confessioni religiose riconosciute dallo Stato e le organizzazioni nonprofit. (qui, amplius)

    Non demordono, e sembra quasi che ce l’abbiano fatta: i reazionari della CdL (Conventicola dei Leccaculi) hanno inserito in Finanziaria - approvata dalla Commissione finanze del Senato - l’esenzione sul pagamento dell’ICI per immobili di proprietà delle confessioni religiose a finalità economiche. Come il lettore ricorderà, da queste parti si è aspramente contrari a questo provvedimento, che di fatto ci obbliga a “calare le braghe” di fronte ai porporati e ai pretoni di mezzo mondo; da queste parti si pensa che se uno guadagna attraverso la proprietà di un immobile, e guadagna soldi italiani, è giusto che ne devolva una parte alla comunità sociale: quell’edificio infatti usufruisce, ad es., della rete idrica comunale, della rete elettrica comunale, delle strade comunali che ad esso portano e che da quello partono, etc., quindi perché non pagare le giuste tasse? E ora non fate i faciloni dicendo che pagano sia la bolletta dell’acqua che quella della luce: lo so da me, grazie. Quel che dico è che, se non altro per la disparità di trattamento (un ateo è discriminato rispetto ad un credente), il provvedimento non sta in piedi: di fronte alla levata di scudi generale, la Conventicola dei Leccaculi sta tentando di mascherare il provvedimento rendendolo politicamente corretto mediante l’estensione del vergognoso beneficio anche alle altre confessioni religiose riconosciute dallo Stato e alle organizzazioni “non profit”.
    Come si ricorderà, su questo sito pubblicai qualche settimana fa una piccola analisi giuridica sull’argomento: ribadisco che i cambiamenti apportati da questa seconda proposta non intaccano minimamente l’impianto della mia disanima, che - a mio avviso - rimane la vera verità sulla faccenda. Non possono farlo, e lo stanno ugualmente facendo. Fanno il cazzo che gli pare.
    Ma noi, instancabilmente, protestiamo e seguiteremo a farlo: l’ora del loro declino è vicina, non demordiamo proprio ora!

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    27 10 2005 di Francesco Minciotti

    E’ vero che io sono contro gli sms, perché per esprimersi chiaramente servono più d’uno, e quindi la comunicazione diventa antieconomica rispetto ad una (breve) chiamata; però c’è chi mi controbilancia.

    In un mese ha invito dall’ufficio 8mila e-mail personali
    Sms a raffica, licenziato e dallo psichiatra
    Un 19enne scozzese costretto a ricorrere ad una terapia psichiatrica per guarire dalla mania d’inviare messaggini

    (qui, amplius)

    Qualche cifra:

    Il ragazzo mandava 700 messaggini a settimana ed è stato licenziato dal lavoro dopo la scoperta che aveva inviato 8mila e-mail personali in un mese dall’ufficio. In un anno aveva speso in sterline l’equivalente di 6 mila euro per gli sms.

    E il bello è che non gli è servito a un cazzo!

    La maggior parte dei messaggi avvenivano con la fidanzata, con la quale si è poi lasciato.

    La domanda però nasce spontanea: per mandare millemila email ed sms al giorno, il tipo doveva avere qualcuno che gli rispondesse, non credete? Perché dunque non si apre una caccia al suo interlocutore?
    Io darei una controllatina al volume di traffico del cellulare della ragazza…

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  • La legge del contrappasso

    26 10 2005 di Francesco Minciotti

    La moglie del Mostro si chiama Sabina Negri.
    Leggetevi l’intervista fattale dal meraviglioso Sabelli Fioretti.

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  • Frasi sfatte - Passeggiando alla stazione (ep. 3)

    25 10 2005 di Francesco Minciotti

    Passeggiavamo per la stazione Termini, io e il mio amico.
    Mi guardavo attorno, e ammiravo l’eterogeneità di tipi di persone; ne sono stato sempre affascinato, e la monotonia è sempre stata il mio spauracchio.
    Gli dico: “M’è sempre piaciuto camminare a passo lento per i luoghi urbani molto affollati, in special modo stazioni ed aeroporti. Vedi persone di tutti i tipi: il tipo giacca&cravatta e lo squatter; il riccone e il povero; il giovane e l’anziano; il giapponese e il coatto di Trastevere; il barbone, lo studente, il turista”.
    E lui, interrompendo questo elenco mantenendo sempre il mio tono trasognato:

    E ‘n sacco de fregna…

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  • Dell’inutilità delle esercitazioni antiterrorismo

    24 10 2005 di Francesco Minciotti

    Lungamente mi sono interrogato sul perché e sul come vengano allestiti questi circhi Barnum ante litteram, e, sinceramente, non ho ancora trovato risposte adeguate.
    Se io fossi un terrorista che sta pianificando di attaccare l’Italia, per prima cosa studierei le abitudini della popolazione, prenderei confidenza con i luoghi, cercherei di sondare la presenza delle forze dell’ordine e la loro efficienza, colpendo poi laddove essa sia al minimo. E come dovrei fare per vedere le modalità d’intervento? Difficile a dirsi, perché loro - furbi - mica mi fanno vedere come interverrebbero se io piazzassi una bomba nella metro A a Roma, o piuttosto alla stazione Termini. Perché, se solo lo facessero, io potrei tranquillamente sedermi in poltrona, accendere la televisione e studiare attentamente le loro modalità d’intervento, capire le falle dei loro sistemi ed attaccare proprio lì dove sono più deficitari in quanto a preparazione ed organizzazione. Ma loro - le forze dell’ordine - no, questo non te lo fanno vedere; sono furbi, mica si gioca a carte scoperte! Mica dicono “guarda, caro terrorista: tu ancora non hai fatto la tua mossa, e io già ti fo vedere come reagirei ad un tuo attacco, così capisci dove sbagliamo e colpisci proprio lì”. No, questo non lo direbbero mai, sono troppo furbi. Mica farebbero le campagne d’informazione sulla stampa, con titoli “domani sera, in diretta TV, esercitazione antiterrorismo a Napoli”, con tanto di illustrazione dettagliata dei luoghi in cui si svolgerebbe il tutto

    Iniziera’ alle 9 l’esercitazione antiterrorismo a Napoli. I centri nevralgici coinvolti nelle operazioni saranno la biglietteria della stazione Centrale, la stazione sotterranea della Circumvesuviana e il Centro Direzionale. (qui, amplius)

    mica farebbero intervenire il pubblico, reclutando dei volontari per simulare i feriti (nelle fila dei quali potrei addirittura presenziare io, per vedere più da vicino come lavorano i soccorsi);

    L’esercitazione impegnerà in tutto circa 750 uomini tra forze dell’ordine e volontari (qui, amplius)

    mica snocciolerebbero cifre sulle presenze dell’operazione

    Alla simulazione parteciperanno (con un impiego complessivo di 747 uomini e 179 mezzi) le forze dell’ordine (polizia, carabinieri e Finanza), esercito, vigili del fuoco, polizia municipale, nonche’ varie strutture della Protezione civile, degli enti locali, strutture sanitarie (Croce Rossa e Asl cittadine) con l’unita’ di crisi della Regione, capitaneria di porto e autorita’ portuale, Circumvesuviana e volontari. (qui, amplius)

    Infine, mi incazzo anche perché, a prescindere dalla totale assenza di utilità all’allenamento e dal pericolo al quale ci fanno esporre mostrando la difesa ancor prima dell’attacco, ci prendono per scemi: devono spendere soldi, e organizzare tutte queste pagliacciate in grande stile, per tranquillizzare la popolazione. Capite? Se vediamo tutto questo tran tran di uniformi e barelle, dobbiamo per forza stare tranquilli, ché sicuramente saranno preparati. No, grazie: non dateci statistiche e dati certi su soldi spesi per la prevenzione, per i servizi segreti, per le alleanze con gli altri Stati; spendete pure per organizzare questi circhi Barnum così tanto colorati e festosi, che ci fanno sentire più tranquilli. Ci prendono per bambini deficienti: entrano in scena i pagliacci colorati e tutti noi a dire “vedi quanti sono? Sta’ tranquillo che saremo sicuri!”.

    E poi, come lo fanno: a Napoli

    Cinque persone sono rimaste ferite in un incidente che ha visto coinvolte due ambulanze del 118 impegnate nell’esercitazione antiterrorismo a Napoli. I due mezzi si sono tamponati in piazza Garibaldi durante la quarta fase della simulazione, che prevedeva l’esplosione di un ordigno su un elettrotreno. Una donna, volontaria della Protezione Civile, è stata invece colta da un attacco di panico ed è stata ricoverata. (qui, amplius)

    e a Roma

    Il traffico attorno alla zona interessata all’esercitazione, complice la pioggia, è rimasto paralizzato per ore.
    Code soprattutto sul Lungotevere e lungo il Muro Torto.
    Per tutta la mattina la circolazione è stata vietata in via Merulana, via Labicana, via Cavour, via di San Giovanni, via Arenula, via dei Fori Imperiali, corso Vittorio Emanuele e via Nazionale, Corso Rinascimento.

    Sono state inaccessibili anche tutte le strade che sfociano nelle vie sopra indicate.
    Non è stato difficile solo per chi non ha rinunciato alla macchina, ma anche per chi ha scelto i mezzi pubblici: la metropolitana è stata chiusa intorno alle 8.30, invece che alle 9, come annunciato.
    E per le tre ore dell’esercitazione il servizio è stato interrotto dalla fermata di Manzoni fino ad Ottaviano.
    I bus, che non potevano entrare nella zona della simulazione, pur se provenienti da zone lontane dal centro, hanno avuto ritardi notevoli. (qui, amplius)

    In sintesi, affermo l’assoluta inutilità di questo tipo di esercitazioni antiterrorismo (e, si badi, non di tutte le esercitazioni antiterrorismo: svolte in altra maniera, sono utilissime), sia sotto il profilo dell’utilità nell’esercizio (zero) che per quanto attiene alla motivazione psicologica di tranquillizzazione della popolazione (offensivo a livello personale).

    Secondo me, la cricca al potere ci vede un po’ come il pollo di questa foto, e del pari ci tratta, mangiandosi cioè le nostre aspettative di dignità ed intelligenza:

    Ci vogliamo davvero far trattare così?

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  • Consapevolezza dell’età che avanza (post-noioso, credo)

    20 10 2005 di Francesco Minciotti

    Che dirvi, è iniziato per me un periodo davvero molto intenso: ultimi esami ed inizio pratico della stesura della tesi. Il titolo non ve lo so ancora dare, ma dovrebbe essere qualcosa come “Il postumanesimo e il cyborg“; in ogni modo, tratterà quei due argomenti.
    Per non saper né leggere né scrivere (e soprattutto, non sapendo dove trovare il tempo per raccontarvi qualcosa di bello), vi incollo il primo paragrafo del I capitolo, che parla del Corpo (il II cap. parlerà del Postumanesimo, il III tirerà le conclusioni del tutto. Forse.):

    1. Analisi diacronica del concetto di corpo
    Il corpo, elemento (finora?) imprescindibile dell’essere umano, suo intimo compagno, suo secondo sé, non è sempre stato pensato alla maniera dell’uomo occidentale moderno. Tale visione emerge con forza a partire dal sesto secolo a.C., per affermarsi come incontrastata nel quinto. In tanto però ha senso parlare di un’immagine moderna del corpo, in quanto ne esiste una antica. Com’era dunque intesa la corporeità dagli antichi?
    Seguendo le esemplari discettazioni del REALE , nella Grecia di Omero il termine soma, sebbene indicasse il corpo, lo indicava in un particolare stato: quello della morte. Così, ad es., Ettore supplica Achille nell’Iliade:

    Dà indietro il mio corpo [soma] alla mia casa, perché con il fuoco
    mi onorino, quando sia morto, i troiani e le loro donne.

    Se questa era la semantica omerica (e greca con lui) per soma, quale il termine per il concetto “corpo vivo”? E perché, nel tempo, si è avuta un’evoluzione (fino ad una vera e propria antifrasi) del significato di soma – oggi suffisso delle parole che descrivono un corpo vivo?
    Analizzando più profondamente il concetto di “cadavere” (il soma degli antichi greci, per l’appunto), si evince come esso possa essere ricondotto a quello di “unitarietà”. Difatti, il corpo morto per l’antico è un unicum, incapace com’è di motilità, di interazione, di vitalità. Nel cadavere dunque sono assenti le molteplici funzioni differenziate dei vari organi, tanto importanti al fine di stabilire se un corpo avesse ancora in sé il soffio vitale o piuttosto fosse divenuto un soma. Tutti i sensi, ormai non più tali, si fondono nel soma, cifra dell’indifferenziazione, emblema dell’uguale.
    Al contrario, l’organismo viene visto da Omero come somma delle parti (pur senza arrivare ad una visione olistica di quello, propria dei moderni); per esprimere questa “unità-nel-molteplice” egli utilizza la forma plurale di parole quali melea o gyia (=membra).
    Addirittura, secondo lo SNELL , nei poemi omerici non vengono usati neanche termini al singolare per definire le singole parti: mancano i vocaboli per “braccio”, per “gamba”, e perfino per “tronco”, parte del corpo che già potrebbe essere definita come un insieme di singoli organi. Insomma, il Poeta (qui preso a significare, ricordiamolo, la sua epoca) pone una sorta di aut aut linguistico: o l’unità-nella-vita (melea, gyia), o l’unità-nella-morte (soma): tertium non datur. D’altro canto, come dimenticare che proprio in Grecia vennero elaborate le misure antropometriche perfette – il kanon , per l’appunto? Ancora una volta, un esempio di come il tutto (e la perfezione della sua estensione) fosse più importante della singola parte.
    Proseguendo l’analisi del lessico riguardante il corpo in Omero, si analizza il fatto utilizzando una ripartizione proposta dal REALE ; in base ad essa, si trova anzitutto:
    a) demas, cioè la figura (il profilo e la statura), non quindi propriamente l’organismo, ma una particolare accezione di un suo aspetto importante sì, ma non fondativo:

    E al loro fianco arrivò la figlia di Zeus, Atena,
    simile a Mentore sia per l’aspetto [demas], sia per la voce

    ;
    b) Melea, cioè le “membra”, segnatamente nel senso di “muscolatura”:

    Sempre era oppresso da affanno pesante, il sudore
    gli scorreva abbondante da tutte le membra [melea], né mai poteva
    riprendere fiato: un guaio dopo l’altro da tutte le parti .

    c) Gyia, come sopra, “membra”, ma – secondo la maggioranza degli studiosi – mosse in funzione delle articolazioni, in particolare riferito agli arti:

    Ettore colpì Eioneo con l’asta di faggio
    Al collo sotto l’elmo di bronzo, gli vennero meno le membra [gyia] ;

    d) chros, unico termine singolare dell’elenco, che quindi sembra avvicinarsi più degli altri alla concezione del vocabolo “corpo” per noi moderni; tuttavia, presenta un significato davvero molto ridotto rispetto al suo termine di paragone, in quanto Omero lo utilizzava per indicare la “pelle”, intesa non in senso anatomico (per il qual senso esiste la parola derma), bensì nel senso di “involucro”, “guaina”:

    Così dicendo gl’infuse un vigore animoso,
    mentre instillò per le narici a Patroclo
    ambrosia e nettare rosso, perché restasse intatta la sua pelle [chros] .

    Se pure – talvolta – il Greco utilizza i nomi dei singoli organi, lo fa per attuare una sineddoche, che ha per significante il nome della parte e per significato sempre, ineluttabilmente, il corpo.

    Ma la maggior parte della guerra faticosa
    la fanno le mani mie [cheires emai] .

    Concludendo questa breve analisi sul concetto di corpo in Omero, va messo in luce come l’uomo omerico non si sostanzi di quella dualità che – al contrario ¬– caratterizzerà la visione dell’uomo propria di noi moderni (a partire dal platonismo); quegli è infatti un uomo unitario, che non conosceva – in vita, beninteso – la dialettica psyche-soma se non intendendo quest’ultimo termine nell’accezione sua propria in quella sede, e cioè di “cadavere” . Infatti, Omero utilizza il vocabolo psyche solo nel momento in cui questa abbandona il soma, unicum freddo e inerte, uomo-nella-morte.

    Non ho tempo di impaginarlo a dovere (e mancano, più grande fra tutte le mancanze, le note!); già ne ho avuto abbastanza per farlo “per lavoro”, e non ce la fo a ricominciare daccapo per voi, sebbene mi siate carissimi (non fate quelle facce: lo sapete che non è affettazione!).
    A presto!

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  • Frasi sfatte - Davanti alla TV (ep. 2)

    19 10 2005 di Francesco Minciotti

    Sera, cena a casa di conoscenti (alcuni un po’ tarpani, ma tant’è). La TV è accesa, e tentiamo disperati di parlarle sopra. Passano “Le iene” (no, non quelle del Sommo; quelle di italia1), e la Marcuzzi, insieme a Luca&Paolo, sta facendo un balletto.
    Uno dei commensali (ok, uno un po’ tarpano):

    Nun è bellissima, ma è ‘na bella patata

    Sempre durante la cena, si riempiono i piatti dal vassoio di portata: il solito individuo, riempiendosi il proprio con porzioni gargantuesche, se ne esce così:

    C’ho ‘na bocca fregna!