Abbiamo vinto una battaglia!

Carissimi,

non ce la farò mai a mantenere la parola data: giusto poche righe più giù vi avevo promesso che avrei pubblicato l’analisi della “Carta dei Servizi” di Telecom, e ora ecco un articolo che non c’entra niente. Eppure, l’importanza della notizia che sto per darvi impone il non rispetto per l’etichetta e le precedenze.
Pare che ce l’abbiamo fatta: il governaccio ha rinunciato all’approvazione della vergognosa legge sull’esenzione ICI per gli immobili della Chiesa cattolica (qui e qui, amplius), di cui se ne era già parlato in un mio piccolo saggio giuridico, che ha avuto risonanza all’interno della Rete; mi piace pensare che anche quel piccolo cumulo di concetti sdegnati abbia contribuito a far rovinare a terra le speranze dei vaticani di diventare “evasori fiscali legalizzati”. D’altronde, l’intera comunità s’era levata baionette al vento, con dibattiti, proteste in rete, in tv, giornali e chi più ne ha più ne metta. E’ la dimostrazione che possiamo – se compatti – avere ancora un po’ di potere per dirigere (alcuni) affari che ci toccano tutti come vogliamo, e non come vogliono gli altri (già, ma quali altri?).
E sapete qual è stata la più grossa soddisfazione? Che è toccato a Giovanardi – sì, al più grande ex-democristiano che sieda negli scranni governativi – mandare giù l’amaro boccone: è stato lui infatti a riferire al Parlamento che

la commissione Bilancio di Montecitorio non è stata in condizione di esaurire l’esame del testo, visto che il ministero dell’Economia non le ha trasmesso tutte le informazioni richieste. In considerazione dell’imminente scadenza del testo, dunque, l’unica soluzione è far decadere il decreto

Scusa puerile, visto che è precetto costituzionale che ogni legge che prevede una spesa deve anche indicare i mezzi per farvi fronte; e che se si sono impegnati, fin da metà agosto, a tirare avanti questo mostro giuridico, non è possibile pensare (a meno di non considerarli tutti acefali…uhm…) che si siano accorti della mancanza di informazioni dal ministero dell’economia solo dopo che Camera e Senato abbiano votato il decreto-legge.
Abbiamo vinto una battaglia, cari amici: non la guerra. State tranquilli che proveranno a farla passare, magari in sordina come ad agosto, tra le pliche della Finanziaria 2006. Ma noi vigileremo, staremo all’erta con le nostre baionette che risplendono al sole della giustizia. E vinceremo.

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