Sapete bene, miei cari, che è abitudine (vizio?) del tenutario di questo sito (il piccolo, dolce, adorabile Silenzi.com di babbo suo) fare le pulci a tutto quel che si muove o è mosso (come gli incartamenti ufficiali).
L’argomento principale, da un paio di giorni a questa parte, è il ritiro di 30 milioni di confezione di latte a marca Nestlé immesse sul mercato europeo: si parla di una serie di paesi coinvolti (Francia, Spagna e Portogallo oltre all’Italia)
Trenta milioni di litri di latte per bambini Nestlé sono stati sequestrati oggi, su tutto il territorio nazionale: praticamente l’intero quantitativo disponibile, con scadenza settembre 2006. A firmare l’ordinanza di sequestro è stato il procuratore capo di Ascoli. E intanto la stessa multinazionale svizzera ha annunciato che lo stesso prodotto è stato ritirato, in via cautelativa, in altri tre paesi europei: Francia, Spagna e Portogallo. (qui, amplius)
Il guaio è che l’IsopropilThioXantone (ITX) - una sostanza utilizzata come fissatore per l’inchiostro da stampa off-set ed utilizzata anche su alcuni materiali di imballaggio per la stampa delle confezioni - sembra essere di qualche danno per la nostra salute. Si parla di ipotesi perché non v’è sufficiente letteratura scientifica su questo composto che possa effettivamente spiegarci come stiano le cose in quanto a tossicità.
Sul punto sembrano esserci due versioni tra loro contrastanti: quella della Nestlé e quella del Ministero della Salute.
Secondo la versione Nestlé, fornita dall’amministratore delegato Peter Brabeck
C’era un accordo con il ministero della Salute italiano e l’Unione Europea, per smaltire fino ad esaurimento i lotti di prodotti di latte per l’infanzia che presentavano tracce d’inchiostro e poi cambiare il processo di produzione delle confezioni
Se fosse confermata tale versione, sarebbe uno scandalo di proporzioni clamorose: l’Unione Europea e l’Italia che si coalizzano in un atteggiamento potenzialmente pericoloso per la salute di milioni di bambini in tutta Europa.
Aggiornamento: Il ministro Storace ha dichiarato in mattinata:
Ho ricevuto una lettera del presidente della Nestle’, Peter Brabeck, che chiede ’scusa senza riserve per l’ enorme danno provocato con le false affermazioni dei giorni scorsi”, afferma il ministro Storace in una nota, aggiungendo tuttavia che ”in tribunale ne dovra’ rispondere comunque: il capo di una multinazionale non puo’ permettersi di infangare impunemente le istituzioni italiane”. ”La lettera - conclude Storace - sara’ consegnata oggi stesso agli inquirenti”. (qui, amplius)
Francamente il sottoscritto, anche in ossequio alla regola di buonsenso che vuole le accuse provate e non semplici illazioni, rifiuta come falsa questa versione, fin quando almeno non saranno prodotte prove dalla Nestlé nel senso dell’esistenza di questo accordo maligno; e mi pare davvero improbabile che l’Unione Europea abbia agito in questo modo.
L’altra versione è quella del Ministero della Salute italiano, secondo la quale fin dal settembre 2005, a seguito di controlli di qualità sul territorio, si evidenziò la presenza di questo ITX nel latte, definito “composto estraneo”; pertanto,
in seguito a questo ritrovamento, è stato il Ministero della Salute, fin dallo scorso settembre, ad allertare l’Unione Europea. Com’è noto l’attivazione del sistema di allerta comunitario comporta il ritiro di tutti i lotti dei prodotti oggetto della segnalazione su tutto il territorio nazionale e comunitario; la Commissione europea il 14 ottobre ha investito del problema l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), mentre il Ministero della Salute ha chiesto subito all’Istituto Superiore di Sanità di fornire i dati sulla tossicità della sostanza ITX e di acquisire dati sulla presenza della stessa sostanza in altri prodotti alimentari. (qui, amplius)
Al sottoscritto, allo stato sembra più verosimile la versione ufficiale; ciò non significa che mi esimerò, nei prossimi giorni, dal controllare attentamente altri mormorii suburbani e rivoluzionari che riguardino versioni alternative, ed in caso ve le fornirò, affinché possiate maturare un vostro personale giudizio.
Torniamo a noi: avendo appurato la genesi der pasticciaccio de’ ‘a Nestlé, vediamo cosa sia questo composto che era nel latte e che non avrebbe dovuto trovarvisi. Come ho detto sopra, è un fissatore della stampa del cartone TetraPak che sembra aver sconfinato nel liquido all’interno della confezione. Quindi, andiamo subito sul sito ufficiale TetraPak e sentiamo la loro versione dei fatti:
La sostanza identificata (ITX) non é presente nella lista redatta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanitá) riguardante le sostanze nocive per la salute umana. Inoltre l’ITX non é tra le sostanze proibite dall’UE per l’utilizzo negli imballaggi alimentari.
Oltre a ció, con riferimento al caso del latte per bambini contaminato con tracce di isopropiltioxantone (ITX), numerosi esperti della salute ed autoritá a livello europeo affermano che non vi é alcuna ragione per essere preoccupati e prospettare, di conseguenza, azioni urgenti. (qui, amplius)
Annotiamo intanto che l’annuncio è ben visibile già sull’home page (sebbene venga dato più risalto al concorso a premi “Il buio ti premia”); poi diciamo che, a sentir la TetraPak, non c’è stato alcun rischio, ma solo un saggio tuziorismo (”l’ITX non fa male, però visto che la mucca non lo produce, noi lo rimuoviamo dal mercato”).
Che ci dice l’altra campana, il Ministero?
Secondo le prime valutazioni emerge che il rischio di effetti genotossici, in seguito ad ingestione di ITX, è assente o trascurabile. Non risultano disponibili informazioni su altri effetti tossici. (qui, amplius)
Sembra davvero quindi che i bambini non abbiano corso un rischio reale, e che il meccanismo abbia funzionato (tra l’altro, la Milupa - altra azienda commercializzante latte - rischia la stessa sorte, forse mitigata dagli accertamenti negativi sull’ITX che non renderanno necessario un ritiro delle confezioni sul mercato; qui, amplius ha visto stamani il sequestro di alcuni dei suoi prodotti: (qui, amplius)).
Tutto bene sul fronte della salute, quindi.
Ma che dire del comportamento della Nestlé? E che dire sull’effettiva buona fede (e buon comportamento) dell’azienda, non solo in questo caso ma più in generale del suo “essere azienda”?
***
Partiamo da questa vicenda, intanto. Abbiamo già detto della “sparata” dell’amministratore delegato, per la quale ci sarebbe stato un complotto dell’Unione Europea e dell’Italia per gabbare - e potenzialmente uccidere - milioni di bambini con del latte che conteneva un composto dalle sconosciute potenziali capacità dannose. Tale dichiarazione (che forse si rivelerà una gaffe) inizia a far visibile un modo di fare poco chiaro di quest’azienda che scarica sull’Unione Europea ombre grandi tanto quanto il suo territorio. Per l’intanto, andiamo - anche in questo caso - sul loro sito ufficiale: tanti colori tenui e soffusi, tanto bianco (che fa molto candore infantile), scritte rassicuranti da vera multinazionale “mamma amorevole”. Anche qui, per amor di verità, c’è un collegamento già in home page alla dichiarazione ufficiale della Nestlé Italia sulla vicenda dell’ITX.
L’Azienda ha immediatamente provveduto al ritiro dal commercio dei lotti segnalati dall’ Autorità Sanitarie della Regione Marche, a seguito del ritrovamento di tracce di un componente identificato come IsopropilThioXantone (ITX) e utilizzato come fotoiniziatore di inchiostri nella fabbricazione di imballaggi, nelle confezioni in TetraPak a stampa off-set.
Lo scorso 15 novembre, Nestlé Italiana ha deciso, autonomamente come misura precauzionale, di estendere il ritiro a tutti i latti per l’infanzia liquidi ancora presenti sul mercato, confezionati in imballaggi realizzati con sistema di stampa off-set, provvedendo a informare la Procura della Repubblica di Ascoli Piceno e tutti i suoi clienti. (qui, amplius)
A sentir loro, han sì fatto il danno, ma sono corsi ai ripari ben prima del sequestro operato dalla Guardia Forestale, cioè già in data 15. E qui le cose cominciano a non tornare, se è vero che il 16 novembre (un giorno dopo l’inizio del millantato auto-sequestro) Federfarma lamentava, tramite un fax,
“la Nestlè, più volte contattata, non ha ancora diramato alcuna comunicazione ufficiale sul ritiro dei lotti di prodotti”. Di qui l’invito alle farmacie, “in attesa di ulteriori chiarimenti, ad astenersi dalla vendita dei prodotti interessati”. (qui, amplius)
Qualcuno mente. Già, ma chi?
Non avendo queste prove, facciamo una piccola digressione sull’azienda Nestlé, per vedere di che pasta sia fatta; se sia, insomma, un’azienda che tiene fede a quello che dice, se mantiene la parola data. O meno.
Dal loro sito ufficiale:
In Italia si presenta con un sistema di marchi e di prodotti adeguato, in grado di soddisfare i gusti, le culture alimentari, i bisogni nutrizionali, e di valorizzare le risorse disponibili nel nostro territorio. (qui, amplius)
Sembra dunque che la Nestlé ci faccia un favore a impiantare la sua industria; altrimenti, come faremmo a soddisare i nostri bisogni nutrizionali?
Del resto, questo tratto paternalistico è già ben presente nella filosofia dell’azienda fin dai tempi del suo fondatore, Henri Nestlé, il quale
inventò la farina lattea, per salvare la vita al bambino dei vicini di casa che non poteva essere allattato al seno.
“Salvane uno per avvelenarne trenta milioni”, potrebbe dire un malizioso.
Ad ogni modo, l’analisi del sito ci porta alla considerazione di un altro dato molto importante, e cioè che la Nestlé è ben più estesa e radicata nel commercio alimentare di quanto non creda l’uomo della strada: Aftereight, Alemagna, Antica gelateria del corso, Baci Perugina, Buitoni, Cerali Nestlé, Nestlé Foodservices, Fruit Joy, Fruttolo, Galak, Gran Dessert, KitKat, La valle degli Orti, Lc1Vital, Lion, Maggi, Mio, Motta, Motta (gelati), Tartufone Motta, Nescafé, Nesquik, Nestlé latter intero concentrato zuccherato, Nestlé orzoro, Nestlé divisione nutrizione infantile, Perugina, Polo, Quality street, Smarties, Sveltesse (qui, amplius). Una serie ben più lunga di quanto ci si potesse aspettare, che sottolinea la reale potenza di questo colosso finanziario multinazionale, anche sotto gli aspetti “meno leciti” che possono sorgere in eventuali casi-limite come questo. Un gigante di tali proporzioni potrebbe ben permettersi di fare la voce grossa anche in ambiti “che contano”, non trovate?, ben più che se producesse solo il Nesquik e il Nescafé. Ed è bene sapere anche questo, mi pare.
Ad esempio, la voce grossa l’han fatta, e più d’una volta sono stati smascherati: nel 2002 prima, e nel 2005 poi la Nestlé - assieme ad altre produttrici di latte in polvere - è stata riconosciuta colpevole di pratiche di “cartello”, cioè di accordi illeciti fra diverse aziende produttrici dello stesso bene al fine di mantenere i prezzi più alti del dovuto, e prendere per la gola il consumatore che abbisogni del latte in polvere, facendoglielo pagare più di quanto dovrebbe. Nella prima occasione (2002), l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato multò la Nestlé (e le corree Heinz Italia, Humana, Nutricia, Milupa e Abbott) per un totale di 6 miliardi di lire; nel 2005, poco meno di un mese fa, arrivò la seconda multa (recidiva!) per lo stesso reato, di un’entità pari a 3.300.000€ (multate, assieme alla Nestlé, Plada. Humana Italia, Milupa, Nutricia, Heinz Italia. e Milte Italia; quindi, molte di queste, recidive anch’esse) (qui, amplius). Quindi per ben due volte l’azienda di cui ci stiamo occupando si è intenzionalmente accordata con altre “colleghe” per turlupinare il consumatore.
Rileggiamo al volo le parole circa la “filosofia Nestlé” sul loro sito ufficiale:
la filosofia aziendale può essere sintetizzata in una frase: “trasparenza del modello produttivo e delle politiche industriali per instaurare un rapporto di fiducia con i consumatori”. (qui, amplius)
Un rapporto di fiducia, nella mia scala etica, non si può costruire con un interlocutore condannato per due volte nel giro di tre anni per pratiche volte a danneggiare intenzionalmente il consumatore.
Nella prossima puntata sul caso Nestlé analizzerò altri aspetti oscuri della vicenda.
(1 - Continua)
N.B.: Mi sono ammazzato per fare un lavoro di compendio di varie fonti; meglio per voi quindi che lo leggiate e che facciate tanti commenti tipo “beeeello”, sennò faccio scioperò!