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    Cambiar tutto affinché nulla cambi

    30 11 2005 di Francesco Minciotti

    Io l’ho sempre detto che ciascuno deve fare quello per cui ha studiato e s’è preparato per tutta la vita, e non occupare indebitamente un ruolo decisionale senza competenze.
    Sto parlando, questa volta, del ministro Castelli, che ha studiato (lo prendiamo per buono) da ingegnere, e ora fa - inspiegabilmente - il ministro di Grazia e Giustizia. E, ovviamente, parla di diritto con la perizia d’un ingegnere, cioè pressoché nulla.
    Per quanto riguarda il caso Sofri, questa la sua ultima dichiarazione:

    sto doverosamente riesaminando il caso alla luce del fatto nuovo. Non sono cambiate le mie opinioni, ma i fatti… (qui, amplius)

    Quali sono questi fatti stanti i quali il ministro-ingegnere Castelli “riconsidera” la situazione?
    Adriano Sofri si ammala d’un lampo: sindrome di Boerhaave, la chiamano i medici. E dicono che è una bestia rara e malvagia; la rottura repentina dell’esofago. Anche noi, digiuni di medicina (e per questo non medici), lo arguiamo. Strano ma vero, è proprio la sua detenzione carceraria a salvarlo: se non fosse stato per la continua sorveglianza e la vicinanza all’ospedale, molto probabilmente sarebbe morto. A volte la vita è buffa, e la morte non le è da meno.
    Sotto il profilo giuridico, i giudici non perdono tempo e dichiarano la pena “sospesa” per sei mesi, a causa delle gravi condizioni di salute del detenuto.
    Ora, ciò che si richiede al ministro-ingegnere è il nullaosta per la concessione della grazia ad Adriano Sofri, la cui facoltà di emanazione è in capo a Ciampi. Quegli s’è sempre rifiutato, dall’inizio del suo mandato istituzionale, di prendere in considerazione anche la sola idea di concederlo. Problemi morali suoi, si dice da queste parti.
    Quel che è giuridicamente inconcepibile (e da qui si ritorna, ciclicamente, al tema iniziale) è che il ministro-ingegnere starebbe “riconsiderando i fatti”; ma questi fatti, davvero, non influirebbero neanche a volerlo su un’eventuale grazia. Esiste difatti una vera e propria strada giudiziaria che permetterebbe a Sofri di evitare il carcere vita natural-durante, se le sue condizioni dovessero rimanere gravi fino al decesso (e non glielo si augura davvero!): la sospensione “perenne” della pena, rinnovata di quando in quando, per gravi motivi di salute. Per cui, delle due l’una: o il ministro-ingegnere concede il nullaosta alla grazia per un motivo che esula da quelli propri di questo istituto giuridico (i motivi di salute), posto che l’ordinamento prevede già che il detenuto non abbia a soffrire ingiustamente per l’applicazione della pena in condizione inumane, oppure evita di parlare a sproposito, giacché - lo si è detto - ciascuno dovrebbe occuparsi del campo di cui è esperto. E, stando alla biografia governativa, Castelli è più bravo con la riduzione del rumore che con il diritto.

    ***

    Per quel che vale, i migliori auguri di una pronta guarigione ad Adriano Sofri, del quale ho avuto la fortuna di apprezzarne il grande acume, la sconfinata cultura ed un’umanità pervasiva. Se è vero che panta rei, e accettando che sia davvero colpevole (sulla qual cosa nutro davvero enormi dubbi), non credo sia più la stessa persona di trent’anni fa, quella che commise (?) il crimine per il quale è stato condannato. E solo per questo dovrebbe essere graziato (”[...] le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”, art. 27 c. 3 Cost.)

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  • La Censura della chiesa cattolica

    29 11 2005 di Francesco Minciotti

    Visto che la notizia è sfuggita praticamente a tutti (chissà perché non se ne parla, mentre tutto il giorno ci rompono i coglioni con il meteo, montando problemi inesistenti così da distrarci rispetto a temi ben più importanti), ve la riporto io, così come l’ho trovata su Kataweb musica. Spero che i sigg.ri Kataweb non se ne avranno a male: se ci dovessero essere problemi, che me lo facciano sapere. Io specifico bene che è merito loro, che ne hanno parlato per primi: io fungo solo da cassa di risonanza.

    Già annunciata tra gli artisti internazionali del prossimo Concerto di Natale in Vaticano, la brasiliana Daniela Mercury, artista indipendente, impegnata nel sociale e vicina alla Chiesa Cattolica di Bahia, è stata cancellata dal cast. La ragione: aver messo la sua immagine e la sua musica a disposizione di una campagna per l’uso del preservativo come strumento di prevenzione dell’Aids promossa dal Ministero della Salute brasiliano.

    Daniela, tra l’altro ambasciatrice dell’Unicef e dell’Unaids, il programma delle Nazioni Unite per la lotta all’Aids, ha diffuso una nota ufficiale in queste ore, lamentando l’esclusione: “Sono molto delusa di non poter rappresentare il mio Paese al Concerto in Vaticano e di non potermi esibire assieme a grandi artisti provenienti da tutto il mondo. Ma riaffermo il mio diritto di dissentire dalla posizione della Chiesa in quello che dice rispetto all’uso del preservativo come forma di prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, come l’Aids. Per me il preservativo è uno strumento di protezione della vita”.

    Secondo il quotidiano brasiliano O Globo, la Mercury era stata invitata dal Vaticano cinque mesi fa. Il nome dell’artista figurava ancora in elenco lo scorso 11 novembre, quando la stampa era stata convocata per il 2 dicembre alla conferenza stampa di presentazione del Concerto di Natale in Vaticano, spettacolo che si terrà il giorno successivo nella consueta ambientazione della Sala Nervi. Era stato persino diffuso il contenuto della sua esibizione: le canzoni Águas de Março, Canto da Cidade oltre a due brani di musica sacra con l’accompagnamento dell’Orchestra Sinfonica di Palermo. Solo in questi ultimi giorni la Curia Vaticana deve aver scoperto il “misfatto” di cui si è resa colpevole la Mercury.

    E’ accaduto nel febbraio scorso, durante i giorni del Carnevale, quando il sesso occasionale diventa normalità in tutto il Brasile. Sugli schermi televisivi e alla radio passa uno spot musicato, cantato e interpretato da Daniela Mercury assieme al suo trio elettrico. Lo slogan: “Vista-se! Use sempre camisinha!” (Stai attento! Usa sempre il preservativo). Il 7 febbraio Daniela e il suo trio scendono addirittura nelle strade di Salvador de Bahia, indossando magliette con lo slogan della campagna pro-preservativo impresso sul petto, percorrendo il circuito Barra-Ondina.

    Torna così il ricordo di Lauren Hill, la cantante afroamericana che nel 2003 aveva accettato l’invito al Concerto di Natale in Vaticano e che dal palco della sala Nervi aveva scandalizzato le più alte autorità spirituali della Chiesa Cattolica invitandole a chiedere perdono per i crimini commessi negli Usa dai preti pedofili. Momento che fu accuratamente tagliato dall’edizione televisiva dello show. La Chiesa Cattolica chiede all’Uomo di salvarsi dall’Aids con la castità e combatte l’uso del preservativo. Ma ha imparato ad apprezzare, a sue spese, il valore della “prevenzione”. Ecco perché la Mercury non ci sarà.

    N.B.: Qui non si vuole sindacare il diritto della chiesa ad invitare o rifiutare (o a farlo dopo aver invitato) chicchessia, ma solo garantire una vera e completa informazione.
    Noi non ingeriamo negli affari della chiesa (come non s’è sindacato sulla reprimenda ai frati francescani di Assisi, e di molte altre scelte interne); per questo (se non rispetto dei ruoli istituzionali, almeno un po’ di diritto di reciprocità!), sarebbe davvero un bene che Ruini si facesse da parte, ed evitasse di parlare di affari competenti solo ed esclusivamente lo Stato Italiano. Grazie, fine della precisazione.

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  • Esportiamo, esportiamo…

    29 11 2005 di Francesco Minciotti

    Dopo l’esportazione della democrazia (sui cui risultati è meglio stendere un velo pietoso), l’Italia s’è decisa ad intraprendere un altro business: l’esportazione delle Madonnine Che Piangono Lacrime Di Sangue. Sì, perché vedete, qui da noi c’è una tradizione secolare sulle lacrimazioni riguardanti figure sacre, apparizioni, contatti con il trascendente. Basti fare un piccolo “viaggio nel tempo”, tanto per rinfrescare la memoria, dall’antichissma Madonna delle Lagrime di Trevi, passando per il caso delle lacrime di Siracusa, fino ad arrivare a quello della Madonnina di Civitavecchia.
    Ora non mi dilungherò di certo qui - eretico! - nel confutare praticamente ogni singolo caso citato, parlando di dossier del Vaticano che li smentiscono, palesi contraddizioni nelle dichiarazioni di sedicenti “testimoni oculari”, assenza di lacrimazione quando le statuine furono portate in laboratori della polizia scientifica e/o poste sotto sequestro dalla Magistratura; sarebbe sicuramente il delirio d’un povero ateo, che non accetta la semplice verità: che quelle lacrime sono vere, e che diamine!
    Ecco dunque che assistiamo all’esportazione di questo fenomeno:

    California, dalla statua lacrime rosso sangue

    A Sacramento si grida già al miracolo: il volto della Vergine è rigato da una sostanza misteriosa. E si teme l’arrivo di terribili sventure (qui, amplius)

    Anche qui, il copione è sempre il solito: prima qualche sporcatura sulle gote, poi una serie di ammissioni/smentite a mezza bocca, poi gli stormi di fedeli (paganti, quantomeno nel rifocillarsi, dormire, spostarsi tutt’attorno), poi l’attenzione pubblica scema, e dopo qualche anno, immancabili, le prove scientifiche della falsità della lacrimazione. Ma a quel punto un’altra Madonna avrà già lacrimato, e allora tutti verso di lei! Come virus, i fedeli sciamano verso un luogo “sacro”, ne succhiano tutto il misticismo, e poi migrano verso un’altra avventura lacrimevole.

    Non mancano i testimoni dell’incredibile evento, come Ky Truong, 56 anni, che ha detto di aver assistito «in diretta» al pianto miracoloso. [...] Pensa che queste lacrime siano un segnale preciso inviato dal cielo: «Presto succederà una tragedia, come un terremoto o un’epidemia. Siamo disperati».

    Classico esempio di idiozia: chi glielo dice, a questo signore qui, che per forza dovrà accadere qualcosa di negativo; che per forza debba trattarsi di un terremoto o di un’epidemia; che siamo tutti disperati? Allarmismo, e soggiogamento di menti semplici.
    Attendiamo la smentita dei test scientifici.

    Per l’occasione, vale la pena rispolverare un vecchio motto di spirito di quei simpaticoni paleo-fascisti della Lega: va a laurà, barbùn! Caustico e calzante.

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  • Bling get busted

    28 11 2005 di Francesco Minciotti

    Dentiere di diamanti, è moda negli Usa

    Medaglioni dorati appesi a dozzine al collo fanno pendant con una cascata di oro e diamanti sui denti. Benvenuti nel «bling style», fatto di gioielli esagerati, arditi e appariscenti. Il nome è onomatopeico: richiama il suono dello scintillio dei preziosi. (qui, amplius)

    Nelly

    Vediamo un po’, non facciamo i soliti bacchettoni retrogradi; cerchiamo di analizzare questo fenomeno di costume proprio dei ggiovani, e cerchiamo di carpire il segreto del loro successo.

    Canta Paul Wall: «Mi sono messo i soldi in bocca, ho fatto diventare la mia bocca come una palla a specchio»

    S’è messo “i soldi in bocca”, il Wall. Cerchiamo di soffocare lo sdegno suggerendo al Wall - secondo il nostro umile senso estetico - un altro orifizio, forse più adatto allo scopo.

    «La gente all’inizio considerava il bling una sorta di ghetto dello stile», dice John Hallett, manager di Mr. Bling, una gioielleria di Las Vegas che vende ogni giorno da cinque a dieci «dentiere» preziose.

    Come dire: qualcuno ancora oggi lo considera “ghetto dello stile”, parlando fuori dai denti (senza oro, al massimo un po’ di tartaro; tale rimane il colore).

    «Ora però un sacco di gente bianca di Los Angeles viene apposta fin qui per acquistarle. Certo sono persone alternative, che sfoggiano già tatuaggi e piercing».

    Arlecchini ambulanti ante litteram; mi pare di vedermeli davanti, con serpenti che partono dal pollice, mordono un orecchio impalato da spilloni da balia, scivolano sopra la bocca “indorata” (no, non è pissing) e arrivano all’ombelico, ove già li attende una morte con la falce che cavalca un’Harley Davidson, e iniziano una partita a poker, con un nugolo d’astanti (stile “trittico della metropoli” di Dix) degni del miglior strip-bar di Los Angeles. Ma forse la sto mettendo troppo sul cliché, che ne dite?

    Chopper agli MTV awards

    Osservando meglio tali elementi, pare proprio di poter affermare, con buona sicurezza, di esprimere giudizi finanche troppo eufemistici. In breve: quànno è troppo, è troppo.
    Che poi, sempre a fare i reazionari non va bene, bisogna essere aperti ai messaggi ggiovanili che questi - ehm - “individui” (?) trasmettono ai ragazzini.

    Ora, racconta, ci sono persino dei tredicenni tra i clienti.

    Ok, partire subito con asce e bastoni da folla inferocita. Obiettivi: (a) I rapper e i negozi presso i quali si riforniscono; (b) i genitori dei tredicenni ingioiellati, che han sborsato per far incastonare la dentatura dei loro figli.

    Da «Tv JewelryThere», le «parure» dentali possono essere ordinate sia in platino sia in oro e costano da 50 a 50mila dollari.

    Soldi ben spesi, non v’è che dire. Altro che investire sui farmaci anti-AIDS da inviare ai bambini africani (alla cui razza ’sti rapper si rifanno quasi stucchevolmente in ogni loro cazzo di accozzaglia di suoni, che alcuni chiamano “canzone”), o cercare di sfamarli un po’. Meglio imbrillantarsi i denti. Che diamine.

    «Nel profondo Sud i denti dorati sono sempre stati un simbolo di povertà - spiega Wall - ma gangster e trafficanti di droga li hanno riscattati, facendoli diventare un simbolo di rispettabilità».

    Capite? Bisogna essere ggiovani anche noi, nei giudizi; sempre a sputar sentenze prima di comprendere ben bene di cosa si parli. Lo capite? Un tempo i denti dorati erano simbolo di povertà (?), ma poi, grazie a personcine affabili ed esempi morali d’antan, sono stati rivalutati: oggidì, chi si impiastriccia la bocca con oro e lapislazzuli è rispettabile. Rispettabile. Rispettabile. Rispettabile.
    Uno così

    Lil' Flip

    è rispettabile. Chiaro? Da oggi in poi, chi vuol essere rispettato si deve agghindare in tal guisa.
    Il sottoscritto informa la gentile clientela che, dal momento che ambisce ad essere membro rispettato dalla comunità, al più presto si abbiglierà così (prova: iò, iò, sono figo, sono imbrillantinato, iò, iò, non mi frega un cazzo di niente, iò, c’ho i soldi e me li spalmo sui denti, iò, iò. Ehm, andava bene?). Siete avvisati; spero possiate fare altrettanto.

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  • Che?!

    27 11 2005 di Francesco Minciotti

    No, non è un citazione del famoso film di Polanski, ma solo l’impeto d’animo sufficientemente scandalizzato dalle ultime affermazioni di Ratzinga su ricerca scientifica e fede. Opportunamente spronato dal caro Claudio, causa sua temporanea indisponibilità virtuale, ne accenno io (come dice lui, “la gente ha il diritto di sapere e deve indignarsi, e viceversa”).
    Dice il papa:

    fare scienza nell’orizzonte di una razionalità vera, diversa da quella oggi ampiamente dominante, secondo una ragione aperta al trascendente, a Dio. (qui, amplius).

    No, caro mio Benedetto: come si fa a fare scienza parlando di Dio? Dio è per definizione fuori da ogni orizzonte sensoriale (egli è infinito, increato ed eterno: come possiamo “scientificizzarlo”?) Insomma, l’impronta epistemologica e la deità sono due rette parallele, che corrono all’infinito senza mai potersi toccare. Infatti, laddove una deviasse verso la traiettoria dell’altra (posto che quella di dio esista), la sussumerebbe. Razionalizzare dio? Impossibile. Divinizzare la scienza? Idem.
    Tiriamo innanzi:

    è venuto affermandosi in modo sempre più esclusivo quello della dimostrabilità mediante l’esperimento. Le questioni fondamentali dell’uomo, come vivere e come morire, appaiono così escluse dall’ambito della razionalità e sono lasciate alla sfera della soggettività

    Ma caro signor XVI, mi pare sia dovere ineludibile della Scienza parlare, come si suol dire, a ragion veduta, cioè a dire basandosi su fatti inoppugnabili! Mi sta bene il tuziorismo, ma la pulsione fideistica è ontologicamente altro dalla Scienza!
    Che poi, a me sembra piuttosto che “l’ambito della razionalità” sia proprio quella scienza empirica che lei tanto denigra, e che piuttosto il fideismo è soggettività. Infatti, in un mondo materiale esiste solo ciò che si può provare in modo inoppugnabile, e proprio questo è razionale! Dire che l’empirismo è soggettivo è un errore gravissimo. Al contrario, è proprio l’empirismo, e quindi la dimostrazione scientifica, l’unica verità dimostrabile.
    Continua l’Infallibile:

    Di conseguenza scompare, alla fine, la questione che ha dato origine all’università, la questione del vero e del bene, per essere sostituita dalla questione della fattibilità.

    Perché, signore vestito di bianco? La scienza è la ricerca della verità. Magari anche la fede, a modo suo: ma la fede non può dimostrare (in terra, posto che un altro orizzonte esistenziale sia possibile) alcunché; può suggerire, al massimo. E tra un suggerimento e una certezza empirica, io scelgo la seconda.
    Ma diamo un’occhiata alla definizione del vocabolo “scienza” secondo il dizionario De Mauro:

    insieme di conoscenze rigorosamente controllate e sistematicamente ordinate che consente di giungere a verità obiettive intorno a un determinato ordine di fenomeni o di concetti (Corsivo mio)

    Vede, signor Joseph? E’ la Scienza la ricerca del vero, quantomeno del vero secolare.
    Tra l’altro, per inciso, cosa significa che la fattibilità è un valore negativo? La scienza pura si muove nella direzione dello studio di fattibilità; se poi si voglia parlare di eticità della scienza pratica, quello è altro discorso. Ma che la fattibilità porti con sé una semantica negativa, ebbene non lo accetto. Ricercare il fattibile, in un mondo materiale, è ricercare l’oggetto proprio della Scienza.
    E niente e nessuno glielo potrà mai togliere: né pretese trascendentali, né moralismi pelosi, né timori reverenziali. La Scienza pura non deve avere limiti.

    Aggiornamento: Claudio alla fine ne ha parlato. Andate e leggete.

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  • Nestlè: per una maggiore conoscenza /2

    26 11 2005 di Francesco Minciotti

    Contravvenendo alla consuetudine di questo sito, che non aggiorna di sabato e di domenica (no, niente shabbah ebraico né domenica cristiana: laica voja de nun fa ‘n cazzo, o prosaico “meritato riposo”, fate vobis), pubblico oggi un articolo del Corriere della Sera cartaceo di Venerdì 25, in cui è riportato l’atteggiamento del call center Nestlé in ordine alla vicenda del latte (cfr. Nestlè: per una maggiore conoscenza /1) prima che il bubbone scoppiasse, e che essa fosse costretta ad ammettere l’evidenza.
    Cito:

    [...]La mamma di Sonia C., 6 mesi, allattata per alcune settimane con Nidina 2: “Appena ho letto che c’erano lotti contaminati ho chiamato il servizio consumatori Nestlè e loro hanno negato. Ho ottenuto soltanto dopo diversi giorni, e minacciando di fare una denuncia a mezzo stampa, di parlare con la responsabile vendite: prima ha negato, poi mi ha consigliato di non utilizzare alcuni lotti e infine tutti i loro lotti con scadenza 2006. Ero scandalizzata e irritata. Allora mi hanno proposto di risarcire il mio disturbo con una fornitura dei loro prodotti: quello che volevo, purché non parlassi a giornali e tivù” (qui, amplius)

    Hanno tentato di comprare la salute di una persona, offrendo scorte di latte (magari ITX-ato anche quello), e soltanto dopo molte insistenze: prima hanno negato ripetutamente, e solo di fronte alla caparbietà di una signora preoccupata per la salute della figlia hanno cercato di corromperla: di comprare il suo silenzio.
    Dal sito ufficiale Nestlé Italia:

    Una filosofia aziendale che, grazie a uomini, principi etici, strategie e investimenti, crea sviluppo e ricchezza, occupazione, innovazione, garantisce prodotti di alta qualità, che rispettano il gusto e la cultura, valorizzano la tradizione culinaria dei Paesi in cui si producono, instaurando un rapporto di fiducia con il consumatore. (qui, amplius)

    Altra prove del comportamento omertoso di questa multinazionale che sembra non si sia comportata molto bene in questo frangente (e in molti che vedremo nelle prossime puntate).

    Da notare la “cristallina chiarezza” delle dichiarazioni di Peter Brabeck (presidente Nestlè), sagacemente messe in evidenza dal mio carissimo amico Francesco Costa.

    (2 - Continua)

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  • Nestlè: per una maggiore conoscenza /1

    25 11 2005 di Francesco Minciotti

    Sapete bene, miei cari, che è abitudine (vizio?) del tenutario di questo sito (il piccolo, dolce, adorabile Silenzi.com di babbo suo) fare le pulci a tutto quel che si muove o è mosso (come gli incartamenti ufficiali).
    L’argomento principale, da un paio di giorni a questa parte, è il ritiro di 30 milioni di confezione di latte a marca Nestlé immesse sul mercato europeo: si parla di una serie di paesi coinvolti (Francia, Spagna e Portogallo oltre all’Italia)

    Trenta milioni di litri di latte per bambini Nestlé sono stati sequestrati oggi, su tutto il territorio nazionale: praticamente l’intero quantitativo disponibile, con scadenza settembre 2006. A firmare l’ordinanza di sequestro è stato il procuratore capo di Ascoli. E intanto la stessa multinazionale svizzera ha annunciato che lo stesso prodotto è stato ritirato, in via cautelativa, in altri tre paesi europei: Francia, Spagna e Portogallo. (qui, amplius)

    Il guaio è che l’IsopropilThioXantone (ITX) - una sostanza utilizzata come fissatore per l’inchiostro da stampa off-set ed utilizzata anche su alcuni materiali di imballaggio per la stampa delle confezioni - sembra essere di qualche danno per la nostra salute. Si parla di ipotesi perché non v’è sufficiente letteratura scientifica su questo composto che possa effettivamente spiegarci come stiano le cose in quanto a tossicità.
    Sul punto sembrano esserci due versioni tra loro contrastanti: quella della Nestlé e quella del Ministero della Salute.
    Secondo la versione Nestlé, fornita dall’amministratore delegato Peter Brabeck

    C’era un accordo con il ministero della Salute italiano e l’Unione Europea, per smaltire fino ad esaurimento i lotti di prodotti di latte per l’infanzia che presentavano tracce d’inchiostro e poi cambiare il processo di produzione delle confezioni

    Se fosse confermata tale versione, sarebbe uno scandalo di proporzioni clamorose: l’Unione Europea e l’Italia che si coalizzano in un atteggiamento potenzialmente pericoloso per la salute di milioni di bambini in tutta Europa.
    Aggiornamento: Il ministro Storace ha dichiarato in mattinata:

    Ho ricevuto una lettera del presidente della Nestle’, Peter Brabeck, che chiede ’scusa senza riserve per l’ enorme danno provocato con le false affermazioni dei giorni scorsi”, afferma il ministro Storace in una nota, aggiungendo tuttavia che ”in tribunale ne dovra’ rispondere comunque: il capo di una multinazionale non puo’ permettersi di infangare impunemente le istituzioni italiane”. ”La lettera - conclude Storace - sara’ consegnata oggi stesso agli inquirenti”. (qui, amplius)

    Francamente il sottoscritto, anche in ossequio alla regola di buonsenso che vuole le accuse provate e non semplici illazioni, rifiuta come falsa questa versione, fin quando almeno non saranno prodotte prove dalla Nestlé nel senso dell’esistenza di questo accordo maligno; e mi pare davvero improbabile che l’Unione Europea abbia agito in questo modo.
    L’altra versione è quella del Ministero della Salute italiano, secondo la quale fin dal settembre 2005, a seguito di controlli di qualità sul territorio, si evidenziò la presenza di questo ITX nel latte, definito “composto estraneo”; pertanto,

    in seguito a questo ritrovamento, è stato il Ministero della Salute, fin dallo scorso settembre, ad allertare l’Unione Europea. Com’è noto l’attivazione del sistema di allerta comunitario comporta il ritiro di tutti i lotti dei prodotti oggetto della segnalazione su tutto il territorio nazionale e comunitario; la Commissione europea il 14 ottobre ha investito del problema l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), mentre il Ministero della Salute ha chiesto subito all’Istituto Superiore di Sanità di fornire i dati sulla tossicità della sostanza ITX e di acquisire dati sulla presenza della stessa sostanza in altri prodotti alimentari. (qui, amplius)

    Al sottoscritto, allo stato sembra più verosimile la versione ufficiale; ciò non significa che mi esimerò, nei prossimi giorni, dal controllare attentamente altri mormorii suburbani e rivoluzionari che riguardino versioni alternative, ed in caso ve le fornirò, affinché possiate maturare un vostro personale giudizio.
    Torniamo a noi: avendo appurato la genesi der pasticciaccio de’ ‘a Nestlé, vediamo cosa sia questo composto che era nel latte e che non avrebbe dovuto trovarvisi. Come ho detto sopra, è un fissatore della stampa del cartone TetraPak che sembra aver sconfinato nel liquido all’interno della confezione. Quindi, andiamo subito sul sito ufficiale TetraPak e sentiamo la loro versione dei fatti:

    La sostanza identificata (ITX) non é presente nella lista redatta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanitá) riguardante le sostanze nocive per la salute umana. Inoltre l’ITX non é tra le sostanze proibite dall’UE per l’utilizzo negli imballaggi alimentari.
    Oltre a ció, con riferimento al caso del latte per bambini contaminato con tracce di isopropiltioxantone (ITX), numerosi esperti della salute ed autoritá a livello europeo affermano che non vi é alcuna ragione per essere preoccupati e prospettare, di conseguenza, azioni urgenti. (qui, amplius)

    Annotiamo intanto che l’annuncio è ben visibile già sull’home page (sebbene venga dato più risalto al concorso a premi “Il buio ti premia”); poi diciamo che, a sentir la TetraPak, non c’è stato alcun rischio, ma solo un saggio tuziorismo (”l’ITX non fa male, però visto che la mucca non lo produce, noi lo rimuoviamo dal mercato”).
    Che ci dice l’altra campana, il Ministero?

    Secondo le prime valutazioni emerge che il rischio di effetti genotossici, in seguito ad ingestione di ITX, è assente o trascurabile. Non risultano disponibili informazioni su altri effetti tossici. (qui, amplius)

    Sembra davvero quindi che i bambini non abbiano corso un rischio reale, e che il meccanismo abbia funzionato (tra l’altro, la Milupa - altra azienda commercializzante latte - rischia la stessa sorte, forse mitigata dagli accertamenti negativi sull’ITX che non renderanno necessario un ritiro delle confezioni sul mercato; qui, amplius ha visto stamani il sequestro di alcuni dei suoi prodotti: (qui, amplius)).
    Tutto bene sul fronte della salute, quindi.
    Ma che dire del comportamento della Nestlé? E che dire sull’effettiva buona fede (e buon comportamento) dell’azienda, non solo in questo caso ma più in generale del suo “essere azienda”?

    ***

    Partiamo da questa vicenda, intanto. Abbiamo già detto della “sparata” dell’amministratore delegato, per la quale ci sarebbe stato un complotto dell’Unione Europea e dell’Italia per gabbare - e potenzialmente uccidere - milioni di bambini con del latte che conteneva un composto dalle sconosciute potenziali capacità dannose. Tale dichiarazione (che forse si rivelerà una gaffe) inizia a far visibile un modo di fare poco chiaro di quest’azienda che scarica sull’Unione Europea ombre grandi tanto quanto il suo territorio. Per l’intanto, andiamo - anche in questo caso - sul loro sito ufficiale: tanti colori tenui e soffusi, tanto bianco (che fa molto candore infantile), scritte rassicuranti da vera multinazionale “mamma amorevole”. Anche qui, per amor di verità, c’è un collegamento già in home page alla dichiarazione ufficiale della Nestlé Italia sulla vicenda dell’ITX.

    L’Azienda ha immediatamente provveduto al ritiro dal commercio dei lotti segnalati dall’ Autorità Sanitarie della Regione Marche, a seguito del ritrovamento di tracce di un componente identificato come IsopropilThioXantone (ITX) e utilizzato come fotoiniziatore di inchiostri nella fabbricazione di imballaggi, nelle confezioni in TetraPak a stampa off-set.

    Lo scorso 15 novembre, Nestlé Italiana ha deciso, autonomamente come misura precauzionale, di estendere il ritiro a tutti i latti per l’infanzia liquidi ancora presenti sul mercato, confezionati in imballaggi realizzati con sistema di stampa off-set, provvedendo a informare la Procura della Repubblica di Ascoli Piceno e tutti i suoi clienti. (qui, amplius)

    A sentir loro, han sì fatto il danno, ma sono corsi ai ripari ben prima del sequestro operato dalla Guardia Forestale, cioè già in data 15. E qui le cose cominciano a non tornare, se è vero che il 16 novembre (un giorno dopo l’inizio del millantato auto-sequestro) Federfarma lamentava, tramite un fax,

    “la Nestlè, più volte contattata, non ha ancora diramato alcuna comunicazione ufficiale sul ritiro dei lotti di prodotti”. Di qui l’invito alle farmacie, “in attesa di ulteriori chiarimenti, ad astenersi dalla vendita dei prodotti interessati”. (qui, amplius)

    Qualcuno mente. Già, ma chi?
    Non avendo queste prove, facciamo una piccola digressione sull’azienda Nestlé, per vedere di che pasta sia fatta; se sia, insomma, un’azienda che tiene fede a quello che dice, se mantiene la parola data. O meno.
    Dal loro sito ufficiale:

    In Italia si presenta con un sistema di marchi e di prodotti adeguato, in grado di soddisfare i gusti, le culture alimentari, i bisogni nutrizionali, e di valorizzare le risorse disponibili nel nostro territorio. (qui, amplius)

    Sembra dunque che la Nestlé ci faccia un favore a impiantare la sua industria; altrimenti, come faremmo a soddisare i nostri bisogni nutrizionali?
    Del resto, questo tratto paternalistico è già ben presente nella filosofia dell’azienda fin dai tempi del suo fondatore, Henri Nestlé, il quale

    inventò la farina lattea, per salvare la vita al bambino dei vicini di casa che non poteva essere allattato al seno.

    “Salvane uno per avvelenarne trenta milioni”, potrebbe dire un malizioso.
    Ad ogni modo, l’analisi del sito ci porta alla considerazione di un altro dato molto importante, e cioè che la Nestlé è ben più estesa e radicata nel commercio alimentare di quanto non creda l’uomo della strada: Aftereight, Alemagna, Antica gelateria del corso, Baci Perugina, Buitoni, Cerali Nestlé, Nestlé Foodservices, Fruit Joy, Fruttolo, Galak, Gran Dessert, KitKat, La valle degli Orti, Lc1Vital, Lion, Maggi, Mio, Motta, Motta (gelati), Tartufone Motta, Nescafé, Nesquik, Nestlé latter intero concentrato zuccherato, Nestlé orzoro, Nestlé divisione nutrizione infantile, Perugina, Polo, Quality street, Smarties, Sveltesse (qui, amplius). Una serie ben più lunga di quanto ci si potesse aspettare, che sottolinea la reale potenza di questo colosso finanziario multinazionale, anche sotto gli aspetti “meno leciti” che possono sorgere in eventuali casi-limite come questo. Un gigante di tali proporzioni potrebbe ben permettersi di fare la voce grossa anche in ambiti “che contano”, non trovate?, ben più che se producesse solo il Nesquik e il Nescafé. Ed è bene sapere anche questo, mi pare.
    Ad esempio, la voce grossa l’han fatta, e più d’una volta sono stati smascherati: nel 2002 prima, e nel 2005 poi la Nestlé - assieme ad altre produttrici di latte in polvere - è stata riconosciuta colpevole di pratiche di “cartello”, cioè di accordi illeciti fra diverse aziende produttrici dello stesso bene al fine di mantenere i prezzi più alti del dovuto, e prendere per la gola il consumatore che abbisogni del latte in polvere, facendoglielo pagare più di quanto dovrebbe. Nella prima occasione (2002), l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato multò la Nestlé (e le corree Heinz Italia, Humana, Nutricia, Milupa e Abbott) per un totale di 6 miliardi di lire; nel 2005, poco meno di un mese fa, arrivò la seconda multa (recidiva!) per lo stesso reato, di un’entità pari a 3.300.000€ (multate, assieme alla Nestlé, Plada. Humana Italia, Milupa, Nutricia, Heinz Italia. e Milte Italia; quindi, molte di queste, recidive anch’esse) (qui, amplius). Quindi per ben due volte l’azienda di cui ci stiamo occupando si è intenzionalmente accordata con altre “colleghe” per turlupinare il consumatore.
    Rileggiamo al volo le parole circa la “filosofia Nestlé” sul loro sito ufficiale:

    la filosofia aziendale può essere sintetizzata in una frase: “trasparenza del modello produttivo e delle politiche industriali per instaurare un rapporto di fiducia con i consumatori”. (qui, amplius)

    Un rapporto di fiducia, nella mia scala etica, non si può costruire con un interlocutore condannato per due volte nel giro di tre anni per pratiche volte a danneggiare intenzionalmente il consumatore.
    Nella prossima puntata sul caso Nestlé analizzerò altri aspetti oscuri della vicenda.

    (1 - Continua)

    N.B.: Mi sono ammazzato per fare un lavoro di compendio di varie fonti; meglio per voi quindi che lo leggiate e che facciate tanti commenti tipo “beeeello”, sennò faccio scioperò!

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  • Tentativo di modernizzazione di R. Kipling

    24 11 2005 di Francesco Minciotti

    Se riesci a non perdere la testa quando la tua ADSL 4mbit ti dà 800kbit/sec e tutti quelli come te la perdono;
    se essa si disconnette più e più volte al giorno proprio mentre avevi iniziato a scaricare l’ultimo chunk del film che aspetti da un mese;
    se riesci a dominare i tuoi istinti omicidi e a non riattaccare quando sono passati quarantotto (48) minuti di attesa all’Assistenza Tecnica Libero, e Shakira ti ha fatto due palle così con i suoi lamenti pseudo-orgasmici;
    se riesci a non dubitare delle tue ragioni quando tutti i Tecnici Incompetenti ti prendono per scemo;
    se sai attendere e non ti stanchi di attendere (sic);
    se sai non ricambiare menzogna con menzogna, odio con odio con il Tecnico Incompetente e tuttavia a non sembrare coglione, e in più a evitare di far discorsi troppo contorti per il suo Cervelletto Microscopico;
    se riesci a mantenere la ragione quando il mulo si disconnette da Razorback un momento sì e l’altro pure;
    se sai trattare allo stesso modo quei due impostori - il Tecnico Incompetente e Quello Che Ti Attacca In Faccia - quando ti rispondono (se ti rispondono);
    se sai piegarti a recuperare i chunk corrotti con il tuo mulo ormai logoro;
    se riesci a fare un sol mucchio di tutti i log di avvenuta disconnessione e spedirli all’Assistenza Libero, e giochi con loro e perdi perché non ti rispondono mai, e ricominci a collezionarli per mandar loro un’altra email, senza dire una bestemmia di sconfitta;
    se sai forzare cuore, nervi e tendini dritti all’attesa al customer care, ben oltre la stanchezza, e a tener duro quando in te nient’altro esiste, tranne che il comando di volergliene dire quante un porco solo potrebbe;
    se sai parlare al Tecnico Incompetente come un lamer e al Tecnico Competente da vero hax0r;
    se né un (raro) download a 280kb/sec né un (quotidiano) download a 20kb/sec ti esaltano, pur essendo per te fonte di gioia e di dolori;
    se riesci ad occupare il tempo inesorabile che passi al telefono in attesa (sempre con Shakira) dando valore a ogni istante della vita, mettendo il vivavoce mentre fai dell’altro;
    L’ADSL 4mb è tua, Utente mio, e tutti i file che sono in share, e quel che più conta è che (saggio enjambement, NdA)
    sarai libero da Libero!

    (cfr. il testo originale per parallelismi)

    ***

    Che Mastro Kipling mi perdoni, ma dovevo sfogarmi in qualche modo. Vi fo leggere rapidamente il mio scambio epistolare con Libero, dopo che è un mese che navigo a 800kbit/sec dopo l’avvenuto presunto upgrade a 4mbit.

    Prima lettera del PapZ ai Liberesi:

    E’ il terzo test che vi mando da un mese a questa parte, e NONOSTANTE i valori siano RIDICOLMENTE bassi (1mbit contro i 4 che dovrei avere, ma almeno fossero 2 o 3 mi accontenterei…), non sono mai stato contattato. No, avete letto bene: non solo non mi è stato mai risolto il problema, ma neanche mi avete preso in considerazione sul piano umano. Siete vergognosi, ecco tutto.
    Vediamo se ora darete ascolto ad un cliente CHE PAGA e che ha, per tutta risposta, un servizio INDECENTE (oltre a questo, oggi ho atteso per 58 - CINQUANTOTTO - minuti all’800990100 per chiedere spiegazioni di questo pseudo-servizio vergognosissimo). Mi sembra sia evidente che c’è qualche problema: arrivo a malapena ad 1mbit.
    Attendo risposta e soluzione nel più breve tempo possibile; e non venitemi a dire che “c’è un problema generale” o altre amenità varie, perché è un mese che sto in questa incresciosa situazione. Se ci fosse stato un problema generale, in un mese l’avreste risolto, SPERO.

    Prima risposta dei Liberesi:

    Il problema è legato alla conclusione delle attività relative al aumento della velocita’ di navigazione per tutti i clienti Libero ADSL