Io l’ho sempre detto che ciascuno deve fare quello per cui ha studiato e s’è preparato per tutta la vita, e non occupare indebitamente un ruolo decisionale senza competenze.
Sto parlando, questa volta, del ministro Castelli, che ha studiato (lo prendiamo per buono) da ingegnere, e ora fa – inspiegabilmente – il ministro di Grazia e Giustizia. E, ovviamente, parla di diritto con la perizia d’un ingegnere, cioè pressoché nulla.
Per quanto riguarda il caso Sofri, questa la sua ultima dichiarazione:
sto doverosamente riesaminando il caso alla luce del fatto nuovo. Non sono cambiate le mie opinioni, ma i fatti… (qui, amplius)
Quali sono questi fatti stanti i quali il ministro-ingegnere Castelli “riconsidera” la situazione?
Adriano Sofri si ammala d’un lampo: sindrome di Boerhaave, la chiamano i medici. E dicono che è una bestia rara e malvagia; la rottura repentina dell’esofago. Anche noi, digiuni di medicina (e per questo non medici), lo arguiamo. Strano ma vero, è proprio la sua detenzione carceraria a salvarlo: se non fosse stato per la continua sorveglianza e la vicinanza all’ospedale, molto probabilmente sarebbe morto. A volte la vita è buffa, e la morte non le è da meno.
Sotto il profilo giuridico, i giudici non perdono tempo e dichiarano la pena “sospesa” per sei mesi, a causa delle gravi condizioni di salute del detenuto.
Ora, ciò che si richiede al ministro-ingegnere è il nullaosta per la concessione della grazia ad Adriano Sofri, la cui facoltà di emanazione è in capo a Ciampi. Quegli s’è sempre rifiutato, dall’inizio del suo mandato istituzionale, di prendere in considerazione anche la sola idea di concederlo. Problemi morali suoi, si dice da queste parti.
Quel che è giuridicamente inconcepibile (e da qui si ritorna, ciclicamente, al tema iniziale) è che il ministro-ingegnere starebbe “riconsiderando i fatti”; ma questi fatti, davvero, non influirebbero neanche a volerlo su un’eventuale grazia. Esiste difatti una vera e propria strada giudiziaria che permetterebbe a Sofri di evitare il carcere vita natural-durante, se le sue condizioni dovessero rimanere gravi fino al decesso (e non glielo si augura davvero!): la sospensione “perenne” della pena, rinnovata di quando in quando, per gravi motivi di salute. Per cui, delle due l’una: o il ministro-ingegnere concede il nullaosta alla grazia per un motivo che esula da quelli propri di questo istituto giuridico (i motivi di salute), posto che l’ordinamento prevede già che il detenuto non abbia a soffrire ingiustamente per l’applicazione della pena in condizione inumane, oppure evita di parlare a sproposito, giacché – lo si è detto – ciascuno dovrebbe occuparsi del campo di cui è esperto. E, stando alla biografia governativa, Castelli è più bravo con la riduzione del rumore che con il diritto.
***
Per quel che vale, i migliori auguri di una pronta guarigione ad Adriano Sofri, del quale ho avuto la fortuna di apprezzarne il grande acume, la sconfinata cultura ed un’umanità pervasiva. Se è vero che panta rei, e accettando che sia davvero colpevole (sulla qual cosa nutro davvero enormi dubbi), non credo sia più la stessa persona di trent’anni fa, quella che commise (?) il crimine per il quale è stato condannato. E solo per questo dovrebbe essere graziato (“[...] le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”, art. 27 c. 3 Cost.)













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