Amplificare la stupidità può essere dannoso
Francesco Minciotti
Prestate attenzione: io non ne avrei davvero voluto parlare; il calcio lo odio e spero che muoia presto. Non il gioco in sé: può essere molto, molto bello; ma il calcio per come è inteso in Italia, con quei bufali assiepati nelle gradinate degli stadi, i riti, le risse, gli insulti, et cetera. In una parola: l’esser sanguignamente tifosi.

Epperò finisce che mi tocca parlarne, quantomeno di striscio: ieri avevo intenzionalmente sottaciuto l’idiozia di quel fascista da strapazzo (ce ne sono da non strapazzare? Non credo.) di Paolo Di Canio, che, sostituito, è andato sotto la curva dove si accalcavano i bufali anencefalici a “salutare romanamente” (rectius: ad insultare la memoria di centinaia di migliaia di perseguitati politici). Guardare per credere: il video di Repubblica.
Ora, che questo Di Canio fosse un chiaro imbecille l’avevamo capito subito, tant’è che fu multato per lo stesso fatto il 31 marzo scorso:
Diecimila euro di ammenda e l’ ammonizione. Ecco la sanzione toccata a Paolo Di Canio che aveva salutato con il braccio destro teso i tifosi biancazzurri al termine del derby contro la Roma del 6 gennaio scorso. (qui, amplius).
Inoltre, sembra proprio che non voglia capire che l’apologia del fascismo è un reato sanzionato da una legge dello Stato (l. 645/1952, c.d. legge Scelba - qui, amplius), attuativa di una disposizione costituzionale. Insomma, per dirla secondo la vulgata, roba seria.
E il Nostro cosa dice? Intervistato ai microfoni d’una radio locale, dichiara:
Non ce la faccio a non salutare così… (qui, amplius)
Quindi, che il sig. Di Canio sia di duro comprendonio mi pare cosa palese.
Il problema più grave però è che il signore in questione gode d’un certo credito fra i pericolosi e violenti anencefali di cui sopra; e se questo signore da solo può fare poco, il National geographic m’insegna che una carica di bufali può essere davvero molto pericolosa. E il Di Canio pare non avvedersene, poiché dice dei bufali:
Voglio solo ringraziare di cuore tutti i tifosi della Lazio che ieri erano a Livorno. Portano in giro valori e civiltà, ci mettono sempre la faccia e non si nascondono (ibidem, amplius)
Appassionato d’etologia quale mi ritrovo ad essere, ho compiuto una piccola ricerca fotografica, di cui passo a mostrarvi i risultati:

Eccoli che tentano un piccolo approfondimento politico, forse dimentichi però del fatto che Zeljko Raznjatovic (detto Arkan, “felino”) fu uno dei più efferati collaboratori di quel pazzo sanguinario ch’è Milosevic. Il “felino” si macchiò (prima di finire assassinato nel 2000) di una serie di abominevoli delitti così odiosi che non ne sto neanche a parlare. Leggetevi questo approfondimento.

Da bravi esemplari maschi italioti aggrediscono un altro essere vivente “reo” d’essersi schierato in supporto (morale) del clan rivale; e siccome “la mamma è sempre la mamma”, donde l’insulto, sentito - ricordiamolo - dai loro parigrado come una delle peggiori offese perpetrabili.

Infine, ecco palesato il pericolo di cui sopra: il “divo” fa un gesto, la folla (ebete) lo copia pedissequamente.
Ecco, che Paolo Di Canio faccia quello che ha fatto e, peggio ancora, lo difenda come giusto è francamente inaccettabile. Spero venga punito come merita, e moralmente allontanato dalla società civile, fin quando non avrà capito l’errore (e gli orrori) che quel gesto porta con sé.
Per chiudere, sulla questione è - dato l’oggetto - subito calato un velo di polemica politica. Ignazio La Russa, parlamentare italiano, ha avuto a dichiarare:
Se anche avesse fatto un saluto romano, è ora di piantarla con queste esagerazioni. Ognuno saluti come vuole. Non mi pare sia un gesto violento, e non c’è nulla di drammatico. Se poi è vietato dai regolamenti lo puniscano ma non facciamone un dramma. (ibidem, amplius, corsivo mio)
Legittimare così (l’apologia del) fascismo è cosa viscida e ignobile. Bisogna stare all’erta, perché i fascisti esistono ancora; si sono solamente trasformati in nazionalisti all’acqua di rose, e ora occupano posti di governo. E’ facile riconoscerli: sono quelli che fanno spallucce quando si parla di questioni come queste; quelli che dicono “massì, figurati, è solo una stupidaggine”; che dicono “ma va là, solo ragazzate, ben altri sono i problemi!”, et cetera.
Vigiliamo, cari mujahedin.
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mav
26 07 2008 alle 1:50ho letto adesso il tuo scritto e mi sono reso conto di quanto tu sia patetico e in alcuni casi molto ignorante. sopratutto per l’ipocrisia con la quale hai condito un testo che interpreta fatti oggettivi con una visione peggio che terra terra. i tuoi ragionamenti da gran moralista alla Capezzone per interderci fanno ancora più pietà del resto, visto che come dice la russa i problemi sono proprio altri, come i black block protetti e finanziati dai sindati durante il g8 di genova(tu questo non lo sapevi, o meglio ipocritamente facevi finta di non saperlo). spero tu la smetta di fraintendere la storia e interpretare le leggi italiane, che vietano l’uso dei simboli fascisti, peccato però che il saluto si chiama romano e ha 2000 anni, da qui la tua interpretazione (se io usassi un simbolo egizio quel simbolo non diventerebbe mio, bensì rimarrebbe egizio!). so che non pubblicherai il mio intervento, voi siete più bravi a fare censura dei fascisti, comunque almeno rifletti sulle boiate che hai scritto. cordiali saluti.
Francesco Minciotti
26 07 2008 alle 14:59Caro anonimo (mav non mi pare molto identificante), sappi che io a) sono un singolo, quindi lascia da parte il «voi» quando ti riferisci a me; b) non ho mai censurato alcun commento in più di cinque anni (sì, non bloggo da un paio di giorni, e so come funzionano il Web e la democrazia, l’uno estensione ed inveramento dell’altra, almeno fino ad ora).
Tanto chiarito, entriamo al volo nel merito: Capezzone non mi piace per niente, quindi lo lascerei da parte.
Sui black bloc (a proposito, senza «k» alla fine) non mi sono pronunciato perché il testo non ne trattava. Mi pare d’averne parlato in altra sede, ma se così non fosse e ci tieni tanto a sapere il mio parere su di loro, sappi che sono dei criminali, e nulla più. Mi pare d’aver detto tutto.
Mi sfugge il punto sul fatto che il saluto «romano», tipica espressione di una dittatura che ha ucciso migliaia di persone, soffocato la libertà di pensiero e stretto accordi financo con Hitler, e per questo vietato da una legge italiana, per il semplice fatto che si chiami «romano» dovrebbe essere legale. Non capendo la tua obiezione, ti invito a riformularla in altri termini, talché possa risponderti, se posso.