24 02 2006 di
Francesco Minciotti
Real-time blogging: vicino al mio tè Twinings «English Breakfast» in felice ammollo, ho davanti il portatile wi-fi e la tv accesa su La7, sulla quale va in onda Omnibus; partecipano Rocco Buttiglione e Fausto Bertinotti. Il primo, di fronte alla domanda sui disordini fra sunniti e sciiti, dice:
Sa, questo è sicuramente un grosso problema; di certo, se lei mi chiedesse se abbiamo fatto bene ad andarci —
Beh, io non gliela ho fatta, questa domanda, ma se vuole gliela porgo: abbiamo fatto bene ad andare in Iraq?
Sa, noi siamo dell’avviso che probabilmente la strada della pace non fu tentata abbastanza; certo, Saddam meritava d’essere attaccato, e ora noi dobbiamo assicurare al grande Centro degli iraqeni (Buttiglione, lì Ruini e Mastella non ci sono eh… [NdA]) il ritorno alla democrazia, purché sia entro il 2006, perché dobbiamo ritirare le nostre truppe; forse, col senno di poi, sarebbe stato più saggio non andare; ma si sa, del senno di poi son piene le fosse, quindi inutile stare a pensarci.
Perfetto: una volta pensavo che l’imbecillità di quest’uomo fosse esasperata, dettata dalla battuta facile dei comici e dal suo buffo aspetto e l’accento da Paperino. Ora me ne sono fatto una ragione, al di là di ogni ragionevole sospetto. Buttiglione è profondamente idiota. Questi attaccano e occupano un paese, e poi, così, con nonchalance, dicono: «Sì, beh, a pensarci ora forse era meglio lasciar perdere». Manco avessero spolverato un mobile che non meritava d’esser spolverato.
Devono essere cacciati a calci in culo dal governo. Di corsa. E spetta a tutti noi farlo, il 9 aprile.
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19 02 2006 di
Francesco Minciotti

STELARC, The third hand, (1981-1984)
The third hand è una mano artificiale, fissata al braccio destro come elemento aggiuntivo e non come sostituzione prostetica (per intenderci non è la mano di Freddy Krueger, mitico personaggio cinematografico di Wes Craven); essa è in grado di muoversi autonomamente, attivata dai segnali EMG dei muscoli addominali e dalla gamba. Dotata di un meccanismo per aprire e chiudere le dita, ha la possibilità di ruotare il polso di 290° nei due sensi e un sistema di feedback tattile per un rudimentale «senso del tatto». Mentre il corpo attiva questo terzo manipolatore, il vero braccio sinistro è comandato a distanza, spinto in azione da due stimolatori muscolari. Degli elettrodi posizionati sui muscoli flessori e sul bicipite fanno piegare le dita verso l’interno, fanno muovere il polso e spingono il braccio verso l’alto. Il corpo si muove all’interno di un’installazione luminosa interattiva che brilla e risplende reagendo alle scariche elettriche del corpo, talvolta in maniera sincronizzata, talvolta di contrappunto. La performance è una sorta di coreografia di movimenti che oscillano tra il controllo e la spontaneità gestuale. (T. MACRI’, Il corpo postorganico — Sconfinamenti della performance, Costa & Nolan, Genova-Milano, 1996, pp. 82-3.)
P.S.: Un piccolo assaggio della mia tesi, che vedrete su queste pagine entro una ventina di giorni.
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17 02 2006 di
Francesco Minciotti
PERUGIA - Braccio di ferro tra il ministro
delle Riforme e Berlusconi, dopo l’assalto al consolato italiano a
Bengasi: “Calderoli è tenuto a dimettersi subito”, ha detto il premier
da Perugia. “Il problema non sono le vittime a Bengasi, nè il governo
italiano, ma qui c’è di mezzo l’Occidente - è la replica del ministro -
mi dimetto solo dopo che dall’Islam arriva un segnale che questo atto
possa essere utile al dialogo”. (qui , amplius)
Zitti, per carità: può essere che se ne vada. Taciamo e speriamo.
Per la prima volta una foto del ministro italiano
per le Riforme, il leghista Roberto Calderoli, è stata pubblicata oggi
su uno dei forum islamici su internet vicini ad al-Qaeda. Sullo stesso
forum, nel quale vengono regolarmente pubblicati i comunicati dei
gruppi terroristici come quello di Abu Musab al-Zarqawi, è apparso poco
fa un messaggio dal titolo eloquente: “Foto del ministro (maiale)
italiano che ha posto su una maglia un’immagine delle caricature
offensive su Maometto”. (qui , amplius).
No, non sono stato io.
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17 02 2006 di
Francesco Minciotti
- L’orario è relativo. Se vi dicono che un libro sarà disponibile «alle dodici» significa che potrebbe essere disponibile intorno alle dodici, o due ore più tardi. Ad ogni modo, è pura alea.
- La temperatura delle sale è equatoriale, indipendentemente dalla temperatura esterna o dalle richieste dei visitatori. E credetemi, ce ne sono.
- L’informatica è un puro vezzo. Basti dire che non hanno previsto la possibilità di collegarsi ad Internet, né dai computer propri (sarebbe troppo una rete wireless?), né da postazioni della biblioteca. Per cercare il manifesto hacker di The Mentor ho dovuto supplicare una bibliotecaria sessantenne grossa come una barca per farmi usare il pc privato. Saprete a cosa mi sarà servito quando pubblicherò qui su queste pagine la mia tesi. Sì, la pubblicherò qui. Sì, presto.
- Non puoi portare i tuoi libri all’interno. Neanche se ti servono perché comunque prenderesti in prestito la copia che hanno, sottraendola magari a chi la cerca e non ne ha una di proprietà, mentre la tua giace inutilizzata nell’armadietto all’ingresso. A meno che…
- Farsi amica la direttrice del personale — colei che concede le deroghe per l’ingresso dei libri di proprietà — può sempre tornarti utile.
- Per converso, le normali impiegate capiscono davvero poco. Alcune sono gentili, per carità la vita!, ma hanno il cervello elastico quanto il tungsteno. «Signora, ma perché non mettete Internet a disposizione degli utenti?» «Beh… perché… perché il nostro CED ha valutato che non è utile». Internet non è utile, capito? Svegliatevi, bambocci!
- Gli allarmi vicino alle uscite di sicurezza vivono di vita propria, e hanno la missione di rompere il cazzo. Probabilmente costruiti da qualche industria contraria alla concentrazione intellettuale, suonano esattamente ogniqualvolta riesco a raggiungere la concentrazione necessaria a capire quel passaggio di Marchesini , nel suo cazzo di complicatissimo libro. Per fortuna ho le mie cuffie insonorizzanti, il che ci porta al punto…
- Necesse est portare tappi per le orecchie / cuffie insonorizzanti / forarsi il timpano. Tra il frusciare delle pagine voltate, le scharite di voce, i colpi di tosse, i passi, il tamburellare delle dita sulla tastiera (moltiplicato per decine di computer), la gente che, increidibilmente, parla!, non si può vivere senza.
- Mettete scarpe comode: vi serviranno. Perché? Beh…
- Dovrete camminare per chilometri. La biblioteca è immensa, tanto quanto la burocrazia e i moduli da riempire e consegnare sempre all’ufficio più lontano da voi. Mai visto tanto intreccio di amministrazione. Una vergogna, nell’era dell’informatica. Alla faccia di Stanca (nomen omen, dicevano i latini…).
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