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    Messaggio a sito unificato sul risultato della consultazione elettorale

    25 04 2006 di Francesco Minciotti

    Sono sempre stato uno strenuo assertore dell’ingiustizia massima della democrazia, perché invalida la meritocrazia che ogni sedicente filodemocratico ritiene — incompatibilmente — essere frutto della democrazia. Nonostante quest’ultimo sistema importi evidenti vantaggi (rectius, conquiste) sul piano del portato minimo di diritti individuali — una base comune a tutti in virtù dell’essere tutti uomini —, esso è del pari discriminante verso taluni, perché nega loro una superiorità che la natura e le circostanze hanno loro accordato, nel segno d’un bizzarro dipanarsi degli eventi. Un esempio su tutti: il diritto di voto o, per meglio dire, l’equipollenza del voto di ciascun cittadino. Ritengo che un individuo che alacremente e coscenziosamente si curi circa l’informazione necessaria per la scelta della classe dirigente del proprio Paese non possa statuire sull’argomento con egual «peso» di chi, beatamente, se ne disinteressa nel modo più completo, adducendo ora motivi vagamente più sensati, ora della risma più vieta che esista.
    Ciò dicendo infatti non si vuole negare a priori la possibilità che tutti i cittadini abbiano il diritto ad esprimere una porzione della volontà decisoria circa il futuro della comunità; sostengo solo che questo diritto debba essere proporzionalmente accordato, in quanto ad entità, rispetto al grado di interesse e di conoscenza della materia. In fondo, ad un esame non tutti prendono lo stesso voto, né nella vita si viene ricompensati tutti con lo stesso stipendio per le nostre attività lavorative; perché questo non deve valere anche nell’esercizio del voto?
    Concordo che ciò sia di difficile (per non dire utopistica) realizzazione pratica; ma il compito della filosofia, se così la posso chiamare, è di tracciare il dover essere, in maniera tale che la vita acquisti di senso e che i pratici possano, nel segno di questa strada logica, trovare la via empirica per inverarlo.

    ***

      Ciò premesso: ho taciuto per cinque anni, evitando di delegittimare chi di motivi per esserlo ne aveva a bizeffe.
    Chi è proprietario di un vero e proprio monopolio informativo, con possesso indiretto dei primi tre canali televisivi e addirittura proprietà delle rimanenti altre tre a diffusione capillare sul territorio; proprietario di plurime testate giornalistiche ed amico di abbondanti altre; e dove non c’è arrivato con la proprietà, ha fatto in modo di spuntar loro le penne per vie intimidatorio-giudiziarie.
    Chi ha costantemente adoperato la sua posizione di immenso potere elargitagli dal popolo per prosperare in barba alle leggi, che della dignità di quello stesso popolo avrebbero dovuto essere garanti.
    Chi quelle leggi le ha piegate, forgiate e rimodellate a fini personali.
    Chi ha — gutta cavat lapidem? — attaccato continuamente, quasi quotidianamente, uno dei rimanenti due poteri e baluardi principali della democrazia, quello giudiziario, definendo nei più turpi modi («mentalmente disturbati» et similia) i suoi esponenti, solo perché taluni di loro, in ossequio alla lettera della legge che impone loro l’obbligo di lavorare e ricercare la verità, tentano di indagare sui suoi affari non con intento persecutorio, ma perché è il loro mestiere.
    Chi ha plastificato l’agone politico, inventandosi la banalizzazione della politica e dei suoi protagonisti, riducendo tutto a frizzo e lazzo, alla volemose bene; che ha indebitamente semplificato, sforbiciato, reso poltiglia digeribile anche dal più ignorante dei votanti le mansioni di governo, onde porre in essere una delle strategie politiche più populiste mai viste da questi occhi.
    Chi ha delegittimato, con sofismi confutabili dal più sprovveduto dei pensatori, l’avversario politico, attribuendogli infamie da altri compiute, e spesso anche in altri tempi, puntando il faro dell’attenzione pubblica sulle di lui pagliuzze onde offuscare la trave (o addirittura l’impalcatura) stipata nel suo occhio.
    Chi ha forti sospetti di collusione con la peggiore tra le organizzazioni criminali del nostro Paese, Cosa Nostra, e che ha luogotenenti a lui fedeli da una vita condannati per concorso esterno in associazione mafiosa.
    Chi ha stretto alleanze internazionali con altrettanto loschi figuri, uno invasore di terre già di per sé martoriate, l’altro distruttore di 150.000 vite umane cecene in due anni di guerra totale e devastante; entrambi mentitori spudorati, camuffatori della egoistica verità. E lui dietro, a leccare il culo.
    Chi ha inviato i militari italiani a prendere parte ad una delle più recenti spedizioni coloniali dei nostri tempi, tanto più sudicia perché mascherata da suo contrario, cioè da «liberazione».
    Chi ha, sempre nel palcoscenico internazionale, compiuto decine (forse innumerevoli) figure barbine, screditando l’immagine del nostro Paese agli occhi di tutti («foto-ricordo con corna» vi dice niente?).
    Chi ha volutamente messo mano ai fondi per lo sviluppo e la promozione della cultura, vero e proprio strumento per la crescita di un popolo, per sanare miopemente malanni finanziari in cui si è cacciato, a causa di una politica finanziaria vergognosamente inefficace e fallimentare.
    Chi ha promulgato leggi dalla eticità quantomeno dubbia, come quattro condoni edilizi in cinque anni di governo, o la depenalizzazione del falso in bilancio, o la legge sul rientro dei capitali esteri con una tassazione inferiore di venti volte a quella che avrebbero subito se fossero stati entro i confini nazionali, conclarando così l’incapacità di un’azione preventiva dal punto di vista del controllo fiscale, e passando un messaggio di scarsa volontà del potere politico di tutelare i cittadini dalle infrazioni compiute da alcuni di loro.
    Chi ha stretto via via un vincolo di alleanza che ha degradato sempre più verso la subordinazione con un potere che la nostra Costituzione definisce «indipendente e sovrano», la confessione religiosa Chiesa cattolica, informando leggi a criteri più dogmatici che democratici, più morali che razionali, sotto la pressione accettata dei suoi esponenti di più alto livello, senza batter ciglio.
    Chi, al fin della partita, mi ha dato pure del coglione e, assieme a me, a più di venti milioni di miei connazionali.
    Chi ha tentato e sta tentando di mettere in gioco il più bieco dei tiri mancini da giocatore delle tre carte, quello di delegittimare delle elezioni ritenute regolari da tutti, con pareri meno (il popolo) o più (i tribunali) vincolanti.

    Ora, con mucho gusto, posso affermare senza timore di smentita che hai perso, porca puttana, ed è ora che la smetta di menarcela con le tue cazzate e ti levi dalle palle. Vai-a-casa!!!

    Scusate la coprolalia, ma a volte è necessaria per trasmettere in modo compiuto un messaggio, o a togliere sassolini dalle scarpe.

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  • Differenze pasquali

    14 04 2006 di Francesco Minciotti

    Sono da sempre contrario alla fenomenologia religiosa, in particolar modo quella che si evidenzia come autolesionista. Eppure, mi sono in particolar modo rotto il cazzo della visione «unilaterale» di certi nostri compaesani sempre pronti a vedere il male nelle culture (e nelle religioni) diverse dalla loro, ritenendo la propria pura e monda da ogni lordura concettuale e pratica.
    Ebbene, mi sono preso la briga di paragonare iconograficamente la tanto (giustamente, a mio avviso) biasimata «Ashura» (una festività islamica) con il «simpatico» modo in cui viene festeggiata, nelle Filippine, la Pasqua cristiana (ma si potrebbero fare altrettanti parallelismi, nella cristianità, con gli stiliti, con le suore di clausura, con i cilici indossati dai frati, etc.). Trovate le differenze, s’il vous plait.

    Pasqua nelle Filippine

      Ah, e se non ci vediamo prima… buona Pasqua!

    questa ve la spiego un altro giorno…

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  • Pulizie di primavera

    12 04 2006 di Francesco Minciotti

      In un colpo solo, Provenzano e Berlusconi.
    Niente male.

    Arresto di Provenzano

    Le corna di Berlusconi

    Se è vero che io sono un coglione, anche questi due non scherzano…

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  • Io sono un coglione

    05 04 2006 di Francesco Minciotti

    E voi?

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  • Casini e l’ignoranza legislativa

    03 04 2006 di Francesco Minciotti

    Il Vostro torna a scrivere dopo un lungo fine settimana di meritato (?) riposo, ed è — come al solito (?) — indignato. Segnatamente, stavolta, per le parole del nostro Presidente della Camera dei Deputati (quinta carica dello Stato per importanza), Pierferdinando Casini, il quale, a proposito dell’omicidio del bambino Tommaso, ha dichiarato:

      Io credo che se oggi tutti noi non fossimo cristiani, saremmo veramente favorevoli alla pena di morte (qui, amplius)

    Notiamo il vergognoso errore di Casini: egli intende dire che un qualunque non cristiano di fronte a questa vicenda sarebbe a favore della pena di morte per i colpevoli.
    Casini è Presidente della Camera, e dovrebbe conoscere le leggi italiane, oltreché il buonsenso.
    Non è così.
    Si dà il caso che alle pene presieda la sfera giuridica, non quella religiosa (la quale è preposta ai peccati); ragion per cui i non cristiani, in uno Stato di diritto quale l’Italia tenta di essere, non applicherebbero mai la pena di morte, perché non è prevista dall’ordinamento giuridico, e perché “anche loro” hanno diritto ad avere una morale, e alcuni di loro (tra cui il sottoscritto) credono fermamente che per vietare la pena di morte non occorra la pietas cristiana.
    Casini va — se ci fosse ancora bisogno di dimostrazioni — cacciato da quel ruolo istituzionale che ricopre, ignorando a pie’ pari il nostro ordinamento giuridico, Costituzione in primis.

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