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    Ai miei tempi la «prova-costume» si faceva in teatro

    31 05 2006 di Francesco Minciotti

    Considerando che i jeans strappati costano di più di quelli integri, non se ne dovrebbe dedurre che paghiamo anche i buchi e, quindi, il nulla?
    Ci stanno vendendo aria fritta. Anzi, senza grassi, ché è dietetica e così saremo tutti pronti per la (fanculofanculofanculo) «prova-costume» (mai sentita cosa più banale).
    Analizziamo quest’abominio concettuale, tanto per il gusto di spaccare in quattro il capello (l’articolo sarebbe dovuto finire alla considerazione sui jeans, ma la mia vis polemica, gasata dalla nuova considerazione, ha preso fuoco. E ora ve la cuccate).
    Tale «prova-costume» dovrebbe consistere nel presentarsi, per la prima volta nella stagione, in spiaggia con su solo il costume (intero, bikini o topless: fate vobis).
    Ora: ad ogni prova corrisponde un giudizio; ad ogni giudizio, un giudice. I giudici possono essere di due tipi: «interiori» (sé stessi) o «esteriori» (gli altri). Dal momento che tale «prova-costume» sembra essere ossessione pubblicitaria verso terzi, dobbiamo dedurre che il giudizio in questione sia da qualificarsi come esteriore. Infatti, a ben guardare, se fosse un giudizio «interiore» potremmo formularlo a casa nostra, senza dover attendere di calcare la sabbia; e comunque sia, dato che in questo caso il nostro giudice saremmo noi stessi, il giudizio degli altri non conterebbe.
    Quindi, il giudizio in questione è di tipo «esteriore».
    Tanto considerato, chi è il giudice?
    Se sono gli altri, bisogna concludere che tutto ciò che di buono riteniamo di fare deve essere validato dal giudizio estetico di altri; ma gli altri, in quanto molti, possono scegliere due vie: o dare tanti giudizi quanti sono, e allora si avrebbe una moltitudine di variegati commenti sul nostro aspetto, e non sapremmo a chi credere; oppure sarà un unico giudizio, poiché unico è il canone estetico al quale tutti si rifanno per giudicare. Ma se tale canone è univoco per tutti, tale sarà anche per noi, quindi il giudizio «esteriore» tornerà, automaticamente, ad essere un giudizio di tipo «interiore». Logica conseguenza: non esiste giudizio «esteriore», quindi non esiste alcuna «prova-costume» se non quella che possiamo fare su noi stessi comodamente a casa nostra.  Il problema è che una pubblicità che spiegasse tutto questo dovrebbe durare troppi minuti perché le mie tasche possano permettersela, mentre fare urlare ad un’ochetta dei cereali «uh, tra poco c’è la “prova-costume”: vedrai, mangiando chili di cereali Kellog’s ce la faremo!» dura molto meno.
    Sta a voi: divulgate il verbo. Ho detto DIVULGATELO! (N.d. Nelson).

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  • Se un mattino d’estate un incazzato con Telecom…

    30 05 2006 di Francesco Minciotti

    Potrebbe sembrare ironico, concordo, ma l’argomento che sto per trattare è in realtà tragicissimo: sto attendendo l’attivazione di un’adsl Telecom da 44 giorni. Nessuno sa dirmi perché io stia attendendo così tanto, anche se tutti sono concordi nell’affermare che ciò sia stranissimo. Con l’unica differenza che loro sono messì lì per rispondere a questo tipo di domande, e io sarei il tizio incazzato che chiama per avere risposte.
    Così, vi chiedo: qualcuno di voi lettori lavora / conosce qualcuno che lavora in Telecom? Le ho tentate tutte, le vie ufficiali: ha fallito pure il mio vicino di casa che lavora in Telecom… aiutatemi voi, suvvia. Per pietà.
    Questo il resoconto di qualche mia telefonata
    .

    ***

      — Pronto, buongiorno: dott. Terzilli?
    — Ehm, no, chi parla?
    — Francesco Minciotti… ma io e lei non ci siamo già parlati venerdì scorso?
    — Ah sì, è vero, mi ricordo di lei: solo che pensavo fosse uno scherzo, io non sono dottore.
    — Mi creda, sig. Terzilli, non ho più voglia di scherzare con Telecom.

    ***

      — Pronto buongiorno io ho un problema con l’attivazione di Alice.
    — Eh sì, lo so, è un problema: pensi che mio figlio, nella casa dove è andato a vivere con la ragazza — che poi manco sono sposati, non so lei ma a me ’sta cosa non mi convince — non ce l’ha manco lui, e così ha dovuto pazientare. Sa, lui vive in una zona imper—
    Clic.

    ***

      — Pronto, buongiorno, potrebbe passarmi qualcuno che risponda veramente al telefono? Tutte le utenze che ho provato squillano a vuoto…
    — See, dotto’, che ce vo’ ffa, qua tutti se pìjeno la rintracciabbilità e poi nun rispònnono mai. Sa’a pìjono solo sulla busta paga, che ce vo ffa…

    ***

      — Pronto? Pronto?!
    — (Risa in sottofondo) Pront — ehm, pronto, mi scusi sa, ma dei miei colleghi mi facevano girare sulla sedia e mi stavo strozzando con il filo delle cuffie.
    — Si figuri, a chi non capita in ufficio.

    ***

      — Pronto, perché la mia adsl non è attiva, nonostante l’abbia richiesta il 21 aprile e voi dite che ci vogliono in genere 10 giorni per l’attivazione?
    — Sa, quelli sono i giorni previsti; poi ci sono i problemi.
    — Appunto, ma io non so manco quale sia il problema stante il quale non ho la mia adsl. Voglio saperlo.
    — Signore, ma non le pare di voler sapere troppe cose?

    ***

      — Sì signora, io ho bisogno di sapere qualcosa circa la mia adsl: quando me l’attiverete?
    — Signore, insomma, cosa vuole che le dica, che l’accontenti forse? Non ha capito che lei deve aspettare e basta? Lo decideranno i tecnici quando lei avrà la sua adsl.
    — Il gas dalle docce lo fate uscire prima o dopo l’attivazione?
    — Come, scusi?
    — Niente.

    ***

      — Notizie sulla mia attivazione?
    — Qui io vedo solo una data di prevista attivazione.
    — Sì, ma ne avete trasgredite quattro. Non posso parlare con qualcuno che ne sa di più?
    — Solo i tecnici sanno perché non si attiva.
    — Allora, per cortesia, mi passi un tecnico.
    — Impossibile. Non hanno un numero di telefono.
    — Capisco. Un tecnico di una società di telefoni non ha un telefono. E allora come fate a parlar loro?
    — Mandiamo un’email.
    — Mi dia l’indirizzo email, allora. Ora non può dirmi che «non hanno l’email».
    — Impossibile. Non possiamo dare l’email.
    — Lei ha mai letto Kafka?
    — No, è un giornalista?
    — Appunto.

    ***

      Ecco, questo è il calvario che devo sopportare ogni giorno, non tanto per disdire un servizio (capirei che un’azienda volesse difendere una fonte di guadagno che minaccia d’andarsene), ma per attivarne uno, e dare così più guadagno alla Telecom.

    Aiutatemi, se conoscete qualcuno che può farlo. Ve ne prego. Vi regalo un prosciutto. Di quelli buoni.

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  • «Ma erano le migliori!…» dal blog «7 in condotta»

    26 05 2006 di Francesco Minciotti

    “Il Cristo del Crocifisso dell’aula scompare e li vicino compaiono tanti passettini neri che si allontanano in direzione della porta. Non v’è rispetto per la religione,chiedo la sospensione della classe”  L’alunno C****** insiste nel chiamarmi zio, accusando crisi di pianto e ripetendo continuamente di volersi trasferire a casa mia, si richiedono seri provvedimenti al fine di porre fine a queste manifestazioni indecenti.Prof. F******** M******”

    “L’alunno M.R. incita la classe a una crociata contro gli “infedeli”,da lui denominati, della classe accanto. Inoltre si offre volontario di fare come ariete e sfondare la porta.Alle mie richieste di smetterla, mi risponde “Dio lo Vuole””

    L’alunno G.G. continua a strisciare in classe dicendo che la guerra con i vietkong non è mai finita”

    “La classe finge che io non esista. Prof.

    S******* giustifica l’assenza del **/**/** con testuali parole:’Allergia allo studio’. La giustificazione reca la firma di un certo Dott.Maradona Diego.La giustificazione non è accettata

    L’alunno xxx xxx dichiara di non ricordare come si chiama e rientra in classe alle ore 10.40″

    R***** entra in classe rotolando, seguito da F***** che saltella su un piede solo e infine da T********* con un paio di maracas in mano

    Noveni lancia delle grida alla samurai mentre svolge educazione fisica”

    L’alunno D’Andrea dopo aver chiuso accuratamente la porta della classe minaccia di non far uscire nessuno senza nomination e televoto. Saranno presi seri provvedimenti

    Gli alunni B******** e B***** si morsicano durante l’ora di supplenza

    L’alunno M****** mi guarda in modo strano

    Alle ore 11.22 arriva in classe, accompagnato dai carabinieri, lo zaino della signorina Giulia E., ma della signorina Giulia E. non c’è traccia

    L’alunno T******** invita la professoressa a uscire dall’aula”

    Z. compie l’ annuale corsa campestre indetta dall istituto a bordo di una bicicletta”

    L’alunno R***** dopo aver leccato il compagno P*** sputa al centro dell’aula e interrompe il docente affermando che nonostante le sue fattezze suine l’alunno Pile’ non sa di prosciutto”

    L’alunno M. chiama più volte la sottoscritta “zia”"

    L’alunno Forlani si improvvisa parrucchiere durante la lezione di matematica”

    La classe canta “tanti auguri” al docente anche non essendo il suo compleanno”

    Dopo aver aperto la porta con un calcio, l’alunno S.M. irrompe in aula con venti minuti di ritardo rispetto all’inizio della lezione puntando un tubo da disegno contro i compagni e urlando: “Chi ha chiamato l’A-Team??

    Alla richiesta dell’insegnante di tenere lo zaino chiuso durante il compito in classe, l’alunno M.V. obbietta che così non potrà innescare la bomba

    N.P ruba la merenda al compagno N.R e successivamente lo picchia e lo minaccia di morte

    L’alunno X proclama l’unica utilità della poesia come metodo per riempire i cruciverba”

    L’alunno Mastro chiede alla sottoscritta un buon voto in storia in cambio di prestazioni sessuali. Si chiede intervento del preside”

    L’alunno S***** si lamenta della votazione troppo bassa nel compito di tecnologia, e minaccia il professore con l’intervento di un famigerato cugino senza scrupoli

    All’ingresso del bidello l’alunno Txxxx gli ordina due caffè

    Gli alunni portano la lavagna fuori dall’aula mentre la professoressa è girata

    Gli alunni P****, C**** e M**** hanno smontato una porta del bagno e l’hanno messa contro un muro invitandomi ad aprirla dicendo che è stata messa una nuova classe”

    Mia selezione dal blog 7 in condotta.
    Il mondo della scuola ha ancora qualcosa da dire.

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  • Riflessioni sull’abuso di forestierismi

    25 05 2006 di Francesco Minciotti

    Non trovate che il gesto di esporre, nei beni prodotti in Italia, la dicitura «made in Italy» sia un orribile ossimoro?
    Perché usare l’inglese per rivendicare l’italianità?

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  • L’unica vera agenda delle priorità di ogni governo

    24 05 2006 di Francesco Minciotti

     

    Rapporto annuale Amnesty International 2006

    E’ uscito. Leggetevi pure una breve presentazione e poi consultatelo integralmente in linea.

    Date pure un’occhiata alla sezione riguardante l’Italia: vi accorgerete come il «terzo mondo» ci somigli più di quanto si pensi.

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  • Panta rei, e niente torna più

    23 05 2006 di Francesco Minciotti

    Mentre ero in bagno intento ad applicare dell’Elocon su delle piccole irritazioni sotto le ascelle (classico momento intellettivamente stimolante), ho maturato un’intuizione che non esiterei a definire terrificante: leggeremo pochissimi libri nella nostra vita.
    Per quanta sete di sapere abbiamo, moriremo certamente ignorantissimi. So di non sapere, disse Qualcuno. Ebbene, credo non ci sia più grande e profonda verità al mondo.
    Facendo un piccolo calcolo, in una vita convenzionalmente formata da 70 anni (i primi 10 anni di vita non si legge moltissimo, e non tutti superano gli 80 anni), e calcolando la lettura di un libro a settimana, avremo 52 libri l’anno, per un totale di appena 3640.
    La sola Biblioteca Nazionale di Roma ne contiene più di 6 milioni.
    Intorno a noi fluttua un intero universo di parole, che formano frasi a volte geniali; verità profonde che vengono enunciate in ogni angolo del mondo ad ogni secondo del giorno. Ogni giorno; ogni secondo. Migliaia di scrittori — oh, uomini saggi! — vergano con penna illuminata aforismi, versi e periodi degni della miglior memoria, e noi non ne verremo neanche mai a conoscenza.
    La Bellezza, la Sagacia, la Profondità di quelle lettere non ci giungeranno mai, né — ben più grave — ci formeranno mai. Noi siamo il frutto di ciò che molti uomini furono; facciamo parte dello stesso fiume. Siamo la sua continuazione. I più geniali aggiungono un po’ del loro; altri seguono la corrente passivamente; solo i più stolti schizzano fuori dal suo letto per disperdere sull’arida sponda dell’ignoranza preziose gocce di sapere, di tradizione, di umanità.
    Siamo piccole gocce, e sebbene sia indubbiamente vero che gutta cavat lapidem, molto probabilmente non saremo noi quella goccia che eroderà l’ultimo millimetro di pietra, arrivando così in fondo e prendendosi tutto il merito dell’immenso solco lasciato (posto che una fine della roccia ci sia).
    Il biologo Richard Dawkins sostiene la teoria del gene egoista: noi esseri umani non siamo altro che involucri, strumenti dei nostri geni, dei nostri gameti, del nostro D.N.A.: esso ci «sfrutta», spingendoci — come facciamo noi con le automobili — verso un punto utile, possibilmente verso l’accoppiamento, per la perpetuazione della specie, e quindi di egli stesso. Poi, alla morte, ci butta, sicuro della sua filiazione. E’ affascinante, non trovate?
    Sono finito fuori tema. Mi merito un 2.
    Ad ogni modo, saremo sempre incompiuti, infinitesimali granellini di sabbia nel mondo; e alla fine moriremo, e non saremo manco più granellini. Quindi, tanto vale vivere il nostro tempo nella consapevolezza che niente più di questo c’è dato, e a null’altro la nostra vita serve che non all’eudemonismo. E alla necessità (per puro amore) di adoperarsi per il bene della persona amata.
    Forse l’amore è la chiave di tutto, la spiegazione dell’assioma per il quale «la vita va vissuta».
    Dilige, et quod vis fac.

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  • Barzellettiere

    19 05 2006 di Francesco Minciotti

    Carcerato
    «Non dovranno manco cambiarsi per entrare in carcere»

    «Ora capisco perché hanno fatto le nuove maglie rosse»

    «E’ sufficiente trasferire il numero dalla schiena al petto»

    «Davvero l’abito non fa il monaco?»

    «Unica differenza? Il peso del pallone»

    Con ’sta storia, le battute vengono che è un amore.
    Continuate voi, se vi va!

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  • La più bella estate musicale della mia vita

    17 05 2006 di Francesco Minciotti

    Biglietti dei Tool e dei Pearl Jam

    Incontrerò, in una di queste due date, qualche mujahedin?

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  • Non sono solo le zebre ad avere le strisce

    11 05 2006 di Francesco Minciotti

    Le abbiamo guardate. Le abbiamo calpestate, senza per questo far loro torto (anzi, a mo’ d’antifrasi le abbiamo così nobilitate). Le abbiamo ammirate o ignorate, in base al nostro senso civico. Talune sono diventate celeberrime nel mondo della musica, altre sono state create a suon di bestemmie da dipendenti comunali spesso poco alacri. Ad ogni modo, sempre dei suoni (riduzionismo, concordo). Ma sono sicuro che pochi ne hanno individuato il carattere di strenui difensori dell’umanità, in senso di aggettivo, non di sostantivo; quel quid che ci distingue come specie.
    Le strisce pedonali.
    Esse, col loro silenzio, affermano in un mondo sempre più improntato alla crescita, alla velocità, alla perfezione che l’uomo ha anzitutto delle gambe per camminare. Il codice della strada ha sancito una preferenza che potremmo definire ontologica ancor prima che giuridica all’uomo; le strisce ne sono garanti.
    In un mondo di ferro e clangore — il sogno ad occhi aperti di Marinetti — , di primazia imposta della macchina, esse restituiscono all’uomo il ruolo di comando; la priorità del camminare, del proprio corpo. Esse dicono: «Uomo, anzitutto sei; solo dopo hai». Ci garantiscono la possibilità di essere uomini in mezzo alle macchine. Anzi, più uomini rispetto agli altri uomini che usano le macchine, in esse inglobati.
    Proprio lì, al centro della strada, il cuore del regno delle auto, del macchinico, le strisce difendono l’umanità.
    Ci siamo spinti così tanto in là che, senza di esse, il figlio (la strada) distruggerebbe il padre (l’uomo).  Per questo brindo a voi, Signore bicolori: ci ricordate che l’uomo trionfa sempre.

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  • Il lavorìo accademico continua frenetico…

    10 05 2006 di Francesco Minciotti

    Commercio elettronico fra privati: il caso eBay

    Un breve saggio sulla nascita e lo sviluppo del commercio elettronico con particolare riferimento ad eBay. Linguaggio piano e semplice, quasi del tutto atecnico.

    Buona lettura.

    P.S.: Basta cliccare sull’immagine per visualizzare il documento!

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