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    Ammaniti, Niccolò

    31 07 2006 di Francesco Minciotti

    Ti prendo e ti porto via, Niccolò Ammaniti

    Una Uno turbo GTI nera (vestigia di un’epoca in cui, per qualche lira in più rispetto al modello base, ci si comprava una bara motorizzata che filava come una Porsche, beveva come una Cadilllac e si accartocciava come una lattina di cocacola) [...]

    Ti prendo e ti porto via, Oscar Mondadori, Milano, 2000, p. 19

    La prima ossessione della signora Biglia era l’igiene. La seconda, la religione. La terza e più grave di tutte, cucinare.

    Preparava quantità industriali di cibo sopraffino. Sformati di maccheroni. Ragù tirati per tre giorni. Cacciagione. Parmigiane di melanzane. Sartù di riso alti come pandori. Pizze farcite di broccoli, formaggio e mortadella. Tortini ripieni di carciofi e béchamel. Pesce al cartoccio. Calamari in umido. E cacciucco alla livornese. Vivendo da sola (suo marito era morto oramai da cinque anni), tutto quel ben di Dio finiva o nei congelatori (tre, zeppi come uova) o regalato alle clienti.
    A Natale, a Pasqua, a Capodanno e a ogni festa che meritasse un pranzo speciale, perdeva completamente il senno e rimaneva chiusa in cucina anche tredici ore al giorno a scodellare, a ungere teglie, a sgranare piselli. Paonazza, gli occhi indemoniati, una cuffia per non ungersi i capelli, fischiava, cantava con la radio e sbatteva uova come un’invasata. Durante il pranzo non si sedeva mai, galoppava come un tapiro birmano avanti e indietro tra sala e cucina sudando, sbuffando e lavando piatti e tutti s’innervosivano perché non è piacevole mangiare con un’assatanata che ti controlla ogni espressione del volto per capire se la lasagna è buona, che non ti lascia finire e già ti ha riempito ancora il piatto e sai che, nelle sue condizioni, le potrebbe prendere un coccolone da un momento all’altro.

    No, non è piacevole.
    Ed era difficile capire perché si comportava così, cos’era quel furore culinario che la tormentava. Gli invitati, alla dodicesima portata, si domandavano sottovoce cosa volevare fare, dove voleva arrivare. Voleva ucciderli? Voleva cucinare per il mondo intero? Sfamarlo con risotti ai quattro formaggi e scaglie di tartufo, linguine al pesto e ossobuco con il purè?

    No, questo alla signora Biglia non interessava.
    Del Terzo Mondo, dei bambini del Biafra, dei poveracci della parrocchia alla signora Biglia non fregava proprio niente. Lei si accaniva senza compassione su parenti, amici e conoscenti. Voleva solo che qualcuno le dicesse: “Gina cara, gli gnocchi alla sorrentina che fai tu non li sanno fare neanche a Sorrento”.

    Allora si commuoveva come una bambina, balbettava dei ringraziamenti, abbassava la testa come un grande direttore d’orchestra dopo un’esecuzione trionfale e prendeva dal congelatore un contenitore pieno di gnocchi e diceva: «Tieni, mi raccomando non li mettere in acqua così, sennò vengono cattivi. Tirali fuori almeno un paio d’ore prima».
    Quella donna ti ingozzava senza pietà e, se imploravi di smetterla, ti rispondeva di non fare complimenti. Uscivi da casa sua barcollando, mezzo ubriaco, con la patta dei pantaloni sbottonata e con la voglia di andare a Chianciano a fare una cura disintossicante.

    pp. 56-7

    Ecco, finalmente, la rabbia di Graziano era arrivata al culmine, a saturazione. Poteva riempirne una piscina olimpionica. Era più incazzato di uno stallone in un rodeo, di un corridore che sta vincendo il campionato del mondo e gli si rompe il motore all’ultima curva, di uno studente a cui la fidanzata per sbaglio cancella la tesi di dottorato dal computer, di un malato a cui hanno tolto un rene per sbaglio.

    p. 151

    Sì, quello poteva essere l’ultimo gesto di un latin lover. Come l’addio al ring di un grande pugile. Poi avrebbe attaccato il preservativo al chiodo e se ne sarebbe andato in Giamaica. Si diede una ravviata ai capelli e andò dalla professoressa.

    p. 232

    Giovanni Cosenza, cinquantatré, sposato e padre di due figli, invece, era uguale a un Dodocon. Questo animaletto con il muso appuntito e gli incisivi in fuori, secondo alcun paleontologi è il primo mammifero apparso sul pianeta quando i rettili la facevano da padroni.

    Piccoli, invisibili, questi nostri progenitori (anche noi siamo mammiferi!) allevavano la loro prole nascosti negli anfratti della terra, si nutrivano di bacche e semi e uscivano allo scoperto dopo il tramonto quando i dinosauri dormivano, con il metabolismo rallentato, e gli fottevano le uova. Quando ci fu il gran casino (meteora, glaciazioni, spostamento dell’asse terrestre, quello che è) i bestioni squamati schiattarono uno dopo l’altro e i Dodocon si ritrovarono improvvisamente padroni di tutto il bendidio.
    Spesso è così, quelli a cui non daresti una lira, alla fine te lo mettono in culo.

    pp. 246-7

    La guerra con Contarello andava avanti da un’infinità di tempo. Una storia loro, incomprensibile al resto del mondo, incominciata per un paio di metri di pascolo che tutti e due consideravano propri. Ed era proseguita con insulti, minacce di morte, sgarbi e dispetti.

    A nessuno dei due era mai venuto in mente di guardare le carte al catasto.

    pp. 287-8

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  • Nine inch nails

    28 07 2006 di Francesco Minciotti

    With teeth, Nine inch nails

    Watching all the insects march along
    Seem to know just right where they belong

    Smears of face reflecting in the chrome
    Hiding in the crowd I’m all alone

    “All the love in the world”, Nine inch nails — With teeth (2005)”

    You better take a good look ’cause I’m full of shit

    With every bit of my heart I’ve tried to believe in it
    You can dress it all up, you can try to pretend

    But you can’t change anything
    You can’t change anything In the end

    “You know what you are?”

    I am the plaque

    I am the swarm
    All your heart sticks on me

    And I keep it warm
    They won’t let me stay they won’t let me leave

    They are soo many of them it gets hard to breath

    “The collector”

    you’re keeping in step
    in the line got your chin held high and you feel just fine

    because you do
    what you’re told

    but inside your heart it is black and it’s hollow and it’s cold
    just how deep do you believe?

    will you bite the hand that feeds?
    will you chew until it bleeds?

    can you get up off your knees?
    are you brave enough to see?

    do you want to change it?
    what if this whole crusade’s

    a charade
    and behind it all there’s a price to be paid

    for the blood
    on which we dine

    justified in the name of the holy and the divine

    “The hand that feeds”

    I hurt myself today
    To see if I still feel I focus on the pain

    The only thing that’s real
    The needle tears a hole

    The old familiar sting
    Try to kill it all away

    But I remember everything
    What have I become?

    My sweetest friend
    Everyone I know

    Goes away in the end
    You could have it all

    My empire of dirt
    I will let you down

    I will make you hurt
    I wear my crown of shit

    “Love is not enough”

    I believe I can see the future

    Cause I repeat the same routine

    “Every day is exactly the same”

    She comes along
    She gets inside

    She makes you better than anything you’ve tried
    It’s in her kiss

    The blackest sea
    And it runs deeper than you

    Dare to dream it could be
    With teeth

    With teeth
    With teeth

    With teeth

    “With teeth”

    I’m just a face in the crowd
    Nothing to worry about

    Not even try to stand out I’m getting smaller and smaller and smaller
    And I have nothing to say

    It’s all been taken away
    I just behave and obey

    I’m afraid that I’m starting to fade away

    “Getting smaller”

    Now I just stare into the sun
    And I see everything I’ve done

    I think I could’ve been someone
    But I cannot stop what has begun

    When everything is said and done
    And there is nowhere left to run

    I think I could have been someone
    Now I just stare into the sun

    “Sunspots”

    There are things I said I would never do

    There are fears I can not believe have come true
    For my soul is too sick and it’s too little and too late

    And myself I have grown to weary to hate
    The more I stay in here

    The more it’s not so clear
    The more I stay in here

    The more I disappear

    “The line begins to blur”

    See the animal in his cage that you built
    Are you sure what side you’re on?

    Better not look him too closely in the eye
    Are you sure what side of the glass you are on?

    See the safety of the life you have built
    Everything where it belongs

    Feel the hollowness inside of your heart
    And it’s all

    Right where it belongs
    What if everything around you Isn’t quite as it seems?

    What if all the world you think you know
    Is an elaborate dream?

    And if you look at your reflection
    Is it all you want it to be?

    What if you could look right through the cracks?
    Would you find yourself

    Find yourself afraid to see?

    “Right where it belongs”

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  • Profeta o solo conoscitore dell’umano viscidume?

    25 07 2006 di Francesco Minciotti

    — E’ tutto pronto? — chiese l’onorevole Samuele Slumkey al signor Perker.
    — Tutto, mio caro signore, — rispose l’ometto.

    — Nulla è stato dimenticato, spero, — disse ancora l’onorevole Samuele Slumkey.
    — Nulla è rimasto indietro, mio caro signore, nulla di nulla. Ci sono venti uomini lavati alla porta di strada perché possiate stringer loro la mano;

    Berlusconi, bagno di folla

    sei bambini portati in collo perché li accarezziate e domandiate la loro età. Badate soprattutto ai bambini, mio caro signore: è cosa che ha sempre avuto effetto sicurissimo.

    Ciampi bambini

    — Ci starò attento, — disse l’onorevole Samuele Slumkey.
    — E, forse, — disse con cautela l’ometto — se mai potesse - non dico che sia indispensabile -, ma se poteste fare in modo di baciarne uno, produrreste sul popolo un’impressione formidabile.

    — Non sarebbe lo stesso se lo baciasse il proponente o il sostenitore? — domandò l’onorevole Samuele Slumkey.
    — Ahimè, temo di no, — rispose l’agente, — fatta da voi, mio caro signore, la cosa vi renderebbe molto popolare.

    Bush bacia bimbo

    Putin bacia bimbo

    Charles Dickens, Il circolo Pickwick, 1836.

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  • Muse

    20 07 2006 di Francesco Minciotti

    An our freedom’s consuming itself
    What we become is contrary to what we want

    Take a bow

    Muse, Take a bow, in Black holes & revelations (2006)


    My life

    You electrify my life
    Let’s conspire to ignite

    All the souls that would die just to feel alive

    Starlight

    Glaciers melting in the dead of night
    And the superstars sucked into the ’supermassive’

    Supermassive black hole

    Throw it all away

    Lets lose ourselves
    Cause theres no one left for us to blame

    Its a shame we’re all dying
    And do you think you deserve your freedom

    [...]
    There’s no justice in the world

    There’s no justice in the world
    And there never was

    Soldier’s poem

    Don’t be afraid

    What you’re mind conceals
    You should make a stand

    Stand up for what you believe
    And tonight we can truly say

    Together we’re invincible

    Invincible

    When the zetas fill the skies,
    It’s just our leaders in disguise,

    Fully loaded satelites,
    We can’t get nothing but our minds.

    Exo-politics

    Destroy this city of delusion

    Break these walls down
    Why do we face

    Justify my reasons with your bloody hand

    City of delusion

    I will take the cold for you
    And I’ve had recurring nightmares

    That I was loved for who I am
    And missed the opportunity

    to be a better man

    Hoodoo

    And how can we win,
    When fools can be kings

    Don’t waste your time
    Or time will waste you

    Knights of Cydonia

    N.B.: Questa pagina, contenente le citazioni dell’album che sto studiando correntemente, è solo la prima di una lunga serie. Infatti, sto procedendo (da mesi, ormai: è tempo di svelare i segreti!) alla raccolta di tutte le citazioni degli album che ho, e saranno accessibili, dopo essere pubblicate qui come articolo, nell’area «Citazioni», nell’apposita sezione «Citazioni musicali». Fino ad oggi infatti, in quello spazio ce n’erano molte accatastate alla rinfusa; da domani, le troverete tutte catalogate per album.

    Un altro servizio lussoso offerto dal SitYno e dal sottoscritto!

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  • Dopo il diluvio, le foto

    19 07 2006 di Francesco Minciotti

    E’ passato uno stramiliardo di anni dall’ultimo aggiornamento, ma ho finalmente aggiunto qualche foto alla mia galleria (quasi tutte gentilmente offerte dalla Vale). Guardatele!

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  • Lo sceriffo spara a salve

    18 07 2006 di Francesco Minciotti

    E dire che, anche solo per un attimo, c’avevo sperato: Bersani è uno con le palle, ha fatto tutto questo popò di decreto che liberalizza qui, aumenta là, diminuisce (i costi) su, aumenta (la soddisfazione) giù.
    Poi, al primo alzar di cresta della lobby dei tassisti pum!, tutto a carte quarantotto. Potendo scegliere fra «soddisfatti» e «rimborsati», i tassisti — bontà loro — hanno scelto la seconda.
    Così, quando leggo una cosa del genere:

      Presto faremo due chiacchiere con i petrolieri e perché no anche con i benzinai (qui, amplius)

    mi vien da pensare che ora faranno, in quattr’e quattr’otto, un nuovo decreto legge — abusando una volta di più di questo strumento legislativo —, magari abbassando d’imperio la benzina ad 1€ (cifra tonda, mancia «se volete»), salvo poi, dietro proteste fiammanti dei benzinai, rialzarla di corsa (e con la coda fra le gambe) a 1,408€ (rispetto all’1,409€ di oggi), e sostenendo, all’unisono con Veltroni, che «è stato un pareggio, cioè un vantaggio per tutte le parti sociali».

    Due parole: fate rìde’.

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  • Perché non scriverlo direttamente in inglese, allora?

    14 07 2006 di Francesco Minciotti

      E’ Wi-fi e ha un display [schermo] da 3 pollici [7,62 cm]

    Dopo le prime anticipazioni non ufficiali e le numerose indiscrezioni, il fantomatico iPod targato Microsoft ora ha anche un nome e un design [forma] preciso. Secondo quanto riferito dal blog Engadget, che sostiene di aver ricevuto una foto del prototipo di Redmon da un insider [fonte interna] che sta lavorando al progetto, il nuovo player [lettore] Mp3 della casa di Bill Gates è già stato battezzato dai tecnici “Argo” e dovrebbe essere commercializzato con il nome “Zune”.

    Molte, stando all’immagine “rubata”, le analogie estetiche del device [dispositivo; apparecchio] Microsoft con il rivale iPod del gigante Apple, ma molte anche le novità tecniche. Argo, infatti, dal punto di vista del design [forma] assomiglia molto al lettore di Steve Jobs, ma vanta uno schermo da ben 3 pollici [7,62 cm] e un’inedita dotazione wifi, ovvero senza fili. Al momento, ulteriori dettagli sul prodotto sono ancora top secret [segretissimi], ma la foto pubblicata da Engadget sta facendo rapidamente il giro del Web conquistando consensi e raccogliendo critiche da ogni parte del mondo.

    La battaglia commerciale con Apple si gioca non solo sul piano tecnologico, ma anche e soprattutto su quello dello stile. L’iPod, infatti, è diventato ormai un oggetto cult [di culto], uno status symbol [simbolo di attestazione sociale; segno distintivo] che va ben oltre il semplice concetto di player [lettore] Mp3. E a Redmond lo sanno bene. Per garantire una maggiore penetrazione sul mercato e acquisire un singolare appeal [fascino], stando ancora ad alcune indiscrezioni, così il device [dispositivo; apparecchio] Microsoft dovrebbe essere distribuito sotto il brand [marchio] XboX, sinonimo di successo in tutto il mondo. La sfida tra Microsoft e Apple per la leadership [comando; primazia] della musica digitale sembra giunta al round [ripresa; turno; gara] finale. Che vinca il migliore. (qui, amplius)

    Ma che ci vorrà mai ad usare il meraviglioso, ricco florilegio di incantevoli parole in italiano? Bisogna davvero diventare ancor più succubi dell’inglese?

    P.s.: Anche la notizia, come contenuto, è interessante.

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  • L’impuro pensiero democristiano

    13 07 2006 di Francesco Minciotti

    Gli articoli di questa categoria — quelli che scrivo per il BlogGoverno — sono pubblicati solo per la loro prima parte qui sul sitYno, mentre la restante parte si trova solo lì. Con questo stratagemma spero di assolvere l’impegno che mi sono preso con il gruppo del BlogGoverno (in fondo, scrivo per loro!); ma al tempo stesso, voglio dare la possibilità a tutti voi, cari mujahedin, di essere informati su tutto quanto il Vostro scrive.

    ***

    Si torna a fare le pulci al ministro di Giustizia Clemente Mastella; questa volta, a proposito delle sue ondivaghe esternazioni in merito alla vicenda da molti orribilmente denominata «Calciopoli».
    Il mio omologo Mastella ha avuto, da buon democristiano, il coraggio di parlare di «amnistia» per i futuri condannati (7 luglio 2006, Corriere della Sera), salvo poi, qualche giorno dopo, fare un piccolo passo indietro, negando di aver mai usato questo termine, e sostenendo d’aver soltanto «[…] chiesto un diverso modo di valutare» (11 luglio 2006, Repubblica).
    Ora, io apprezzo che il ministro Mastella sostenga che c’è chi ne capisce più di lui, di diritto («io ho parlato prima. E l’ha fatto anche chi è più esperto di me in diritto. Gente come Pisapia e Calvi», Repubblica, ivi); ma sarebbe forse il caso di approfondire con maggior serietà le norme che regolano il caso in questione, rifacendosi a regole oggettive, citando le quali chiunque può validare il proprio pensiero in merito. [...] Continua a leggere questo articolo su BlogGoverno

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  • L’opinionista opinabile

    12 07 2006 di Francesco Minciotti

    Era chiaro che, essendosene andato da posizioni di spicco nel governo l’avremmo sentito molto, molto meno: ed infatti, l’ultima segnalazione in merito su queste pagine l’ebbe il 18 febbraio 2006, cioè — e per fortuna — mesi e mesi fa.
    D’altro canto, nessuno si sarebbe aspettato che il fiume in piena della stupidità si sarebbe arrestato con facilità; e così è stato.
    Rilancio un’esternazione profondamente indecente del Mostro a proposito della nazionale francese alla quale — per quanto possa valere — va il mio plauso per il bel gioco espresso.

    Quella di Berlino è una vittoria della nostra identità, dove una squadra che ha schierato lombardi, campani, veneti o calabresi, ha vinto contro una squadra che ha perso, immolando per il risultato la propria identità, schierando negri, islamici e comunisti (qui, amplius)

    Non ho ben capito donde abbia capito che taluni francesi fossero «comunisti»: forse dal fatto che passavano (e quindi condividevano) la palla più di altri?
    Il Mostro non riesce ad eclissarsi neanche quando la politica l’ha ripetutamente vilipeso (da ultimo, il risultato del referendum sulla devoluzione). Che palle d’uomo.

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  • Giuridichese-italiano

    11 07 2006 di Francesco Minciotti

    Lettura d’un passo del mio libro in giuridichese, con traduzione in italiano testo a fronte:

    I commessi hanno per legge poteri di rappresentanza funzionali ai loro compiti: sono legittimati a ricevere il prezzo delle merci consegnate — con conseguente effetto liberatorio per il cliente (art. 1188 c.c.) — e le dichiarazioni riguardanti l’esecuzione del contratto, ma non a modificare le condizioni dei contratti predisposte dall’imprenditore, si tratti sia delle condizioni generali di contratto che del prezzo, salva la facoltà di concedere dilazioni e sconti d’uso (artt. 2210-2113 c.c.)

    Il commesso di Intimissimi è assunto dal titolare, e da questi prende ordini: nel suo lavoro, deve ovviamente riscuotere il prezzo della merce che il cliente acquista (il quale, pagandola, ne diviene proprietario); deve inoltre accettare i reclami del cliente; ma non può scendere a patti con il cliente sull’acquisto, salvo applicare uno sconto tipico (ad es. un 10% se il cliente lo chiede)

    Chiaro, no?

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