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    30 09 2006 di Francesco Minciotti

    Io e la mia nuova Canon EOS 400D.

    Io e la bimba

    Quando le porte della percezione si spalancano, ogni cosa appare com’è: infinita.

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  • 440km di strada in sei ore, e in mezzo il concerto della vita

    24 09 2006 di Francesco Minciotti

    Certo, dopo averli aspettati per sei lunghi anni, si potrebbe quasi dire che niente potrà soddisfarti appieno. Eppure, non è stato così: i Pearl Jam hanno dato il loro massimo a Pistoia, in una stupenda piazza del Duomo, degna del più pregnante ossimoro, con un concerto durato più di due ore e mezza. Assieme ad un’ampia selezione dell’ultimo album (quasi necessario, considerando che si trattava del tour promozionale), hanno dato vita alla sconfinata serie di capolavori: da Do the evolution (senza bicchierata, dunque), passando per Better man, Alive, Even flow, Porch, Black, State of love and trust
    Il tutto, con una perfezione, un sincronismo, un dinamismo quasi incredibile: il solo di batteria, ad esempio, è stato inserito all’interno del ponte di Even flow, quasi a creare un ibrido «da concerto».
    Eddie Vedder ha poi letto, durante il concerto, due messaggi in un italiano smozzicato (e leggendo da un foglio) coi quali ringraziava il pubblico italiano e diceva che «quest’anno siamo stati solo una settimana; la prossima volta forse un mese, o tutta la vita!». Un po’ demagogia, un po’ retorica, un po’ emozionante.
    Della piazza poi, che dire: chissà cosa possa provare un americano di Seattle a suonare di fronte ad un campanile medievale il suo grunge
    Insomma, senza farla troppo lunga, una serata che difficilmente si potrà dimenticare: attesa sei anni, ma ne è valsa la pena.  P.s.: Scusate, attivo per un attimo la modalità sborone: non essendo mai stato a Pistoia, sorgeva immenso il problema del parcheggio. Cosa ha fatto allora il sottoscritto? Ha lanciato Google earth, è volato sopra il centro di Pistoia, ha sbirciato dall’alto quali fossero i parcheggi tutt’intorno alla piazza, ne ha misurato le distanze con l’apposito strumento, e poi s’è segnato i punti GPS di ciascuna area, caricandoli sul fido navigatore Tomtom. Risultato: mentre tutti andavano all’apposita area — lontanissima — predisposta per il parcheggio degli spettatori del concerto, collegata alla piazza con una navetta, il sottoscritto veniva condotto «per mano» ad un parcheggio semivuoto a seicento metri appena dalla piazza. The power of technology.

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  • Quest’uomo è pericoloso

    20 09 2006 di Francesco Minciotti

    Ahmadinejad, 19/9/2006:

    I musulmani, i cristiani e gli ebrei e tutti coloro che credono nelle religioni, se sono veramente seguaci della religione, devono essere fautori della pace, della fratellanza e della tranquillità (qui, amplius)

    Ahmadinejad il pacificatore
    (Ahmadinejad arringa la folla in Iran, 26/10/2005 — Repubblica.it)

    Quando la coerenza è un’opzione non sfruttata.

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  • Indicazioni per uccidermi /2

    20 09 2006 di Francesco Minciotti

    Stasera, al concerto dei Pearl Jam a Pistoia, in Piazza del Duomo.
    Sarò quello con la maglietta di Paperino.
    Non scherzo.

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  • Aggiornamento galleria Fun

    19 09 2006 di Francesco Minciotti

    Un paio di scatti freschi freschi nella galleria fotografica fun. Come al solito, tutto vero, ahimè!

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  • Novità in Fotografie

    15 09 2006 di Francesco Minciotti

    Dopo aver riordinato, come si farebbe su una bella scrivania, tutto l’album fotografico, dividendolo per aree tematiche, ho aggiunto un nuovo raccoglitore di ritratti, primi piani e close-up: Senzienti.
    Buona visione ;)

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  • Per una «e» il Corrier perse la cappa

    14 09 2006 di Francesco Minciotti

    Sebbene un tempo si fosse potuto anche pensare di esigere da un quotidiano come il Corriere della sera una perfezione sintattica, oggi — come abbiamo più volte constatato — non è più neanche immaginabile.
    Per cui, ecco tralasciare gl’inverecondi «nè» (precursori, forse, d’un «xkè»?), o i «perchè»; ma certo non gli si può perdonare quanto segue:

    Reimpatrio
    (Corriere della Sera.it, pagina principale, 13 settembre 2006, ore 20:20)

    infatti, nonostante sia forma accettabile, quella di usare il «re-» per sottolineare l’azione reiterata, tale espediente può andar bene quando non esista una forma convenzionale che già indichi tale moto, come nel caso del verbo «rimpatriare», senza bisogno di quella brutta, bruttissima «e», del tutto pleonastica oltreché errata.
    Da matita rossa, senza meno.

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  • Perché mi piace Bergonzoni

    12 09 2006 di Francesco Minciotti

    Al di là del fatto che fu la Stella farmelo conoscere e apprezzare; e al di là del fatto che fa un uso ammaliante della parola nei suoi lavori (allitterazioni, onomatopee, paradossi: un florilegio di espedienti retorici), mi piace anche per la sua visione della cultura, e di come gestisce le sue apparizioni pubbliche:

    Insomma, lontano dalle lobby contrapposte: destra, sinistra…
    Ho la necessità di non fare generazione, non fare branco, non fare squadra. Non voglio essere quello della tv, o quello del cinema.
    In televisione, poi, lei non va mai.
    Cosa devo dire io in una tv dove parlano i calciatori, e vengono trattati da eroi? Ci sarà pure una differenza, ad esempio, tra un regista come Lynch e l’allenatore della Nazionale… Questo appiattimento mi fa proprio arrabbiare, sono super-incazzato, è uno schifo. Non è nemmeno una commedia umana, ma qualcosa di disumano. Bisogna spengere la televisone; altrimenti poi non possiamo lamentarci di certi sabati sera. (qui, amplius)

    P.s.: Sapete che io e la Stella lo abbiamo conosciuto? Per un mega-colpo di fortuna, mi trovavo con lei a Palermo, per un convegno di filosofia del diritto: saremmo rimasti là una sola sera, guarda caso la sera del suo spettacolo, del quale venimmo a conoscenza per puro caso: quando l’autobus aeroporto-albergo si fermò ad un semaforo, scorgemmo la locandina affissa al muro:

    Toh, guarda!, il Bergonzo ha fatto uno spettacolo a Palermo!
    — Quando?
    — Il 19.
    — Ma il 19 è oggi!
    — Telefona, telefona per prenotare!

    Arrivammo al teatro un po’ prima dell’orario d’apertura, e lo trovammo nel bar accanto che mangiava. Ci parlammo un po’ prima, e ci invitò dopo lo spettacolo a fermarci. Regalò anche una copia autografata del suo libro alla Stella. Quando si dice il culo…

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  • Quando prevedere è facile

    09 09 2006 di Francesco Minciotti

      È così che è successo. Ecco perché nessuno sapeva che tutti gli altri avevano lo stesso identico piano. Ciascuno di noi voleva semplicemente alzare un po’ la posta in gioco. Per essere sicuro che la squadra di salvataggio non ci trovasse comodamente adagiati su sacchetti color argento pieni di cibi prelibati, afflitti da nient’altro che noia e gotta. Poveri sopravvissuti ingrassati di venti chili dal giorno in cui il signor Whittier ci aveva presi in ostaggio.
    Ovviamente, tutti quanti volevamo lasciare cibo a sufficienza perché le scorte durassero fino a un attimo prima di essere salvati. Quegli ultimi due giorni, quelli del digiuno vero, della fame e della sofferenza, si sarebbero potuti dilatare fino a un paio di settimane nei nostri racconti.
    Nel libro. Nel film. Nella miniserie televisiva.
    Avremmo patito la fame quel tanto che bastava a farci venire gli “zigomi da campo di concentramento”, come li chiamava Camerata Stizza. Più un viso possiede curve e rilievi, secondo Miss America, meglio rende davanti a una telecamera.
    [...]
    «Qui fuori c’è della gente» dice l’Anello Mancante, con la bocca nascosta dalla punta grassoccia del naso, sepolta da qualche parte sopra i due testicoli coperti di pelo che ha per mento. Dice: «Stanno trapanando la serratura. Stiamo per diventare famosi».
    O meglio, stiamo per diventare famosi tutti quanti tranne il Mezzano, l’uomo senza cicatrici da ostentare, senza nessun segno a dimostrare che abbia fatto qualcos’altro oltre a non mangiare.
    Nel tavolo, tutt’intorno alla punta grigia del suo cazzo, sul legno si intersecano i solchi dei colpi di prova, ciascuno con un’angolazione diversa. Il legno spaccato e ammorbidito dal nostro sangue che lo impregna. Quella poltiglia maciullata in schegge e frammenti caduti sul pavimento.
    Le nostre orecchie e le nostre dita dei piedi che hanno sfamato il gatto. Il gatto che ha sfamato Miss America. Miss America e suo figlio che hanno sfamato noi. Una catena alimentare completa.
    E ciascuno di noi che lotta per essere l’ultimo anello della catena.
    L’obiettivo che sta dietro l’obiettivo che sta dietro l’obiettivo.
    Il Conte della Calunnia alza una mano, muovendo le tre dita insanguinate che gli rimangono, con le unghie staccate, scomparse, e dice: «Dammi quella mannaia, sbrigati». Dice: «C’è ancora tempo, posso soffrire un po’ di più».
    Lo Chef Assassino si abbandona a sedere su un’elaborata poltroncina e scalcia via le scarpe. Afferrandosi i calzini per le punte li allunga, e allunga, e allunga, finché non gli si sfilano dal piede di colpo. Guardandosi le dita dei piedi dice: «Prima io. Ho ancora troppe dita».
    Il povero Mezzano, con il bacino premuto contro il bordo di legno nero del tavolo e il cazzo di fuori, dice: «Non mettetemi fretta». Con il sudore che pompa fuori dai pori della fronte dice: «Voi la vostra occasione per soffrire l’avete avuta. Adesso tocca a me».
    «E allora vedi di muoverti a soffrire» dice lo Chef. Schiocca due delle dita che gli rimangono e dice: «Altrimenti ridammi la mannaia. È mia». E rimane lì, col braccio teso.
    Il Conte si avvicina al tavolo, allungando il registratore che stringe in mano, la piccola maglia di ferro del microfono pronta a sovraincidere sul passato il rumore secco di quell’unico colpo di mannaia. Il Conte della Calunnia dice: «Comportati da uomo».
    Dice: «È la tua ultima chance. Comportati da uomo e tagliati quel cazzo».
    L’Anello Mancante, con la camicia aperta, il petto nient’altro che pelo nero su una scala di costole, dice: «Quando quella porta si spalancherà, sarà troppo tardi per tutti». Dice: «Perciò sbrigati».
    E il Mezzano si guarda riflesso nella grossa lama della mannaia. La tende verso il Reverendo Senzadio e dice: «Mi aiuti?».
    Il Reverendo prende la mannaia. Impugnandola con entrambe le mani, fende l’aria con una serie di colpi sibilanti.
    Il Mezzano sospira, a fondo, inspira ed espira, e spinge il bacino contro il tavolo. «Non mi avvisare, fallo e basta» dice il Mezzano.
    E il Reverendo dice: «Ricordati». Dice: «Che lo sto facendo solo come favore»
    Il Mezzano chiude gli occhi. Si appoggia le mani sulla sommità della testa, intrecciando le dita.
    E… poi… poi: Scruuu-rrrk.(C. Palahniuk, Cavie, 2005)

      Prima puntata nella Casa e prime immancabili polemiche. A sollevare la questione è Danilo Dettori, il barista sardo escluso dopo un testa a testa con Augusto De Megni, il giovane perugino che nel 1990 venne rapito da una banda di sardi. Per Danilo si sarebbe trattato di un ballottaggio non alla pari. (qui, amplius)

      Natascha, secondo le ultime indiscrezioni, dovrebbe apparire con solo con un po’ di trucco e un fazzoletto in testa. Decine le tv straniere che hanno chiesto di comprare i diritti. Nove austriaci su dieci hanno detto di essere interessati a vedere l’intervista.
    La ragazza ha avuto finora circa 400 richieste di interviste: quella alla tv pubblica austriaca è la prima che ha accordato e per la quale non è stata pagata. (qui, amplius)

    Quando dico che Palahniuk è così geniale che precorre l’infausta realtà, non dico cazzate.

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  • Un cervello innescato per posta, grazie.

    07 09 2006 di Francesco Minciotti

      Condivido completamente le valutazioni del presidente Bush su Ahmadinejad, perche’ e’ evidente che il successore, ammesso che l’interessato non sia gia’ morto, di Osama Bin Laden non puo’ che essere lui. Ma comunque, se fossi Bush, tenterei l’ultima azioni diplomatica: non so quando Ahmadinejad compie gli anni ma se e’ cosi’ appassionato del nucleare perche’ gli Stati Uniti non gli mandano un’atomica per il suo compleanno? Magari innescata per posta aerea? Allah sara’ grande, avra’ le fatwe a disposizione, ma l’atomica non ce l’ha, mentre Bush l’atomica ce l’ha e ne ha tante (qui, amplius)

    Da dove cominciare a smontare con le critiche, questa volta?
    Mi sento come quegli avvocati i cui clienti si presentano in ufficio e dichiarano schiettamente: «Avvoca’, ho rubato trecento milioni: come fo a nun anna’ in galera?».

    Forse dalla grammatica?
    Ad esempio, caro Mostro, non si declinano i sostantivi stranieri (cc.dd. forestierismi); per cui, non *fatwe, bensì fatwa. Sì, caro Nostro, anche se è plurale. Oh, non insista.

    Forse dalla geopolitica?
    Non pensa che il fatto che una nazione abbia migliaia di testate atomiche possa far riflettere, soprattutto se poi la medesima nazione vada in giro a dire «No, tu no, perché no» agli altri? Non pensa di meditare a fondo sull’appoggio incondizionato ad essa nazione, che negli ultimi cinque anni ha scatenato due guerre e minacciato una decina di Paesi? Che, guarda caso, è l’unico Paese al mondo ad aver usato contro altri esseri umani una bomba nucleare?

    Forse dalla triviale, macabra ironia da bar della Val Brembana?

    Qui non si vuole difendere quel pericoloso idiota di Ahmadinejad: uno che parla sostenendo di fare qualcosa per conto di Dio è già pericoloso in partenza. Il problema è che la stessa frase può essere usata utilmente per descrivere anche Calderoli…

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