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    Analisi decreto Bersani II: nuove possibilità di disdetta immediata ADSL

    30 03 2007 di Francesco Minciotti

    Signori, è fatta: da oggi il decreto Bersani II è effettivamente legge!

    Essendo poi una legge di conversione, la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (che pure avverrà) non avrà alcun tipo di effetto sull’effettivo avvio della vincolatività delle disposizioni normative in essa contenute. Cioè a dire, il fatto che verrà pubblicato in G.U. non cambia le carte in tavola.

    E ora, iniziamo a fare un po’ di chiarezza su questo santo, santissimo comma 3 dell’articolo 1 (non vi dico che gioia fare l’esegesi di una legge dopo essere stato in biblioteca da stamani alle 9 fino a venti minuti fa a preparare procedura penale; ma per voi, questo e altro!). Riportiamolo nella sua interezza per comodità dei lettori:

    I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell’operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni. Le clausole difformi sono nulle, fatta salva la facoltà degli operatori di adeguare alle disposizioni del presente comma i rapporti contrattuali già stipulati alla data di entrata in vigore del presente decreto entro i successivi sessanta giorni. (fonte)

    Il comma autorizza gli utenti a dare disdetta da qualunque servizio di telefonia (quindi sia ADSL sia voce), poiché parla di “contratto per adesione [...] con operatori di telefonia [...] indipendentemente dalla tecnologia utilizzata”; permette di farlo senza alcun tipo di vincolo temporale (quindi via il “minimo dodici mesi” di vigenza contrattuali, come i vecchi contratti Telecom e Fastweb); permette agli operatori (ed è quello che fa Wind, per ora) di - senza tanti giri di parole - far pagare una tassa per le disdette anticipate “mascherandola” da “costo di gestione” per la disdetta; il che non significa che tutti i gestori per forza dovranno farci pagare, ma che - secondo me, e Libero ce ne ha dato dimostrazione - probabilmente molti di loro lo faranno.

    Ora, un tema delicato: quando potremo usufruire di queste ottime novità?
    Per rispondere correttamente, bisogna effettuare una distinzione fra gli utenti; esattamente, fra i vecchi abbonati, cioè quelli che hanno stipulato un contratto ADSL (o fonia) con un gestore prima del 2 febbraio 2007; e i nuovi abbonati, cioè coloro i quali hanno stipulato un contratto ADSL (o fonia) a partire dal 2 febbraio 2007.

    Per i vecchi, questo nuovo regime sarà inderogabilmente in vigore a partire dal 2 aprile 2007 (checché ne dicano call center, siti ufficiali e contratti vari, poiché la legge dice che “le clausole difformi sono nulle”, che sarebbe a dire: “se nel tuo contratto dici qualcosa che va contro la legge, è come se quella parte del contratto non esistesse”). Fino a quella data, i gestori non saranno obbligati ad applicare le nuove e più favorevoli previsioni di cui si parla; ma è certo, ad esempio, che Libero le abbia già adottate (e, in questo, bisogna riconoscere del “merito” all’impresa).
    Da dove ricavo il termine del 2 aprile?
    Da questo passo del comma: “
    Le clausole difformi sono nulle, fatta salva la facoltà degli operatori di adeguare alle disposizioni del presente comma i rapporti contrattuali già stipulati alla data di entrata in vigore del presente decreto entro i successivi sessanta giorni.”
    Che, traducendo dal legalese, significa che i gestori dovranno adattare i vecchi contratti (cioè i contratti stipulati prima del 2 febbraio 2007) entro sessanta giorni dal 2 febbraio 2007. Che, guarda caso, è il 2 aprile :)

    E per i nuovi contratti?
    Per loro, le “vecchie” disposizioni sulle penali non hanno mai avuto vigore: certo, è statisticamente improbabile che qualcuno che abbia stipulato un contratto meno di due mesi fa abbia già concluso la disdetta immediata pagando le penali, ma se l’avesse fatto e avesse dovuto pagare le salate penali che tutti conosciamo, avrebbe diritto al rimborso, poiché la legge rendeva, per i nuovi contratti, immediatamente valide le nuove norme.

    Quindi:

    • i titolari dei VECCHI contratti dovranno attendere, per avere l’assoluta certezza dell’applicabilità del nuovo regime, il 2 aprile 2007, a meno che non abbiano Libero come gestore, il quale ha - già da qualche giorno - modificato il suo contratto adeguandolo al decreto;
    • i titolari dei NUOVI contratti possono già procedere alla disdetta immediata secondo il decreto Bersani.

    Quel che consiglio caldamente, comunque, è attendere ancora qualche giorno e vedere come i gestori adatteranno i contratti (perché dovranno farlo): chi metterà tasse, chi metterà altro, chi non metterà niente… M’aspetto di tutto.

    La ormai famosa Guida alla corretta disdetta di Libero ADSL è stata aggiornata alle disposizioni del decreto Bersani II. Prendetene visione!

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  • Ragionare con lentezza

    28 03 2007 di Francesco Minciotti
    Per Petruccioli quella dei reality è una stagione che rappresenta le persone in situazioni «artificiali e coercitive da cui discendono inevitabilmente situazioni improbabili e comportamenti immotivati, quando non degradanti» (fonte)

    Quest’uomo è presidente della RAI dal 29 luglio 2005. Ciò significa che ha impiegato  due anni a capire che i reality show sono dannosi per la salute mentale delle persone; che sono umilianti per l’intero genere umano e le loro (parve) intelligenze; che lobotomizzano i più giovani, crescendo schiere di persone che, un domani, piangeranno perché uno di loro non ha rispettato - che so io - il turno del lavaggio dei piatti, o perché Christian non ha diviso la sua pizza con la zozzona di turno.

    Noi paghiamo a quest’uomo uno stipendio - temo - di tutto rispetto.

    Vi sembra abbastanza? Enough?, direbbero gli inglesi.
    Fatevi una risata, allora. Ecco la vera motivazione di Petruccioli all’appressarsi dell’ora X per i reality targati RAI:

    [...] la motivazione: innanzitutto sono un genere ormai al capolinea: hanno dato tanto alla televisione ma la stagione va considerata conclusa (ibidem)

    Cioè: non che sono dannosi come lo Zyklon-B per i cervelli dei meno attenti, ma non fanno più fatturare utili alla RAI.

    Petruccioli, un vero intellettuale.

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  • Latinorum donabbondiano, pare.

    23 03 2007 di Francesco Minciotti

    Dux Meus LuxGià che è osceno leggere scritte di questo tipo; già leggerle nel 2007 mi fa ribrezzo; vederle sul banco di una università fa di uno schifo tremendo; ma questa, in particolare, mi ha fatto sbellicare dalle risate.

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  • Per carità, eh!

    21 03 2007 di Francesco Minciotti

    Vagando per i corridoi della facoltà, capita di sentire storielle amene, rubandole con l’orecchio dai capannelli di bestie coi libri in mano (quando una zappa ci starebbe molto meglio, in verità).
    Questa l’ultima di ieri:

    - Cioè no, perché io l’ho vista la Lazio…
    - Si, vabbè, che c’entra ora la politica!
    - Pure quanno lo fa Lucarelli, allora!
    - No, vabbè,  però se j’annava de fa’ così…
    - Guarda che è reato, nun se po’ fa’!
    - Allora fermamoli tutti, no solo Di Canio.

    - Senti eh, tu lo sai che io so dde destra, so pure fascista eh!, ma però il saluto romano a lo stadio nu’ lo poi fa.

    Che lezioni di civiltà che ci insegnano, a volte.

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  • Z(-list) la (Web)formica

    18 03 2007 di Francesco Minciotti

    Onestamente, ’ste menate da inner circle della blogosfera non mi son mai piaciute più di tanto, perché hanno sempre quel portato da “cantarsela e suonarsela da soli”; il che, entro certi limiti, è ineliminabile (come fare una colpa al - chessò - Milan club se parlano del Milan?).
    Però, visto che son stato tirato in ballo da persone fidate, vi rigiro la mia personale Z-list, previamente spiegandovi - con parole del summenzionato Bibliotecario - cosa sia:

    E’ un elenco dei blog che crediamo meritino attenzione, per contenuti, per originalità o per qualche altra ragione. Ha lo scopo di dare evidenza ai blog meno noti offrendo loro maggiori contatti, in contrapposizioni forse agli elenchi ufficiali (A-list) che solitamente sono i blog di personaggi famosi. Questa è la mia Z-List, che contiene non solo i miei preferiti ma anche quelli che ho trovato nella liste in cui sono stato citato. Chi vorrà proseguire la catena non dovrà fare altro che copiare questa lista - ma anche no - (assicurandosi di copiare anche i relativi link) ed aggiungere in cima all’elenco sia i blog in cui sono stati nominati sia quelli che trovano interessanti.

    Ecco la mia lista, con l’avvertenza che essa riporta solo i blog che leggo io, senza quelli di chi mi ha citato, sennò viene fuori un casino. Non troppi, non pochi, omettendo i più famosi che tanto tutti leggiamo e conosciamo.

    Aluccia | Burp! | Cadavrexquis | La biblioteca di Shawshank | Masayume | Noantri | Non eri Eistein. Non eri niente | Rombo, cos’altro può il fuoco? | Walrus81 | Squonk | Wile e-coyote | Inafferrabilerey.

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  • Lo stolto accusa il dito

    16 03 2007 di Francesco Minciotti

    Come saprete, il ministro Fioroni ha appena posto fine al fenomeno delle risse da scuola; sì, il bullismo di cui, grazie alle stesse immagini fornite con i cellulari, i telegiornali possono finalmente straparlare. Da millenni i ragazzini di tutte le latitudini si pestano, si distruggono di mazzate, ed ora - con un tratto di penna - Fioroni vi ha posto termine.
    Andiamo subito al punto: per me è l’ennesimo, insulso, demagogico provvedimento preso dal classico “ministro atecnico da manuale Cencelli”, con l’aggravante dell’essere democristiano. Sì, ok, è stato eletto con l’Ulivo; ma prima d’entrare nel circuito della politica nazionale, politicheggiava a Viterbo, nelle mie zone, quindi - come dire? - conosco i miei polli. Ad ogni modo, se non ci credete, guardate cosa scrive fra le prime righe delle sue Linee d’indirizzo sull’uso dei telefoni cellulari:

    Un’educazione efficace dei giovani è il risultato di un’azione coordinata tra
    famiglia e scuola, nell’ottica della condivisione di principi ed obiettivi, evitando
    quei conflitti che hanno sempre gravi conseguenze sull’efficacia del processo
    formativo. (fonte)

    Quale migliore cartina di tornasole della democristianità il fatto di spargere la famiglia, come il prezzemolo, più o meno in ogni discorso?
    Ma tutto ciò, ne convengo, è solamente questione pregiudiziale al discorso che vorrei fare, che spero essere articolato e compiuto, e che tenderà a dare dell’imbecille a questa proposta di regolamentazione della scuola.

    L’idea di fondo sottesa all’intero intervento di Fioroni è di una miopia che rasenta la vergogna anche per un qualunque cittadino mediamente interessato di politica; figurarsi, dunque, per il ministro dell’Istruzione. Essa suona più o meno così: i cellulari disturbano le lezioni e sono la causa degli atti di bullismo, quindi noi ne inibiamo l’uso nelle strutture scolastiche. Come a dire: lo specchio mi riflette una brutta immagine, quindi - invece di curarmi - lo frantumo.

    Perché vedete, qui il problema non è del cellulare, ma dei teppistelli. E i teppistelli, nelle scuole, ci sono sempre stati: personalmente, ho nella mia videoteca un filmatino, girato con una vecchia telecamera a cassetti, di un mio amico che, per festeggiare una promozione, piglia a calci qualche banco e cestina un paio di vecchi volumi. E si parla di sette anni fa, ormai, quando non c’erano ancora i cellulari con videocamera integrata. Ma manco con la fotocamera, se è per questo. Ma manco con lo schermo a colori, in realtà…
    E, andando ancora più indietro con la memoria, non c’è sempre stato il bullo nei telefilm americani di ogni età, tanto i moderni quanto i più vecchi? Ora, lungi da me voler dimostrare l’accusa muovendo da un film, ma sicuramente tutti voi avrete la possibilità di chiedere, a qualche cinquantenne se, ai tempi della loro avventura scolastica, ci fosse stato il bullo o meno. Scommetto due centesimi sulla risposta affermativa.

    Così, proprio nell’anno in cui il protagonista della copertina del Time è you, cioè il singolo uomo al centro delle tecnologie di frattalizzazione dell’esistenza umana nella grande Rete, il ministro Fioroni decide che la tecnologia è il male, e ordina un rogo digitale dei telefonini.
    E dire che una persona lungimirante tutto farebbe, in ambito educativo, tranne demonizzare la tecnologia: dovrebbe - quello sì - disciplinarne l’uso, tanto in negativo (spegnimento durante le lezioni) quanto in positivo: pensate, ad esempio, ad un podcast delle lezioni, ascoltabile (anche) tramite il lettore mp3 del cellulare (molti ragazzini oggi si comprano le varie memorie da 512mb per il cellulare, quando non hanno già l’iPod). Un’eventuale videoripresa della lezione per gli amici assenti, magari da memorizzare nel sito della scuola (protetto da password per i soli alunni oppure no, dipende dall’importanza che il singolo professore dà alla libertà della cultura). Non è difficile, ci sono professori che già lo stanno facendo: come Luigi Gaudio, insegnante del Liceo Bramante di Magenta, che pubblica una serie di podcast delle sue lezioni.

    Negli anni Venti dello scorso secolo gli Stati Uniti proibirono le bevande alcoliche, dando così potere alle mafie statunitensi, salvo poi rendersi conto che il fenomeno era insopprimibile e ritornare sui passi della legalità; come poi dimenticare i farneticanti allarmismi dei telegiornali d’una decina d’anni fa (ma, ahimé, anche meno) che, sbattendo il mostro in prima pagina, demonizzavano Internet per la supposta facilità con cui innocenti bambini potevano incontrare pedofili (salvo poi constatare che gli allora bambini ne sapevano ben più dei giornalisti, in fatto di Internet)?
    Oggi Fioroni fa la stessa cosa: demonizza le tecnologie proibendole, salvo poi, magari fra qualche anno, decidere che la diffusione audio/video del sapere non ha miglior canale che passare per l’indossabilità tecnologica (”informatica da taschino”, diciamo), e riabiliterà i podcast delle lezioni e l’interattività degli alunni coi siti della scuola.

    Intanto, per ora, fa la figura del coglione.

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  • Chi protesta contro Putin oggi?

    13 03 2007 di Francesco Minciotti

    Alcune (ma davvero non quante servissero) furono le critiche mosse contro Putin e la sua amicale, squisitissima accoglienza riservatagli, nei suoi plurimi soggiorni nel Belpaese, dall’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Mazzi di fiori, strette di mani, soggiorni nella sua villa in Sardegna: l’oligarca, critpo-dittatore sanguinario delle Russie è stato sempre trattato in guanti bianchi ogni volta che è passato di qua, nella nostra incantevole penisola.
    Ora il Governo è cambiato, ma ciò che è rimasto immutato è l’atteggiamento servile (e, in questo caso in particolare, servile fa rima con correo) del nuovo Presidente del Consiglio, Romano Prodi.
    Leggo che lo zar di Russia sarà in visita ufficiale in Italia; già oggi pomeriggio ci sarà un colloquio con Prodi. Tra l’altro, che ci crediate o meno, in meno di un anno di governo il Presidente del Consiglio s’è incontrato con Putin ben quattro volte, quasi più di quanto si sia presentato in Parlamento a riferire del suo disastroso esecutivo.
    Ne scrivo per due motivi: anzitutto, perché come criticai Berlusconi quando, amichevolmente, andava in braccetto da Presidente del Consiglio (ché da privato cittadino può esser amico di chi gli pare) con un uomo le cui mani grondano sangue, e quindi mi par giusto render la pariglia a Prodi; secondo, perché percepisco un assordante silenzio sulla vergogna che, in quanto italiani conniventi con il regime russo, cade su ognuno di noi ogni volta che i nostri rappresentati politici, a nostro nome, stringono quelle mani e sorridono a quei volti.
    Ammirevole e quasi temeraria la presa di posizione dei Radicali, a quanto mi risulti l’unica forza politica apertamente schierata contro questa vergognosa acquiescenza bonaria nei confronti di un criminale; come spesso accade, sempre “scomodi” (per me, anche in questa occasione, in realtà molto “comodi”) e sempre isolati.

    Svegliamoci, perdio, e cacciamo questo  sanguinario dall’Italia, intimandogli di non farvi più ritorno.

    P.s.: Qualche maligno (che persone sgradevoli…) insinua che il sotteso di questo sbaciucchiamento istituzionale sia l’intensificarsi dei rapporti della nostra Eni con la compagnia russa Gazprom, per una più intensa attività di estrazione del gas della prima in terra Russa e un’entrata nel mercato italiano al dettaglio della seconda. Certo che se ne inventano di dietrologia…

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  • Trova le differenze

    12 03 2007 di Francesco Minciotti
    L’uso che Biagi, Santoro, … come si chiama quell’altro … Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. (Silvio Berlusconi, 18 aprile 2002)

    La Rai non è Tele-Santoro e non si deve concepire il mezzo televisivo come creato per fini propri.  (Clemente Mastella, 9 marzo 2007)

    Ma che cazzo ci sta a fare Mastella in un governo di sinistra?

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  • Impoverimento lessicale: un altro danno della TV

    10 03 2007 di Francesco Minciotti

    Purtroppo - ma solo a volte - mi capita ancora di sentire qualche telegiornale in TV, e da tempo l’orecchio si “sintonizza” automaticamente su alcune locuzioni, sempre le stesse e sempre orrorose, che vengono ripetute dai giornalisti. Così, mi chiedo, davvero sempre e solo l’allarme si “lancia”; siamo “nel mirino dei terroristi”; l’emergenza “scatta”, come  pure l’arresto; il fiume “esonda”; “e intanto, è emergenza-qualcosa“?

    Ci stanno istupidendo: non permettiamoglielo. Spegni la TV. Spegnila ora, e riaccendila, solo per controllare, tra due-tre anni.

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  • Post-mortem (intellectus?)

    08 03 2007 di Francesco Minciotti

    Alla fine della lezione di medicina legale, dopo una raffinata e dolce carrellata di diapositive di morti stecchiti nei modi più truculenti e disumani che possiate immaginare, e dopo un’attenta disamina delle varie parti del corpo più martoriate al fine di stabilire la causa e il periodo della morte, un borgataro s’alza in piedi e confida all’amico:

    Ahò, mo ‘o so che vojo fa’ da grande: vojo fa’ ci-es-ai!

    Un pot-pourri de romanaccio e proto-inglese, per servirvi.

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