Firenze, 2007
Francesco Minciotti
Finalmente pubblicate le foto della gita a Firenze: andate a guardarle!
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Francesco Minciotti
Quando si dice il caso: su impulso musicale del mio caro amico David, ho deciso di «comprare» la discografia degli Smiths e, mentre mi accingo ad importarla su iPod e iTunes, mi trovo ad ascoltare un pezzo del Live in Chicago del mio grande amore — Jeff Buckley — che inizia con queste parole:
Sixties, bullshit; Seventies, almost big, big bullshit; Eighties, I don’t even have to tell you, except for the Smiths, maybe.
Quello che rende tutto ancor più intrigato è che fu proprio David, quasi un decennio fa, a farmi conoscere Jeff Buckley.
P.s.: Sono tornato da Firenze con un carico grosso così di foto, alcune delle quali mi hanno soddisfatto appieno. Vi darò comunicazione dell’avvenuta sistemazione sul sitYno appena avrò finito di scremarle.
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Francesco Minciotti
Da domani a giovedì sarò, insieme con la Stella, in quel di Firenze — esatto, fondamentalmente a non fare un beato cavolo.
Se qualche vecchio lettore si vuole beccare un bell’aperitivo in nostra compagnia, che mandi una mail :)
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Francesco Minciotti
Io non sono certo il tipo che va a dare del pazzo alle persone che compiono scelte estreme solo in quanto tali (non ho mai sopportato, infatti, coloro che si rivolgono al suicida di turno come a colui che ha compiuto «l’insano gesto»; dico, avrà avuto i suoi motivi, o è per forza pazzo?).
Eppure, quando ho letto del folle — questo sì! — Cho Seung-Hui, il ragazzo che ha ucciso trentadue coetanei per un non meglio specificato motivo di dislivello socio-economico («You had everything you wanted. Your Mercedes wasn’t enough, you brats. Your golden necklaces weren’t enough, you snobs.», dice nel materiale inviato all’emittente americana NBC), ecco, proprio in quel preciso momento ho realizzato la sua follia più pura. Ed è per questo che, francamente, mi hanno stupito — e non poco — i vari quotidiani che, qualche ora dopo il fattaccio, riportavano, quasi increduli, il fatto che Cho fosse stato internato, per qualche periodo, in un ospedale psichiatrico. Mi chiedo: ma veramente pensate che un gesto del genere (ammazzare due persone; chiudersi in una stanza e farsi un video e delle fotografie che lo ritraggono in pose stile Matrix; poi uscire ed ammazzarne altre trenta) possa venire da una persona sana?!
Inoltre — ed è una considerazione più a margine di quelle sostanziali sulla tragedia immane di togliere trentadue vite — mi ha colpito un altro aspetto: l’uso di Internet come mezzo di emergenza. Stando infatti alle varie fonti, la polizia, quando ancora Cho stava girando, armato, all’interno dell’università, ha avvisato tutti gli studenti della situazione attraverso Internet e i computer presenti nelle varie aule e nei dormitori («le ambulanze sono arrivate subito e noi studenti siamo stati immediatamente avvertiti via email dai responsabili dell’università di restare in camera, lontani dalle finestre» ha raccontato Marina al Corriere della Sera). Avrebbero potuto usare dei megafoni per avvisare il corpo studentesco di barricarsi nelle aule e di non muoversi; e invece no, hanno scelto Internet, evidentemente per la sua diffusione capillare (sia come presenza di pc nell’università che come capacità di ogni studente di saperli usare a sufficienza).
Mi immagino cosa sarebbe successo nelle nostre università se fosse accaduto un fatto simile: i computer presenti solo nell’aula informatica, o quasi; l’assenza di collegamenti ad Internet sempre funzionanti perché «manca la password per accedere alla Rete»; l’ignoranza tecnologica di molte persone (di cui ho conoscenza diretta), le quali sanno sì e no controllare la posta. Sarebbero morti tutti, in Italia. Anzi, ancor prima, sarebbe stato impossibile pensare a questo mezzo di diffusione dell’allarme (e non di una notizia qualsiasi).
In Italia ci sono facoltà in cui, ad oggi, bisogna ancora prenotarsi agli esami con carta e penna; in America, Internet ha salvato delle vite.
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Francesco Minciotti
Ottime notizie per i titolari di contratti ADSL «affari» (le utenze aziendali, insomma): da ieri, addì 16 aprile 2007, Libero ha aggiornato i suoi contratti, eliminando qualsivoglia traccia di penali e introducendo il famoso/famigerato costo di disattivazione di 40€.
Per i più curiosi — sempre alla ricerca di arrovellamenti cerebrali — ho due personalissime spiegazioni sul punto, nessuna delle due suffragate da conferme o smentite ufficiali:
Quale che sia la ratio di questa nuova disposizione contrattuale, il risultato è uno e uno solo: che la vecchia, cara Guida alla corretta disdetta di Libero ADSL è, da oggi, sfruttabile anche dai titolari di utenze «affari».
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Francesco Minciotti
Se vogliamo (involontariamente) in omaggio alla sua tipica regia, ho visto Amores perros per ultimo, dopo 21 grammi e Babel. Questa trilogia (la «Trilogia del caso», come la chiama il regista) ha conosciuto un inizio sanguinolento e accattivante, con le ormai solite tre storie interconesse e viventi per osmosi l’una con l’altra. Mostra spoiler ▼
La maestria di Iñárritu sta, come al solito, nel realismo con cui riprende le scene: telecamere con moto calmo, piano per la modella; frenetiche per Octavio e i suoi combattimenti di cani; riflessive per El Chivo e la sua lunga, stanca barba bianca.
La trama, poi, non è da meno: offuscata, a mio modesto giudizio, solamente da quella di 21 grammi (Babel mi ha colpito di più per le recitazioni e le ambientazioni, ma meno per la trama), si rivela solida, avvincente e conturbante. In questo non va sottaciuto il nome dello sceneggiatore dei film di Iñárritu, Guillermo Arriaga.
E quindi perfetto il titolo, che tradotto alla lettera rende un insufficiente Amore per i cani, ma che rende perfettamente come Amore bastardo, giocando deliziosamente con il doppio senso delle lotte clandestine fra cani e l’amore, sempre sofferto, che supporta l’intera pellicola.
Decisamente da vedere.
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Francesco Minciotti
Un Olmi che, stando a quanto ha dichiarato, vuole chiudere la sua carriera filmica con questo lavoro è un Olmi che s’è tirato le cento martellate (necessarie per piantare i cento chiodi) direttamente sulle gengive.
Un film i cui presagi facevano annusare metafisica, intrigo religioso, cultura polverosa di carta stampata centinaia d’anni prima, fors’anche, magari, un omicidio.
E invece?
Una macchietta della presa in giro d’Amarcord di Fellini: il cliché del ritorno alla natura, con i terragni nonnetti padani che difendono il Po dalle ruspe del progresso, e la cultura bibliofila distrutta a badilate dal riduzionismo gnoseologico de noantri del protagonista (Raz Degan) che — novello Cristo? — dichiara, in accordo con la peggior vulgata, «Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico».
Che cosa li vale allora, Olmi: la Gazzetta dello sport?
Una delusione atroce.
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Francesco Minciotti
Partiamo dal fondo, cioè dalla curiosità (velata di tristezza) che mi ha suscitato le considerazioni che seguiranno: il «fatto» e la «notizia» in Italia sono sempre entità distinte. Prendiamo il richiamo (sì, è stato un richiamo) che la commissaria europea Reding ha fatto al nostro Ministro delle Comunicazioni Gentiloni sulla paventata possibilità di ri-acquisizione della rete di telefonia ora in mano Telecom: il Corriere della Sera la pone per come è, cioè una vera e propria ramanzina —
il fatto di stare nell’Unione Europea, caro Governo italiano, importa anche delle regole aggiuntive da rispettare, di quando in quando, e non sempre fare il cazzo dei comodi vostri in preda a crisi mistiche sul nazionalismo da giornale —; al contrario Repubblica dà alla notizia un titolo che manco se l’UE ci avesse invitato a cena e avesse ballato tutta la sera con la sua mano sul nostro culo:
il che ha del tendenzioso, soprattutto se si va avanti nella lettura dell’articolo, laddove il senso proprio delle parole della Reding — non si può pensare di farsi il mercato da soli, comprando e vendendo reti a chi ci pare — non può essere ulteriormente nascosto:
La Commissione europea e il governo italiano, ha spiegato Martin Selmayer, portavoce del commissario Reding, hanno raggiunto una “intesa comune” che dà al regolatore nazionale nel settore delle telecomunicazioni, la possibilità di imporre la “separazione funzionale” della rete dai servizi come “rimedio” per rispondere a “seri problemi di concorrenza” nel settore. (fonte)
Il problema, purtroppo, non è nuovo: già ai tempi del decreto Bersani II (quello, per capirci, «dei costi di ricarica») il Governo fece una porcata che, agli esperti del settore, non passò inosservata: dopo dieci mesi di duro lavoro «petitorio» di Andrea D’Ambra; dopo l’interessamento — a fronte dell’invio di ottocentomila e rotte firme di comuni cittadini — dell’UE; dopo l’apertura di una consultazione pubblica da parte dell’AGCOM su impulso dell’UE, ecco che arriva Bersani che, cogliendo la palla al balzo, butta dentro al suo decreto legge l’abolizione ex lege dei «costi» di ricarica (le virgolette sono d’obbligo, visto che non esistono costi per ricaricare qualcosa di virtuale come il credito dei cellulari).
Risultato?
Oro, incenso e mirra a Bersani nei primi dieci minuti dalla promulgazione del decreto legge da parte dei meno informati (praticamente l’Italia intera meno uno sparuto gruppetto di appassionati di TLC), e dall’undicesimo i gestori più malmessi (leggi: Wind) iniziano ad aumentare le tariffe per rifarsi della batosta (si parla di 320.000.000€ persi da Wind in un anno, secondo il servizio delle Iene). Se invece avessero lasciato tempo all’AGCOM di occuparsene in prima persona, probabilmente la ciambella avrebbe avuto un buco più grazioso. Però poi, Bersani come faceva a farsi bello agli occhi degli italiani?
E oggi il problema si sta ripresentando, con esattamente le stesse dinamiche che hanno regolato il passaggio dei costi di ricarica: AT&T e Movil pensano di acquistare il 18% di Olimpia (Tronchetti Provera — semplificando — controlla Telecom attraverso Pirelli, che controlla Olimpia, che controlla Telecom, qui espresso in termini molto più esaurienti); il Governo, mosso dalle spinte protezionistiche dell’estrema sinistra (la quale, pur di non lasciar spazio al capitalismo, magari suona la campana del nazionalismo!), per non perdere la faccia dapprima cerca di organizzare, nell’ombra, una cordata di investitori (= banche) italiane per battere l’offerta americana-messicana, pompando la menata dell’italianità delle aziende-chiave del nostro Paese su tutti i giornali; poi, addirittura, vaneggia di far rimanere italiana per legge la rete, quando il diritto della concorrenza dell’Unione Europea vieta esplicitamente pratiche distorsive della concorrenza ai legislatori nazionali.
Prima di diventare veramente palloso facendo entrare il discorso più nello specifcio, concludo dicendo che il Governo, sul fronte delle telecomunicazioni, sblocco del WiMax in Italia a parte ha fatto veramente schifo fino a questo momento. Spero si riprenda al più presto, per il nostro proprio bene.
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Francesco Minciotti
Come ormai saprete, non mi occupo di calcio se non per segnalarne le bestialità che lo circondano, avendomi ormai lo sport fracassato le palle oltre ogni ragionevole dire. Inoltre, questo articolo originariamente (ieri) avrebbe dovuto essere incentrato sul vademecum «del perfetto hooligan» che il Manchester United ha preparato per i suoi tifosi in occasione della partita con la Roma. Poi, ci si sono messi d’impegno, fra «tifosi» e polizia, e allora ho trovato anche qualcos’altro di cui (s)parlare.
Partiamo dal vademecum, riportando la sintesi che il Corriere della Sera ha stilato della versione originale del comunicato apparso sul sito del Manchester United (uso la sintesi perché è ben fatta):
1) state lontano da Campo de’ Fiori, piazza di ritrovo degli ultrà romanisti;
2) evitate il ponte Pietro Nenni e i treni della metro diretti verso la fermata Flaminio;
3) non lasciate oggetti di valore all’interno delle auto parcheggiate;
4) fate attenzione ai borseggiatori sull’autobus 64;
5) diffidate delle offerte di aiuto sull’autostrada che va da Napoli a Salerno (non proprio nei pressi della capitale, ndr) in caso di foratura di uno pneumatico, perché potrebbe essere stata provocata deliberatamente.
6) fate attenzione ai gruppi di bambini che cercano di distrarvi per cercare di rapinarvi. Per questo portatevi dietro solo lo stretto necessario
7) alcune strutture all’interno dello stadio sono piuttosto antiquate
8) fate molta attenzione se viaggiate sui treni durante la notte (fonte)
Vivendo ormai a Roma da cinque anni, posso dire di poter commentare ciascun singolo punto con cognizione di causa, o quasi:
1) Verissimo, anche se le risse ci scappano anche quando non ci sono le partite;
2) verissimo;
3) verissimo (come in molte altre città d’Italia);
4) uno degli autobus più famigerati (è un’opzione per andare in facoltà, ma alla fine preferisco il 40 — non ultimo per questo motivo);
5) anche qui — ma non lo dico certo da romano, e condividendo l’inciso del giornalista —, sacrosanta verità: trucco simile allo specchietto rotto dal primo motorino affinché il secondo passi e freghi l’orologio dell’automobilista che, nel frattempo, ha sporto il braccio sinistro dal finestrino per cercare di sistemare lo specchietto;
6) vero, anche se vale la pena specificare come questa sia la tecnica degli zingari, e non dei bambini romani (forse al Quadraro?), e che quindi questa critica vale tanto quanto allertare eventuali turisti italiani in giro a Londra di londinesi-kamikaze nella metropolitana (umorismo nero, uuuuh!);
7) alcune? (relata refero, ché l’ultima volta che sono andato allo stadio aveva 6 anni, e non mi manca per un cazzo);
8) questo è il punto la cui sintesi è riuscita peggio, pertanto riporto l’originale: «Be vigilant when travelling on sleepers/night trains. Thieves sometimes operate on trains in Italy and may take the opportunity, during the night, to rob sleeping travellers (corsivo mio)». Che dire? Credo che questo sia l’unico punto assolutamente allarmista, poiché ho amici siciliani che viaggiano da anni di notte e non mi hanno mai descritto di furti; anzi, a mia precisa domanda
rispondono che questi viaggi sono «piuttosto sicuri».
Passando al post-partita poi, per amor di verità, va detto come torti vergognosi vi siano stati da entrambe le parti (polizia e hooligan, se così si dica): hanno
sicuramente ragione le maestranze manchesteriane a lamentarsi per le orrorose immagini del poliziotto che impugna il manganello a rovescio (e considerate che — testimonianze di un Celerino — a volte riempiono i manganelli di sabbia perché «sennò non fanno un cazzo, son di gomma!»), o del tifoso inglese accoltellato al collo, fuori dallo stadio e sicuramente da animali romanisti, in lotta per sopravvivere; le quali però devono fare il paio con i subumani che popolano le tifoserie inglesi da ormai tristi e lunghi anni e che, nell’occasione, sono stati colti dalla fotocamera a divellere seggiolini per tirarli addosso alla Polizia (foto a sinistra nonché filmato Corriere.it).
Fortunatamente, più luce verrà fatta su tutti questi fatti sia da un’inchiesta UEFA che da una campagna di raccolta di materiale video-fotografico ad opera del Manchester United stesso.
Sia come sia, lo sport ha perso. Tanti anni fa.
Insomma: voleva essere un pezzo comico sul breviario inglese, e invece è toccato dare conto dell’ennesimo esempio di come il calcio non può più esistere, se deve essere linfa per questo scempio.
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Francesco Minciotti
Disdettatori di tutto il mondo, gioite!
E’ stata appena rilasciata la nuova Guida alla corretta disdetta di Libero ADSL, riveduta e corretta (in realtà riscritta da cima a fondo), che tiene conto del decreto Bersani II, che in pratica manda in pensione le odiosissime (e salatissime) penali per disdetta anticipata!
Anziché riportarla qui, ho ritenuto giusto modificare l’articolo originario, che trovate qui.
E ora, mano alle carte bollate!
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