Due parole sulla buffonata della Telecom di Stato

Partiamo dal fondo, cioè dalla curiosità (velata di tristezza) che mi ha suscitato le considerazioni che seguiranno: il «fatto» e la «notizia» in Italia sono sempre entità distinte. Prendiamo il richiamo (sì, è stato un richiamo) che la commissaria europea Reding ha fatto al nostro Ministro delle Comunicazioni Gentiloni sulla paventata possibilità di ri-acquisizione della rete di telefonia ora in mano Telecom: il Corriere della Sera la pone per come è, cioè una vera e propria ramanzina — Prima pagina Corriere della Sera.it, 11 aprile 2007, ore 17:50il fatto di stare nell’Unione Europea, caro Governo italiano, importa anche delle regole aggiuntive da rispettare, di quando in quando, e non sempre fare il cazzo dei comodi vostri in preda a crisi mistiche sul nazionalismo da giornale —; al contrario Repubblica dà alla notizia un titolo che manco se l’UE ci avesse invitato a cena e avesse ballato tutta la sera con la sua mano sul nostro culo:

Prima pagina Repubblica.it, 11 aprile 2007, ore 17:50il che ha del tendenzioso, soprattutto se si va avanti nella lettura dell’articolo, laddove il senso proprio delle parole della Reding — non si può pensare di farsi il mercato da soli, comprando e vendendo reti a chi ci pare — non può essere ulteriormente nascosto:

La Commissione europea e il governo italiano, ha spiegato Martin Selmayer, portavoce del commissario Reding, hanno raggiunto una “intesa comune” che dà al regolatore nazionale nel settore delle telecomunicazioni, la possibilità di imporre la “separazione funzionale” della rete dai servizi come “rimedio” per rispondere a “seri problemi di concorrenza” nel settore. (fonte)

Il problema, purtroppo, non è nuovo: già ai tempi del decreto Bersani II (quello, per capirci, «dei costi di ricarica») il Governo fece una porcata che, agli esperti del settore, non passò inosservata: dopo dieci mesi di duro lavoro «petitorio» di Andrea D’Ambra; dopo l’interessamento — a fronte dell’invio di ottocentomila e rotte firme di comuni cittadini — dell’UE; dopo l’apertura di una consultazione pubblica da parte dell’AGCOM su impulso dell’UE, ecco che arriva Bersani che, cogliendo la palla al balzo, butta dentro al suo decreto legge l’abolizione ex lege dei «costi» di ricarica (le virgolette sono d’obbligo, visto che non esistono costi per ricaricare qualcosa di virtuale come il credito dei cellulari).
Risultato?
Oro, incenso e mirra a Bersani nei primi dieci minuti dalla promulgazione del decreto legge da parte dei meno informati (praticamente l’Italia intera meno uno sparuto gruppetto di appassionati di TLC), e dall’undicesimo i gestori più malmessi (leggi: Wind) iniziano ad aumentare le tariffe per rifarsi della batosta (si parla di 320.000.000€ persi da Wind in un anno, secondo il servizio delle Iene). Se invece avessero lasciato tempo all’AGCOM di occuparsene in prima persona, probabilmente la ciambella avrebbe avuto un buco più grazioso. Però poi, Bersani come faceva a farsi bello agli occhi degli italiani?

E oggi il problema si sta ripresentando, con esattamente le stesse dinamiche che hanno regolato il passaggio dei costi di ricarica: AT&T e Movil pensano di acquistare il 18% di Olimpia (Tronchetti Provera — semplificando — controlla Telecom attraverso Pirelli, che controlla Olimpia, che controlla Telecom, qui espresso in termini molto più esaurienti); il Governo, mosso dalle spinte protezionistiche dell’estrema sinistra (la quale, pur di non lasciar spazio al capitalismo, magari suona la campana del nazionalismo!), per non perdere la faccia dapprima cerca di organizzare, nell’ombra, una cordata di investitori (= banche) italiane per battere l’offerta americana-messicana, pompando la menata dell’italianità delle aziende-chiave del nostro Paese su tutti i giornali; poi, addirittura, vaneggia di far rimanere italiana per legge la rete, quando il diritto della concorrenza dell’Unione Europea vieta esplicitamente pratiche distorsive della concorrenza ai legislatori nazionali.

Prima di diventare veramente palloso facendo entrare il discorso più nello specifcio, concludo dicendo che il Governo, sul fronte delle telecomunicazioni, sblocco del WiMax in Italia a parte ha fatto veramente schifo fino a questo momento. Spero si riprenda al più presto, per il nostro proprio bene.

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