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    Due parole su Sex crimes and the Vatican

    31 05 2007 di Francesco Minciotti

    Sarò breve, ché i fatti salienti li conosciamo tutti (se leggi il mio sito, significa che usi Internet; se usi Internet, sai di tutta la «polemica» su questo documentario della BBC).
    La TV è definitivamente morta: lo dimostra il fatto stesso che son settimane che la gente, in RAI e oltre, si scanna per trasmettere, non trasmettere, trasmettere con contraddittorio questo video, e nel frattempo chi voleva se l’è visto già via Internet, pure sottotitolato in italiano (per quanto i sottotitoli non siano proprio perfetti). Per cui, di che cazzo discutano dio solo lo sa.
    Ma, assumendo solo per un attimo che vi siano delle sacche d’utenza effettivamente legate, per la conoscenza di questo documentario, alla sua trasmissione in TV (le nonne d’Italia e i Comuni interessati dal divario digitale; altro?), mi faceva piacere sottolineare il punto di vista cattolico, in questo caso sottolineato dal signor Franco Mugerli, illustre sconosciuto presidente del Copercom:

    Il battage pubblicitario che ha preceduto la messa in onda questa sera su Rai Due del video della Bbc ‘Sex crimes and the Vatican’ ha già fatto chiarezza sulle reali intenzioni della trasmissione: fare sciacallaggio mediatico contro la Chiesa e il Papa (fonte)

    Sicché, secondo Mugerli, parlare dell’esistenza di una tesi equivale a sostenerla. Quest’aporia mi ricorda un po’ quella di un ameno tipo che, qualche anno fa, in facoltà mi sfidò a dimostrare la liceità logica dell’ateismo, lui partendo dal presupposto che nominare dio, anche solo per negarlo, equivaleva a crearlo (al che risposi: «Dire “I fantasmi non esistono” significa ammettere che esistano, dunque»; e lui diceva che l’esempio non era calzante).
    Allora io dico: ci saranno pure delle incongruenze — degli errori, magari; però un dibattito teologico, giuridico, morale o quel che volete voi si deve fare a partire da un’avvenuta conoscenza dell’oggetto de qua, e non oscurarlo con la scusa della sua falsità. Altrimenti, per ogni tema scomodo si potrebbe dire: «Non ne parliamo, tanto è falso e calunnioso, ve lo dico io che già l’ho visto; altrimenti, il solo vederlo sarebbe calunnioso».
    No, dico: pensate un po’ che, se non ci fosse stato Internet, noi ancora oggi saremmo appesi, per la nostra conoscenza, alle critiche di gente che dice di essere il «Coordinamento delle associazioni per la comunicazione» e ha un sito Internet ufficiale in cui campeggia, in basso, la riga di testo:

    OTTIMIZZATO PER IE 4.X - A 800×600 PX - (fonte)

    Ma va’ a lavura’, va’!

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  • iTunes senza DRM

    30 05 2007 di Francesco Minciotti

    Habemus Capa, CaparezzaDa queste parti molto spesso ci si ritrova a parlare di futuro della musica digitale (potrebbe non esserlo?). Qualche giorno fa, con l’intervista a Trent Reznor; oggi, riportandovi la notizia dell’uscita di iTunes 7.2, che implementa il supporto agli mp3 senza DRM (i lucchetti digitali che restringono le operazioni possibili sugli mp3 regolarmente acquistati, come l’impossibilità di ascoltarli su un lettore mp3 non Apple), facendo seguito all’annuncio, dato mesi fa, del raggiunto accordo con una delle grandi quattro sorelle della discografia mondiale: l’etichetta EMI.

    Certo, potremo stare qui a parlare di quanto sia assurdo che il brano senza protezioni costi più di quanto costa uno con le protezioni, laddove è assurdo pagare di più per qualcosa che già all’utente che compra il CD fisico arriva senza un centesimo in più (i CD non hanno DRM); che è stato patetico il tentativo di giustificare il sovrapprezzo aumentando di un briciolo la qualità audio degli mp3 (per i tecnici, da 192 a 256kbps); che è ancora vergognoso far pagare 10¤ per un album digitale, quando già la metà sarebbe un prezzo troppo alto (dove diamine stanno le spese di distribuzione del supporto fisico?).
    Eppure, con un po’ di sano realismo mi rendo conto che oggi tanto è stato fatto, e che finalmente la nostra battaglia contro i vessatori e anacronistici DRM ci ha visto colpire l’industria della musica con un bel gancio in pieno mento. Certo, barcolla ma (ancora) non molla, e tanto uno glielo abbiamo dato ;)

    Così, oggi tengo fede alla promessa che m’ero fatto, e che anche Paolo Attivissimo fece mesi addietro: avrei acquistato regolarmente un album di un artista della prima casa discografica che avesse acconsentito a slucchettare la propria musica, rendendo finalmente l’acquirente proprietario dei brani acquistati, e non mero licenziatario. Ecco come son finito ad acquistare l’ultimo album di Caparezza: non perché sia il mio artista preferito (ci mancherebbe); ma perché uno lo devo acquistare, e questo è il primo papabile che, dentro all’iTunes music store, mi s’è parato davanti.
    Ovviamente, va da sé che non credo ne comprerò altri prima della drastica riduzione di prezzi; ma mi pare corretto far vedere che il mercato risponde a tono, se l’offerta è giusta.

    Aggiornamento: Dopo ben due giorni, decine di interruzioni nello scaricamento delle tracce dell’album, un contatto all’assistenza tecnica iTunes (invero con risposta entro qualche ora, in italiano), ho finalmente finito di scaricarlo.
    S’è verificato, quindi, un paradosso: ho continuato, nel mentre, a scaricare automaticamente e velocissimamente tutti i podcast (gratuiti) a cui sono abbonato, mentre la musica a pagamento ha sofferto di indicibili problemi, che sicuramente avrebbero gettato nel panico più assoluto l’utente medio. Sarà stata ’sta storia delle nuove tracce senza DRM (ma, cosa molto importante, con impresso — pare indelebilmente — il nome e cognome del «proprietario»), ma il servizio è stato vergognoso. Caro iTunes, ci rivediamo quando mi darai un album al giusto prezzo. Per ora, W gli animali che percorrono le mulattiere!

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  • Dieci anni, e ci manchi terribilmente

    29 05 2007 di Francesco Minciotti
    Keith e Jeff guardarono dal parabrezza e videro di fronte a loro il Wolf River. [...] La gente del posto riferisce che ogni anno qualcuno annega nel fiume e gli eventi confermano questa terribile statistica. Nel 1995 un ragazzo di 11 anni, tuffatosi in acqua per districare una lenza, fu trascinato sul fondo e riemerse privo di vita a 180 metri di distanza. [...] Jeff aveva sentito raccontare quelle storie ma le ignorò. Stava facendo sera. Dopo aver saltato un muretto di mattoni rossi, percorsero a passo spedito una passeggiata in cemento adorna di tavolini da picnic, perfetta per godersi il panorama in un bel giorno d’estate. Poi Jeff scavalcò con i suoi anfibi la rotaia d’acciaio verdastro che attraversa la passeggiata e balzò oltre. Keith lo seguì impugnando la chitarra e si ritrovarono a scendere lungo la scarpata. [...] Erano ormai le nove passate. Ketih imbracciò la chitarra e cominciò a esercitarsi sul suo pezzo. Guardando in direzione dell’amico, Jeff indietrggiò di uno o due passi con le spalle rivolte al fiume. Prima che Keith se ne rendesse conto, Jeff era immerso nell’acqua fino alle ginocchia. «Che stai facendo?» domandò l’amico. In un attimo Jeff allungò tutto il corpo nel fiume e cominciò a nuotare sul dorso. [...] A ogni bracciata, Jeff si allontanava sempre di più. Keith se ne accorse e disse: «Torna qui, ti stai allontanando troppo». Jeff intonò invece Whole lotta love, dei Led Zeppelin. (David Browne, Vita e musica di Jeff e Tim Buckley, Giunti, Firenze 2001, pp. 21 e sgg.)

    Jeff Buckley - Grace - giovannab
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  • When the spring sprang

    28 05 2007 di Francesco Minciotti

    Margheritine al sole

    Margheritine al sole

    Dopo una lunga gestazione sul mio disco fisso, le foto della scampagnata primaverile sono migrate sulla galleria: andate a vederle, se vi garba. E fatemi sapere come vi sembrano!

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  • Trent Reznor e il futuro della musica

    25 05 2007 di Francesco Minciotti

    Trent Reznor, Herald SunSe c’è un pregio — e ce ne sono… — di Internet, è che essa ha permesso di saltare il passo del dettagliante; il che sarebbe a dire che chiunque produca un bene o un servizio può, attraverso Internet, diventarne distributore all’utente finale senza dover passare per una rete distributiva che colleghi l’industria al consumatore. Di esempi possiamo farne a decine: si va da eBay a qualunque negozio su Internet (penso all’italiano Wireshop, al quale mi va di fare pubblicità perché mi ha sempre soddisfatto in quattro anni, con prezzi ottimi e consegne rapidissime), passando per strumenti per lo spostamento di denaro (come Paypal).
    Non solo: la nuova Internet ha permesso una più importante e partecipata «democrazia dei contenuti», facilitando enormemente il quisque de populo di turno nel suo compito di dire al mondo ciò che pensa (il sito che state leggendo, in fin dei conti, ne è un esempio lampante: quale carta stampata mi avrebbe permesso di scrivere, da anni, tutto ciò che mi passa per la capa?!).
    E allora, tanto considerato, la domanda che mi frulla in testa da parecchio è: considerato che il mercato del futuro della musica è quello digitale (come a dire: con i cd potete pure giocarci a frisbee), perché bisogna passare per le case discografiche? Non può ciascun artista vendere la propria musica dal proprio sito, senza passare per iTunes o robe simili? Pensate all’abbattimento dei costi cui questa nuova forma di distribuzione dei contenuti può portare: più o meno, fino a pagare un «cd» (meglio «album», in quest’era mp3zzata) 4$.
    Perché proprio quella cifra?
    Perché l’illuminato Trent Reznor, mente dei Nine inch nails, ha avuto modo di rilasciare un’intervista in cui parla proprio di tutta la pippa che v’ho tirato fin qui: dell’inutilità delle case discografiche; della musica che deve costare poco; che deve essere assolutamente priva di sistemi anticopia (i c.d. DRM), tanto inutili quanto dannosi; e che deve essere un veicolo per il vero guadagno dell’artista, che deve venire dai concerti. Eccone un estratto:

    do you have any idea how to approach the release of your next album?

    I’ve have one record left that I owe a major label, then I will never be seen in a situation like this again. If I could do what I want right now, I would put out my next album, you could download it from my site at as high a bit-rate as you want, pay $4 through PayPal. Come see the show and buy a T-shirt if you like it. I would put out a nicely packaged merchandise piece, if you want to own a physical thing. And it would come out the day that it’s done in the studio, not this “Let’s wait three months” bulls—.

    Ti sei fatto un’idea di come ti approccerai alla pubblicazione del tuo prossimo album?

    Devo ancora, per contratto, un album ad una major, e poi non mi troverò mai più in una situazione simile. Se potessi fare ciò che voglio, da subito pubblicherei il mio nuovo album, e voi potreste scaricarlo dal mio sito col bitrate che preferite, pagandolo 4$ attraverso Paypal. E se vi piacesse, potreste venire a vedere un concerto e comprare una maglietta. Immetterei sul mercato anche un cd curato nella confezione, nel caso vi garbasse il possedere un oggetto fisico. E verrebbe messo in vendita il giorno stesso del completamento della registrazione, e non assecondando quelle stronzate tipo «Aspettiamo tre mesi». (fonte, via Punto Informatico)

    Il resto dell’intervista, che non riporto e non traduco per mancanza di tempo/voglia, è altrettanto interessante: parla del fatto che lui scarica musica, del fatto che costa troppo, e che, in sostanza, l’attuale mercato dei beni immateriali è del tutto anacronistico (nota agiografica per i mujahedin: su questo discorso qui, probabilmente, ci scriverò la mia tesi).

    Sogno un mondo in cui la musica non si paghi se non volontariamente (scarico una canzone dal sito dell’artista e, se mi piace, gli invio una cifra X) — ma la gente dovrebbe sentirsi moralmente obbligata a retribuire giustamente il frutto dell’arte di qualcuno; in cui i concerti siano molto frequenti e molto frequentati dalle persone; in cui la fluidità del digitale sia sfruttata appieno.
    Se già oggi posso comprare una penna USB in — che ne so — Giappone senza alzare il culo dalla scrivania di casa, perché domani non potrò prendere un po’ di musica al volo e pagarla poco — ma pagarla?

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  • Chiose semiserie alla prolusione di mons. Bagnasco all’assemblea generale CEI

    22 05 2007 di Francesco Minciotti

    Due, giusto così per dire:

    La nostra esperienza diretta, confermata dalla Caritas e dalla stessa Fondazione Zancàn, registra una progressiva crescita del disagio economico sia di una larga fascia di persone sole e pensionate, sia delle famiglie che fino a ieri si sarebbero catalogate nel ceto medio. E proporzionalmente, c’è un ulteriore schiacciamento delle famiglie che avremmo già definito povere (fonte, p. 8)

    dice il monsignore lucidando il crocefisso d’oro massiccio che gli penzola dal collo, appoggiato sui bottoni di raso della sua mozzetta di raso.

    Spiace rilevare anche che si levano a volte accuse di omofobia alla Chiesa e ai suoi esponenti. Diciamo serenamente che la critica è semplicemente ideologica e calunniosa, e contrasta con lo spirito e la prassi di totale e cordiale accoglienza verso tutte le persone. (p. 10)

    afferma ancora Bagnasco, implicitamente sottolineando le analoghe parole espresse, nell’ormai lontano 1986, dall’allora Prefetto della congregazione della dottrina per la fede, oggi papa Ratzinger, nel documento dal titolo «Cura pastorale delle persone omosessuali»:

    la congregazione teneva conto della distinzione comunemente operata fra condizione o tendenza omosessuale e atti omosessuali. Questi ultimi venivano descritti come atti che vengono privati della loro finalità essenziale e indispensabile, come “intrinsecamente disordinati” e tali che non possono essere approvati in nessun caso (cf. n. 8, § 4.)

    Tuttavia nella discussione che seguì la pubblicazione della dichiarazione, furono proposte delle interpretazioni eccessivamente benevole della condizione omosessuale stessa, tanto che qualcuno si spinse fino a definirla indifferente o addirittura buona. Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata.

    Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l’attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un’opzione moralmente accettabile (fonte, corsivo mio)

    Ed anche da un altro documento della stessa congregazione, più recente, dal titolo: «Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali»:

    4. Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, « precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati ».

    Nella Sacra Scrittura le relazioni omosessuali « sono condannate come gravi depravazioni… (cf. Rm 1, 24-27; 1 Cor 6, 10; 1 Tm 1, 10). Questo giudizio della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Lo stesso giudizio morale si ritrova in molti scrittori ecclesiastici dei primi secoli ed è stato unanimemente accettato dalla Tradizione cattolica.

    Secondo l’insegnamento della Chiesa, nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali « devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione ». Tali persone inoltre sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità. Ma l’inclinazione omosessuale è « oggettivamente disordinata » e le pratiche omosessuali « sono peccati gravemente contrari alla castità ». (fonte)

    E da ultimo:

    Guardo al nostro amato Paese e ripeto a tutti che i Vescovi rinnovano il gesto semplice e vero dell’amicizia. Non parliamo dall’alto, né vogliamo fare in alcunché da padroni. Ci preme Cristo e il suo Vangelo, null’altro. [...] Quando ci appelliamo alle coscienze, non è per essere intrusivi, ma per richiamare quei contenuti pregnanti senza i quali cessa il presidio ultimo di ogni persona, anzitutto per i meno fortunati. La distinzione “tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio”, come struttura fondamentale non solo del cristianesimo ma anche delle moderne democrazie, ci trova decisamente persuasi che dobbiamo insieme, ciascuno a proprio modo, cercare il progresso delle nostre comunità (p. 13)

    afferma il monsignore, presentando, con l’occasione, i suoi manifesti elettorali per le prossime elezioni politiche in Italia, con il motto: «Se Casini, Buttiglione, Giovanardi e la Binetti siedono in Parlamento, perché non io?».

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  • [Cerco] Feed per nuove uscite cd

    21 05 2007 di Francesco Minciotti

    Vediamo un po’ se il sitYno, una volta tanto, possa essere veicolo d’informazioni in entrata e non solo in uscita.

    E’ da un po’ di tempo che ci penso, e spero che qualcuno l’abbia già realizzato: con tutti i nuovi contenuti push (tipo i feed rss), non è che esiste un sito, a cui ci si può abbonare via rss, che ti segnala le nuove uscite degli album degli artisti che vuoi tu? Voglio dire: se io seguo venti artisti, posso mettermi nel mio lettore di feed questi venti e aspettare che mi arrivi la segnalazione dell’imminente uscita dei loro nuovi album, anziché dovermi abbonare a venti mailing list differenti (che offrono contenuti sovrabbondanti le mienecessità) o, peggio ancora, visitare ogni tanto i vari siti ufficiali.

    Spero che qualcuno sappia indirizzarmi. Ah, e se non esiste, chiunque lo crei partendo da questo mio suggerimento mi deve la metà degli incassi.

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  • Sarà che non ho grande fantasia…

    19 05 2007 di Francesco Minciotti

    Uno degli imbecilli in una «prova» (Repubblica.it)… ma sbaglio o questa descrizione del «nuovissimo» gioco (idiota) russo, riportata su Repubblica.it, non è altro che la vecchia caccia al tesoro?

    Le immagini mostrano i partecipanti a The Encounter, uno stravagante nuovo gioco di gruppo che spopola in Russia. Ogni squadra deve disporre di un’automobile e di un cellulare. Ogni volta che viene raggiunto un obiettivo bisogna trovare il codice Internet per passare a quello successivo, e il codice viene nascosto in un luogo: in una pietra, nelle decorazioni di un muro, in una frase. Poi bisogna superare delle prove, come testimoniato in questa galleria fotografica. La squadra che scopre per prima tutti gli obiettivi è la vincitrice. The Encounter è stato lanciato per la prima volta a Minsk (fonte)

    The encounter. No, dico, vi rendete conto? Questi prendono un gioco (pure figo) vecchio di millenni, gli affibiano un orribile nome ggiovane, e pensano d’essere arrivati dalla Russia con furore.
    Per dire, qui al mio paese sono anni (forse decenni) che ogni estate un gruppo di ragazzi organizza una mega caccia al tesoro di dimensioni gargantuesche: un sacco di squadre; un ottimo premio in denaro per i vincitori; area di gioco che si estende per decine di chilometri (una volta — abito vicino al lago di Bolsena — fu necessario prendere la barca, per andare a recuperare l’oggetto necessario…).

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  • Un sassolino linguistico dalla scarpa

    18 05 2007 di Francesco Minciotti
    Mi sono downloadato 114 mb con la linea 56k in 2 giorni e non ci riesco !

    So che non è il post adatto, ma ancora non l’avevi fatto….

    Che bello, sono stato taggato anche io!

    Quoto in pieno quello che ha detto Marco

    Potendo scegliere la linea editoriale che preferisco — rectius: il sito è mio, quindi ci fo il cazzo che voglio — oggi lo interpreto come valvola di sfogo.
    ‘Sta roba che vedete citata sopra è immondizia linguistica che, sempre più spesso, si trova in Internet. E, tanto per essere chiari, in italiano non esiste — non è corretto.
    In linguistica esiste il concetto di forestierismo: azione per la quale si accolgono in una lingua delle parole di un’altra (ad es. il nostro bar, oppure film); ad una condizione, però: non deve esistere una parola che identifichi lo stesso concetto, altrimenti il forestierismo da utile si perverte in inutile, creando confusione.
    E allora, ditemi: cosa aggiunge alla nostra lingua «downloadare» che già non dica «scaricare»? O «post» ad «articolo»? O «taggato» ad «etichettato»? O «quotare» a «citare»?
    Notare bene che queste sono semplici traduzioni dei sostantivi e verbi inglesi corrispondenti; niente a che vedere con mirabili comparazioni linguistiche (il vecchio «sandwich» in «panino» è esempio sovente usato in questo campo, o «lungometraggio» per «film» — «sì, diranno alcuni, reperto dell’epoca fascista»; certo, però non è detto che se il fine è sbagliato, allora debba esserlo per forza anche il prodotto. Diceva Benigni: «Anche il mostro di Firenze avrà detto “buongiorno” a qualcuno, qualche volta!»).

    Sicché, concludendo, mi fanno un po’ ridere quelli che usano questo linguaggio da «iniziati» del Web —«quoto quello che dici: io pure ho taggato quegli mp3 dopo averli downloadati, e su questo ho postato un post l’altro giorno» — che riecheggia il vecchio e saggio latinorum donabbondiano, quando chi, come me, è dentro a questo grande mondo da più di dieci anni ha imparato, a sue spese, che la chiarezza e la perfetta traducibilità dei contenuti è la miglior cosa che una pagina (Web ma non solo) possa offrire.

    P.s.: Il primo che, come contro-argomento, mi cita l’articolo di Repubblica sul Devoto-Oli, chieda a qualche linguista quante cappellate abbiano preso negli anni.

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  • Notturno bus, Davide Marengo

    17 05 2007 di Francesco Minciotti

    university.itOpera prima del regista Davide Marengo, coadiuvato da due grandi nomi del giovane cinema italiano — Valerio Mastrandrea e Giovanna Mezzogiorno — questa pellicola racconta una storia dinamica di ladri, spie, agenti segreti. Fra tutte, spicca l’interpretazione di un melanconico Ennio Fantastichini.

    Da segnalare l’eccellente prova registica di Marengo, con dei movimenti di camera sempre azzecatissimi, e una fotografia degna di un film più maturo.

    Nota a margine: sono andato a vederlo al cinema Barberini in Roma con la Stella e, inavvertitamente, ci siamo trovati nella sala della prima, con tanto di cast ed ospiti speciali al gran completo (compreso Daniele Silvestri che ha firmato, con la sua La paranza, la colonna sonora). Non avevo mai visto una prima: a parte l’isterismo delle cinquantenni che facevano foto col telefonino a Mastrandrea (sic!), è stato un siparietto piacevole. Ah, vero: quel coglione del produttore ha sputtanato la trama. Giuro. Una cosa tipo: mi sputtano il finale ▼

    . E il regista, dopo un attimo di sgomento, che fa, a metà fra il rassegnato e il simpaticone (ricordate: la sua opera prima): «Ma… ma hai raccontato il finale…». E il produttore panzone, visibilmente imbarazzato: «Ma no, che dici, Davide: ci saranno… almeno sei finali!».

    Roba da non credere.

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