Due parole su Sex crimes and the Vatican
Francesco Minciotti
Sarò breve, ché i fatti salienti li conosciamo tutti (se leggi il mio sito, significa che usi Internet; se usi Internet, sai di tutta la «polemica» su questo documentario della BBC).
La TV è definitivamente morta: lo dimostra il fatto stesso che son settimane che la gente, in RAI e oltre, si scanna per trasmettere, non trasmettere, trasmettere con contraddittorio questo video, e nel frattempo chi voleva se l’è visto già via Internet, pure sottotitolato in italiano (per quanto i sottotitoli non siano proprio perfetti). Per cui, di che cazzo discutano dio solo lo sa.
Ma, assumendo solo per un attimo che vi siano delle sacche d’utenza effettivamente legate, per la conoscenza di questo documentario, alla sua trasmissione in TV (le nonne d’Italia e i Comuni interessati dal divario digitale; altro?), mi faceva piacere sottolineare il punto di vista cattolico, in questo caso sottolineato dal signor Franco Mugerli, illustre sconosciuto presidente del Copercom:
Il battage pubblicitario che ha preceduto la messa in onda questa sera su Rai Due del video della Bbc ‘Sex crimes and the Vatican’ ha già fatto chiarezza sulle reali intenzioni della trasmissione: fare sciacallaggio mediatico contro la Chiesa e il Papa (fonte)
Sicché, secondo Mugerli, parlare dell’esistenza di una tesi equivale a sostenerla. Quest’aporia mi ricorda un po’ quella di un ameno tipo che, qualche anno fa, in facoltà mi sfidò a dimostrare la liceità logica dell’ateismo, lui partendo dal presupposto che nominare dio, anche solo per negarlo, equivaleva a crearlo (al che risposi: «Dire “I fantasmi non esistono” significa ammettere che esistano, dunque»; e lui diceva che l’esempio non era calzante).
Allora io dico: ci saranno pure delle incongruenze — degli errori, magari; però un dibattito teologico, giuridico, morale o quel che volete voi si deve fare a partire da un’avvenuta conoscenza dell’oggetto de qua, e non oscurarlo con la scusa della sua falsità. Altrimenti, per ogni tema scomodo si potrebbe dire: «Non ne parliamo, tanto è falso e calunnioso, ve lo dico io che già l’ho visto; altrimenti, il solo vederlo sarebbe calunnioso».
No, dico: pensate un po’ che, se non ci fosse stato Internet, noi ancora oggi saremmo appesi, per la nostra conoscenza, alle critiche di gente che dice di essere il «Coordinamento delle associazioni per la comunicazione» e ha un sito Internet ufficiale in cui campeggia, in basso, la riga di testo:
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Ma va’ a lavura’, va’!
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Amen Baustelle
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Da queste parti molto spesso ci si ritrova a parlare di futuro della musica digitale (potrebbe non esserlo?). Qualche giorno fa, con
Se c’è un pregio — e ce ne sono… — di Internet, è che essa ha permesso di saltare il passo del dettagliante; il che sarebbe a dire che chiunque produca un bene o un servizio può, attraverso Internet, diventarne distributore all’utente finale senza dover passare per una rete distributiva che colleghi l’industria al consumatore. Di esempi possiamo farne a decine: si va da eBay a qualunque negozio su Internet (penso all’italiano Wireshop, al quale mi va di fare pubblicità perché mi ha sempre soddisfatto in quattro anni, con prezzi ottimi e consegne rapidissime), passando per strumenti per lo spostamento di denaro (come Paypal).
… ma sbaglio o questa descrizione del «nuovissimo» gioco (idiota) russo, riportata su Repubblica.it, non è altro che la vecchia caccia al tesoro?
Opera prima del regista Davide Marengo, coadiuvato da due grandi nomi del giovane cinema italiano — Valerio Mastrandrea e Giovanna Mezzogiorno — questa pellicola racconta una storia dinamica di ladri, spie, agenti segreti. Fra tutte, spicca l’interpretazione di un melanconico Ennio Fantastichini.