Diciamo che ho aspettato un po’ prima di parlarne perché dovevo inquadrare il modo giusto di dipingere la storia; oppure diciamo che sono molto impegnato con gli ultimi esami, e visto che l’uomo ha delle priorità (pure l’homo ciberneticus), ho dovuto accantonare un po’ Internet (ma non è vero: ci sto sempre attaccato…). Diciamo, più sinceramente, che la questione ha suscitato in me, in giorni diversi, umori diversi, e che quindi non ho mai beccato l’onda positiva della sinusoide del mio umore. Ora ci siamo.
La bruttura che vedete qui di fianco (cliccandoci sopra s’allarga: ah!, le meraviglie dell’elettronica…) è qualcosa di terribile, molto perverso rispetto all’originale, che pure non scherzava: si tratta nientepopodimenoché del lucchetto dell’amore reso famoso da quel pennivendolo infame di Moccia sponsorizzato dalla Bricofer di Viterbo, regalato a tutte le coppiette che passeggiavano per il corso un sabato di maggio, al fine di promuovere l’incontro «letterario» con l’autore il sabato venturo.
L’amore, sponsorizzato da un negozio di ferramenta.
L’amore in serie.
Per la serie al peggio non c’è mai fine, va sottolineato come il tutto sia partito non già da un pazzo scatenato che passa le sue giornate in un buio, umido scantinato tutto nudo a parlare con gli scarafaggi e a scarificarsi la pelle con un coltellaccio rugginoso (mi piace Palahniuk, si vede?); no, il tutto è partito da una sedicente associazione culturale, «I dispari» (sic) di Viterbo, che con tali parole annunciò l’evento:
Chi attacca la moda dei lucchetti non capisce la voglia di sognare che hanno i giovani di ogni epoca e di ogni latitudine. Il nostro vuole essere un appello affinché il mondo adulto non si dimentichi mai della sfera sentimentale e affettiva quando parla di giovani. I lucchetti sono un simbolo concreto contro ogni tentazione di moralismo che tende sempre a classificare i giovani come superficiali, menefreghisti ed egoisti. Aspettiamo i ragazzi viterbesi sabato pomeriggio: gli daremo un piccolo dono in nome della loro caparbietà nel meravigliarsi ancora di fronte a un amore che nasce. (fonte)
«Tentazione di moralismo che tende sempre a classificare i giovani come superficiali».
Certo: mettersi in fila come al supermercato per prendere un lucchetto sponsorizzato dal negozio di ferramenta e attaccarlo da qualche parte come migliaia di coetanei a partire dalle parole di un libro invece è molto profondo. E’ che io non so sognare, sapete.
Due parole pure sul profondissimo sindaco Gabbianelli, che da bravo politicotto di paese ha sempre da chiosare su tutto (la teoria della delega sociale a lorsignori non s’applica, pare):
Questa dei lucchetti dell’amore mi sembra una manifestazione spontanea e bella, che oltre a costituire emblematicamente il simbolo dell’unione tra innamorati, rappresentano anche visivamente il collegamento tra la ragione e l’anima che convivono nella stessa persona (ibidem)
Tralasciando la grammatica incerta nelle concordanze, e — a voler essere magnanimi — risparmiando anche le critiche alla pseudo-filosofia da trafiletto de noantri (non avete idea di quanto si potrebbe obiettare, in filosofia ma non solo, sul discorso secondo la quale «la ragione e l’anima [...] convivono nella stessa persona», al di là dell’intrinseca banalità della frase), il punto è: una manifestazione calendarizzata, celebrata da sindaco e associazione culturale, sponsorizzata da un ferramenta — in una parola: organizzata, si può definire «spontanea»?!
Le gioie di vivere in provincia.













"
Dexter: III serie
Volta Björk
Profumo: Storia di un assassino Tom Tykwer
Neuromancer William Gibson
sono d’accordo con voi X questo abbiamo creato http://www.unlucchettoxsempre.it e http://www.unlucchettoxsempre.com
Ehm, come dire: io, semplicemente, odio i lucchetti. Pertanto, Stefano, dire che no, non possiamo essere d’accordo su questo tema.