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    Mele marcio

    30 07 2007 di Francesco Minciotti

    Cosimo Mele, UDCNon voglio star qui a fare il moralista: se l’onorevole Cosimo Mele voleva sballarsi con droga e puttane alla faccia della mogliettina nell’albergo de La dolce vita, faccia pure. Poi certo, se magari evita di rompermi ancora i coglioni con la sacralità della famiglia e la guerra agli spinelli, mi farebbe anche un po’ piacere.
    Ma non è di questo profilo — abusato — che voglio sostanziare l’articolo, perché il gioco qui sarebbe davvero troppo facile; piuttosto, mi farebbe piacere comparare le «virtù» pubbliche di Cosimo Mele con i «vizi» privati, e vedere chi gli italiani udcciosi abbiano votato.
    Il signor Cosimo Mele, dimissionario in carica (vediamo se finirà come con Selva), è stato eletto in Puglia, ed oltre ad essere parlamentare con l’UDC, è membro di due commissioni: quella su ambiente, territorio e lavori pubblici; e quella sulla «semplificazione della legislazione» (ma invece di fare una commissione per rendere facili le leggi difficili, non sarebbe più semplice farle direttamente facili, dico io?).
    In sede legislativa d’aula ha lavorato alacremente, il Mele, presentando, il 10 gennaio 2007, una scomoda ma necessaria proposta di legge diretta a rendere il Fratelli d’Italia di Mameli l’inno ufficiale della Repubblica italiana. Sì, lo so, lo so!, è una presa di posizione radicale e forse anche un tantino rischiosa — s’è vociferato da più parti di una scorta per i firmatari —, ma lode al loro coraggio!
    E dire che il Mele usciva, appena il giorno precedente, da un’altra faticosissima avventura legislativa: il 9 gennaio egli depositava, assieme ad altri onorevoli colleghi, una proposta di legge circa la regolamentazione dei cimiteri per gli «animali da affezione» (sic!), la cui ratio lascio descrivere alla viva vox dei firmatari:

    Anche senza aspettare la legge, in tante parti d’Italia, per volontà di privati cittadini, sono nate negli ultimi anni aree destinate allo scopo illustrato. Seguendo il modello dei pet cemetery, tanto diffusi all’estero, nella nostra penisola cat e dog sitter abituali cominciano adesso a offrire un servizio «tutto compreso» per l’ultima passeggiata: trasporto autorizzato con cremazionesingola o multipla, tariffe di ogni genere proporzionali al peso dell’animale, urne in ceramica o legno, piccoli bonsai e lapidi. (fonte)

    «E chi siamo noi, deve aver detto il Mele assieme agli altri firmatari, per impedire la giusta e onorata tumulazione dei nostri animali da affezione?!». E così giù, a rimboccarsi le maniche e a fare le ore piccole per seppellire gatti, cani e canarini come Dio comanda.
    Il Mele, ad ogni modo, oltre allo stakanovismo legislativo ha dalla sua anche una dote di preconizzatore: fin dall’8 novembre 2006 spinge per l’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici in ambiente extraospedaliero, con tanto di proposta di legge che ne regolamenti l’uso (sarebbe forse stata più utile, qualche sera fa in albergo?).
    E ancora di più: con Casini e l’allegra brigata dell’UDC firmò, dopo il servizio de Le iene, una proposta di legge (non votata, in seguito, dalla Camera) per la sottoposizione ai test antidroga da parte dei parlamentari. Queste le parole di legge:

    La presente legge ha la finalità di assicurare trasparenza e informazione al cittadino sull’eventuale uso di sostanze stupefacenti o psicotrope da parte dei parlamentari, per favorire la libera e consapevole determinazione della volontà dell’elettore nella scelta dei propri rappresentanti.

    Meno male che ci sono i giornalisti, anche perché (art. 2) « deputati e i senatori possono rifiutare di sottoporsi agli accertamenti»… Ve l’immaginate un ciclista che, dopo essersi bombato, alla richiesta di un controllo antidoping dica: «No, stavolta passo, non mi va…». Dovete rendervi conto di chi votate!

    E concludo dicendo: sarà stata una volta di più la sua arte divinatoria a fargli sottoscrivere, il 6 luglio 2007, una proposta di legge a tutela dei padri separati?

    Ripeto e concludo: RENDETEVI CONTO DI CHI VOTATE, CAZZO!

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  • Esagero se parlo d’inciucio?

    27 07 2007 di Francesco Minciotti

    Un giudice (Clementina Forleo) ravvisa dei profili di responsabilità penale nelle intercettazioni fatte a carico di alcuni politici (fra cui i più famosi Fassino e D’Alema); chiede quindi, secondo la corretta procedura, l’autorizzazione al Parlamento ad acquisire quelle intercettazioni nel procedimento penale che si dovrebbe svolgere di fronte ad ella; Berlusconi — capo dell’opposizione e pluriprescritto, che con certe intercettazioni ippiche ebbe problemucci, in passato —  dichiara che voterà no alla domanda del giudice, perché certi principi che gli sono proprii (il sentirsi al di là della giustizia e dell’ingiustizia, forse?) sono immutabili, quale che sia l’uomo al centro dei riflettori. Guarda caso, uno di quegli uomini al centro dei riflettori — D’Alema — circa un mese fa s’affacciò al tele-balcone del TG5 in esclusiva per dichiarare, senza alcun tipo di contraddittorio (a questi livelli s’è ridotto il giornalismo italiano), la sua versione dei fatti. La giornalista, nel bel mezzo d’un bucolico giardino, svolgeva la scomoda ma, ahimè, necessaria funzione di asta del microfono. Qualcuno deve pur farlo.
    Per chiudere il cerchio, come la struttura delle tragedie greche: chi è il proprietario del TG5?

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  • W il giudice Paolo Costa!

    25 07 2007 di Francesco Minciotti

    In data 14 luglio 2007 il giudice di Roma Paolo Costa, del Tribunale civile di Roma, ha rigettato il ricorso cautelare di Logistep e Peppermint Jam con il quale tali società chiedevano a Wind i nominativi corrispondenti agli IP di coloro i quali avevano scaricato, dai vari programmi p2p, alcuni file di presunta loro proprietà.
    Il giudice, in soldoni, ha fatto un bel pernacchione giuridico e li ha rispediti in Svizzera e Germania.
    Beh, forse spiegarla così è riduttiva; quindi cercherò di semplificarvi la sentenza che, sebbene corta, non è proprio digeribile da tutti.

    Le società che si ritengono lese dallo scaricamento di opere d’ingegno protette da diritto d’autore (leggi: mp3 e giochi) hanno chiesto al giudice Costa di obbligare Wind a fornire nomi e cognomi corrispondenti agli indirizzi IP che, in dato giorno e data ora, hanno scaricato illegalmente quel materiale. La leva giuridica di questa richiesta sarebbe consistita, a detta delle ricorrenti, nell’art. 156 bis della legge sul diritto d’autore, che permette al titolare d’un diritto leso di acquisire informazioni circa l’identificazione del trasgressore anche a soggetti diversi dall’autore (nel caso di specie, il gestore ADSL).
    Wind — e noi e il giudice con lei — ha opposto il seguente ragionamento: i nominativi legati all’indirizzo IP con dubbia legalità raccolti possono essere chiesti solamente dal pubblico ministero e per circostanziate e gravi fattispecie di reato, di cui all’art. 407 c.p.p. (delitti di stampo mafioso, terroristico o per i quali è previsto l’arresto in flagranza). Ciò, per converso, inibisce la richiesta avanzata dalle società ricorrenti, ché si tratta, in fondo, di tutela di interessi meramente civilistici (diritto d’autore, mica strage!). In particolar modo, notevole l’argomentazione sull’art. 24 della c.d. legge sulla riservatezza (l. n. 196/03), che a detta delle società ricorrenti avrebbe dovuto consentire di superare la fase del consenso all’accesso dei dati da parte dei gestori ADSL in quanto quei dati sarebbero stati utilizzati in un processo per difendere i diritti della Logistep e di Peppermint. Ebbene, la Wind (e il giudice con essa) hanno risposto così: il consenso all’acquisizione di questi dati, stando all’art. 24, avrebbe dovuto essere «espresso ed informato» e non, per dir così, giacobino e di contrabbando; inoltre, la disposizione di questi dati senza il permesso dei gestori ADSL avrebbe dovuto riguardare il momento processuale — una denuncia al singolo utente — e non anche il momento acquisitivo — la scansione degli IP di mezzo mondo al solo fine di prendere i «colpevoli»; un po’ come la pesca a strascico —. Se a tutto ciò si somma che questa illegale «pesca a strascico» degli indirizzi IP è stata effettuata in territorio svizzero (sede della Logistep), questo costituisce impedimento all’utilizzazione di tali dati in un processo italiano per via di mancata richiesta di rogatoria internazionale, laddove pure si ammettesse, anche solo per un attimo, che quella raccolta di indirizzi IP fosse legale (e non lo è).
    Infine, si rileva un’incertezza circa l’esatta raccolta degli indirizzi IP, che come sappiamo possono essere facilmente falsificati. Interessante, in questo passaggio, il fatto che il giudice si sia rivolto ad un perito — tale ing. Zimmermann — e che ne abbia ascoltato le saggie conclusioni.
    Da ultimo, si sottolinea come non ci possa essere certezza in ordine all’effettiva lesione del diritto d’autore, perché non si può sapere con certezza se a quella rilevazione di scaricamento del singolo utente sia seguito un intero download di tutto il file e la seguente riproduzione, oppure no (nel qual caso, non si integra appieno la violazione del diritto d’autore). Come dire: fotografarti al supermercato mentre ti intaschi un vasetto di marmellata dallo scaffale non costituisce inoppugnabile prova del fatto che poi, una volta arrivato alla cassa, non lo pagherai.

    Ci sarebbero poi altri rilievi, ma più giuridici e meno interessanti per il grande pubblico, sui quali sorvolo. Mi piaceva però sottoilneare i punti analizzati sopra, perché possono dar conto dell’enorme — diciamolo senza pudore — stronzata giuridica fatta da Peppermint e Logistep, e che per fortuna qualche giudice italiano ha capito.

    Spero d’avervi reso utile servigio; e se vi serve qualche altro chiarimento in merito a specifici passaggi della sentenza, fatevi avanti.

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  • Logiche meccaniche

    24 07 2007 di Francesco Minciotti

    Negli ultimi anni da queste parti (ma temo anche nel resto della penisola) s’è diffusa una strana mania: quella di prendere decrepite 500 Fiat ed infighettarle tutte, modificando qui e lì vari pezzi (e spendendo piccole fortune), e poi fare i raduni di sodali.
    La domanda che mi frulla in testa da mesi, allora, è questa: perché il diciottenne che modifica la Uno Turbo è un burino e il cinquantenne che modifica la 500 no?

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  • Masochismo musicale

    23 07 2007 di Francesco Minciotti

    E’ andata così: dopo essere uscito da una bellissima esecuzione di una selezione dei Carmina burana di Carl Orff al Tuscia opera festival durante la Notte bianca di Viterbo, mi sono ritrovato ad ascoltare Jerry Calà che, con bassista, chitarrista, tastierista e batterista faceva un medley di tutte le più nazionalpopolari canzonette italiane, con tanto di folla cantante e ballante, andata poi in visibilio all’esecuzione dell’inno di Mameli sulla base musicale di Sapore di sale, sublimatasi poi nella base di Seven nation army versione Poo po po po po po, con testo di J. Cala, «Siamo campioni del mondo / Siamo campioni del mondo / Siamo campioni del mondo».

    Ora ho capito cosa si intende per tortura musicale, come quando a Guantanamo chiudono i talebani nelle stanze del suono e sparano a palla brani d’infedelissimo heavy metal.

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  • Provincia meccanica — Il sindaco che paga l’avvocato agli stupratori

    21 07 2007 di Francesco Minciotti

    Salvatore Carai, sindaco di Montalto di CastroOggi vi voglio raccontare qualcosa del senso civico di provincia — meglio, de paesetto. In un piccolo comune non troppo distante dal mio, precisamente Montalto di Castro, il 22 maggio scorso una ragazza è stata aggredita e stuprata da un gruppo di otto minorenni, presenti con lei ad una festa. E fin qui, niente di più dell’orrore «ordinario».
    Sennonché, il sindaco di Montalto di Castro, l’illuminatissimo Salvatore Carai (in quota DS), ha pensato bene, con delibera, di prestare 5.000¤ a ciascun presunto aggressore, adducendo come motivazione una «richiesta in tal senso» da parte delle «assistenti sociali del Tribunale dei Minori di Roma. Mi si domandava di aiutarli a trovare un’occupazione, ritenuta indispensabile per il loro recupero sociale». In realtà, in quella lettera, come Carai ha esplicitamente sottolineato, gli assistenti sociali hanno richiesto l’inserimento in una qualche realtà lavorativa, com’è prassi in casi di processo che coinvolgono i minori degli anni diciotto, per particolari esigenze di rieducazione e non esclusione sociale del reo (e pure qui ci sarebbe da ridire: prima stupri, e poi ti diamo lavoro? E saranno cazzi tuoi se la società t’emargina: l’hai fatta ben grossa da meritartela, l’emarginazione sociale. Punto). La richiesta dei 5.000¤ cadauno è venuta direttamente dalle famiglie dei presunti stupratori: «Qualche famiglia mi ha detto di non essere in grado di sostenere le spese legali e di non fidarsi della difesa d’ufficio. Ho pensato che aiutarli, facesse parte del sostegno che il tribunale mi ha chiesto». E qui c’è molto da discutere: anzitutto, perché l’assistenza legale ai meno abbienti è garantita dallo Stato attraverso l’istituto del patrocinio legale gratuito, regolato dal d.p.r. 115/02, che all’art. 76 disciplina i requisiti per poter accedere al beneficio. Si tratta, per i maggiorenni, di avere un reddito annuo imponibile inferiore a 9.296,22¤, composto dalla somma dei redditi dei singoli familiari (ad esempio, il lavoro della madre più quello del padre e del fratello).
    Ovviamente, non sono a conoscenza della situazione patrimoniale di ciascuna famiglia degli imputati, ma quello che ho letto è inequivocabile e ridicolo: «Qualche famiglia mi ha detto di non essere in grado di sostenere le spese legali e di non fidarsi della difesa d’ufficio», ha dichiarato Carai. Anzitutto, non esiste che nell’ufficialità ci si muova sul «mi ha detto», neppure se si è in un piccolo paese, e quindi sarebbe molto interessante vedere le carte attraverso le quali queste famiglie hanno certificato l’attestarsi del loro reddito in misura minore del minimo legale, che è davvero minimo; secondo poi, l’avvocato d’ufficio non è come il gelato: non lo puoi scegliere secondo i tuoi gusti, ma ti puppi quello che ti viene dato, ché nessun avvocato d’ufficio fa il male del proprio cliente, anche perché viene pagato per il suo lavoro, ancorché dallo Stato e non dall’assistito.
    Oltre a tali considerazioni in punta di diritto, ve ne sono altre da fare di tipo morale: un Comune che, ufficialmente e con delibera (che stranamente non si trova sul sito ufficiale del Comune, ove pure ve ne sono altre), impresta soldi a imputati di uno dei più vergognosi crimini che esistono, in barba a precise leggi dello Stato e solo perché alle famiglie quell’avvocato lì non convince, è come sputare in faccia alla presunta vittima. C’è una magistratura inquirente che cerca di far luce sulla vicenda, e il sistema giuridico italiano è improntato all’equità tanto da pagare degli avvocati a chi non può difendersi: a che pro un Comune si schiera a diferendere i presunti aggressori?
    Che poi, a quanto pare, uno degli imputati è il nipote del sindaco. E — guarda un po’ — il Sindaco decide di stanziare i soldi del Comune per pagargli l’avvocato. Sarà un caso?

    Pertanto, due sole sono le cose che Carai può fare per salvare la faccia: revoca del prestito, laddove effettivamente erogato, e dimissioni immediate con pubbliche scuse alla comunità tutta e, in particolare, alla presunta vittima. Il sindaco ha dichiarato: «Io non posso sostituirmi ai giudici». Ecco, Carai: se poi smette di sostituirsi anche al legislatore, andrebbe ancora meglio.

    Se qualcuno di voi, come me, vuol far sapere a Carai cosa ne pensa del suo riprovevole comportamento, può scrivergli all’indirizzo sindaco@comune.montaltodicastro.vt.it .

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  • Franco Battiato, Vulci

    20 07 2007 di Francesco Minciotti

    Duetto

    Duetto

    Domenica sera con la Stella siamo andati a vedere il concerto di Franco Battiato al parco archeologico di Vulci.
    Ho pensato che vi avrebbe fatto piacere vederne qualche pezzettino

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  • links for 2007-07-19

    19 07 2007 di Francesco Minciotti
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  • Intervista ad Andrea Zingoni e Cartobaleno su Arturo e Kiwi

    18 07 2007 di Francesco Minciotti

    Con una punta di malcelato orgoglio, e la consapevolezza che ormai anche i blog scrausi come il mio possono fare tranquillamente le veci dei giornali, mi accingo a presentarvi, in esclusiva per il sitYno, l’intervista che ho realizzato con Mattia Laviosa ed Andrea Zingoni, rispettivamente co-fondatore (assieme ad altri tre cartobaleniani) dello studio d’animazione Cartobaleno e creatore del magnifico duo Arturo e Kiwi, dell’omonimo cartone animato in onda su Raitre. Di cui, peraltro, s’è già parlato, essendo il sottoscritto un affannatissimo fan.
    Nel rinnovare i miei più profondi ringraziamenti ai due nuovi eroi, vi esorto ad informarvi, se non lo conosceste ancora, su Le ricette di Arturo e Kiwi, sicuramente uno dei più divertenti e intelligenti cartoni animati degli ultimi anni.

    ***

    Qual è stata la parte di Cartobaleno nel processo di creazione di Arturo e Kiwi?
    Mattia Laviosa: Andrea Zingoni, in origine, partorì l’idea del duo comico di cuochi per una serie di episodi destinati ad internet con il fine di pubblicizzare una famosa marca di riso. Noi ne realizzammo l’animazione. In quel caso i cuochi erano il gallo testimonial di tale marca e il già famoso Gino il pollo. Fu però inserito un terzo personaggio come elemento di disturbo: Kiwi. Su richiesta di Zingoni ne creammo l’aspetto (nei primi spot molto diverso rispetto a quello attuale).
    La serie di spot fu molto gradita dagli internauti ed in particolare il personaggio del Kiwi tanto che, dopo un tot di episodi, si decise di sostituire Gino con Kiwi.
    Tempo dopo, terminato il rapporto di collaborazione con lo sponsor, Zingoni pensò di riutilizzare quel personaggio tanto apprezzato affiancandolo però, non più ad un gallo ma ad un altro animale, un cane. Così nacque Arturo.

    Subito la domanda-chiave: a chi e perché è venuto in mente di scegliere un kiwi come aiutante?!
    Mattia Laviosa: Il pazzo creativo è Zingoni. Solo a lui poteva venire in mente di utilizzare un animale così assurdo!!
    Andrea Zingoni: E’ nata casualmente, in una gag di Gino il Pollo: Gino passava al cuoco un Kiwi uccello invece di un kiwi frutto… Lì è nato Kiwi.

    A chi è venuto in mente di far parlare Kiwi con le «u» al posto delle «o», e perché?
    M.L.: Anche qui c’è lo zampino di Zingoni che, doppiando i personaggi, li ha anche caratterizzati nel modo di parlare. Come è ovvio, con il Kiwi si è lasciato totalmente andare, creando quell’assurda cadenza “neozelandese”. Un perchè preciso non c’è…probabilmente era solo buffo che fosse così.

    A.Z.: Inventarsi la voce del Kiwi è stato un bel gioco solitario. Doveva farmi ridere anche solo a farla. E infatti è così. Ma per ottenere i risultati che voglio anche adesso la registro completamente da solo, nel mio studio, senza tecnici e senza limiti. La monto da solo. La post produco da solo.

    Perché il Kiwi è — diciamo così — un ottimo «assaggiatore» di alcolici?
    M.L.: Perchè questo avrebbe dato modo ad Arturo di riprenderlo in più occasioni creando un altro tormentone ma anche permettendo di lanciare messaggi educativi di vario genere. Inoltre perchè divertiva l’idea di questo buffo animaletto attaccato alla bottiglia!!

    A.Z.: Perché fa ridere e serve a parlare di alcool ai bimbi.

    E perché un mastino napoletano come cuoco?
    A.Z.: Volevo un cane italiano. Volevo un cuoco che fosse un omaggio a Tino Buazzelli e Aldo Fabrizi. Buazzelli per il suo Nero Woolf, grande cuoco. E soprattutto Aldo Fabrizi, emblema per decenni dell’italianità a tavola.

    E soprattutto: perché un mastino napoletano non parla in napoletano?
    A.Z.: Primo perché non so parlare bene napoletano, secondo perché lo dovevano capire tutti, terzo perché l’ispirazione, il modello, è Petrolini quando fa l’imbonitore in Nerone.

    Oltre ad aver doppiato tutte le voci, quali sono stati i meriti di Andrea Zingoni, e qual è il vostro rapporto con lui?
    M.L.: Zingoni ha ideato la serie, ha scritto le sceneggiature, ideato le gag e i tormentoni, definito i caratteri di Arturo e del Kiwi e curato la regia.
    Con lui, negli anni, abbiamo instaurato un rapporto di confidenza e amicizia.

    A.Z.: I Carto sono degli ottimi compagni di viaggio. In una cosa così piccola, autorale, avere dei partners che capiscono al volo e aggiungono tanto ma tanto del loro, è fondamentale.

    Chi ha selezionato e scritto le ricette?
    M.L.: Le ricette sono state selezionate da Alessandra Porta Giavatto.
    Alessandra ci ha anche supervisionati per quanto riguarda gli utensili da cucina, le pentole, le tempistiche della cottura. In alcuni casi ci ha anche spiegato l’aspetto che potevano avere determinati composti in fase di lavorazione (un’immagine del piatto finito la potevamo trovare su internet, ma il colore di una salsa o di un sugo o di un trito, non avendo realizzato tutte le ricette, potevamo solo immaginarlo!).

    Con quale scopo è nato questo cartone? Sembra realizzato per bambini, ma alcune battute sono più adatte per i grandi che per i bimbi…
    M.L.: Lo scopo è sicuramente quello di divertire, ma anche quello di educare i bambini ad una alimentazione sana attingendo alla nostra rinomata tradizione culinaria. In tempi in cui si legge e si sente spesso parlare di cattiva alimentazione infantile (ma non solo), di obesità e quant’altro, un cartone di questo tipo non può che essere utile.
    “Le ricette di Arturo e Kiwi” è una serie dedicata ai più piccoli ma questo non vuol dire dimenticarsi degli adulti: un pizzico (per rimanere in tema di ricette) di umorismo “adulto” aiuta il prodotto ad essere fruibile da un pubblico più vasto…ed il vostro entusiasmo ci conferma che è così!

    A.Z.: E’ nato per far ridere tutti. E ci sta riuscendo.

    Perché non viene aumentata la durata delle puntate, magari con delle ricette elaborate o più dettagliate?
    M.L.: L’apprezzamento riscontrato, ha spinto Rai e gli autori della serie a prevedere nuovi episodi speciali con particolarissime ambientazioni. Al momento non c’è niente di sicuro, ma ci sono buone possibilità che entrino in produzione già dopo l’estate.

    A.Z.: Scrivete alla RAI!

    Quante puntate sono previste?
    M.L.: Le puntate realizzate fino ad ora sono 26.

    Chi di voi si sente più Arturo, e chi più Kiwi? E Andrea?
    M.L.: Andrea è il papà di entrambi i personaggi: lui è in parte Arturo e in parte il Kiwi (la sua follia creativa, del resto, è propria anche dell’uccelleto neozelandese).
    Avendo realizzato l’animazione del Kiwi per ben 26 episodi, io (Mattia) mi sento irrimediabilmente un pennuto decerebrato! David, invece ha realizzato tutta l’animazione di Arturo e questo lo ha portato a sentirsi un po’ mastino e un po’ napoletano.
    Andrea (non Zingoni ma Castellani) dice di essersi identificato in Mariu Lusiu, manager del Kiwi (ricordate il coniglio dall’aria tonta nell’episodio “Scaloppine al marsala”?).
    Elena, responsabile di effetti, montaggio e, con me, della realizzazione delle scenografie, si sente tanto Teresina (“…sei piccina! Non mi chiamare più!”).

    A.Z.: Io sono entrambi. Ma Mattia è molto Kiwi e Davide molto Arturo.

    E’ prevista la produzione di gadget di Arturo e Kiwi (magari una linea di pupazzetti)?
    M.L.: Al momento non lo sappiamo, di queste cose si occupa la Rai…Sarebbe davvero molto bello!!!
    Possiamo però anticipare che è in corso una trattativa per la distribuzione dei dvd!!

    Avremo mai un «Arturo e Kiwi: il film»?
    M.L.: :) Crediamo proprio di no!!! Però mai dire mai!

    Domanda un velo polemica: che ne pensate (ufficialmente e ufficiosamente) della decisione di RAI.NET di far rimuovere i video di Arturo e Kiwi da Youtube, considerato il fatto che sul sito ufficiale si trovano solo cinque puntate?
    M.L.: Risposta ufficiale ed ufficiosa: Rai detiene i diritti del cartone e ci sembra giusto che possa deciderne come meglio crede. Per quanto fosse piacevole e divertente leggere i commenti postati da tutti voi su youtube, pensiamo che sia giusto così. Col tempo, probabilmente verranno caricati sul sito ufficiale anche tutti gli altri episodi. Basta aver pazienza…

    A.Z.: Quel che ne penso è indifferente, il risultato non cambia. E’ normale che quando firmi per delle produzioni cedendo parte dei diritti, i contratti comportino delle regole da rispettare.

    Più in generale: cosa ne pensa Cartobaleno della diffusione di contenuti originali via Internet? E’ un mezzo di diffusione valido per ampliare il pubblico, necessario per via dei tempi, o dannoso perché sottrae pubblico alla TV?
    M.L.: A nostro parere internet, quando si opera nella legalità, può essere un compendio alla tv: uno si imbatte in rete in un cartone animato che gli piace, viene a conoscenza degli orari di messa in onda e lo segue alla tv; viceversa uno vede di sfuggita un programma alla tv, gli sembra interessante e se ne informa consultando internet e magari guardandone qualche assaggio. Alla fine, però, deve tornare sempre alla tv! Funziona così! Se Rai non avesse un ritorno economico dalle messe in onda delle sue produzioni, dopo un po’ non ci sarebbero più i fondi per mettere in cantiere altre serie!!!

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  • Almeno non prendeteci per il culo

    17 07 2007 di Francesco Minciotti

    La gente in macchina corre. E’ un fatto. E un altro fatto è che per correre al sicuro bisognerebbe essere tutti piloti con i controcazzi, e non tutti lo sono. E questo è dimostrato dai circa quindici morti al giorno per causa «d’automobile».
    Come si vede, tutto torna.
    Pertanto, come porvi rimedio?
    Basterebbe prendere d