Almeno non prendeteci per il culo

La gente in macchina corre. E’ un fatto. E un altro fatto è che per correre al sicuro bisognerebbe essere tutti piloti con i controcazzi, e non tutti lo sono. E questo è dimostrato dai circa quindici morti al giorno per causa «d’automobile».
Come si vede, tutto torna.
Pertanto, come porvi rimedio?
Basterebbe prendere d’esempio la legislazione di altri mezzi potenzialmente pericolosi per la salute, quali le armi (che comunque, a mio parere, dovrebbero essere bandite da qualunque commercio): esse vengono vendute a fronte di una certificazione d’idoneità — il porto d’armi —; un po’ quello che succede con le macchine, per usare le quali è necessaria una patente. Però, a differenza delle armi, il cui uso è depotenziato dal fine (solo scopi venatori), dalla disponibilità di tipi (non puoi comprare un carro armato per cacciare lepri) e dalla lesività (i proiettili in libera vendita sono più molli rispetto a quelli in dotazione alla polizia), le macchine hanno un mercato senza limiti: si possono comprare gli equivalenti dei carrarmati in quanto a letalità, cioè Ferrari e altri proiettili, senza alcun tipo particolare di certificazione d’idoneità — come supporre che una patente presa alla guida di una Opel Corsa certifichi l’abilità del conducente a guidare all’ipotetica (e frequentemente reale) velocità di 250-300km/h. Inoltre, a differenza delle armi da caccia, che hanno dei proiettili di consistenza più molle rispetto a quelli in dotazione alle forze di polizia, tutte le automobili possono raggiungere velocità maggiori di quelle consentite dalla legge. E mi si spieghi, allora, perché uno Stato razionale dovrebbe permettere la vendita di veicoli che possono superare i limiti che esso Stato ha posto!
Un primo passo, pertanto, sarebbe molto semplice: l’onere, per i produttori di automobili che vogliano vendere i propri prodotti in Italia, di limitare la velocità a non più di 130km/h (la massima consentita in Italia) per i modelli già costruiti, e di produrre motori che non superino quella velocità.
Un secondo problema, poi, è dato dalla guida in stato di ebbrezza. A voi che salite senza troppi problemi, alle tre di notte, sulla macchina del vostro amico che s’è fatto fuori cinque giri di rum e pera: accompagnereste nel bosco un cacciatore che, sempre alla stessa ora della notte, s’è fatto bevuto la stessa roba?
Anche qui, soluzione semplicissima: si inizi a fare seriamente i controlli sulle strade, come in Francia (otto milioni l’anno); altro che i duecentomila come qui da noi! E via la macchina, non la patente a chi è ubriaco. Così ci pensa due volte, prima di rifarlo.

Tanto considerato, mi pare un’ovvietà ritenere che molto, moltissimo si possa fare per rendere le nostre strade più sicure, a fronte della semplicità degli interventi che ho esposto sopra. E se il Governo non vuole metterci mano, che almeno ci renda partecipi della sua ignavia, così da non prenderci per il culo.

Mi romperebbe il cazzo morire per colpa dell’ennesimo diciottenne sbronzo.

One Response to “Almeno non prendeteci per il culo”

  1. Fabio says:

    bravo. ben detto. Però non sono affatto d’accordo sull’equazione GIOVANI = IRRESPONSABILI ALLA GUIDA che tutti i telegiornali stanno cercando di portare avanti. La maggior parte della gente che si mette alla guida ubriaca – per esempio – sono ultrasettantenni in uscita dal bar del paese!

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