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    Dei lavavetri fiorentini e della legalità spicciola

    30 08 2007 di Francesco Minciotti

    Allora, mo’ diciamocela tutta e in tutta franchezza, ché il politicamente corretto è veleno insidioso e letale per le menti fervide: i lavavetri al semaforo sono un problema. Un problema minimo, certo; ma anche la risposta legislativa è stata minima (un’ordinanza di un assessore comunale, mica una legge costituzionale), e — ad avviso dello scrivente — proporzionata.
    Perché vedete, il problema non sono i lavavetri gentili e rispettosi — quelli no, poveracci che non hanno di che campare e cercano di fare un lavoro onesto (non legale, ma onesto) per tirare a campare; il problema sono quelli violenti ed arroganti, che sempre di più si trovano. Ci sono casi in cui minacciano di spaccarti il vetro, e magari ad una donna sola in macchina (ma anche ad un uomo) la cosa può far paura. E comunque, what part of «no» don’t you understand?, si potrebbe rispondere al lavavetri insolente.
    Non si può sempre chiedere senza dare mai: la classe borghese, alla quale questo Governo (e i cittadini di buonsenso) chiede un gesto di «estrema» legalità — il pagare le tasse ormai in Italia è considerato quasi un atto di liberalità, non un obbligo giuridico —, non può poi «passare la mano» sui fatti che, al cittadino, danno fastidio. Tanto più che si tratta di cosa in fondo giusta: far rispettare un divieto. Certo, capisco che il Ministro della solidarietà Ferrero non può che dire che si tratta di un abominio (che ce l’abbiamo a fare un ministro socialegualitario?), e infatti tira fuori anche equilibrismi giuridici tutti da verificare; ma qui non si tratta della forma — si può trovare un veicolo giuridico ortodosso per vietare i lavavetri, se si vuole: non facciamoci fermare da una merda sul cammino —, bensì della sostanza, e cioè che se alla gente chiedi legalità nei comportamenti quotidiani, tu la legalità e la sicurezza, almeno nelle piccole cose, gliela devi rendere. E’ la pure e semplice equità, mica roba complicata.

    (Estendere l’argomento all’elemosina fatta dai bambini).

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  • La Stella è sagace

    29 08 2007 di Francesco Minciotti

    A cena, mentre al TG passano le immagini del singolare charter per i pellegrini cattolici:

    Ma scusa, nei pellegrinaggi non c’era tutta la retorica del viaggio come espiazione dei peccati, eccetera? E questi come espiano, gli levano l’aria condizionata?

    Voi capite perché la amo, ora?

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  • San Paolo, Milano, giugno 2007

    28 08 2007 di Francesco Minciotti

    Sento delle voci… parole confuse; non riesco a capirne distintamente il significato, ma penso che non siano buone notizie. Ce l’hanno con te, sorella mia; e ce l’hanno anche con me, per altro verso. Ma non temere: niente potrà separarci. Niente ci terrà distanti. La Madre Terra non sentirà i miei passi, soli senza l’eco dei tuoi; non dormirò al buio, in un letto, da sola. Non vorrei surrogati di peluche, luci a forma d’ape, carillon sempre così drammatici. Non crescerò col tuo ricordo in mente, di questi giorni liquidi liquido pensiero.
    E’ un tocco soffice il tuo, sorella mia; soffice, tenero e amorevole, benché semplice: i medici dicono fin troppo, e lo tramutano in malattia. Forse è così, ma i miei occhi non hanno un camice bianco e uno stetoscopio che corre lungo il petto; i miei occhi vedono il riflesso della luce dell’amore: tu, semplicemente, ogni oltre definizione, ogni etichetta, forse anche oltre ogni realtà. Ciò che sei per me trascende anche la realtà: sei un affetto etereo, forse inesistente, ma a me caro.
    Forse non lo capirai mai; forse, come dicono loro, non puoi capirlo. Ma io, qui e ora con te, per sempre insieme, danzeremo avvinghiate; io yin, e tu il mio yang, ci uniremo nel T’ai chi t’u. Fidati di me: basteranno pochi giri, fors’anche uno solo, e smetteremo di esistere. Saremo indistinte perché indistinguibili. Saremo eterne perché ormai morte. E per questo, per sempre vive.
    Abbracciami ora, sorella cara; abbracciami e affidati completamente a me, ti guiderò pazientemente in questa danza, per te forse difficile. Ecco, così, un passo ancora, un passo verso l’eternità.
    Non aver paura se rimarrai sola, tra breve: entro poco tempo lo stesso biancheggiante metallo ti ricongiungerà a me. Sarò lì ad aspettarti.
    Non permetterò che tu muoia. Non permetterò che io viva.

    Abbracciami, sorella mia: siamo eterne.

    (Liberamente ispirato a questa tragica notizia)

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  • Per Anna forse qualcosa si muove

    27 08 2007 di Francesco Minciotti
    Dieci arresti sono stati effettuati nell’ambito dell’inchiesta per l’uccisione di Anna Politkovskaya. [...] Il procuratore generale russo Iuri Ciaika [ha detto che] le persone arrestate verranno presto incriminate con l’accusa di aver commesso quel grave delitto. Ciaika ha aggiunto che il presidente Vladimir Putin è stato informato dei progressi fatti. (fonte)

    Putin è stato informato dei progressi fatti; ora aspetta solamente di essere formalmente incriminato come mandante.

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  • La cocciutaggine cattolica

    26 08 2007 di Francesco Minciotti

    La macchina di S. Rosa crollata, Tusciaweb.itCome i lettori di zona sapranno, giovedì 23 s’è abbattuta sul viterbese una tromba d’aria niente male, che ha causato svariati danni (per «svariati» intendo questi, e anche il pino del mio giardino mezzo distrutto). Tutti salvi, per carità!, ma l’incazzatura ti viene. Ho pure dovuto asciugare un dito d’acqua in camera mia, infiltratasi da sotto l’impermeabile finestra del balcone. E per fortuna che fra essa e il sotto della scrivania dov’è situato il pc — conto delle multiple: tre da cinque prese l’una, un totale di duemila megawatt/ora, probabilmente — c’è un tappeto che ha funto da spartiacque, altrimenti sarebbero stati volatili per diabetici. Insomma: tutti salvi, da queste parti; un po’ ammaccati, magari, ma salvi.

    Eliminato ora il problema della comunicazione della (funesta?) persistenza in vita del sottoscritto mi preme raccontarvi, a voi lettori lontani, a quali assurdi porta la fede, quella cattolica in specie. Codesta tromba d’aria di cui trattasi, oltre a rompere il cazzo al mio giardino ha avuto pure l’ardire — bella faccia! — di tirar giù la macchina di santa Rosa (in foto), monumento kitsch preferito del cuore d’ogni viterbese che, già montata, attendeva paziente il 3 settembre per compiere il suo tragitto a scapito delle spalle dei facchini, in quella che è la più sentita e partecipata manifestazione cattolica della città. Quel «Pirellone» di cartapesta che vedete inguainato nell’impalcatura — a dir lo vero, un po’…. obliqua — viene portato a spalla da energumeni denominati facchini che, in spreto del pericolo dell’ernia, del colpo della strega e dell’infarto, si piazzano sotto di essa e, a spalle, la scarrozzano per le vie del centro, in quel che dovrebbe essere una manifestazione di fede (non siamo poi così lontani dallashura sciita). Il tutto, in mezzo a grida orgiastiche della folla che, preda d’un delirio estatico, incoraggia gli energumeni in quella che è l’impresa più inutile che l’uomo ricordi, pari forse solo alla barba d’api e al maggior numero di serpenti a sonagli tenuti in bocca da un sol uomo.

    Con tanto cappello introduttivo, potrete agilmente capire come il fatto che — la foto ne è testimone — quella «particolare» inclinazione della macchina non ha fatto molto piacere ai viterbesi; anzi!, disperati come sono, temendo che i lavori di riparazione potrebbero non «rimettere in moto» la macchina per il 3 settembre, hanno pure lanciato una sottoscrizione volontaria di un euro a cranio. E qui arriviamo al nocciolo dell’articolo. Nel testo di codesto appello una frase balza all’occhio laico, che s’è levato dalle palle il velo di Maya:

    Nel primo pomeriggio del 23 agosto un fortunale abbattutosi su Viterbo ha causato la caduta della Macchina di Santa Rosa, che era in fase di montaggio, causando gravissimi danni e per fortuna nessuna vittima.
    Noi cittadini viterbesi vogliamo credere che, più che alla fortuna, la mancanza di vittime sia dovuta a una vera e propria intercessione della Santa, la quale ha sempre anteposto la città a se stessa. (fonte, corsivo mio)

    E’ qui che il modo di pensare cattolico mostra tutta la sua aporia: nel caso d’un disastro, specie se colpisce qualcosa di religioso, il cattolico dirà sempre che è stato un miracolo — un’intercessione, una «mano divina», e altre declinazioni — l’assenza di vittime.
    Considerando che costoro ritengono possibile l’intercessione d’una fanciulla morta ottocento anni fa, sarà mica che santa Rosa è stata stronza a non fermare la tromba d’aria, no? O piuttosto, pur potendola evitare (assumendo che può far sì che una torre non cada addosso a nessuno, potrà pure fermare il vento), bisogna ringraziarla perché non l’ha fatto, limitandosi a non far crollare la macchina?
    E, più importante d’ogni altra considerazione, non poteva evitare che il mio bel pino si rovinasse, cazzo?

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  • links for 2007-08-26

    26 08 2007 di Francesco Minciotti
    • Mentre i nostri quotidiani in linea s’affannano da giorni su Garlasco, Bossi il caro-libri e la Juve, il New York Times propone un’approfondimento interattivo sugli effetti a lungo termin dell’inquinamento in Cina.
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  • links for 2007-08-24

    24 08 2007 di Francesco Minciotti
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  • Corsi e ricorsi storici

    23 08 2007 di Francesco Minciotti

    Pio IV, primo presidente del MOIGEI più fedeli mujahedin ricorderanno come, un paio d’anni fa, vi parlai del Braghettone, nome d’arte (involontario, in verità) del pittore Daniele da Volterra, un discepolo di Michelangelo che, per evitare che quel folle di papa Pio IV facesse imbiancare nuovamente la Cappella Sistina per coprirne le nudità, si offrì di dipingere braghe addosso a tutti gl’ignudi raffigurati nel Giudizio universale. E così facendo, salvò l’opera.
    Così, cinquecento anni dopo — passate cosucce tipo la rivoluzione francese, la fondazione degli Stati moderni, l’affermazione della democrazia, eccetera —, quando mi trovo il MOIGE che ancora sfascia le palle chiedendo che Eyes wide shut venga programmato di notte affinché i bambini ignorino il più possibile il sesso e crescano repressi (ma la potestà genitoriale che spegne il televisore o cambia canale ce l’ho avuta solo io?), allora proprio in quel momento io mi sento crollare addosso il peso di tutti quei mutandoni di colore e pietra, con gli anatemi di Pio IV perché magari, proprio lì in alto, si vedeva ancora un ciuffo di peli pubici, e controllo preoccupato il calendario, pensando d’essere ancora nel 1565.

    (Nella foto Pio IV, primo presidente del MOIGE).

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  • Aritmetica dei simboli antifrastici

    22 08 2007 di Francesco Minciotti

    Partito della libertà

    +

    L’uso che Biagi, Santoro, … come si chiama quell’altro … Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. (S. Berlusconi, 18 aprile 2002)

    =

    Dal luogo dove si trovava Winston si potevano leggere, stampati in eleganti caratteri sulla sua bianca facciata, i tre slogans del Partito:
    LA GUERRA È PACE
    LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ
    L’IGNORANZA È FORZA
    Si diceva che il Ministero della Verità contasse tremila locali sul livello del terreno e altrettanti in ramificazioni sotterranee. Sparsi nel centro di Londra, c’erano altri tre edifici d’aspetto e di mole simili. Essi facevano parere così microscopiche tutte le altre case, che dal tetto degli Appartamenti della Vittoria avreste potuto abbracciarli tutt’e quattro con la stessa occhiata. Erano le sedi dei quattro Ministeri nei quali era divisa tutta l’organizzazione governativa, il Ministero della Verità che si occupava della stampa, dei divertimenti, delle scuole e delle arti. Il Ministero della Pace, che si occupava della guerra. Il Ministero dell’Amore che manteneva l’ordine e faceva rispettare la legge. E il Ministero dell’Abbondanza che era responsabile dei problemi economici. (G. Orwell, 1984)

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  • Luino e dintorni, 2007

    20 08 2007 di Francesco Minciotti

    Pavone Bokeh

    Pavone bokeh

    La trafila, stavolta, è stata lunga: in dieci giorni di vacanza passati nella provincia di Varese, con base a Luino e frequenti escursioni in suolo svizzero, sono state scattate dal sottoscritto circa 1800 fotografie, condensate — con estrema fatica — nelle 133 che compongono la galleria di queste vacanze. Alcune sono belle; altre, discutibili; altre ancora, magari, vi faranno schifo. Però c’è di che guardare, questo è sicuro. Anche la scelta della copertina non è stata semplice: ha vinto questo primo piano (con sfondo floreale sfocato) d’un esemplare di pavone bianco che circolava in libertà sull’isola Madre del lago Maggiore.
    Buon viaggio all’interno delle mie vacanze.

    Guarda la galleria

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