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    Multiculturalismo

    30 09 2007 di Francesco Minciotti

    Calderoli con foto Brambilla, Corriere.it
    In effetti, che la Lega non si fosse contraddistinta per la posatezza di un accademico della Crusca è cosa nota; ma questa, poi, non me l’aspettavo. Manco da Calderoli.
    In genere preferiscono fare cose simili sulle immigrate musulmane.

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  • Boosh?

    29 09 2007 di Francesco Minciotti

    Copia del discorso di Bush con pronuncia fonetica di nomi, Corriere.it

    Vedete, il fatto non è scandire foneticamente la pronuncia di alcuni nomi: in ambito accademico, ad esempio, vige la consuetudine che, nella (deprecabile) ipotesi di ignoranza circa la pronuncia di un nome di un autore straniero, esso si legge esattamente com’è scritto, secondo la fonetica italiana.
    Il grave sta nel fatto che George Bush non conosce la pronuncia di realtà politiche internazionali non proprio secondarie in ambito ONU, come Sarkozy, Karthoum, Mugabe, Caracas (sic!).
    Il mondo è governato da uno che non sa manco pronunciare i nomi dei Paesi; uno che di lavoro fa il politico (anche) in sede internazionale.

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  • Forza, bonzi birmani!

    28 09 2007 di Francesco Minciotti

    Maglia rossa per il Myanmar

    Purtroppo oggi sono in facoltà a sostenere un esame, e mi ci tratterò fino a cessata necessità, sperando in bene; quindi, credo che mi perderò la manifestazione indetta da Amnesty international, sotto l’ambasciata birmana in Roma, via della Camilluccia 551, per oggi alle 17:30 (ma chi può, che vada!)
    Pertanto, aderisco alla protesta della «giornata della maglia rossa» promossa non so da chi, per protestare contro la brutale repressione delle pacifiche ma risolute proteste dei bonzi birmani di questi giorni in Myanmar.

    «In support of our incredibly brave friends in Burma: May all people around the world wear red shirt on Friday 28. Please forward!»

    In supporto ai nostri coraggiosi amici birmani: possano tutti nel mondo indossare una maglietta rossa venerdì 28. Per cortesia, inoltrate il messaggio!

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  • Là dove il mare luccica

    27 09 2007 di Francesco Minciotti

    Enrico Caruso, noto parlamentare italiano, Wikipedia.itChe Caruso non sia nuovo a cazzate d’ogni ordine e grado, lo sapevamo. Che spesso confonde la legge — la parola obbligatoria della legge — con il buon cuore, pure. Il problema è che per fare il legislatore, la legge devi conoscerla; altrimenti, vai ad «arringare» le folle di quindicenni con la kefyyah alle manifestazioni contro i rincari capitalistici della zucchina, con tanto di scambio gemellare di zucchine italiane e albanesi, o so un cazzo io. Sul serio, però.

    Che è ora ’sta sparata sul fatto che vuole sequestrare le case a chi non le affitta da più di due anni e le vuole ridistribuire, robinhoodianamente, agli indigenti?  Dice che vuole la «riappropriazione dal basso» delle case, evitando di pensare troppo — fa male, Caruso — al fatto che parlare di ri-appropriazione postula che il nuovo inquilino un tempo la possedeva, quella casa; chissenefrega se non era la sua, basta usare le parole-chiave del movimentarismo proletario per smuovere le masse, solitamente con cipiglio critico in abbondanza, dei summenzionati quindicenni keffyahosi, che t’ascoltano fra un Capitale marxiano e la radiocronaca della partita della Lazio, o del Napoli.

    La sentenza della Cassazione, che è una sentenza con rinvio — significa che la Suprema Corte censura la sentenza della corte d’appello e la rimette di nuovo al suo giudizio; un po’ come quando la maestra prende il compito e ti dice: «Sicuro di consegnarlo? Non è che gli vuoi dare un’altra occhiata? — questa sentenza con rinvio della Cassazione, quindi, non dice che è necessariamente sbagliata la deduzione dei giudici d’appello, ma che la Corte di Cassazione non può dirimere la questione senza scendere nel merito dei fatti (cosa che, per legge, non può fare); e quindi rispedisce al mittente con preghiera di attenta ponderazione.  Sul merito vedremo, fra qualche mese/anno, le conclusioni della nuova corte d’appello.
    Inoltre, la sentenza di Cassazione parla di case popolari, e di una loro occupazione da parte di un indigente; e se vogliamo, considerando che quelle case sono create apposta per gli indigenti, un’occupazione così, un po’ alla buona, potrebbe anche non essere considerata con eccessiva gravità, pur considerando che questa signora, col suo gesto, ha tolto un tetto non già ad un miliardario — ad un borghese, anzi, ché a Caruso gli stanno più sulle palle i borghesi, che i capitalisti — ma ad un altro pover’uomo come lei. O giù di lì.
    Il fatto è che poi Caruso, partendo da un’istanza morale latalmente condivisibile («La casa è un diritto e non una merce») fa come fanno i bambini: ingrandisce ed esagera, assolutizzando le proprie istanze. Non divide, Caruso, fra case statali e abitazioni private; dice che lui, la casa, ce la leva a tutti; la villetta al mare, se non l’affittiamo per due anni, ce la frega un barbone (come si farà a provare che una casa non s’affitta da due anni, poi… i finanzieri si abboneranno a Porta portese?). Esagera, Caruso, come un bambino che, di fronte ad un’ingiustizia, vorrebbe annichilire il mondo intero. O almeno chiamare la mamma. Quando poi la Costituzione stessa riserva una primazia alla proprietà privata (artt. 42 e segg.) che non può certo essere sovvertita dalla legislazione ordinaria. Dalla proposta di legge di Caruso, ci pensate? La Costituzione la cambiano per la proposta di Caruso — pensa te uno studente di giurisprudenza del 2867 che deve, per storia del diritto, controllare le nostre leggi, e vede che Caruso ha fatto cambiare la Costituzione con una legge ordinaria: «Che mente illustre, che intelletto sopraffino!», dirà costui, pensando alla nostra notte dei tempi.
    Tra l’altro poi, la proposta di legge di cui trattasi il Caruso non l’ha mai depositata, o per lo meno non ve n’è traccia sul sito della Camera. Che vi dico: controlleremo più avanti, ché forse ora avrà da portare la keffyah in tintoria.

    Seriamente: quando si parla di legge, signori miei, si fa sul serio. Le cazzate aspettano fuori dalla porta.

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  • links for 2007-09-26

    26 09 2007 di Francesco Minciotti
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  • Sunshine, Danny Boyle

    26 09 2007 di Francesco Minciotti

    Sunshine, Danny Boyle, cinemovie.infoAltra — ennesima — prestazione stupefacente di Danny Boyle (già Trainspotting, per dire), che intesse un film dall’ambientazione spaziale ma con un sapore squisitamente radicale: lo spazio, così, diventa solo un artifizio retorico per discutere dell’essenza ultima dell’uomo, della sua finitudine, della sua ontologia e del rapporto con Dio, se mai vi fosse. E, d’altro canto, ci spiega come possa nell’uomo coesistere, assieme con quei sentimenti e quegli aneliti, anche il suo lato puramente ferino, che informa la vera e propria lotta per la sopravvivenza.
    Davvero ben fatto. Non pensavo.

    (I miei film)

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  • Il diritto di parola può essere universale?

    25 09 2007 di Francesco Minciotti

    Studenti iraniani impiccati perché gay, liberipensieri.netLa domanda, in effetti, appare assolutamente necessaria in un momento in cui il sanguinario presidente iraniano Ahmadinejad viene invitato a parlare (agli studenti? Agli Stati Uniti? Al mondo?) nientepopodimenoché alla Columbia University, tempio di cultura e di democrazia, ché la cultura non può che generare democrazia, e civiltà, e rispetto, anche.
    Parla dunque, Ahmadinejad: e — diciamolo — dice un sacco di stronzate, false e perfino grottesche. Dice:

    In Iran, noi non abbiamo omosessuali come nella vostra nazione. Noi non l’abbiamo nella nostra nazione (fonte)

    Già, non si ha una nazione con omosessuali quando li si impicca per punirli della loro stessa omosessualità (in foto, l’impiccagione di due ragazzi omosessuali in Iran).
    O come quando, in un passaggio successivo del suo «discorso», sostiene quasi la supremazia delle donne:

    Non è un crimine essere donna. Le donne sono i migliori esseri creati da dio. Rappresentano la gentilezza, la bellezza che dio ha instillato in esse. Le donne sono rispettate in Iran (idem)

    Ne sa qualcosa Pegah Emambakhsh, la donna iraniana condannata a morte per il suo essere lesbica (quindi «inesistente» e «essere migliore e più gentile» all’unisono, secondo l’illuminato Ahmadinejad), e salvata dall’Inghilterra che ne ha negato l’estradizione, altrimenti già tra le braccia degli aguzzini.

    Sicché, mi e vi chiedo: il diritto alla parola, alla spiegazione di sé, della propria visione del mondo e delle proprie azioni, può essere accordata a chiunque e in qualunque luogo?
    Io credo di sì, quantomeno per la prima parte: a volte può essere difficile concordare con questo assunto (ho esposto, sinteticamente perché quasi pleonastiche, le ragioni nel caso del presidente iraniano); eppure, nel segno del rispetto ontologico da accordare ad ogni essere umano, e della sua libertà esterna di relazionarsi col mondo, è necessario fare questo sforzo, per quanto il boccone possa essere difficile da deglutire. Tanto poi, se uno dice stronzate, quella che risuonerà di più sarà la voce dei suoi contestatori, che avranno facile giuoco nel confutarle; o forse, non serviranno manco i contestatori, ché a volte le parole si commentano da sole.
    Insomma: fra i due estremi, meglio la stronzata e la smentita, che il silenzio. Il secondo ha una curiosa tendenza ad essere riempito di significati ambigui, da parte di chi l’ascolta.

    Dicevano i Tool:

    «Cold silence has a tendency to atrophy any sense of compassion» (Schism, Lateralus, 2001)

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  • Gioie e dolori del doppiaggio

    23 09 2007 di Francesco Minciotti

    Visto che l’Italia intera pare parlarne e sghignazzarvi sopra, bisognerà fare un minimo di chiarezza lessicale, tanto per mettere in luce quanto il doppiaggio rovini, per forza di cose, le opere d’arte.
    Mi riferisco alla famosissima sequenza del film dei Simpson, quella del maiale sul soffitto, la cui versione italiana riporta queste testuali parole:

    Spider porc, Spider porc
    Il soffitto tu mi sporc
    Tu mi balli sulla test
    E mi macchi tutto il rest
    Tu quaaaa….
    Ti amo spider porc!

    Il che, se fa ridere lo spettatore italiano per via dell’intrinseca comicità della sequenza, non rende minimamente giustizia alla canzoncina originale (composta da Hans Zimmer, mica da Topolino!), le cui parole sono:

    Spider pig, spider pig
    Does whatever a spider pig does
    Can he swing from a web?
    No he can’t, he’s a pig
    Looooooook ooooout
    He’s a spider pig!

    La cui traduzione suona così:

    Maiale-ragno, maiale-ragno
    Fa tutto quello che fa un maiale-ragno
    Può dondolare da una ragnatela?
    No non può, è un maiale
    Attenzioooooone
    E’ un maiale-ragno!

    Ho tradotto col più cacofonico «maiale-ragno» ciò che Tonino Accolla ha tradotto con «Spider porc» per mettere in evidenza come la canzone originale faccia assoluto riferimento a Spiderman; tale riferimento infatti, ascoltando solo il pezzo in italiano, potrebbe sfuggire, mentre è fondamentale per suscitare l’ironia nella versione originale.
    Infatti, il rimando è al primo verso della «canzone ufficiale» dell’Uomo Ragno, che fa così:

    Spiderman, Spiderman
    Does whatever a spider can
    Spins a web, any size,
    Catches thieves just like flies
    Look out!
    Here comes the Spiderman

    Traduzione:

    Uomo Ragno, Uomo Ragno,
    Fa tutto quello che può fare un ragno
    Lancia una ragnatela, di qualunque dimensione
    Cattura i ladri proprio come (fa con le) mosche
    Attenzione!
    Arriva Spiderman.

    Quindi, se confrontate il testo della canzoncina originale di Homer con il primo verso della sigla dell’Uomo Ragno, capirete perché il doppiaggio italiano ha distrutto tutto lo spirito della cosa.
    A parziale discolpa dei doppiatori va detto che tradurre i versi di una canzone mantenendo il significato originale e, nel contempo, rientrare nella metrica è molto, molto difficile; e in questo caso hanno preferito mantenere la metrica pur mandando a puttane il significato — danno non da poco, per me.
    La soluzione più adeguata è, come sempre, lasciare il sonoro originale e sottotitolare per lo spettatore non anglofono.

    Spider pork, spider pig [ITA] versione completa - tarapiro
    Simpsons clip 8 "Spiderpig" - nissemand111
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  • Io sono presente (.it)

    22 09 2007 di Francesco Minciotti
    E’ lo spot promozionale di una nuova campagna lanciata da Terre des homme, ONG di specchiata reputazione circa la quale — per quel che vale — posso dare la mia più totale approvazione, avendo conoscenza personale di ragazzi a capo dei progetti umanitari.
    Ma pù che parlare io, lascio la parola a loro:
    E’ il nome che Terre des Hommes Italia ha avviato per mandare a scuola 10.000 di bambini in tutto il mondo.
    Sostenere la campagna di Obiettivo Scuola è facile.
    Dal 17 settembre al 10 ottobre 2007 puoi mandare un SMS al n. 48584 da cellulari privati TIM, Wind, Vodafone e 3 per donazioni da 1 euro o telefonare da rete fissa Telecom Italia sempre al n. 48584 per donazioni di 2 euro.
    Oppure puoi attivare un sostegno a distasnza (300 euro l’anno) chiamando il n. 02 28970418 o visitando il sito www.terredeshommes.it
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  • Cambio tema

    21 09 2007 di Francesco Minciotti

    I rincoglionimenti grafici che qualcuno di voi potrebbe aver visto negli ultimi due giorni sono legati al fatto che sto cercando di trovare un tema nuovo, che sia più chiaro, più semplice, più leggibile. Insomma, più minimalista.

    Dovremmo esserci — ovviamente, la parola definitiva ce l’ha la Stella, che lo vedrà fra stasera e domani; se non garba a lei, si torna a prima.
    Però, conta pure la vostra opinione, cari lettori: fatemi sapere qualcosa.

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