Altra — ennesima — prestazione stupefacente di Danny Boyle (già Trainspotting, per dire), che intesse un film dall’ambientazione spaziale ma con un sapore squisitamente radicale: lo spazio, così, diventa solo un artifizio retorico per discutere dell’essenza ultima dell’uomo, della sua finitudine, della sua ontologia e del rapporto con Dio, se mai vi fosse. E, d’altro canto, ci spiega come possa nell’uomo coesistere, assieme con quei sentimenti e quegli aneliti, anche il suo lato puramente ferino, che informa la vera e propria lotta per la sopravvivenza.
Davvero ben fatto. Non pensavo.













"
Dexter: III serie
Volta Björk
Profumo: Storia di un assassino Tom Tykwer
Neuromancer William Gibson