Quando uno è un guru, gureggia

Scrivevo il 25 maggio 2007:

Se c’è un pregio — e ce ne sono… — di Internet, è che essa ha permesso di saltare il passo del dettagliante; il che sarebbe a dire che chiunque produca un bene o un servizio può, attraverso Internet, diventarne distributore all’utente finale senza dover passare per una rete distributiva che colleghi l’industria al consumatore.
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considerato che il mercato del futuro della musica è quello digitale (come a dire: con i cd potete pure giocarci a frisbee), perché bisogna passare per le case discografiche? Non può ciascun artista vendere la propria musica dal proprio sito, senza passare per iTunes o robe simili?
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Sogno un mondo in cui la musica non si paghi se non volontariamente (scarico una canzone dal sito dell’artista e, se mi piace, gli invio una cifra X) — ma la gente dovrebbe sentirsi moralmente obbligata a retribuire giustamente il frutto dell’arte di qualcuno (fonte)

E poi, qualche giorno fa, i Radiohead hanno deciso di pubblicare il loro prossimo album, « In rainbows », in questa maniera:

In Rainbows è insomma in vendita a offerta libera: può bastare anche solo qualche centesimo per portarsi a casa i dieci nuovi brani originali. Non solo: se non si paga nulla e se l’album piace si può sempre tornare sul sito e lasciarci qualche soldo. (fonte)

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