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    Perché ho chiesto alla Stella di andare subito in Questura e prendere i nostri passaporti per emigrare

    28 11 2007 di Francesco Minciotti

    http://academic.brooklyn.cuny.eduSiccome ho cominciato a scrivere la mia nuova tesi (a chi interessasse, è in diritto delle telecomunicazioni, dal titolo provvisorio «Lo sviluppo delle infrastrutture di rete nel diritto nazionale ed internazionale»), ho ricominciato a frequentare la bilbioteca Nazionale di Roma, a due passi da casa mia (e per fortuna, ché di passi al suo interno vanno fatti tantissimi, come scrissi due anni fa), come pure la biblioteca dell’antitrust, e di stranezze ne ho riscontrate tante, di cui mi piacerebbe parlarvi per ridere, piangere, incazzarsi e bruciarli vivi, o quant’altro.

    Il problema però passa dalla semplice critica alle impiegate della Nazionale che non vogliono Internet Wi-Fi, perché lo ritengono dannoso («Magari poi uno si piazza qui e usa sempre Internet, e magari visita siti disdicevoli» dice l’impiegata, all’oscuro delle tecniche di blacklisting lato server), alla bibliotecaria dell’antitrust che fa entrare un solo studente esterno al giorno, perché c’è un solo computer a disposizione per fare le ricerche e sennò «si creerebbe la fila» (sic!), alla vera e propria vergogna per la «biblioteca» del Ministero delle comunicazioni. Uno guarda il sito e gli sembra figa, e pensa che ci sia ogni sorta di libro nuovo e aggiornatissimo, e che ci sia tutta l’informatizzazione e il collegamento ad Internet di questo mondo. In fondo, sono loro quelli che gestiscono la Rete in Italia, no?

    Un cazzo.
    Siccome lo ritengo — dicevo — uno scandalo, ho fatto delle foto per testimoniarvi il grado d’arretratezza della biblioteca, che non solo non ha Internet, ma non ha nemmeno un computer per la consultazione del catalogo. L’unico impiegato per due sale (e per questo, una delle due sale — che tra l’altro è così vecchia che l’hanno usata per girarci il film Buongiorno, notte che è ambientato negli anni ‘70 — rimane aperta solo due ore al giorno) è stato gentile e m’ha fatto usare il suo computer — uno scassume, tra l’altro.
    Libri più moderni del 2005 praticamente non ve ne sono, e così pure le riviste. Inoltre, molti atti dei convegni che si sono svolti dentro al Ministero stesso non ci sono.
    Così è andato il colloquio:

    — Buongiorno

    — Buongiorno

    — Ehm, io devo fare una ricerca bibliografica, dov’è il computer?

    — Il computer non c’è, ci sono gli schedari.

    — Gli schedari?! Devo fare a mano, nel 2007, al Ministero delle comunicazioni?!

    — Eh, sì, e poi non ci sono molti libri né riviste dopo il 2005.

    — …. Beh, chiedere una connessione ad Internet Wi-Fi, a questo punto, mi pare ridicolo…

    — Lo è. Chiaramente non l’abbiamo.

    — In fondo, è solo la biblioteca del Ministero delle comunicazioni, quello che regola Internet in Italia. Che mi sarei dovuto aspettare?

    — Che poi non è proprio vero che non abbiamo un catalogo digitale; è semplicemente che non abbiamo un computer in biblioteca a disposizione degli utenti. Tutto qui.

    — Ah, ecco, e uno come dovrebbe fare per consultarlo?

    — Lo fa da casa!

    — Certo, da casa. Io abito a 10 fermate di metro da qui; se, una volta arrivato e preso il mio primo libro, devo consultarne un altro, riprendo la metro, torno a casa, mi collego ad Internet, fo la ricerca, ri-riprendo la metro, vengo qui e compilo il modulo?

    — … Beh, per questa volta le faccio usare il mio computer.

    — Suppongo che dovrei dirle «grazie»; ma proprio non me la sento.

    — Capisco. Purtroppo non è colpa nostra; è che non ci danno i fondi.

    — Posso almeno dare un’occhiata così, a volo d’uccello, alle scaffalature con i libri, così magari trovo qualcosa a mò di serendipity?

    — No, perché i libri non sono sistemati per ordine tematico.

    — E per quale ordine?

    — Nessuno.

    E si vantano pure di avere la «biblioteca digitale» ’sti scandalosi.

    Le foto son venute male, ché il mio bel PixY ha sempre 4,5 anni, e non ha ’sta grande fotocamera. Ma dovrebbero essere sufficienti a farvi scattare l’orrore.


    7ar72017.jpg

    7ar72018.jpg

    7ar72019.jpg

    7ar82020.jpg7ar82021.jpg

    Magari, a questo punto, è venuta voglia anche a voi di scrivere due righe (di apprezzamento, mi raccomando) al direttore della biblioteca, no? O magari direttamente al ministro Gentiloni.

    Avete rivoltato la Rete per lo Skypephone? Beh, questo mi pare un tantinello più grave.

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  • Unsubscribe me

    24 11 2007 di Francesco Minciotti

    Da vecchio socio di Amnesty non posso non rilanciare la palla che l’Organizzazione ha fatto partire in grande stile, pubblicandola in anteprima solo in Internet.
    Si tratta della nuova campagna Unsubscribe me: una protesta affinché tutti i cittadini si dissocino dalla «scelta forzata» a cui li hanno obbligati i loro governi, intraprendendo crimini spaventosi anche in nome del popolo che essi rappresentano, combattendo la «War of terror». Da qui, il «cancellami» del titolo della campagna.

    Il primo dei tre filmati che AI rilascerà nei prossimi mesi si intitola «Waiting for the guards»: si tratta della riproduzione di una tecnica di «interrogatorio» ufficialmente usata dalla CIA a Guantanamo (ma non solo) per «ammorbidire» i prigionieri. Consiste… beh, guardate il corto e capirete.
    Ah, prima di lasciarvi alla visione: l’attore protagonista non recita: è stato realmente tenuto in questa stress position per sei ore, prima d’iniziare le riprese.

    P.s.: Sì, lo so, c’è pure il filmato

    su Youtube, ma si vede male; meglio quello sul sito ufficiale, che è pure in 16:9.

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  • Dello stupire il pubblico con effetti speciali /2

    23 11 2007 di Francesco Minciotti
    Boccacce, smorfie, versacci. E frasi senza senso: «Sono un vampiro, sono un extraterrestre, vengo da una terra aliena», scrive su Internet Rudy Hermann Guede, il «quarto uomo» accusato di aver violentato e ucciso la giovane studentessa inglese Meredith Kercher (fonte

    E via, ci risiamo con la storia che tutti quelli che hanno/sono indiziati di aver partecipato al delitto dell’americana di Perugia sarebbero dei folli. Salvo poi che le «prove» addotte a suffragio del loro supposto squilibrio mentale siano — e chiaramente — semplici giochi, scherzi, frizzi e lazzi. Certo, possiamo discutere sulla qualità dello scherzo (idiota o divertente), ma non sul fatto che Sollecito sia veramente un omicida perché va in giro involtolato nella carta igienica con una mannaia, o quell’altro nero di cui non ricordo il nome dice di essere un vampiro in un video su Youtube.

    Qua s’era già stigmatizzata, questa deprecabile tendenza del «giornalismo» italiano a fare del bieco sensazionalismo da Novella 3000; e oggi lo si ripete, ché repetita — forse — iuvant.

    Stupidità non è sinonimo di follia omicida.

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  • 187 6 1 0

    21 11 2007 di Francesco Minciotti

    187 logo, 187game.comEsenzione di responsabilità: Visto che ultimamente l’aria che si respira sul sitYno è pesante, e ogni parola deve essere attentamente soppesata, dichiaro che ciò che sto per dire ha l’unico fine di farsi quattro risate e rilassarsi dopo dieci ore passate a scrivere delle direttive europee sulla liberalizzazione dei mercati di TLC. Guarda caso, riferisco di nuovo una telefonata, e la presunzione di buona fede andrebbe, una volta tanto, accordata anche a me. Ad ogni modo, si ride e si scherza insieme, e magari si fa pure un briciolo d’informazione – anzi, se qualcuno può confermare o smentire, ne guadagna la verità globale.

    ***

    La mia Alice 2mbit è cresciuta. Eh sì, ’sti bambini crescono così in fretta… un secondo prima eccoli lì a 2mbit, e un secondo dopo, toh, 7mbit.

    Il problema sono i bambini con problemi alla crescita, tipo la mia: da 2mbit è cresciuta a… 0.3.
    E allora uno che fa? Chiama il dottore, è ovvio; e lo chiama al 187, dove segnala il guasto — la malattia, insomma. Gli vien detto che ok, ci pensiamo noi, Telecom è figa, te lo ripariamo per sabato. E sabato il dottore mi manda un rassicurante SMS, in cui v’è scritto che ok, c’abbiam pensato noi, te l’avevamo detto che Telecom è figa, te l’abbiamo riparato per sabato, as promised. Tu torni a casa, e lo speedtest dice, inesorabile, 0.3.
    Così richiami il 187 e, da sfavato che cerca di star calmo, spieghi che non va bene, che così non si lavora, che Internet nel 2007 deve funzionare, ché non serve più solo a giocare a Diablo e a farsi le pippe con worldsex.com, e tutta la tua solita menata che fai ad ogni essere vivente o meno. Sì, proprio quella per la quale tu pensi che la tua ragazza la faranno santa, prima o poi. O che le regaleranno un kit BDSM.
    La tipa del 187 ti dice, ad un certo punto, che è necessario installare Alice ti aiuta, un programmino del cazzo che dovrebbe servire come canale preferenziale per le comunicazioni di lentezza diffusa sulla linea, che poi i tecnici si fanno buoni e te la mettono a posto prima, l’ADSL. E a te, improditoriamente, scappa un No, io non voglio installare Alice ti aiuta, che poi suona pure un po’ scortese; in fondo, te l’aveva consigliato.
    E la tipa che fa? Ti fa un vero e proprio cazziatone ante litteram, e ti dice che Non è una scelta del cliente, installare o meno Alice ti aiuta.
    E io le dico col cazzo, io ho un Mac, non mi si installa, toh.
    La tipina, ancora sfavata come se il mio rifiuto ad installare il programma la toccasse nel personale (manco l’avesse programmato lei!), mi risponde secca che ha già provveduto ad inoltrare la segnalazione. E attacca.
    Io che fo? Uso la solita tecnica brevettatissima di richiamare per evitare l’inculata da falsa segnalazione; sì, quella telefonata che inizia così: «Salve signore/a, stavo parlando giusto un minuto fa con un suo collega, e stavamo per procedere alla segnalazione per il guasto X, ma è caduta la linea e non so come sia finita».
    Sicché la seconda tipa mi dice che la prima non solo ha fatto la segnalazione, ma l’ha fatta in un modo figo: non ha aperto un nuovo guasto, che avrebbe avuto lo spiacevole effetto collaterale di mettersi in coda come guasto segnalato oggi (quando invece è il guasto segnalato giovedì scorso a non essere stato chiuso sostanzialmente), bensì ha detto, in qualche modo che non ho ben capito, che il vecchio guasto deve ancora essere riparato, e che sarebbe bene che chi di competenza si mettesse il pepe al culo. Inoltre, così facendo, posso far richiesta di rimborso a partire da sabato, e non da oggi.
    Io mi sento quasi sollevato. Poi, la mazzata: la seconda tipa mi spiega che quando il cliente chiama una seconda volta a stretto giro di posta dalla prima telefonata, un «cervellone» informatico (ma ’sta parola non era relegata negli articoli stupidi dei media generalisti da, diciamo, metà anni Novanta?) assegna un punto di penalità alla prima operatrice, ché presuppone che non è stata capace di aiutare il cliente. Oh, mi sono sentito un cane.

    Pertanto, chiedo a persone informate di confermare o smentire la storia del punto-penalità, ché mi incuriosisce molto. Grazie :)

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  • Senza parole

    19 11 2007 di Francesco Minciotti

    Speravo che il player di Repubblica si incorporasse senza problemi nel sitYno. E invece mi manda a puttane tutto. Quindi, cliccate qui e andatevi a vedere l’intervista al capo ultras dell’Atalanta. 6 minuti che meritano.

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  • In memoria di me, Saverio Costanzo

    17 11 2007 di Francesco Minciotti

    In memoria di me, Saverio CostanzoUn film da immedesimarvicisi. Se cogliete lo spirito del silenzio che lo regola, godrete di un bellissimo spaccato del mondo presbiteriale, dei suoi dubbi e dissidii interiori, interpretato in maniera eccellente da Christo Jivkov.
    In assenza di questo necessario calarsi nell’ambientazione, quasi fossimo anche noi novizi, il film potrebbe risultare tedioso e monocorde.

    Nota a margine: secondo me non è vero che Saverio Costanzo è il figlio di Giustocollo; deve essere una leggenda metropolitana tipo quella di Billy Corgan che interpretava i telefilm da bambino. ‘ Cazzo hanno in comune?

    (I miei film)

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  • LaBellaelaBestia

    15 11 2007 di Francesco Minciotti

    Cinemadelsilenzio.itC’era, in un tempo d’infanzia, un amichetto di mio fratello che — si giocava, fra bambini, a dare i titoli ai giochi che si sarebbero intrapresi — voleva giocare «alla Bella e la Bestia». Lui però voleva fare «laBellaelaBestia», pensando fosse un solo personaggio. E mio fratello gli rispose: «E io che fo, guardo?».

    Sì, io guardo.
    Guardo questa faccenda molto più grossa di me — lo sapete tutti che parlo dello Skypephone, no? Bene: parlo di quest’oggetto in termini pesanti, e si scatena il pandemonio. Il potere dei link è immenso, e il chiacchiericcio della blogosfera pure: in un secondo, o giù di lì, mi ritrovo ad essere lo sconosciuto più famoso d’Italia — la notizia ha fatto la sua parte, certo —, e in breve anche i giornali parlano di me. Ovunque, nei blog, trovo gente che mi descrive, mi esalta, m’insulta, mi protegge (a volte fanno tutto ciò per Daniele Minciotti, altre per Andrea Minciotti, ma va bene così). C’è pure chi mi paragona a Beppe Grillo, che presto credo prenderà il posto di Robin Hood nell’immaginario collettivo, e non c’è cosa peggiore per me, io che lo reputo un assoluto qualunquista. Tutto, per questo Skypephone. E in breve lui diventa me, e io mi confondo in lui: è lo Skypephone che decide di giocare alla Bella e la Bestia, e lui vuol fare come l’amichetto di mio fratello. E io guardo.
    Entro certi limiti sono orgoglioso di quello che ho creato; entro certi altri, mi vergogno un po’; per altri ancora, sono pure spaventato dalle reazioni a catena che sembrano non finire mai. Il blogghino di provincia™ è andato in città, conoscendo mostri sacri come il mai abbastanza ringraziato Stefano Quintarelli, Luca Sofri, Punto Informatico, N3TV, Federico Fasce, Roberto Dadda, eccetera eccetera (molti li salto non perché non meritino la menzione nell’elenco dei notabili, ma perché sono troppi). Come ritrovarsi ad un tavolo d’altolocati, tu, buzzurro di campagna, che non sai quel che dire, e manco ti senti all’altezza. Nella nobiltà appariscente ti chiamerebbero parvenu.
    E così ti rendi conto che stare on the spot — modo di dire americano che significa «stare al centro del riflettore sul palcoscenico», cioè al centro della scena — può essere pesante anche più di quanto sia gratificante: ogni tua parola muove oceani di caratteri, e suscita reazioni spropositate e, a volte, grottesche. E senti un certo peso sulla pancia e sulle dita, quando cercano le lettere sulla tastiera. Saranno quelle giuste?, ti chiedi. E non lo sai finché non hai dato in pasto alla folla ciò che crei. E poi c’è gente che esagera, e ti giudica da quattro righe, manco fossi un geek che passa la sua vita davanti al blog, quando questo che leggete, ormai invecchiato di quattro anni e mezzo, è sempre stato aperto per diletto (alzi la mano chi mi conosceva prima del Telefono — ecco, la Stella, i miei venticinque lettori con gli striscioni laggiù, e pochi altri). Mica ti va bene, così, epperò sono le regole del gioco: ubi commoda, eius et incommoda, diciamo noi giuristi per darci un tono (la gente sana direbbe: «Hai voluto la bicicletta? E ora pedala.»)
    Così ti dai una scrollata, fai un’alzatina di spalle e dici di tirare avanti, ché le folle dimenticano presto, e la blogosfera è fluida. Hai contribuito ad alimentare un dialogo costruttivo verso la verità, se tutto va bene nessuno t’ammazza, e via così.
    Così come, però? Mi sono sempre chiesto come facessero quei vecchietti — i reduci di guerra — a tirare avanti discutendo del tempo, dovendo pensare a comprare il latte la mattina e fare la lavatrice, loro che avevano odorato il sangue e la morte sul campo di battaglia, e il sacro spirito della vita li aveva pervasi più e più volte. E quarant’anni dopo — ti stupivi — possono davvero pensare al pane, al latte e alla lavatrice?
    Nel tuo piccolo, allora, dopo esser stato travolto dall’onda della piena informatico-comunicativa, da questo tsunami digitale, anzi, provi a raggranellare quei quattro scampoli di raziocinio che hai, e decidi di metterti tutto alle spalle. Migliaia (forse decine di migliaia) di visitatori al giorno presto scompariranno, e i miei storici, fedelissimi duecento lettori quotidiani si troveranno ancora qui a parlare di vita, di filosofia, cinema, musica, tecnologia, politica, diritto e storie buffe. Quello sì che sono io, non lo Skypephone.
    E se per caso, durante la via, qualche nuovo amico di quelli arrivati qui sulla cresta dell’onda deciderà di fermarsi, che prenda una sedia e si unisca alla balocca, ché davanti ad un bicchiere di quello buono le serate scorrono via piacevoli, nei miei silenzi.

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  • Appello urgente ai consumatori utenti di telefonia mobile

    13 11 2007 di Francesco Minciotti

    Vi giro, a proposito di telefonia mobile, un appello urgente che ha come promotore AIIP.

    E’ una roba seria, serissima: si parla di deregolamentazione, a livello europeo, del c.d. «mercato 15», cioè il mercato dell’accesso alle reti di telefonia mobile. Passasse questa misura, con i pochi operatori sul mercato (di fatto, un oligopolio), avremmo — ad avviso di chi scrive e dei promotori — un mercato più in balìa degli operatori, e quindi potenzialmente meno vantaggioso per l’utenza, già abbondantemente bistratta, mi pare.

    Scriviamo a Barroso e diciamogli che non ci sta bene:

    Nelle prossime ore si chiuderà un patto di ferro tra i membri della Commissione Europea in virtù del quale
    il Presidente Barroso potrebbe decidere di cancellare l’obbligo di regolamentazione dell’accesso alle reti mobili,
    per mettere pace tra le due supercommissarie europee, Viviane Reding e Neelie Kroes, in tutti i paesi europei.

    E’ un fatto drammatico che diminuirebbe la già scarsissima possibilità di fare concorrenza nel settore e lascerebbe,
    ai pochi operatori mobili già esistenti, il potere di stabilire a quanto ammonta il pedaggio che gli altri operatori
    devono pagargli se vogliono accedere alla loro rete.

    Leggete e inviate le mail, di corsa! 

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  • Skypephone e 3: puntualizziamo

    12 11 2007 di Francesco Minciotti

    Lo Skypephone 3Avevo iniziato a scrivere quanto state per leggere come commento ad un altro di Massimo Cavazzini — da me stimato esperto di settore, e scrittore di un blog che leggo da tempo —, nell’articolo ormai più famoso della storia di questo blogghino di provincia che è Silenzi.com.

    Poi ho pensato che sarebbe il caso di emergere dalla valanga di commenti e di rimandi su Internet (stamane, il mio nome era su Punto Informatico, per dirne una), e cercare di uscire da questo marasma, nel modo più corretto, pulito ed imparziale possibile: scrivendo quest’altro, e tendendo la mano alla controparte del discorso.

    Così scrivevo in quella bozza di commento «Ho detto quel che ho detto nella massima schiettezza e verità possibili — quelle totali. Dove ho sbagliato, ho corretto quanto più potevo. 3 Non è il mio Nemico, da attaccare finché ho fiato. Anzi, mi piacerebbe pure avere uno Skypephone, pensa un po’. E adorerei parlarne bene, perché al di là delle confusioni contrattuali, lo ritengo un prodotto rivoluzionario, in cui 3 potrà avere un’enorme fonte di guadagno (e, diciamolo, vista la lungimiranza se lo merita pure).»

    Per cui, ripeto tutte le notizie chiare che ritengo ormai essere assodate, anche grazie ai dialoghi, a volte un po’ burrascosi, intercorsi nei commenti, sperando che questo possa contribuire a placare gli animi, fare giustizia a 3 laddove la merita, e magari essere un proposito per un ulteriore spunto di chiarimento in quelle zone ancora grigie — sarebbe bello che i blog e l’azienda lavorassero sinergicamente per chiarire ogni punto oscuro, no?

    3 ha presentato questo gioiellino in tre versioni contrattuali: una in acquisto, e due in comodato con abbonamento.

    Il primo dato di confusione lo si è registrato con la immediata disponibilità d’informazioni, al momento del lancio, sulla sola piattaforma di vendita Internet di 3 (negozio.tre.it), che pare venda solo apparecchi in comodato — ecco il perché della confusione quando il prodotto s’è trovato in vendita, nelle rivenditorie 3, a 99¤. Nei commenti e nella vita reale ho registrato molta confusione da parte dei commercianti, che non hanno saputo rendere giustizia alla verità dell’offerta. Io stesso ho avuto modo di capire come non fosse chiaro, nell’ormai celebre telefonata.
    Tuttavia, il fatto che alcuni impiegati/negozianti 3 ignorassero l’offerta, non significa che 3 l’abbia congegnata così: semplicemente, che ci sono stati dei grossi ostacoli comunicativi, che stiamo chiarendo. Insomma, un problema di comunicazione, non di contenuti.

    — L’offerta

    Per cui, l’offerta prevede:

    • lo Skypephone in vendita nei negozi «in carne ed ossa» al prezzo di 99¤. Per la vigenza dell’offerta Skype sarà necessario ricaricare mensilmente del minimo taglio (che è 5¤ sul sito, e 10¤ dai negozianti);
    • lo Skypephone in comodato sul negozio in linea 3 dal costo iniziale di 19¤ (con i piani ricaricabili Super10 e Super0), con un vincolo di 30 mesi che obbliga l’utente ad una ricarica minima di 10¤ mensile. Laddove la ricarica fosse di minore entità, 3 provvederà ad «ad addebitare su Carta di Credito o RID la differenza.»;
    • lo Skypephone in comodato sul negozio in linea 3 con nessun costo iniziale, con vincolo di 23 mesi che obbliga l’utente ad un canone d’abbonamento (rispettivamente da 29¤/mese per il piano Zero5, o 49¤/mese per lo Zero7).

    — Il dubbio delle 10 ore di chiamate

    S’era ventilata, sempre per questa difficoltà comunicativa iniziale, la possibilità che questo «chiami e chatti 10 ore al giorno» fosse inteso non come minutaggio effettivo di conversazione, ma come connessione ad UMTS.
    Si può tranquillizzare i lettori che il punto è stato chiarito: si tratta di 600 minuti di chiamate quotidiane effettive. Solo alla scadenza del minutaggio il cliente si vedrà applicata una tariffa al minuto (ma, siamo franchi: chi sta al telefono più di 10 ore al giorno, è giusto che paghi molto ;)). E comunque, pur superati questi minuti al giorno, si potrà ricevere chiamate Skype gratuitamente. Insomma, mi pare un’offerta sovrabbondante, in questi termini. (Vedi questa pagina del sito 3, nota numero 2; e questa pagina di Skype. Inforcate gli occhiali, ché son scritte piccole).

    — I costi di disattivazione

    Nonostante i contratti dei piani tariffari non siano disponibili da ieri mattina, almeno nelle rispettive pagine di sottoscrizione, ho trovato da un’altra parte una copia che, datata settembre 2007, dovrebbe essere la stessa. Il tempo ci dirà la verità. (*)
    In essa, sono specificati i costi di disattivazione, scalabili a seconda dei mesi rimanenti alla naturale scadenza del contratto di comodato (30 o 23 mesi, a seconda dell’opzione prescelta), che nel caso dell’offerta di comodato in abbonamento vanno da 300¤ per la disdetta nel primo mese, a 30¤ per quella data a partire dal ventiduesimo; nel caso dell’offerta di comodato con ricaricabile, da 350¤ nel primo mese a 30¤ a partire dal ventottesimo.
    Ripeto: spero che la versione di contratto che ho trovato sia quella «giusta», perché quelle naturalmente consultabili non risultano disponibili. Rimango in attesa di conferma sul punto.

    — L’offerta Skype dopo dicembre 2008

    Rimane ancora non chiarito questo punto, stando almeno alle mie (limitate?) capacità deduttive: nella prima offerta di vendita (l’acquisto dello Skypephone a 99¤ nei negozi) il problema non si pone, perché è l’utente che decide quando pagare. Molto probabilmente, se non ricarica, non usa la caratteristica Skype (il che mutila la peculiarità rivoluzionaria di questo evolutissimo telefono).

    Il problema, invece, si pone forte e chiaro per le due offerte in comodato, laddove la metà o più della durata contrattuale ricade fuori da quest’offerta che durerà — dice la pubblicità — fino a tutto il 2008.

    La mia critica rimane, perché nel contratto di cui ho fatto menzione — sperando sia quello giusto (*) — è affrontato il piano tariffario generale, cioè valido per tutti i telefoni in comodato che si appoggino alla tariffa 3 New, e non tiene conto delle particolarità Skype. Speriamo 3 ne tenga conto, e aggiorni i contratti in modo trasparente, che ci dicano cosa ne sarà per il resto della durata contrattuale ultra-promozione.
    Se mi consentite ancora una nota di merito, la spiegazione di Cavazzini (l’unica voce «vagamente» 3 — è dipendente, ma ha sempre chiarito di parlare a titolo personale, e di questo gliene va riconosciuto il merito) non mi convince. Lui dice:

    la risposta è ovvia: se cambiamo le condizioni di mercato, potrebbe cambiare l’offerta. Mi sembra banale, se il mercato restasse immobile sempre qualsiasi società potrebbe dirti “per 5 anni sarà così”, poi intervengono fattori esterni (come accaduto quest’anno con il decreto Bersani, come potrebbe accadere con cambi di legislazione futuri, ecc) e le società si trovano costrette a rivedere le proprie politiche commerciali. Nella mia esperienza di consumatore, _nessuna_ società di servizi mi ha mai garantito l’immutabilità dell’offerta, anzi tutte si riservano il diritto di cambiarla al cambiare delle condizioni esterne. Ti faccio un esempio: a metà 2009 il ministro in carica decide che il VoIP vada tassato a 10 euro/mese mentre oggi non c’è nulla: se tu fossi in una società cosa faresti quando questo accade? (fonte)

    Io invece sostengo che nessuno obbliga le compagnie telefoniche a fare il passo più lungo della gamba: se hanno paura di un mercato instabile o di un legislatore ballerino, facciano progetti più a breve termine, tanto c’è l’art. 70, c. 4 del codice delle comunicazioni che prevede il diritto, per le compagnie, di cambiare i contratti in corso d’opera e retroattivamente, concedendo però all’utente il diritto di recedere da questo nuovo, modificato contratto senza l’applicazione di penali entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione attestante l’avvenuto cambiamento.
    Ma è solo una mia opinione.

    — La telefonata

    A questo punto potrebbe suonare esagerata la parola «disonestà» che ha dato il titolo al mio precedente articolo. Essa è stata generata da un impulso di schifo, provato dal sottoscritto all’acredine, allo sprezzo del cliente percepito dal colloquio con la signora in questione, che ha trattato i clienti (convinta di parlare col negoziante) come pezze da piedi. La confermo dalla prima all’ultima parola, perché è la pura verità. Mi si dice, da parte di molti che hanno parlato con il servizio clienti 3, che essa è quantomeno «verosimile». Io non so come sia in generale tale servizio, non essendone cliente. Ho solo riportato, in buona fede e completa trasparenza, quel dialogo.
    Ma so pure che si tratta di un solo impiegato, che non necessariamente riflette la concezione che l’intera azienda ha del cliente — spero di no, anzi!
    Per cui, nella presunzione d’innocenza e buona fede che va accordata, preliminarmente, ad ogni interlocutore, faccio un passo indietro e modero i termini, troppo bruschi e dettati dall’ira momentanea.
    Che le mele marce non guastino l’intero albero.

    Chiudo invitando 3, che finora ufficialmente non s’è fatta viva, a contattarmi per qualunque puntualizzazione vogliano fare in merito alle mie parole — loro come chiunque altro —. Se 3 ritenga di voler scrivere qualcosa per controbattermi (posso sempre sbagliare, come ho già fatto innumerevoli volte nella mia vita), avrà la possibilità di pubblicare qui, come articolo, qualunque spiegazione. Non che 3 abbia bisogno della mia piattaforma per avere visibilità, ma visto che è frequentata, in questi giorni, da molti consumatori interessati precipuamente a questo prodotto, mi sento in dovere di farlo, in nome della verità.

    Il rilievo finale: vi sembra che un consumatore medio come me debba sbattersi così tanto per riuscire a venire a capo dei precisi termini contrattuali di un’offerta?
    Credo che 3 avrebbe potuto gestire meglio la comunicazione di quest’offerta.

    Per cortesia, far girare tanto quanto l’altro articolo, perché è necessario che abbia altrettanta visibilità. Ne va della correttezza dell’informazione, per la quale tanto ci siamo battuti.

    ***

    Aggiornamenti:

    — 13/11, ore 10:17 (*) I contratti in PDF sono tornati disponibili stamane, dopo una misteriosa sparizione di due giorni. Non mi sembra d’aver trovato cambiamenti di sorta fra la versione usata per redigere questo articolo e questi ultimi, il che infittisce il mistero della loro temporanea «vacanza».
    Quindi, confermati l’assenza di qualsivoglia menzione alla sorte dell’offerta Skype post-2008; i costi di disattivazione per disdetta anticipata (e qui ci sarebbe da discutere, ché molti altri gestori, come Fastweb, che inizialmente avevano previsto costi a scalare, poi si sono uniformati ad un pagamento unitario, come mi sembra più consono. Il costo riguarda la disattivazione materiale, non il lucro cessante — ne parlerò in un altro articolo, non solo con riferimento a 3, ma a tutte le TLC).

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