Avevo iniziato a scrivere quanto state per leggere come commento ad un altro di Massimo Cavazzini — da me stimato esperto di settore, e scrittore di un blog che leggo da tempo —, nell’articolo ormai più famoso della storia di questo blogghino di provincia che è Silenzi.com.
Poi ho pensato che sarebbe il caso di emergere dalla valanga di commenti e di rimandi su Internet (stamane, il mio nome era su Punto Informatico, per dirne una), e cercare di uscire da questo marasma, nel modo più corretto, pulito ed imparziale possibile: scrivendo quest’altro, e tendendo la mano alla controparte del discorso.
Così scrivevo in quella bozza di commento «Ho detto quel che ho detto nella massima schiettezza e verità possibili — quelle totali. Dove ho sbagliato, ho corretto quanto più potevo. 3 Non è il mio Nemico, da attaccare finché ho fiato. Anzi, mi piacerebbe pure avere uno Skypephone, pensa un po’. E adorerei parlarne bene, perché al di là delle confusioni contrattuali, lo ritengo un prodotto rivoluzionario, in cui 3 potrà avere un’enorme fonte di guadagno (e, diciamolo, vista la lungimiranza se lo merita pure).»
Per cui, ripeto tutte le notizie chiare che ritengo ormai essere assodate, anche grazie ai dialoghi, a volte un po’ burrascosi, intercorsi nei commenti, sperando che questo possa contribuire a placare gli animi, fare giustizia a 3 laddove la merita, e magari essere un proposito per un ulteriore spunto di chiarimento in quelle zone ancora grigie — sarebbe bello che i blog e l’azienda lavorassero sinergicamente per chiarire ogni punto oscuro, no?
3 ha presentato questo gioiellino in tre versioni contrattuali: una in acquisto, e due in comodato con abbonamento.
Il primo dato di confusione lo si è registrato con la immediata disponibilità d’informazioni, al momento del lancio, sulla sola piattaforma di vendita Internet di 3 (negozio.tre.it), che pare venda solo apparecchi in comodato — ecco il perché della confusione quando il prodotto s’è trovato in vendita, nelle rivenditorie 3, a 99¤. Nei commenti e nella vita reale ho registrato molta confusione da parte dei commercianti, che non hanno saputo rendere giustizia alla verità dell’offerta. Io stesso ho avuto modo di capire come non fosse chiaro, nell’ormai celebre telefonata.
Tuttavia, il fatto che alcuni impiegati/negozianti 3 ignorassero l’offerta, non significa che 3 l’abbia congegnata così: semplicemente, che ci sono stati dei grossi ostacoli comunicativi, che stiamo chiarendo. Insomma, un problema di comunicazione, non di contenuti.
— L’offerta
Per cui, l’offerta prevede:
- lo Skypephone in vendita nei negozi «in carne ed ossa» al prezzo di 99¤. Per la vigenza dell’offerta Skype sarà necessario ricaricare mensilmente del minimo taglio (che è 5¤ sul sito, e 10¤ dai negozianti);
- lo Skypephone in comodato sul negozio in linea 3 dal costo iniziale di 19¤ (con i piani ricaricabili Super10 e Super0), con un vincolo di 30 mesi che obbliga l’utente ad una ricarica minima di 10¤ mensile. Laddove la ricarica fosse di minore entità, 3 provvederà ad «ad addebitare su Carta di Credito o RID la differenza.»;
- lo Skypephone in comodato sul negozio in linea 3 con nessun costo iniziale, con vincolo di 23 mesi che obbliga l’utente ad un canone d’abbonamento (rispettivamente da 29¤/mese per il piano Zero5, o 49¤/mese per lo Zero7).
— Il dubbio delle 10 ore di chiamate
S’era ventilata, sempre per questa difficoltà comunicativa iniziale, la possibilità che questo «chiami e chatti 10 ore al giorno» fosse inteso non come minutaggio effettivo di conversazione, ma come connessione ad UMTS.
Si può tranquillizzare i lettori che il punto è stato chiarito: si tratta di 600 minuti di chiamate quotidiane effettive. Solo alla scadenza del minutaggio il cliente si vedrà applicata una tariffa al minuto (ma, siamo franchi: chi sta al telefono più di 10 ore al giorno, è giusto che paghi molto ;)). E comunque, pur superati questi minuti al giorno, si potrà ricevere chiamate Skype gratuitamente. Insomma, mi pare un’offerta sovrabbondante, in questi termini. (Vedi questa pagina del sito 3, nota numero 2; e questa pagina di Skype. Inforcate gli occhiali, ché son scritte piccole).
— I costi di disattivazione
Nonostante i contratti dei piani tariffari non siano disponibili da ieri mattina, almeno nelle rispettive pagine di sottoscrizione, ho trovato da un’altra parte una copia che, datata settembre 2007, dovrebbe essere la stessa. Il tempo ci dirà la verità. (*)
In essa, sono specificati i costi di disattivazione, scalabili a seconda dei mesi rimanenti alla naturale scadenza del contratto di comodato (30 o 23 mesi, a seconda dell’opzione prescelta), che nel caso dell’offerta di comodato in abbonamento vanno da 300¤ per la disdetta nel primo mese, a 30¤ per quella data a partire dal ventiduesimo; nel caso dell’offerta di comodato con ricaricabile, da 350¤ nel primo mese a 30¤ a partire dal ventottesimo.
Ripeto: spero che la versione di contratto che ho trovato sia quella «giusta», perché quelle naturalmente consultabili non risultano disponibili. Rimango in attesa di conferma sul punto.
— L’offerta Skype dopo dicembre 2008
Rimane ancora non chiarito questo punto, stando almeno alle mie (limitate?) capacità deduttive: nella prima offerta di vendita (l’acquisto dello Skypephone a 99¤ nei negozi) il problema non si pone, perché è l’utente che decide quando pagare. Molto probabilmente, se non ricarica, non usa la caratteristica Skype (il che mutila la peculiarità rivoluzionaria di questo evolutissimo telefono).
La mia critica rimane, perché nel contratto di cui ho fatto menzione — sperando sia quello giusto (*) — è affrontato il piano tariffario generale, cioè valido per tutti i telefoni in comodato che si appoggino alla tariffa 3 New, e non tiene conto delle particolarità Skype. Speriamo 3 ne tenga conto, e aggiorni i contratti in modo trasparente, che ci dicano cosa ne sarà per il resto della durata contrattuale ultra-promozione.
Se mi consentite ancora una nota di merito, la spiegazione di Cavazzini (l’unica voce «vagamente» 3 — è dipendente, ma ha sempre chiarito di parlare a titolo personale, e di questo gliene va riconosciuto il merito) non mi convince. Lui dice:
la risposta è ovvia: se cambiamo le condizioni di mercato, potrebbe cambiare l’offerta. Mi sembra banale, se il mercato restasse immobile sempre qualsiasi società potrebbe dirti “per 5 anni sarà così”, poi intervengono fattori esterni (come accaduto quest’anno con il decreto Bersani, come potrebbe accadere con cambi di legislazione futuri, ecc) e le società si trovano costrette a rivedere le proprie politiche commerciali. Nella mia esperienza di consumatore, _nessuna_ società di servizi mi ha mai garantito l’immutabilità dell’offerta, anzi tutte si riservano il diritto di cambiarla al cambiare delle condizioni esterne. Ti faccio un esempio: a metà 2009 il ministro in carica decide che il VoIP vada tassato a 10 euro/mese mentre oggi non c’è nulla: se tu fossi in una società cosa faresti quando questo accade? (fonte)
Io invece sostengo che nessuno obbliga le compagnie telefoniche a fare il passo più lungo della gamba: se hanno paura di un mercato instabile o di un legislatore ballerino, facciano progetti più a breve termine, tanto c’è l’art. 70, c. 4 del codice delle comunicazioni che prevede il diritto, per le compagnie, di cambiare i contratti in corso d’opera e retroattivamente, concedendo però all’utente il diritto di recedere da questo nuovo, modificato contratto senza l’applicazione di penali entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione attestante l’avvenuto cambiamento.
Ma è solo una mia opinione.
— La telefonata
A questo punto potrebbe suonare esagerata la parola «disonestà» che ha dato il titolo al mio precedente articolo. Essa è stata generata da un impulso di schifo, provato dal sottoscritto all’acredine, allo sprezzo del cliente percepito dal colloquio con la signora in questione, che ha trattato i clienti (convinta di parlare col negoziante) come pezze da piedi. La confermo dalla prima all’ultima parola, perché è la pura verità. Mi si dice, da parte di molti che hanno parlato con il servizio clienti 3, che essa è quantomeno «verosimile». Io non so come sia in generale tale servizio, non essendone cliente. Ho solo riportato, in buona fede e completa trasparenza, quel dialogo.
Ma so pure che si tratta di un solo impiegato, che non necessariamente riflette la concezione che l’intera azienda ha del cliente — spero di no, anzi!
Per cui, nella presunzione d’innocenza e buona fede che va accordata, preliminarmente, ad ogni interlocutore, faccio un passo indietro e modero i termini, troppo bruschi e dettati dall’ira momentanea.
Che le mele marce non guastino l’intero albero.
Chiudo invitando 3, che finora ufficialmente non s’è fatta viva, a contattarmi per qualunque puntualizzazione vogliano fare in merito alle mie parole — loro come chiunque altro —. Se 3 ritenga di voler scrivere qualcosa per controbattermi (posso sempre sbagliare, come ho già fatto innumerevoli volte nella mia vita), avrà la possibilità di pubblicare qui, come articolo, qualunque spiegazione. Non che 3 abbia bisogno della mia piattaforma per avere visibilità, ma visto che è frequentata, in questi giorni, da molti consumatori interessati precipuamente a questo prodotto, mi sento in dovere di farlo, in nome della verità.
Il rilievo finale: vi sembra che un consumatore medio come me debba sbattersi così tanto per riuscire a venire a capo dei precisi termini contrattuali di un’offerta?
Credo che 3 avrebbe potuto gestire meglio la comunicazione di quest’offerta.
Per cortesia, far girare tanto quanto l’altro articolo, perché è necessario che abbia altrettanta visibilità. Ne va della correttezza dell’informazione, per la quale tanto ci siamo battuti.
***
Aggiornamenti:
— 13/11, ore 10:17 (*) I contratti in PDF sono tornati disponibili stamane, dopo una misteriosa sparizione di due giorni. Non mi sembra d’aver trovato cambiamenti di sorta fra la versione usata per redigere questo articolo e questi ultimi, il che infittisce il mistero della loro temporanea «vacanza».
Quindi, confermati l’assenza di qualsivoglia menzione alla sorte dell’offerta Skype post-2008; i costi di disattivazione per disdetta anticipata (e qui ci sarebbe da discutere, ché molti altri gestori, come Fastweb, che inizialmente avevano previsto costi a scalare, poi si sono uniformati ad un pagamento unitario, come mi sembra più consono. Il costo riguarda la disattivazione materiale, non il lucro cessante — ne parlerò in un altro articolo, non solo con riferimento a 3, ma a tutte le TLC).













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