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    Critichina per l’anno nuovo

    31 12 2007 di Francesco Minciotti

    Da Repubblica:

    P.A, nel 2008 arriva la svolta del clic
    Basta code, carta e raccomandate

    Nei prossimi mesi a regime norme “per digitalizzare” la pubblica amministrazione. Dall’apertura di una ditta al cambio di residenza (fonte)

    Secondo voi, tra un annetto staremo ancora qui a pensare a quanto tutta ’sta fuffa sarà stata finta, o ce la faremo davvero?
    Io, da bravo criticone, punto sulla seconda, con buona pace dell’ottimista Claudia Fusani, redattrice dell’articolo.

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  • Me ne sbatto dei bambini morenti

    28 12 2007 di Francesco Minciotti

    Sant'Antonio, fratellimattioli.it(aka: odio le catene di S. Antonio)

    Signore e signori, sfrutto l’onda buonista natalizia per esacerbare la mia acredine, in maniera tale che risulti ancor più cruda, e veicoli il messaggio in maniera più efficace.
    Oggi, lezione di etichetta internettiana — chiamata, da più al dentro, netiquette.
    In particolar modo, si parlerà di posta elettronica, e di invii multipli di richieste d’aiuto per bambini morenti, cani decapitati, minacce di morte in caso di mancato inoltro, o benedizioni in caso di inoltro abbondante. Ok: so che un sacco di gente vi si sarà riconosciuta, e per questo vi dico: bravi coglioni. Voi state distruggendo Internet. Diciamo che le vostre azioni d’inoltro non selettivo di fuffa sparsa per la rete stanno ad Internet come il volantino delle offerte del supermercato sta alla vostra cassetta delle lettere, o al tergicristallo della vostra auto parcheggiata.
    Una solenne, magistrale e mai abbastanza vituperata rottura di coglioni.
    Pensate sempre allo spam cartaceo sulla vostra auto: la mettereste, di vostra spontanea volontà, sulla mia Polo?
    No.
    E allora perché mi mandate le lettere sulla fortuna o sui bambini morenti in mail?

    — I messaggi d’aiuto

    Che poi, il discorso sulle lettere di finto aiuto ha un sostrato psicologico troppo imponente per essere trattato in questa sede; pertanto, vi rinvio ad una fonte qualificatissima, il giornalista Paolo Attivissimo, che da anni fa collezione di questo materiale (quasi totalmente falso), sbugiardandolo in lungo e in largo, nel (vano) tentativo di arginare questa slavina d’idiozia che intasa la Rete. Per cui, se vi arriva una mail tipo bambino-morente-cerca-sangue, controllate prima (1) sul sito di Paolo, e (2) su Google, inserendo le prime tre/quattro parole della mail, per vedere se si tratta di una truffa (99,999999%) o di un appello vero (lo 0,000000000ecc.% rimanente). Se non volete farlo per me, fatelo per aiutare chi ne ha davvero bisogno (lo zeroecceterapercento): nessuno di loro beneficerà della diffusione del passaparola, se coloro che la ricevono devono considerarla vera in mezzo a miliardi di stronzate. Ripesco l’esempio dello spam da auto: se doveste cercare un biglietto d’aiuto vero in mezzo a tutta la pubblicità che vi infilano nei parcheggi, sarebbe cosa facile?

    — La fortuna (non) vien di notte

    Se capisco un certo «inoltro disinvolto» (per non dire acritico) delle mail di richieste d’aiuto per bambini/cani/plancton in pericolo, e magari m’incazzo poco e cestino, odio profondamente e vorrei uccidere a sputi quelli che mi girano mail in puro stile catena di sant’Antonio: fa’ così (e inoltra) e avrai fortuna / non fare così (e non inoltrare) e morirai. Mi riferisco a mail (arrivata stamani) di questo genere:

    Ho imparato… che nessuno è perfetto…
    >
    > Finché non ti innamori.
    >
    > Ho imparato… che la vita è dura…
    >
    > Ma io di più!!!
    >

    [ ...]

    Dopo aver inviato il messaggio, premi F6 e vedrai quello che
    > apparirà
    > nel riquadro….incredibile, ma reale….fa impressione ma
    > é reale….
    > buona fortuna.
    >
    > Manda a 15 persone nei prossimi 143 minuti, poi premi F6 e
    > il nome di
    > chi ti ama apparirà in lettere maiuscole, fa tanta
    > impressione perchè
    > é.. reale

    Ora, a parte la stronzata tecnica (premere F6: e perché?), la cosa vergognosa è un’altra: come si può credere a idiozie del genere, e inoltrarle ad uno che usa la posta per motivi (più) seri? Pensate ancora: infilereste una lettera con questo contenuto nel mio parabrezza? E perché allora dovete farlo con la mia mail?

    — Conosci il mondo attorno a te (ma anche no)

    Altra tipologia di catena è quella delle domande per conoscere meglio il destinatario. Ad esempio:

    ISTRUZIONI PER L’USO: Copia questa e-mail in un nuovo messaggio e
    cambia tutte le risposte con le tue. Poi spediscila ad un gruppo di persone
    che tu conosci, INCLUSA la persona che te l’ha mandata. Imparerai un
    sacco di piccole cose sui tuoi amici. Ricorda di rispedirla alla persona
    che te l’ha mandata!

    E giù domande esistenziali che — quelle sì! — mi permetteranno di apprezzare ancora più a fondo i miei amici: preferisci la Pepsi o la Coca-Cola?
    Che uno pensa: cazzo, non sapevo che Mevio apprezzasse di più la Pepsi: ora sì che lo conosco a fondo!
    Se poi può essere vagamente tollerabile leggere le risposte a queste domande di amici cari, data la natura altamente virale della mail, a volte mi arrivano queste risposte da parte di gente che nemmeno conosco. E allora mi chiedo: se manco so chi sei, che stracazzo me ne frega se della tastiera, schiacci i tasti giusti?
    Ancora: mettereste questa roba sotto il mio tergicristallo?

    — Se ti dò un indirizzo riservato, è perché suppongo che tu conosca il significato di «riservato»

    Mai fidare nella conoscenza: meglio presupporre l’ignoranza.
    Il danno più grave a lungo termine delle catene di sant’Antonio è nella diffusione, ai quattro venti, di indirizzi email validi e riservati, che magari possono finire in mano a spammer professionisti, che quindi mi distruggeranno l’utilità di aver creato un indirizzo email nuovo apposta, chessò, per i vecchi amici.
    Forse voi non lo sapete, ma quando premete il tasto inoltra e inserite tutti i vostri contatti, ciascuno dei destinatari prenderà visione dell’indirizzo degli altri. E magari, uno di quelli vorrebbe che il proprio indirizzo fosse riservato solo a voi, e non anche ai vostri cento conoscenti.
    Se io vi dò il mio tergicrist — ah no, qui l’esempio del tergicristallo non funziona. Vediamo un po’: se io vi dò il mio numero di telefono, non è che voi immediatamente mandate un sms a tutti i vostri contatti con il numero di telefono che vi ho appena dettato. Perché farlo con le mail, allora?

    La soluzione — deprecabile — c’è: scartando quella per la quale dovete controllare, prima di inoltrare, la veridicità del testo dell’appello (sul sito di Attivissimo e su Google) — lo so: per molti è un’impresa impossibile —, sarebbe buona cosa almeno inserire i destinatari della funesta missiva NON nel campo “A:” o “Cc:”, ma nel campo “Ccn:”, cioè Copia Conoscenza Nascosta. Quello che di bello fa questa opzione è nascondere a tutti i destinatari gl’indirizzi degli altri a cui inviate la stessa comunicazione. In questo modo, pur inviando la mail una sola volta, raggiungerete con un sol colpo tutti i destinatari a cui intendete inviarla, ma nessuno di loro saprà a quali altri contatti è stata inviata, né — importante! — potrà prendere possesso dei loro indirizzi di posta. Può sembrarvi strano, ma c’è chi con la mail ci lavora.
    Io ve l’ho spiegato alla carlona, ma leggete questo stralcio di Wikipedia:

    Il CCN è anche uno strumento di fondamentale importanza per la protezione della privacy e la lotta allo spamming, in particolare nel caso di messaggi di posta elettronica inviati ad un insieme di destinatari estranei fra loro (per esempio, a tutti i sottoscrittori di una newsletter o di una mailing list, ma anche i destinatari delle catene di sant’Antonio o le immancabili hoax). Usando il campo CCN, è infatti possibile inviare il messaggio contemporaneamente a tutti i destinatari senza rivelare a nessuno di essi gli altri destinatari e i loro indirizzi. Il mancato uso di tale elementare meccanismo di protezione della privacy nelle e-mail di massa comporta invece la creazione involontaria di lunghi elenchi di indirizzi email che, accumulatisi inoltro dopo inoltro, vengono spesso intercettati dagli spammer che li utilizzano poi per inviare e-mail indesiderate di varia natura (pubblicità e malware in particolare). (fonte)

    Chiaro il concetto? Così, invece di far fare una risata ad un amico, inoltrando qualcosa che si ritiene buffo, finite per rovinare la sua riservatezza e, cosa ancor peggiore, regalate il suo indirizzo di posta a qualche spammer, che lo subisserà di mail sul Viagra.
    Se proprio ritenete che gli serva, regalategliene una confezione voi!

    — La perla di saggezza conclusiva

    Sapete cosa sarebbe il massimo?
    Ricevere nella mia casella di posta, in capo a qualche settimana, questo articolo a mo’ di catena di sant’Antonio :)

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  • Berlinguer ti voglio bene, Giuseppe Bertolucci

    27 12 2007 di Francesco Minciotti

    LocandinaCon una storia magistralmente ideata da un acerbo e ruspantissimo Benigni in coppia con Bertolucci (Giuseppe), viene portata sullo schermo la campagna toscana e i suoi terragni abitanti. Fra comunismo all’italiana, scenette grottesche e umorismo nero, le avventure di quattro sfigati che alternano tragicità a comicità incantano e appiccicano allo schermo. Realista e iperrealista allo stesso tempo.

    E vaffanculo a Viterbo.

    (I miei film)

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  • Biglietti d’auguri

    25 12 2007 di Francesco Minciotti

    Un «buon natale» è quasi accettabile; un «buon Natale», non esorbita dalla soglia di nervosismo; ma un «Buon Natale E Sereno Anno Nuovo» è intollerabile.

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  • Achmed natalizio

    22 12 2007 di Francesco Minciotti

    Per i seguaci del terrorista più sfigato del mondo (che hanno dimostrato d’apprezzare il primo video), un nuovo video natalizio di Achmed the dead terrorist, del grandissimo Jeff Dunham.
    Stavolta, purtroppo, senza sottotitoli. Se qualcuno li trovasse, ce lo faccia sapere via commenti.. Grazie a Mino che, appunto via commenti, ci ha fornito il video sottotitolato in italiano, più altri video sottotitolati di Jeff Dunham.

    (via Zambardino)

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  • Il potere e i silenzi

    21 12 2007 di Francesco Minciotti

    Il silenzio degli innocenti, filmposters.itLe riflessioni che seguono hanno un piglio marcatamente psicologico (e un filino politico), e riguardano il potere e la sudditanza.
    Tutto nasce dall’audio della telefonata tra Agostino Saccà e Silvio Berlusconi: sette minuti di — come dire? — «basso profilo» di Saccà di fronte alla rilucenza del Silvio, in cui si nota il tu del secondo al primo, e il deferente lei («Presidente») del primo al secondo. Tutto fugge fra il detto e il non detto, con Saccà che annuisce verbalmente alle esternazioni di Berlusconi a ogni piè sospinto (dall’incipit in poi della telefonata). Qualcuno potrebbe inferire che il comportamento di Saccà è dettato dall’interesse che Berlusconi dimostra di avere per il suo progetto di creare una Città della fiction, e Pegasus, una consorzio d’investitori privati — un modo per continuare nella produzione televisiva non più per conto della RAI, ma in proprio. E non credo che s’allonterebbe molto dal vero.
    Lasciamo ora lì sospesa la vicenda odierna, e ricordiamoci un momento del passato: mi riferisco all’«editto bulgaro» del quale fu esecutore proprio quell’Agostino Saccà di cui parliamo. Di recente, in occasione della morte di Enzo Biagi, Berlusconi ha provato a dare un bel colpo di spugna alle sue dichiarazioni sul famigerato «uso criminoso» della televisione pubblica, sostenendo che non voleva cacciare il trio dalla RAI e che, se qualche diligente dirigente l’abbia fatto è stato, come dire, praeter intentionem.
    A considerare, alla luce della telefonata in questione, il rapporto con Saccà (esecutore materiale del famoso «licenziamento con raccomandata» di Biagi), era un tantino prevedibile che quelle dichiarazioni avessero un significato ben preciso circa il facere tacitamente richiesto d Berlusconi alla dirigenza RAI. Un piccolo passo di quella intercettazione chiarirà:

    Berlusconi: Mi puoi fare una chiamata… la Elena Russo — poi la Evelina Manna; non c’entro niente io, è una cosa, diciamo, che mi dà —

    Saccà: Chi mi dà il numero?

    Evelina Manna… io non ce l’ho, il numero… Guarda su Internet.

    Vabbe’, la trovo, è un problema mio, la trovo io.

    Ti spiego che cos’è questa qui.

    No, ma Presidente, lei non mi deve spiegare nulla —

    No, ma te lo spiego: io sto cercando di avere —

    Presidente, lei è la persona più civile, più corretta; m’ha detto il nome, è un problema mio.

    Io sto cercando… di avere… la maggioranza in Senato.

    Capito tutto.

    Al di là del fatto di chiamare «persona civile e corretta» uno che vuole inzeppare un po’ di gente in RAI (ma il bue non può dire cornuto all’asino), quel che mi pare degno di nota è l’adesione incondizionata alle richieste di Berlusconi.
    E con quale schiena diritta pensate che avrebbe potuto reagire Saccà alle dichiarazioni bulgare di qualche anno addietro?

    N.B.: Da giurista, ad ogni modo, avanzo grossi dubbi su come quelle telefonate possano essere arrivate ad un quotidiano. Per quanto necessarie a capire le personalità che ci governano, le critiche vanno effettuate secondo le «regole del gioco» che ci siamo dati. Se si vuole criticare chi le infrange, bisogna per primi rispettarle. Tuttavia, una volta che i dati sono divenuti pubblici, non si possono non commentare.

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  • Preferire l’ordine alla libertà

    20 12 2007 di Francesco Minciotti

    time.comPassata stranamente sotto silenzio rispetto alle precedenti edizioni (una su tutte, quella dell’anno scorso in cui il personaggio era l’internauta, you), ieri c’è stata la proclamazione della person of the year 2007 del Time: Vladimir Putin.
    A questo punto, dovrebbe scattare in voi l’iniziale sgomento che ha colpito il sottoscritto nel leggere quel titolo, ché a passare da un semplice giochino occidentale, dove vengono menzionate persone più o meno neutre/positive, alla proclamazione di un proto-dittatore sanguinario (vogliamo parlare di ciò che fanno i russi in Cecenia? Rinfrschiamoci la memoria sul blog di un mio vecchio amico) è sempre un bello shock.
    Così, nell’indifferenza della stampa italiana (si vede che pure le notizie di stampa leggere ormai sono troppo pesanti — e sicuramente lo sono, se raffrontate alle vicende di Carla Bruni), mi sono rifatto alla fonte, e cioè il sito del Time dove mi son letto le motivazioni di quello che, pensavo, fosse un insano gesto.
    In realtà, di fatto, non lo è stato: considerando che il titolo viene assegnato alla persona che più d’ogni altra ha, nel bene o nel male, influenzato gli eventi nell’anno in corso, con lo zar Putin quest’anno potremmo pure esserci. D’altronde, il settimanale americano non gli risparmia critiche:

    TIME’s Person of the Year is not and never has been an honor. It is not an endorsement. It is not a popularity contest. At its best, it is a clear-eyed recognition of the world as it is and of the most powerful individuals and forces shaping that world—for better or for worse. It is ultimately about leadership—bold, earth-changing leadership. Putin is not a boy scout. He is not a democrat in any way that the West would define it. He is not a paragon of free speech. He stands, above all, for stability—stability before freedom, stability before choice, stability in a country that has hardly seen it for a hundred years. (fonte)

    Il premio «Persona dell’anno» non è mai stato un’onorificenza. Non è un’approvazione. Non è un concorso di popolarità. Al massimo, è un’attenta osservazione del mondo per come è e degli uomini più influenti nel cambiare il mondo — in bene o in male. In definitiva, si tratta di riconoscere una primazia nella possibilità di cambiare il mondo. Putin non è un boy scout. Non è un democratico nel senso in cui lo si intende in Occidente. Non è un modello esemplare di liberta d’espressione. Egli si staglia, più d’ogni altra cosa, per la stabilità — stabilità prima ancora che libertà, prima della scelta, stabilità in una Nazione che l’ha a malapena conosciuta in centinaia d’anni.

    E così, mi sono un po’ ricreduto sul ruolo dell’attestazione Persona dell’anno, da me, inconsciamente, ritenuta quasi un’onorificenza. D’altronde, facendo un minimo di ricerca salta fuori che furono riconosciute persone dell’anno anche Hitler (1938) e Stalin (1939, 1942)…

    Sicché, in definitiva, cosa voglio dire con tutto ciò?
    Che se una testata mondiale come il Time dedica la copertina ad un uomo ambiguo considerandolo il più influente dell’anno, e qui da noi non se ne parla se non per farlo vedere mentre stringe la mano a Prodi per l’accordo sul gas di Gazprom, o in una delle tante visite con pacche sulle spalle dall’amico Berlusconi (occhio, Silvio, che ti macchi la mano di sangue ceceno), beh, misà che la stampa italiana possiamo pure buttarla nel cesso.

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  • links for 2007-12-20

    20 12 2007 di Francesco Minciotti
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  • Ma anche Windows ha un IM!

    19 12 2007 di Francesco Minciotti

    immagine-5.pngIeri sera ho portato il nuovo, algido e golosissimo MacBook 13” alla Stella. Come ogni nuovo MacBook, il suo ha il nuovo sistema operativo Leopard. Nonostante io sia «rimasto indietro» a Tiger (la precedente versione), abbiamo potuto provare, con qualche traccheggio in più, il programma di messaggistica istantanea proprietario, iChat.
    Vi posso dire solo che la fluidità dell’audio/video (sì, una tranquilla videochiamata con tanto di cuffia bluetooth) è paragonabile ad un video DVD, sebbene la qualità dell’immagine non sia ovviamente identica.
    Considerando poi la simpatica idea degli sfondi intercambiabili con Leopard, grazie ai quali — come negli studi dei telegiornali con il chroma-key — la persona che ha Leopard può far finta di parlare con te da Parigi, dalla Luna o da un vagone delle montagne russe in movimento, un’esperienza di comunicazione divertente è assolutamente assicurata.
    Poi, un giorno, scriverò tutti i motivi per cui mi sono innamorato della mela morsicata e che fanno la differenza rispetto a Windows (la lista è lunga).
    Per ora, basti dire che pure Windows ha un suo programma di messaggistica istantanea: MSN.
    Ahahah.

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  • The unthinking majority

    18 12 2007 di Francesco Minciotti

    Altro che gara del trash natalizio 2007 del buon Giovy (che pure ha il suo perché): l’occasione mi è gradita per rilanciare l’ormai vecchia ma sempre attuale campagna del COMI.C.A.N (Comitato contro gli auguri natalizi): per distruggere ogni formalismo borghesuccio, posando bombe di silenzio dopo ogni «Se non ci vediamo, tanti auguri» (perché, pure se ci rivediamo non puoi farmeli ora, gli auguri? Posto che abbiano un senso, si capisce.) Oppure rispondere a tema: ad esempio, «Ti sembro il Bambinello?»

    Tutto è nato dal fatto che stasera mi sono beccato il primo Senoncivediamotantiauguri della stagione, sperando fortissimamente che sia l’ultimo — che illuso!

    Logo COMICAN, silenzi.com

    P.s.: Un altro soldino a chi individua nuovamente la citazione musicale del titolo (ma avrò modo di riparlarne).

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