Luttazzi, La7 e il divertente caso della quasi-libertà di satira

In risposta ad una (finta) domanda di scena, sul come si fa a sopportare l’idea che, dopo tutti i morti della guerra in Iraq,rense.com Berlusconi abbia dichiarato che, in fondo, lui era contrario alla guerra in Iraq, Luttazzi risponde:

Come si fa a sopportare una cosa del genere?

Io ho un mio sistema: pensa a Giuliano Ferrara dentro a una vasca da bagno, con Berlusconi e Dell’Ultri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché, in completo sadomaso, che li frusta.

Va già meglio, no?

Per questa battuta, Luttazzi è stato sospeso/licenziato (=cacciato) da La7. E non perché fosse «volgare» o «spinta», ma perché offendeva un suo collega di rete, Giuliano Ferrara. Vediamo di capirci qualcosa circa questa stronzata.

Chiunque, dotato di buon senso (il che registringe il campo, e non di poco), capirebbe che la battuta non è diretta ad offendere Ferrara — almeno, non più di quanto possa offendere gli altri protagonisti di questa parossistica immagine —, ma a creare un espediente retorico farsesco per porre l’idea della guerra e della falsità di Berlusconi su un piano di puro disgusto. Cioè a dire, l’attacco è rivolto a Berlusconi.
Se invece d’aver detto «Ferrara» — usato perché, nell’immaginario satirico italiano, è sinonimo di «grasso e brutto» (cfr. Tuttobenigni) — avesse detto, chessò, «Vespa» — altra persona usata, nella satira italiana, allo stesso scopo —, avrebbe ottenuto lo stesso effetto.
Quindi, a mio avviso decade completamente la storta accusa sull’offesa a Giuliano Ferrara.

Che poi, a pensarci bene, una rete che s’indigna perché è stato offeso «uno dei loro» e non gli altri protagonisti della surreale scenetta, non è un po’ triste? «Sì, certo, pure Berlusconi che piscia in faccia a Ferrara è una brutta immagine; però, visto che lui non lavora a La7, ce ne sbattiamo il cazzo», potrebbero dire i vertici della rete di Telecom Italia.

E che non è stato capito, lo dimostra la spiegazione che Luttazzi ha dovuto dare al Corriere.it, secondo la quale l’immagine era legata a fatti accaduti ad Abu Grahib; il che, visto che il monologo riguarda proprio quella guerra, è un sottile rimando, per gl’intelletti più raffinati.

Un’altra triste vicenda della non-libertà di satira italiana.
Daniele, per quel che vale, hai tutta la mia solidarietà.