Il potere e i silenzi

Il silenzio degli innocenti, filmposters.itLe riflessioni che seguono hanno un piglio marcatamente psicologico (e un filino politico), e riguardano il potere e la sudditanza.
Tutto nasce dall’audio della telefonata tra Agostino Saccà e Silvio Berlusconi: sette minuti di — come dire? — «basso profilo» di Saccà di fronte alla rilucenza del Silvio, in cui si nota il tu del secondo al primo, e il deferente lei («Presidente») del primo al secondo. Tutto fugge fra il detto e il non detto, con Saccà che annuisce verbalmente alle esternazioni di Berlusconi a ogni piè sospinto (dall’incipit in poi della telefonata). Qualcuno potrebbe inferire che il comportamento di Saccà è dettato dall’interesse che Berlusconi dimostra di avere per il suo progetto di creare una Città della fiction, e Pegasus, una consorzio d’investitori privati — un modo per continuare nella produzione televisiva non più per conto della RAI, ma in proprio. E non credo che s’allonterebbe molto dal vero.
Lasciamo ora lì sospesa la vicenda odierna, e ricordiamoci un momento del passato: mi riferisco all’«editto bulgaro» del quale fu esecutore proprio quell’Agostino Saccà di cui parliamo. Di recente, in occasione della morte di Enzo Biagi, Berlusconi ha provato a dare un bel colpo di spugna alle sue dichiarazioni sul famigerato «uso criminoso» della televisione pubblica, sostenendo che non voleva cacciare il trio dalla RAI e che, se qualche diligente dirigente l’abbia fatto è stato, come dire, praeter intentionem.
A considerare, alla luce della telefonata in questione, il rapporto con Saccà (esecutore materiale del famoso «licenziamento con raccomandata» di Biagi), era un tantino prevedibile che quelle dichiarazioni avessero un significato ben preciso circa il facere tacitamente richiesto d Berlusconi alla dirigenza RAI. Un piccolo passo di quella intercettazione chiarirà:

Berlusconi: Mi puoi fare una chiamata… la Elena Russo — poi la Evelina Manna; non c’entro niente io, è una cosa, diciamo, che mi dà —

Saccà: Chi mi dà il numero?

Evelina Manna… io non ce l’ho, il numero… Guarda su Internet.

Vabbe’, la trovo, è un problema mio, la trovo io.

Ti spiego che cos’è questa qui.

No, ma Presidente, lei non mi deve spiegare nulla —

No, ma te lo spiego: io sto cercando di avere —

Presidente, lei è la persona più civile, più corretta; m’ha detto il nome, è un problema mio.

Io sto cercando… di avere… la maggioranza in Senato.

Capito tutto.

Al di là del fatto di chiamare «persona civile e corretta» uno che vuole inzeppare un po’ di gente in RAI (ma il bue non può dire cornuto all’asino), quel che mi pare degno di nota è l’adesione incondizionata alle richieste di Berlusconi.
E con quale schiena diritta pensate che avrebbe potuto reagire Saccà alle dichiarazioni bulgare di qualche anno addietro?

N.B.: Da giurista, ad ogni modo, avanzo grossi dubbi su come quelle telefonate possano essere arrivate ad un quotidiano. Per quanto necessarie a capire le personalità che ci governano, le critiche vanno effettuate secondo le «regole del gioco» che ci siamo dati. Se si vuole criticare chi le infrange, bisogna per primi rispettarle. Tuttavia, una volta che i dati sono divenuti pubblici, non si possono non commentare.

One Response to “Il potere e i silenzi”

  1. Bellina anche questa di telefonata, me preferivo quelle di Moggi o del Savoiardo, puro slang…

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