Non gliene frega una Mazza, di Darwin

Questo qui sopra è il servizio che il TG2 mandò in onda la sera del 29 novembre 2007. Se lo avete già visto (e dovete vederlo prima di leggere quanto segue, ché ne è esegesi), avete capito che si parla, in fra le righe, del libro della signora Rosa Giannetta Alberoni (la moglie delle due basette che scrivono banalità sul Corriere, ogni tanto), Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin, edito da Rizzoli (la casa editrice del Corriere, guarda un po’).
Più esattamente, il servizio è una vera e propria marchetta giornalistica al libro, mascherata da pseudo-approfondimento sul tema — solo in Italia uno speciosissimo sofisma di tal fatta può esser chiamato «tema» — dell’evoluzionismo contrapposto al darwinismo (che sarebbe un po’ come mettere sullo stesso piano la scienza medica e la riflessologia plantare, o Wanna Marchi).
Nel servizio vengono intervistati — nell’ordine — il cardinale Remo Martino, l’autrice Rosa Alberoni, e il biologo antievoluzionista Giuseppe Sermonti. Come si capisce fin da quest’elenco, un vero e proprio contraddittorio degno di un servizio pubblico pagato con i soldi di tutti; cosa che potrei pure accettare in un programma settoriale, ma non all’interno di un telegiornale!
Il messaggio che passa è che «Dàrvin» (sic!) è un povero demente, che col suo «darvinìsmo» (sic!) ci fa discendere dagli scimpanzé — argomento irrefutabilmente smontato dall’insigne monsignor Martino, con la salace e profonda domanda retorica alla giornalista: «Ma lei si sente discendente da uno scimpanzé?». E con questa, monsigno’, li abbiamo sderenati tutti.

Epperò, signori miei, non abbiamo colto il nesso più profondo: perché il TG2 fa una pubblicità subliminale a questo libro? E’ davvero così importante da essere segnalato da un telegiornale nazionale?
La risposta c’è, ed è angosciante: aguzzando bene la vista, al minuto 1:17 del filmato si scorge che la telecamera si focalizza su un relatore della presentazione del libro, tenuta il pomeriggio stesso alla Pontificia Università Lateranense. Chi è il misterioso ospite?
Ma il grande Mauro Mazza, direttore del TG2, che nell’ambito di quella presentazione ha dichiarato

nonostante si dica che il darwinismo e più in generale l’evoluzionismo goda di diffusa accoglienza, è un fatto che in tutti i continenti ci sono scienziati di varie discipline che lo contestano.

Ciò è una conferma che siamo di fronte ad una teoria che travalica i confini della scienza e diviene essa stessa ideologia. (fonte)

Sicché, caro direttore, non è la qualità (l’autorevolezza) delle fonti contrarie al darwinismo (dar-UI-nismo, non dar-VI-nismo, ignoranti), ma la semplice quantità; il fatto che ci siano «scienziati» (chi?) che «in tutti i continenti» (dove?) lo contestino è sufficiente per farle affermare che la teoria evoluzionista è «ideologia». Come a dire che se un gruppo di criticuzzi d’arte di paese affondasse Picasso, per lei il pittore spagnolo non avrebbe più il valore di prima. Ma dico: non eravate voi cattolici, quelli contro il relativismo?

Quindi, chiudiamo con il ripasso: degli intervistati, il cardinale Martino è l’autore della prefazione; Rosa Alberoni è l’autrice del libro; e Sermonti è un genetista «negazionista» del darwinismo che, come il prezzemolo, viene invitato alle conferenze cattoliche perché lui è uno «scienziato» che tira acqua al loro mulino (come Zichichi, insomma). E, dulcis in fundo, l’immagine di Mauro Mazza, direttore del telegiornale in cui è andato in onda il servizio sul libro che lui stesso ha presentato.

Mazza, per cortesia faccia due cose:

  1. la prossima marchetta la reclamizzi bene, mettendo in sovraimpressione, per la durata del servizio, la scritta «Pubblicità». In questo l’ha battuta pure Striscia la notizia. E non se ne potrà mai fare una ragione, lo sa bene;
  2. si dimetta.

2 Responses to “Non gliene frega una Mazza, di Darwin”

  1. Francesca Pezzin says:

    Mi stupisce la ferocia con cui si difende il darvinismo,(e visto che nel mondo anglosassone si continua a scrivere Florence non vedo perchè non si possa italianizzare il nome di quel grande scienziato)dal momento che il progresso scientifico è sempre stato caratterizzato dal confronto delle idee. Forse che quelle di DarWin non possono essere riviste a distanza di tanto tempo dalla loro formulazione? Forse che le teorie di DarWin non continuano ad essere chiamate così perchè sono ancora delle teorie, appunto?
    Per quanto riguarda la televisione di Stato non Vi pare che essa abbia un taglio decisamente darWinista per la maggior parte dei programmi che produce? E per quanto riguarda la presentazione dei libri non Vi pare che abbiano diritto ad essere presentati anche quelli che non corrispondono pienamente alla vostra idea di politically correct? Non vi siete stufati di non avere nessun contraddittorio?

  2. Francesco Minciotti says:

    Francesca: Al di là del fatto che qui non v’è «ferocia», ma solo sottolineatura di un modo di fare giornalismo che è tutt’altro che imparziale, bisognerebbe capire come si possa far passare per una notizia giornalistica la presentazione di un libro; di un libro di qualsivoglia genere, intendo, anche un libro che difendesse le «mie» posizioni. Mi pare materia per una rubrica d’approfondimento, al più.
    E parlando di metodologia giornalistica — qualità di cui questi signori sembrano privati — non ti sembra che presentare un discorso come una spiegazione in pillole della supposta frizione fra creazionismo ed evoluzionismo come ha fatto il TG2 in quest’occasione sia orrendamente fazioso? Se avessero detto «Ok, stiamo presentando questo libro, e ora chiediamo a tre “esperti” cosa ne pensano», allora sarebbe stato tutto quasi accettabile; ma spacciare una marchetta editoriale per un servizio divulgativo sul tema dell’evoluzionismo, questo no: è malafede.

    P.s.: Non è che se all’estero si buttano in un pozzo, noi dobbiamo seguirli.

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