Avete sentito del TAR del Lazio (il tribunale amministrativo di primo grado più importante d’Italia, non uno qualunque) che ha chiesto alla Corte Costituzionale di esaminare, appunto, la conformità a Costituzione delle linee guida — una sorta di «manuale pratico» dell’attuazione di una legge – sulla 40/2004 (sulla procreazione assistita), più precisamente sulla diagnosi osservazionale degli ovociti fecondati?
Bene: vi voglio raccontare cosa ne penso io.
Prima di affrontare, nel merito, delle parole di quegl’integralisti di Scienza & Vita, bisogna chiarire un punto: la distinzione fra la diagnosi osservazionale e la c.d. «diagnosi preimpianto» (in realtà, anche la prima è una forma della seconda).
La diagnosi osservazionale non è altro che prendere l’embrione e osservarlo al microscopio, per vedere se è, diciamo, sano. Inutile dire come questa osservazione sommaria abbia elevati livelli d’inefficacia: con essa, vengono in rilievo solo le patologie che si estrinsecano in alterazioni morfologiche dell’embrione; al contrario, tutte le tare genetiche non possono, ovviamente, essere osservate ictu oculi.
La/e diagnosi preimpianto, invece, arriverebbero proprio laddove la diagnosi osservazionale fallisce: all’analisi genetica. Il problema è che, secondo i sostenitori della legge, la diagnosi preimpianto danneggerebbe gli embrioni, e siccome l’embrione è un essere umano — ovviamente, che ve lo dico a fare? Sapete che, forse, il prossimo governo Berlusconi gli garantirà il diritto di voto? E’ vero, me l’ha detto mio cugino — non si può fare. Con tanti saluti ai nuovi nati talassemici.
Summa divisio chiarita, torniamo alla vicenda giudiziaria.
Da quelle quattro righe che ho potuto leggere, non ho capito se il TAR del Lazio abbia chiesto un parere di legittimità costituzionale sulla diagnosi osservazionale o sulla diagnosi preimpianto. Quelli di Scienza&Vita dicono sulla prima, e quindi millantano tranquillità, che tanto la diagnosi preimpianto, quale che sarà la decisione degli Ermellini, non verrebbe riportata in gioco. I giornalisti, nella media, tendendo a non sottolineare questa distizione, parlano di esame costituzionale della diagnosi preimpianto.
Al sottoscritto sembra che venga chiesto il chiarimento della prima per poi consentire alla seconda di rientrare dalla porta di dietro; come a dire, se la diagnosi osservazionale non è conforme a Costituzione, è proprio perché non tutela compiutamente lo scopo prefissato, cioè di far nascere solo bambini non malati.
Ma i talebani di S&V non sentono ragioni e dichiarano, tronfi:
La diagnosi genetica preimpianto a sua volta finisce con il legittimare la selezione a scopi eugenetici degli embrioni che è espressamente vietata dalla stessa legge 40. Di qui un corto circuito che il legislatore non può consentire (fonte)
col che evidenziando ancora il loro gioco sporco, secondo la tattica preferita dai cattolici: l’anfibologia.
Esce fuori che il mondo ha deciso che la pena di morte è una barbarie, e all’ONU passa una moratoria contro la pena di morte? Ecco che subito i Ferrara di turno si attaccano al treno del ritornello della parola chiave del giorno, «moratoria», con la stronzata sull’aborto, così che l’uomo della strada, sentendo la proposta folle dei Ferrara di turno, pensi subito, per analogia, che pure la seconda avrà pari dignità della prima.
Così: hanno paura che gli roviniamo un embrione, al solo scopo di evitare di far nascere, un domani, un malato grave o un handicappato che sicuramente andrà a stringere la mano al Ruini di turno per averlo fatto nascere talassemico? E allora via, usano la parolina magica, d’ascendenze hitleriane: «eugenetica». Tutti tremiamo dalla paura, e facciamo le veglie di preghiera affinché il Signore, buono e caro, illumini le menti dei giudici costituzionali.
Ma andate a fare in culo, va’, che lo spirito di giustizia trionferà sempre, alla lunga. Vinciamo noi.
P.s.: Queste linee guida erano fatte così bene che prevedevano l’obbligo di impianto, nell’utero della donna, degli ovociti fecondati. Senza eccezioni. Sicché, ad embrione creato in provetta, la donna — la lettera del regolamento non lo dice, ma non si può che desumerlo a contrario — dovrebbe essere trascinata a forza in ospedale dalla pubblica forza, e dovrebbe subire l’impianto, con tanto di siringone, del tanto desiderato pargolo.
Questo è quello che ha partorito Berlusconi. Ricordatevelo quando, tra qualche mese, andrete alle urne per eleggere il vostro capo.













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