Sarà che l’umorismo nero è così difficile da ricreare; sarà che sono incline al pessimismo-realismo-cinismo; oppure che rido con poco — chissa?
Fatto sta che siamo al cospetto di uno dei film più divertenti dell’intero genere, con colpi di scena, situazioni paradossali e prestazioni recitative da scompisciarsi.
La regia di Frank Oz è sapiente ma mai protagonista, per lasciare alla trama, e al sapiente inveramento di essa da parte degli attori, la parte del leone.
Un paio d’ore di risate irrefrenabili, davvero.
Nota a margine: vergognosa la scelta di cambiare (non tradurre) il titolo in italiano: che cazzo mi rappresenta tradurre «Death at a funeral» con «Funeral party»? Tra l’altro, così pigli per il culo lo spettatore, visto che il titolo originale rende molto meglio l’idea che non quello cambiato, che fa pensare ad una festa ad un funerale. Altro buon motivo per evitare i film doppiati.













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