Il cervello degradato

Probabilmente, un po’ come la stronzata Qtraxq o la sentenza che «legalizzava» la condivisione di opere protette dal diritto d’autore, anche questa storia del comma di una legge pubblicanda in Gazzetta ufficiale che, a detta di professoroni del diritto, legalizzerebbe la «pubblicazione su Internet» di opere protette dal diritto d’autore a condizione che vi sia un fine didattico o scientifico e che l’opera sia in forma «degradata», si sgonfierà nel nulla.
Ed esattamente come per la sentenza summenzionata, anche per questa i giornaloni quotidiani (Repubblica) ci son cascati con tutte le scarpe:

La nuova legge sul diritto d’autore autorizzerebbe gli utenti a pubblicare mp3 di musica protetta dal diritto d’autore. Ciò che finora è stato pirateria diventerebbe legale, quindi, a causa di una svista del legislatore. È quanto ha appreso Repubblica.it parlando con Andrea Monti, avvocato massimo esperto di diritto d’autore e internet, e che ha partecipato in prima persona allo studio della nuova legge. (fonte)

Tutto verte sul fatto che il formato mp3, operando una compressione (e quindi, tecnicamente, una degradazione del file originario), lo rende difforme e deteriore rispetto alla registrazione originaria; così, il file diverrebbe liberamente pubblicabile, senza alcun balzello da dare agli autori, per fini didattici o scientifici.
Ora: a parte il fatto che il giornalista dice che il comma non è più modificabile, perché è già stato votato da Camera e Senato. Ed è vero, se non fosse per il fatto che basterebbe un decreto legge veloce veloce per correggere la stortura, magari ritardando ad arte il regolamento attuativo ministeriale (una roba che precisa, dal punto di vista tecnico, il significato della norma) senza la pubblicazione del quale la norma è formalmente in vigore, ma non può essere applicata.

Inoltre — ed è la notazione più importante — è sufficiente, a mio avviso, riflettere su un punto ben preciso: nel caso la musica si sia acquistata in formato mp3, è quella qualità (e non quella del master sfornato dallo studio di registrazione) che si deve prendere come archetipo, del quale, a norma di «legge», una copia degradata è possibile. Va da sé che una copia degradata di un mp3, tecnicamente già degradato, diventerebbe inascoltabile, o quasi.
Quindi, si potrebbe pensare ad un complicatissimo momento attuativo della nuova normativa che renderebbe valido un mp3 di qualità pari a quelli oggi in circolazione (da 160Kbps in su) estratto da un CD, mentre per i file mp3 acquistati dai vari negozi in linea sarebbero necessarie copie qualitativamente molto più degradate.
Il classico esempio di norma inattuabile.

Certo, come notazione finale si potrebbe pure concordare, nel rendere fruibile, per fini didattici o scientifici, una copia di qualità pari ad una vecchia audiocassetta di qualunque brano; però, son sicuro, questa «legge» per tutto è stata pensata tranne che per questo fine.
Vi dirò, mi ricorda molto l’inutile casino della storiaccia Levi-Prodi — la classica bolla di sapone beppegrillesca.