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    l’abbatte sul ciglio di un abisso secolare,
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    s’agita risvegliandosi il cadavere spettrale
    d’un vecchio amore stantio, allettante e sepolcrale.
    — C. Baudelaire, “La boccetta”, I fiori del male

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    Toh, un iLiad fra le mie mani!

    19 05 2008 di Francesco Minciotti

    E sotto il fedelissimo obiettivo della mia Canon, anzichenò!

    Avevo promesso che ve ne avrei parlato diffusamente, e al termine di questa settimana di prova all’interno dell’iLiad tour 2008, per la quale devo ringraziare Antonio Tombolini di Simplicissimus books, sono pronto a farlo, con dovizia di particolari.

    Anzitutto, per chi non lo sapesse, iLiad è un lettore di libri elettronici, meglio conosciuti come e-book; in pratica, dei dispositivi fatti a forma di… beh, che sto qui a fare, a descriverveli quando ho fatto una galleria intera di foto all’iLiad su Flickr?! No, appunto; e quindi, passiamo ad una recensione più specifica.

    1. Forma e dimensioni

    Non sprecherò molte parole, se non per darvi qualche dato tecnico: schermo da 8.1 pollici con risoluzione di 1024×768: grande quanto un normalissimo libro, ma molto più sottile della gran parte di essi, ed infinitamente più capiente, iLiad è un dispositivo dall’aspetto gradevole ed ha una buona funzionalità, benché il software sia ancora piuttosto lento nel caricamento di ciascuna pagina o nella transizione da un menù all’altro.

    Si abbina ad una graziosissima custodia con un efficace rinforzo metallico sul retro, per riporlo con tranquillità all’interno della propria borsa, senza troppi patemi d’animo che un colpo vigoroso possa danneggiarlo.

    Eccolo, affiancato al mio iPod Touch, un dispositivo da circa 3,5 pollici, e grande come un comune telefono cellulare:

    2. Lo schermo

    Vero e proporio punto di forza dei lettori di e-book, lo schermo di iLiad è qualcosa di assolutamente rivoluzionario: quando pensate a questo tipo di schermi, con tecnologia e-ink, non dovete figurarvi un computer o un telefono cellulare, ma una vera e propria pagina di libro. E per farvi capire esattamente cosa intendo per «pensare ad una pagina di libro», date un’occhiata alla foto qui sotto. Per i più curiosi, compara una pagina de L’elogio della follia di Erasmo da Rotterdam ad un cartaceo La possibilità di un’isola di Houellebecq (sì, è il libro che ho in lettura in questi giorni). Come mi ha fatto notare pedantemente mio fratello, sarebbe stato interessante comparare la stessa pagina su entrambi i supporti, ma lo sbattimento sarebbe stato troppo.

    Come s’intuisce, si tratta di uno schermo davvero rivoluzionario, che cambierà il mondo della stampa — sono stato tentato, per un attimo, di scrivere «della carta stampata», ma guai a parlare di carta davanti ad un iLiad. E, in verità, anche parlare di «stampa» non ha più molto senso ormai, se non come nome convenzionale all’industria delle parole, diciamo così.
    Ed è tanto vicino alla carta, quanto distante da un qualunque schermo elettronico visto finora, financo i più eccezionali, come si può notare in questa comparazione con il mio iPod Touch:

    Notate come sia molto più riposante lo schermo dell’iLiad, aiutato forse in questo anche dalla mancanza di retroilluminazione, che in alcuni contesti potrebbe forse costituire una piccola limitazione,.

    E ora, un pdf di un quotidiano vicino ad un giornale 1.0:

    Notate la nitidezza dei caratteri, ben oltre la qualità di qualunque schermo abbiate mai osservato; e quanto questo aiuti l’occhio a sentirsi riposato durante la lettura, potete solo immaginarlo (o sperimentarlo, comprandovi un iLiad :D).
    E ciò che è davvero rivoluzionario, nei lettori di e-book, non è tanto lo schermo simile alla carta, quanto piuttosto il fatto che il testo diventa bit, informazione, ed è quindi manipolabile come contenuto digitale. Cosa significa questo?
    Ad esempio, che possiamo far cercare ad iLiad una qualunque parola in uno qualunque dei molteplici libri/giornali che vi abbiamo caricato, in maniera asolutamente identica al «trova» dei programmi di videoscrittura:

    3. Uso

    iLiad risulta piuttosto lentino, nel caricamento dei menù; non saprei dire con esattezza se ciò dipende dalla particolare tecnologia dello schermo, oppure più semplicemente dal fatto che siamo a livello poco più che prototipico. Non so che peso dare a questa sensazione, ma aver trascorso questa settimana in compagnia di iLiad mi ricorda tanto il mio Diamond Rio pmp 300, un lettore mp3 acquistato nel 1997 e che aveva 16mb di memoria. E costava 300$, peraltro.

    Però iLiad, al contrario di molti suoi concorrenti, ha due marce in più: una scheda Wi-Fi integrata e un pennino per scrivere sullo schermo. E, vi dirò, non sono da buttar via, a seconda dell’uso che se ne intende fare di questo dispositivo, sebbene ambedue soffrano di qualche difettuccio: per ora, la connessione a reti Wi-Fi è consentita solo se la rete stessa sia configurata in DHCP — l’opzione «IP fisso» è presente nel menù, ma non è selezionabile. Si spera in un aggiornamento di firmware. A proposito: l’occasione mi è gradita per ricordarvi che il software alla base di iLiad è open source, caratteristica che non guasta mai, e che è assolutamente indispensabile nell’informatica pionieristica.
    Il difettuccio relativo alla scrittura elettronica (la tecnologia alla base della «penna elettronica» è a cura di Wacom, leader storico del settore), invece, è la lentezza nell’inserimento del testo: sebbene la precisione sia piuttosto elevata — il tratto viene effettivamente riprodotto dove il pennino è passato — il processo avviene lentamente, con un ritardo di qualche decimo di secondo, e questo dà una brutta sensazione durante un’intensa sessione di scrittura.

    La batteria ha un’ottima durata — misurabile in giorni — in caso di uso come mero lettore di libri; ma scende vistosamente in caso di uso del Wi-Fi o della scrittura elettronica.

    Avendo abbozzato una piccola recensione, che sono pronto ad integrare, a richiesta, nei commenti, è ora di tirare le…

    4. Conclusioni

    Posso sicuramente ritenermi fortunato ad aver avuto una settimana per giocare con questo iLiad, capostipite di una serie di dispositivi che, in capo a non più di vent’anni (numero di anni a caso), cambieranno il mondo della scrittura (e della lettura, va da sé). E devo inoltre ringraziare Antonio per la sua disponibilità.
    Tanto detto, però, mi sento di muovere un giudizio globale molto cauto: dato il prezzo assolutamente notevole (599€), e la tecnologia ancora ad uno stadio piuttosto embrionale, io non lo acquisterei. iLiad ha molte funzioni aggiuntive rispetto al lettore di e-book medio, è vero; ma per la navigazione al volo ho già un iPod Touch, con uno schermo sensibile al tocco neanche lontanamente paragonabile a quello di iLiad — ma nessun altro schermo touchable ha niente a che vedere con la tecnologia multitouch di Apple, e ve lo dice uno che è usa quotidianamente più di un dispositivo touchscreen (Sony Ericsson p800 e TomTom Go 300) dal 2002.
    La tecnologia e-ink è assolutamente promettente, ancorché in fase poco più che sperimentale, quanto all’applicazione: non ricordo più dove (e voi siete liberi di smentirmi), ma mi pare di ricordare che vengano prodotti circa 100.000 schermi all’anno basati su questa tecnologia. E se considerate che i cellulari più famosi vengono venduti nell’ordine dei milioni o decine di milioni, il disegno globale è già chiarito.
    Ma è una tecnologia ai suoi primi vagiti anche come disponibilità dei contenuti: nonostante l’opera meritoria di persone come Antonio, che si profondono quotidianamente per evangelizzare quanti lavorano nel mondo dell’editoria, non mi risulta che vi siano molte case editrici che abbiano iniziato a credere con i fatti all’inchiostro digitale, vendendo i propri testi anche in formato elettronico. E’ un cane che si morde la coda: vengono prodotti pochi lettori perché non c’è materiale da leggere; e c’è poco materiale da leggere, anche perché i lettori sono poco diffusi. Oltre a ciò, ho idea che gli editori abbiano paura dello spettro della pirateria — vero incubo primo di ogni produttore di contenuti —, in questo evitando di prendere quel che di buono c’è stato nella triste vicenda «case discografiche-mp3-p2p», e cioè che il titolare dell’opera analogica, al momento della sua transizione digitale, deve governarne la diffusione, e non subirla passivamente e poi metter tutto in mano agli avvocati e ai tecnici nella vana pretesa di arginare il crollo della diga.
    La digitalizzazione dei libri avrebbe infiniti vantaggi e nessuno svantaggio: abbattimento dei costi (zero spese di stampa, resi, invenduti, macero; qualche soldino solo per la distribuzione in via elettronica, ma niente di comparabile a quelli odierni); abbattimento dell’inquinamento; accesso facilitato ai nuovi potenziali autori, in virtù dei costi irrisori di distribuzione e delle mancate vendite in caso di opera di scarsa qualità. Così facendo, il conseguente abbassamento dei prezzi favorirebbe un aumento delle vendite e, probabilmente, anche del bacino d’utenti.

    Certo, sul fronte dei dispositivi non mi dispiacerebbe buttar via un pennino per passare ad un touchscreen modello iPhone, e magari alla comparsa di altri colori oltre al grigio; e, sicuramente, vedrei di buon occhio un abbattimento dei costi dei dispositivi. Ma quel che c’è di buono negl’inizi, è che si crea qualcosa di fantastico ed innovativo che prima non esisteva; e non importa quanto perfettibile possa essere, perché c’è tutto il tempo del mondo per farlo.

    A vostra disposizione, nei commenti, per domande particolareggiate.

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