«Prelievo fantasma» e mancato rimborso di Cartasì: una triste storia
Francesco Minciotti
Internet ha una precisa funzione, ed è quella di agevolare lo scambio d’informazioni fra esseri umani; al fine, aggiungo io, dell’evoluzione della specie, mediante segnalazione dei pericoli che, potenzialmente, possono colpire ciascuno di noi.
Questo pericolo, oggi, è il prelievo fantasma dai bancomat, e la pretestuosa posizione di Cartasì (di cui pure, su queste stesse pagine, avevo avuto il piacere di parlare bene in una vicenda simile tempo fa) che non vuole restituirci i sonanti 500€ che i ladri, che hanno spaccato il vetro della macchina e fregato la borsa di mia madre, con tanto di portafogli e cellulare, hanno prelevato con la carta di credito ad un bancomat.
Questa, più in dettaglio, la vicenda: attorno alle ore 17:00 del 19 marzo 2008, il vetro della nostra Smart, parcheggiata sul lungolago di Montefiascone, veniva frantumato da un ladro per rubare la borsa che si trovava all’interno della vettura; borsa che conteneva un cellulare e un portafogli. Mia madre, accortasi del furto dopo pochi minuti, chiamò subito i Carabinieri dal cellulare di un passante, i quali la invitarono a recarsi in caserma, perché ormai «non c’è nient’altro da fare». Logico.
Dalla caserma dei Carabinieri, alle ore 17:50, mia madre chiamò il servizio clienti di Cartasì, per effettuare il blocco della carta ormai in mano ai ladri. Troppo tardi, però: presso uno sportello bancomat ancora ad oggi sconosciuto (Cartasì si rifiuta di rivelarcelo), i ladri avevano già effettuato due prelievi di 250€ cadauno, corrispondenti al massimale per ciascun prelievo, rispettivamente alle ore 17:46 e 17:47. Appena tre minuti prima del blocco della carta, e 46 minuti dopo il furto.
Ovviamente, la stessa Cartasì, nonostante la nostra richiesta (formalmente completa di tutti gli elementi richiesti: copia delle denunce di furto; copia dell’estratto conto contenente i prelievi contestati) si è rifiutata di restituire la somma rubataci, adducendo come motivo la negligenza nella custodia del PIN, magari riposto nello stesso portafogli rubato, ritenuto necessario al prelievo di contanti da un bancomat. E, teoricamente, Cartasì ha ragione: da «manuale», le carte di credito inserite in un bancomat non funzionano se non si inserisce il PIN di cinque cifre. E tuttavia, in pratica, il mondo è pieno di casi analoghi a quello successo a mia madre: ce l’hanno detto in banca, ce lo hanno raccontato amici che hanno subìto la stessa sfortunata sorte, e pure una centralinista dell’assistenza clienti Cartasì ce l’ha spifferato in camera caritatis. E, vi dirò, pure su Internet la quantità d’informazioni è notevole: digitando phantom withdrawal, che è la locuzione coniata per identificare proprio l’operazione di prelievo di contante presso un ATM senza disporre del necessario (?) PIN, escono fuori una valanga di siti contenenti centinaia di casi-fotocopia. E lo stesso dicasi tra i video su YouTube, cercando Chip and PIN. Insomma: così stando i fatti, la sicurezza delle carte di credito assomiglia ad una mezza barzelletta.
Mia madre non aveva nel portafogli il PIN della carta di credito. Vi dirò di più: mia madre era totalmente all’oscuro della possibilità di prelevare contanti da un bancomat con la carta di credito; tant’è che dal momento dell’emissione della carta — anni fa — gli unici prelievi mai effettuati sono proprio quelli post-furto. Strano, per una signora che dovrebbe avere con sé il PIN, non prelevare mai se non due volte da 250€ in due minuti, mentre era in caserma.
Eppure, tutto ciò non è stato sufficiente per Cartasì, che con una lettera datata 21 maggio 2008 ha rifiutato la restituzione dei 500€ rubati ormai due mesi fa — considerazione a latere: gli istituti di credito sono assicurati, quindi non devono neanche pagare di tasca propria.
Ciononostante, non ci arrendiamo: ho spedito un secondo fax con cui impugnamo la decisione e ne richiediamo la revisione; inoltre, facciamo riferimento proprio a quest’articolo che state leggendo. Laddove non arriva il senso di giustizia, spero arriverà la paura della cattiva pubblicità.
E voi, cari mujahedin, avete avuto esperienze simili? O vi va di darci qualche informazione utile?
Se sì, fateci sapere a mezzo commenti o mail.
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Etichette: carta di credito cartasì CHIP and PIN furto phantom withdrawal prelievo fantasma restituzione rimborso
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