L’altro giorno, con la Stella, siamo andati a vedere Il Divo, film capolavoro di Sorrentino sulla vita di Giulio Andreotti, con la superba interpretazione di Toni Servillo — grande attore divenuto famoso troppo tardi, a parere di chi scrive — e con tutto un contorno di sceneggiatura, fotografia, musica e casting eccellente; d’altronde, da chi ha già creato Le conseguenze dell’amore e L’amico di famiglia, non puoi aspettarti niente di meno. E’ stato come vedere la storia di Andreotti diretta da Tarantino, con un pizzico di sensibilità tipicamente europea che la rende ancor più profonda e bilanciata. Insomma, come dicevo sopra, un capolavoro.
Questo, tanto per capire di che caratura fosse in possesso il film.
Tornato a casa — dicevo — mi metto a parlare con Becero, tipo ameno, spiegandogli in questi termini dove fossimo stati nel pomeriggio:
— Siamo stati a vedere Il Divo.
— … Cos’è?
— Il film di Sorrentino sulla vita di Andreotti.
— (faccia assente) …
— Un capolavoro assoluto, sai?
— (faccia totalmente assente) Mai sentito.
— Oh, dovreste andare a vederlo, non ve ne pentir —
(guardando la TV, appare «Scuola di polizia» su Italia 1): Va’, guarda, Scuola di polizia, questo sì che è ‘n tajo, ahò! (ride fragorosamente) troppo ‘n tajo, troppo forte!













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