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    Ecco la sera incantevole, al criminale amica;
    arriva come un complice, a passi di lupo; il cielo
    si chiude lentamente come una grande alcova
    e l’uomo irrequieto si tramuta in fiera.

    O sera, amabile sera, attesa con desiderio
    dall’uomo le cui braccia possono senza mentire
    dirsi: Abbiamo lavorato, oggi! - E’ lei che allevia
    gli spiriti divorati da un selvaggio dolore,
    il sapiente ostinato che sente ormai pesare
    la fronte, e il curvo operaio che se ne va a dormire.
    — C. Baudelaire, "Il crepuscolo della sera", I fiori del male

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    Telecom e Fastweb insieme per la nuova rete

    25 06 2008 di Francesco Minciotti

    Logo Agenzia RadicaleNella giornata di ieri Telecom e Fastweb hanno annunciato un accordo relativo alle sinergie delle due aziende per la creazione di reti di nuova generazione, cioè in fibra ottica. In pratica, le nuove reti di entrambi gli operatori potranno essere interconnesse fra loro e aperte ai concorrenti interessati, al fine di accelerare la creazione della nuova rete.
    Questa, la mera descrizione dei fatti. Una spiegazione più dettagliata dell’accordo, tuttavia, deve portarci ad una breve analisi sulla tipologia dei vari modelli di rete in fibra ottica ed alla scoperta di Metroweb, una società di settore milanese.
    Anzitutto, la fibra ottica: una rete che sfrutti questo materiale (che garantisce velocità enormemente superiori alle attuali ADSL, le quali sfruttano il doppino telefonico in rame) può essere sviluppata in diverse maniere, che prevedono la posa del cavo in fibra a partire dalla centrale telefonica di zona fino ad arrivare all’abitazione dell’utente (Fiber To The Home, FTTH), oppure fermandosi prima, magari alle fondamenta dell’edificio (Fiber To The Building, FTTB), o ancora prima, negli armadi di derivazione, quelle «cabine» grigie che si trovano lungo le strade e che contengono uno «snodo» delle linee telefoniche che arrivano fin nelle case degli utenti (Fiber To The Cabinet, FTTC). Le differenze fra questi diversi tipi di rete sono due: costi di costruzione e velocità massime raggiungibili. Più la fibra ottica si avvicina a casa dell’utente, magari entrando fin dentro l’appartamento, più l’«autostrada» su cui corrono i dati è veloce; se invece di arrivare fino a casa dell’utente, la fibra si ferma alle fondamenta dell’edificio (FTTB) o addirittura all’armadio (FTTC), il rimanente tragitto fino all’abitazione verrà completato dal doppino telefonico in rame, creando così un deprecabile collo di bottiglia e facendo diminuire la velocità massima, a volte anche di molto.
    In questo quadro s’inserisce la vicenda Metroweb: questa società milanese, gestore della rete comunale in fibra ottica, ha in piedi una collaborazione con Telecom per l’utilizzo della propria rete a fini sperimentali fin dal 30 maggio 2007. Come fonti ben informate hanno avuto già modo di sottolineare, la rete di Metroweb è di tipo FTTB, cioè arriva fino alle fondamenta dei palazzi, non raggiungendo l’abitazione del cliente; al contrario, la rete in fibra di Fastweb è di tipo FTTH, e quindi complementare a quella di Metroweb. Questa ragione ha dato luogo all’accordo in oggetto, senza il quale Telecom non avrebbe potutto sfruttare una rete in fibra ottica a piena potenza.
    Ma l’accordo — sia ben chiaro il punto: il documento redatto è un «memorandum of understanding», cioè un accordo di massima, lontano da un vero e proprio contratto — non si ferma alla dichiarazione d’intenti sulla condivisione delle rispettive infrastrutture: esso comprende anche la «programmazione delle realizzazioni delle infrastrutture civili destinate alla posa di cavi per lo sviluppo delle rispettive reti in fibra ottica»; lo «scambio, a condizioni di reciprocità, dei diritti d’uso delle infrastrutture civili»; infine, la sperimentazione di «tecniche innovative nell’ambito delle infrastrutture civili».
    Da ultimo, per ragioni che si potrebbe ipotizzare siano di convenienza e spirito di buon vicinato, l’accordo appiana alcune divergenze legali pregresse fra le due società.

    Concludendo, un accordo di massima sicuramente importante, che permette a Telecom Italia d’iniziare a pensare seriamente ad una rete di nuova generazione; d’altronde, il fatto che Telecom, operatore assolutamente dominante di settore, abbia dovuto affittare due differenti reti di nuova generazione per iniziare a sperimentare i propri servizi, lascia poco spazio in merito al modello di rete che dovrà essere implemenato, che non potrà dunque che essere quello di una sola rete a cui si interconnettono tutti gli operatori (c.d. «one network»).

    (Agenzia Radicale)

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