Ecco l’inebriante ricordo nell’aria turbata volteggia; gli occhi si chiudono, l’anima vinta e’ afferrata dalla Vertigine che la spinge a due mani verso un abisso oscurato da miasmi umani,
l’abbatte sul ciglio di un abisso secolare, in cui, profumato Lazzaro che lacera il sudario, s’agita risvegliandosi il cadavere spettrale d’un vecchio amore stantio, allettante e sepolcrale. — C. Baudelaire, “La boccetta”, I fiori del male