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    La guerra con Contarello andava avanti da un’infinita’ di tempo. Una storia loro, incomprensibile al resto del mondo, incominciata per un paio di metri di pascolo che tutti e due consideravano propri. Ed era proseguita con insulti, minacce di morte, sgarbi e dispetti.

    A nessuno dei due era mai venuto in mente di guardare le carte al catasto.
    — N. Ammaniti, Ti prendo e ti porto via

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    Battiti d’ali del 2008-09-30

    30 09 2008 di Francesco Minciotti
    • Questo è il “registro delle offerte dei praticanti” dell’ordine degli avvocati di Roma. Della capitale, eh. http://snipurl.com/3yi9b #
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  • Una cosa, nulla più.

    29 09 2008 di Francesco Minciotti

    E’ freddo, qui.
    Il giorno va scemando; il buio avanza, e comincia a fare il paio con quello che è dentro di me.
    Qui, una me traballante su questi tacchi vertiginosi, fasciata in stivali di gomma che puzzano come copertoni bruciati, e poi più su nulla fino alla vita, o quasi, dove un altro minimo pezzo di pelle mi fascia il culo e poco altro, staziono sul ciglio d’asfalto, cercando un impossibile rifugio nelle mani incrociate sul petto.
    Non posso cercare riparo; la vergogna è bandita su questa striscia di strada.
    Prigioniera, prigioniera più volte: del mio corpo, così orribilmente mascolino, non nascondibile — i soldi per l’operazione, quelli mancano sempre; e prigioniera dei miei aguzzini. Dei miei padroni. Mi piacerebbe aver studiato un poeta italiano per conoscere un verso che mi descrive tanto bene: «Lasciatemi così, come una cosa posata in un angolo e dimenticata». Sono stata lasciata là,  sono una cosa, inutile nasconderlo; e sono stata dimenticata, almeno dalla mia gente, dalla mia famiglia — non ricordo più nemmeno i loro volti; il mancato ricordo coincide con l’inesistenza? — Dimenticata da tutti tranne che da loro, dai miei proprietari, a causa dei quali sto qui, su questo metro d’asfalto periferico, ad aspettare. Aspettare, aspettare, aspettare.
    Un utilizzatore.
    Quelli arrivano, abbassano il finestrino — li vedi, sprezzanti, freddi, menefreghisti; brutti, spesso fuori e sempre dentro, ti attribuiscono l’importanza che dànno al loro pacchetto di sigarette: aprire, usare e poi buttare — e ti urlano in faccia qualcosa. Meno d’un etto di salame, o d’un paio di scarpe: su quelli, non si contratta il prezzo.
    Perché io ho un prezzo (o sono un prezzo?).
    Arrivano, mi usano, poi mi scaricano un po’ più avanti e si puliscono la coscienza con cento euro allungati attraverso il finestrino, con la mano ancora affannata.
    Se avessi potuto studiare, parlerei di reificazione della persona umana. Ma col cazzo che ho potuto.
    La schiavitù, le violenze, le torture da parte dei miei proprietari me lo hanno impedito.
    Se fossi stata una persona, forse avrei potuto descrivermi ora con le parole di un Poeta: «Angelo tutto gaiezza, conosci tu l’angoscia, la vergogna, i rimorsi, i dolori, i singhiozzi, e i vaghi terrori di quelle orrende notti che strizzano il cuore come una carta s’appallottola? Angelo tutto gaiezza, conosci tu l’angoscia?»

    E ora c’è un sindaco, uno che comanda, che ha fatto una legge con la quale manda i poliziotti a multarmi. Multare me, una cosa. Elevereste una multa alla vostra sveglia, se non suona? E allora perché multare me?, una cosa che non ha scelta, perché non può scegliere.

    Io sono scelta, e nulla più.
    Mi hanno multata, capite? Mi hanno detto che devo dare 200 euro allo Stato italiano, quello Stato i cui cittadini mi usano, e le cui forze di polizia mi multano, invece di salvarmi. Eppure, se avessi tempo di leggere i giornali, d’informarmi un po’, saprei che gli ostaggi dei rapimenti vengono salvati, non multati. E a quelli, i loro sequestratori manco li torturavano, in molti casi. A me sì, invece.
    Che altro posso aspettarmi dal futuro? Forse qualcuno che, pensando di usarmi, si giustificherebbe con un’argomentazione del tipo che la sua è una trasgressione innocua; che in fondo, uno che va a lavorare alle sei e torna a casa la sera ha pure diritto di svagarsi un po’. Penserebbe che se siamo qui, esposte su questo scaffale di bitume, con i vestiti proiezione della sua libido larvale ed involuta, uno ci può usare, ci deve usare. Altrimenti, che ci staremmo a fare, qui?

    Ecco: se io votassi, se io per questo Stato esistessi, potrei pure dire di non votare più Alemanno.
    Magari alla prossima elezione, se sarò ancora viva.

    (Liberamente ispirato a queste due vergogne)

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  • Battiti d’ali del 2008-09-27

    27 09 2008 di Francesco Minciotti
    • @From__Hell e che ci sarebbe, a Valmontone? #
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  • La miopia commerciale dei discografici mondiali

    27 09 2008 di Francesco Minciotti
    John Butler (media.kansan.com)

    John Butler

    Io adoro la musica di John Butler, e del suo John Butler trio.
    L’ho scoperto con Grand national, che ho scaricato mestamente dal mulo, e dopo un po’ d’ascolti m’è venuta voglia di proseguire nella degustazione musicale del suo repertorio. Da sostenitore della giusta retribuzione agli artisti però, ho deciso di acquistare il suo Sunrise over sea, penultima fatica; e siccome è già un bel po’ (un decennio, ridendo e scherzando) che la mia musica è solo digitale (early adopter; checcevoifa’?), ho cercato di acquistarla.
    Ora, io mi rendo conto d’essere una mosca bianca — uno che, nell’era del p2p, si sforza di comprare un album musicale anziché prenderlo con due clic dal muletto è roba rara, concordo —, ma ho toccato con mano la tragica situazione in cui versa il mercato italiano della musica digitale. Quel che segue è ciò che ho dovuto fare per acquistare ciò che desideravo.

    In effetti, è sconfortante, per un utente italiano, arrendersi all’evidenza: è più facile scaricare musica dal mulo che comprarla. Voglio dire: ho cercato per quasi un’ora  un sito legale che mi dia la possibilità di acquistare un album del John Butler trio (voglio remunerare questo artista che adoro), ma non voglio comprare le tracce blindate dai DRM che si trovano su iTunes (niente iTunes plus per loro, va’ a cercare per quali stramberie contrattuali). E allora ho provato Amazon, che però è solo USA (ho finito una carta prepagata attivata da mio cugino, cittadino americano, per fare acquisti lì); ho scartato iTunes, per il motivo ideologico di cui sopra, nonostante abbia un iPhone; alla fine, pur di pagare (strano, eh?), ho dovuto «fregare» 7Digital, spacciandomi per inglese; nella versione italiana del sito infatti, l’album che cercavo non esiste, al contrario di quello della Regina (altra assurdità contrattuale con le etichette discografiche, mi vien da pensare)

    Ma quanto possono essere coglioni economicamente miopi, i discografici mondiali?!

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  • Battiti d’ali del 2008-09-25

    25 09 2008 di Francesco Minciotti
    • Si studia un paragrafo dal titolo ‘nell’età della glocalizzazione e dell’innovazione tecnologica’. Figo. #
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  • links for 2008-09-25

    25 09 2008 di Francesco Minciotti
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  • Battiti d’ali del 2008-09-24

    24 09 2008 di Francesco Minciotti
    • Andiamo a depositare domanda di praticantato all’Avvocatura di Roma. Bonjour a tout le monde. #
    • Lasciata la domanda. Gli uffici pubblici mi mettono una tristezza d’altri tempi, proprio come l’aria di lassismo che si respira. #
    • In attesa del panino di Mastrogusto. #
    • In attesa della pappa (pasta con sugo di tonno e olive) amorevolmente preparata dalla Stella; cena presta per cinema: "Burn after r … #
    • Rinfrescate le "Venerazioni odierne", sulla barra laterale del sitYno. #
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  • Chicago, USA

    23 09 2008 di Francesco Minciotti

    The Matrix has you

    Ed eccoci qui: sicuramente la galleria fotografica più lentamente pubblicata della storia, trova finalmente menzione qui, sul sitYno; a più d’un mese dal ritorno dall’America, mi sembrava doveroso darvi menzione dell’avvenuta pubblicazione su Flickr.

    A completamento dei piccoli resoconti testuali scritti in tempo reale da Chicago, le foto (143, estratte un materiale grezzo che si compone di 1721 scatti) presentano didascalie piuttosto accurate, tali che possono descrivere efficacemente una parte della vacanza mia e della Stella. Per chi fosse interessato un po’ di Chicago, quindi, suggerisco la loro lettura.
    Ah, prima che mi dimentichi: le didascalie, da queste in poi, saranno solo in inglese: considerato che Flickr è una piattaforma mondiale, mi sembrava bruttino rimanere ancorati al solo italiano, e la prospettiva della didascalia bilingue, pur adottata in qualche galleria, è dannatamente pallosa da redigere.

    E ora, dopo lo spiegone, godetevi la galleria fotografica di Chicago, su Flickr.

    Commenti, come al solito, ben accetti.

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  • Battiti d’ali del 2008-09-21

    21 09 2008 di Francesco Minciotti
    • Come un Vanzina-boy qualunque, aggiunge suonerie personalizzate al suo iPhone. Ma via SSH, e solo quelle di Super Mario, eh :D #
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  • Battiti d’ali del 2008-09-20

    20 09 2008 di Francesco Minciotti
    • Scrive il suo primo curriculum serio. Odia riassumersi. Ma lo fa con il sistema europeo. #
    • Secondo voi e’ normale impiegare quattro ore per scrivere il proprio curriculum? Ed e’ bene mettere il proprio sito? #
    • Finito di fare sto benedetto curriculum; ora lo spediamo a chi di dovere, e speriamo bene. #
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