Come promesso a Barbara, mamma di un bambino autistico — a quanto ci riferisce — trattato in maniera vergognosa presso il Carrefour di Assago, vi segnalo la triste storia, con preghiera, come si dice, di lettura e diffusione:
Lasciatemi dire che oggi nel punto vendita di Assago avete sfiorato la discriminazione punibile per legge.
Era previsto un evento che mio figlio aspettava con ansia: il tour delle auto a grandezza reale del film Cars.[...]
Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna, resta il tempo di ben DUE SECONDI girato verso il suo idolo a grandezza naturale, invece di fissare l’obiettivo del fotografo. Mi abbasso, senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia ad urlare “Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te” Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il “professionista”. Gli chiedo “Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto…” “Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!” Un bambino a lato urla “Oh, mi sa che quello è scemo” e il vostro Omino del Computer, ridendo “Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!” Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina, facendolo pure inciampare.
[...]
Una signorina, con la Vostra tshirt, mi si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto “Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente“. (Black cat)
Come ho già chiesto a Barbara nei commenti al suo articolo, aspettiamo una risposta da Carrefour che, laddove arrivasse, spero abbia la necessaria visibilità, almeno pari all’appello originario.
Intanto, nell’attesa e come suggerisce l’amico Luca Conti:
Ti invito a far conoscere a tutti quanto successo e a comunicare la tua persona indignazione a servizioclienti@carrefour.com, cosa che il sottoscritto farà immediatamente. (Pandemia)
E, una volta ancora, un abbraccione forte a mamma e figlio dal tenutario di questo piccolo sitYno, e dalla sua Stella.
Aggiornamento (16 settembre 2008): La storia — ed era prevedibile, data la scia che ha avuto la vicenda su Internet — ha avuto un seguito ufficiale, con la risposta da parte di Carrefour.
In un primo momento, l’ufficio stampa Carrefour ha risposto con una lettera a tutti quelli che avevano scritto all’indirizzo del servizio clienti per protestare, difendendo il proprio operato e la propria buona fede nella scelta del personale (in parte esterno all’azienda, come prevedibile), e nel sottolineare che prenderanno presto contatto «con la Signora con la volontà di approfondire l’accaduto affinché ogni responsabilità accertata venga punita con il massimo rigore.»
Di poi Barbara ha annunciato a tutta la blogosfera che domani avverrà un contatto telefonico con un rappresentante Carrefour. Speriamo ci farà sapere tutto.
Aggiornamento (18 settembre 2008): Barbara ha scritto un resoconto della telefonata avvenuta con l’AD di Carrefour. Potete leggerla qui.













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