«Ma non gli fa male?»

Vagone della metro A affolatissimo; ora di punta (17:30).
Il protagonista, seduto in un posto pugnacemente conquistato, completamente isolato dalla realtà grazie alle sue ormai storiche cuffie insonorizzanti (le Etymotic er6-i), ascolta
Music of the spheres del sommo Mike Oldfield, e se ne bea. D’un tratto, tira fuori dalla tasca della giacca il suo nuovo iPhone (bianco, per carità!) per rispondere ad una mail; viene infastidito da una tipa — 30-35enne, vestita sportiva, dall’aspetto mediamente tonto — seduta accanto.

(blaterio indistinto, quasi impercettibile)

— (si leva le cuffie insonorizzanti) Prego?

— Ma quello non è il nuovo cellulare, quello di cui parlano i giornali e la gente?

— Se intende l’iPhone, come credo, sì, lo è.

— E mi dica, mi dica un po: come funziona, quanto… quanto costa? Perché m’han detto che costa molto!

— (Stupito dalle domande che si vorrebbero rivolte ad un commerciante): Beh, ci sono due modelli di diverse capienze: l’8Gb costa 499€; il 16Gb, 569€. Costa molto, ma fa un sacco di cose, sa (Pensa «Signora mia», ma non lo dice per non essere cafone).

— Ah! Certo, un bel po’!

— (Sconfortato; il «Signora mia» sta davvero quasi per uscirgli di bocca) Eh sì (Pausa), un bel po’.

— (Con rinnovato entusiasmo) E mi dica: so che ha delle cose in meno degli altri cellulari… Tipo che non si possono installare programmi.

— Sì, in parte è vero, e in parte no: ufficialmente, la casa madre ha vincolato l’installazione di programmi ad una sua preventiva approvazione; ma poi, grazie ad un gruppo internazionale di hacker, questa limitazione è stata tendenzialmente aggirata.

— Ah, bene. E poi non c’è neanche la fotocamera, vero?

— (Intuisce la piega che prenderà questo discorso — si ricorda che stava quietamente ascoltando Mike Oldfield, e vorrebbe troncare la conversazione; gira l’iPhone sul retro e mostra l’obbiettivo) No, vede, la fotocamera c’è; niente di spettacolare, ma funziona decentemente.

— (Osservandomi pigiare il tasto play, chiede con fare interrogativo/stupito) Quindi, funziona toccandolo?

— (Atterrito, preme nuovamente il tasto pausa — realizza che non riprenderà mai più l’ascolto del brano; pensa che se conosce le limitazioni dell’AppStore, dovrebbe pure sapere che l’iPhone ha uno schermo sensibile al tocco!) Sì, ha questo enorme schermo sensibile al tocco; i pulsanti, dunque, sono praticamente tutti virtuali.

— (Dubbiosa) Ma… ma non si fa male?

— (Incredulo) … Prego?!

— Voglio dire, lo schermo non si rovina?

— (Trattenendo risate a iosa, pensando al suo iPhone che si contorce dal dolore ogni volta che vuole controllare la posta) Beh, no signora (picchiettando lo schermo con l’unghia) vede?, è vetro. E il vetro, si sa, non si rompe mica con un polpastrello!

— Ah, certo, certo. Quindi, funziona con il calore!

— (Pensa al suicidio) Come «con il calore»?!

— Sì, con il calore: lei appoggia il dito, lui sente il calore ed esegue il comando!

— … Questa è Ponte Lungo, vero? Devo scendere signora, arrivederci.

2 Responses to “«Ma non gli fa male?»”

  1. riccarù says:

    Forse le piacevi e ti stava “imbroccando”!!
    ehhe

  2. Maronn’, speriamo di no; sennò, la Stella non mi fa manco più prendere la metro da solo ;)

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