La miopia commerciale dei discografici mondiali

John Butler (media.kansan.com)

John Butler

Io adoro la musica di John Butler, e del suo John Butler trio.
L’ho scoperto con Grand national, che ho scaricato mestamente dal mulo, e dopo un po’ d’ascolti m’è venuta voglia di proseguire nella degustazione musicale del suo repertorio. Da sostenitore della giusta retribuzione agli artisti però, ho deciso di acquistare il suo Sunrise over sea, penultima fatica; e siccome è già un bel po’ (un decennio, ridendo e scherzando) che la mia musica è solo digitale (early adopter; checcevoifa’?), ho cercato di acquistarla.
Ora, io mi rendo conto d’essere una mosca bianca — uno che, nell’era del p2p, si sforza di comprare un album musicale anziché prenderlo con due clic dal muletto è roba rara, concordo —, ma ho toccato con mano la tragica situazione in cui versa il mercato italiano della musica digitale. Quel che segue è ciò che ho dovuto fare per acquistare ciò che desideravo.

In effetti, è sconfortante, per un utente italiano, arrendersi all’evidenza: è più facile scaricare musica dal mulo che comprarla. Voglio dire: ho cercato per quasi un’ora  un sito legale che mi dia la possibilità di acquistare un album del John Butler trio (voglio remunerare questo artista che adoro), ma non voglio comprare le tracce blindate dai DRM che si trovano su iTunes (niente iTunes plus per loro, va’ a cercare per quali stramberie contrattuali). E allora ho provato Amazon, che però è solo USA (ho finito una carta prepagata attivata da mio cugino, cittadino americano, per fare acquisti lì); ho scartato iTunes, per il motivo ideologico di cui sopra, nonostante abbia un iPhone; alla fine, pur di pagare (strano, eh?), ho dovuto «fregare» 7Digital, spacciandomi per inglese; nella versione italiana del sito infatti, l’album che cercavo non esiste, al contrario di quello della Regina (altra assurdità contrattuale con le etichette discografiche, mi vien da pensare)

Ma quanto possono essere coglioni economicamente miopi, i discografici mondiali?!

3 Responses to “La miopia commerciale dei discografici mondiali”

  1. slystone says:

    Ma no, perché una mosca bianca? E’ prassi che la gente appassionata di musica qualche disco l’anno se lo prende: a molti fa piacere “premiare” così l’artista del cuore o l’artista di cui, semplicemente, si apprezza particolarmente un’opera. E questo nonostante il mulo.

    Chi non ha passione per la musica ha più un’approccio di fruizione usa e getta. Spesso non sono neppure grandi scaricatori.

    Dal canto mio mi prendo ancora qualche vinile ogni tanto :)

    (ma solo se lo trovo *anche* in mp3 da scaricare :P)

  2. Non si tratta di essere mosche bianche nell’acquistare musica — so che c’è «ancora» gente che lo fa, e molta; ma intestardirsi e cercare in ogni modo una procedura adatta, quando si farebbe molto prima a scaricare gratuitamente, beh, non so quanti perserverino così a lungo.

    Condivido i tuoi rilievi sull’identificazione dello scaricatore medio, comunque.

  3. cimangi says:

    Devo dire che anche io come te ho acquistato qualche mp3 dal sito di 7digital GB perché non disponibili sullo store italiano. Comunque ho seri dubbi sul fatto che questa operazione sia legalmente corretta.

    Infine quoto in toto l'articolo. E' paradossalmente più difficile recuperare un brano legale (acquistandolo in uno store online) piuttosto che scaricarselo illegalmente dal mulo o similari. Soprattutto per il fatto che molte volte questi store online non sono così ben forniti come emule.

    Esempio: gli AC/DC sono praticamente introvabili su un qualunque store….

    Ti segnalo infine che (se sei un utente windows) è disponibile lo store di MSN con prezzi non troppo convenienti rispetto da itunes o 7digital, ma con un catalogo discreto. (NOTA: ci trovi SOLO file coperti da DRM!).

    BYE! :)

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