30 11 2008 di
Francesco Minciotti
Io mi rendo conto che molte cose, nella vita, non sono come sembrano. A volte, ad esempio, ci sono ristoranti che sembrano promettenti, e che poi ti deludono puntualmente, una volta sistemato il tovagliolo di un loro tavolo sulle tue gambe. Oppure persone che sembrano a posto ad una prima, sommaria conoscenza.
E poi ci sono altre, che non t’hanno mai convinto del tutto, ma in cui hai voluto provare a riporre un minimo di fiducia, così da poter sperare in un piccolo cambiamento; e l’hai fatto abbastanza segretamente, perché non eri sicuro che potesse funzionare, perché era troppo strano che funzionasse così.
E infatti, Luxuria partecipa all’Isola dei famosi — il sottoscritto se n’è accorto con un po’ di ritardo — e la vince. Oddio, non che il vincere o il perdere — ma sono categorie, queste due nobili appendici del gioco, mirabile aspetto dell’umanità, che vale la pena scomodare per questo cancro mediatico che ci pervade? — in un irreality show faccia tanta differenza, quando il fatto di parteciparvi di essere scritturato per una parte distrugge qualunque reputazione un singolo possa essersi faticosamente costruito in mesi d’impegno sociale istituzionale.
Sicché, insomma, partecipa a questa farsa collettiva, con ciò facendomi rendere conto della burletta che era. E francamente, deludermi per il suo essere stato persona scadente eletta in Parlamento era difficile, con i loschi figuri che ivi pascolano. Torni pure nell’insieme ideale abitato da Veronica Pivetti e la Carlucci, Cicciolina e Francesco Caruso, in attesa che si unisca Beppe Grillo.
Complimenti a lei, Luxuria. Una volta di più, mi ha fatto rendere conto che è vero se è in TV.
E diciamolo, francamente e fragorosamente: impegnata un cazzo.
Archiviato in Politica interna |
Comments | 



(Vota l'articolo)
Loading ...
Etichette: Facciamo breccia impegno Isola dei famosi Luxuria politica reality show transessuali
Invia l'articolo ad un amico
25 11 2008 di
Francesco Minciotti
Il Movimento sociale-Fiamma tricolore della Basilicata darà 1.500 euro ai genitori dei bambini che nasceranno nel 2009 in cinque comuni del Potentino dove vi sono poche centinaia di abitanti, a due condizioni: che il neonato si chiami Benito o Rachele e che il contributo sia utilizzato per l’acquisto della culla, di vestiti o di prodotti alimentari specifici per la prima infanzia. [...] Il segretario regionale del partito, Vincenzo Mancusi, ha detto che [...] «la scelta dei nomi è casuale». (fonte)
E se ne beavano, eh; tanto che, andando a scartabellare su quel cessetto di sito che si ritrovano, non c’è altro che la (pessima) scansione di un ritaglio di quotidiano cartaceo (un collegamento ipertestuale no, eh?).
Poi, evidentemente, qualcuno deve avergli fatto notare che una idiozia di questa fatta eccedeva veramente nel senso del grottesco, e allora hanno ritrattato:
Abbiamo posto questa condizione dei nomi perchè siamo un partito molto legato alle origini e non le dimentichiamo (fonte)
Perché mi metto a parlare di minuzie?
Così, perché rimanga agli atti, ogni qual volta qualcuno dovesse tirar fuori ancora il nome di questi quattro mattarelli e tentare di dar loro una legittimità politica purchessia.
Archiviato in Casi strani, quasi umani |
Comments | 



(Vota l'articolo)
Loading ...
Etichette: bambino Basilicata Benito contributi fascismo fascisti Fiamma tricolore Rachele Vincenzo Mancusi
Invia l'articolo ad un amico