So che sono un po’ ripetitivo, ma voglio che gli archeologi del futuro (o gli alieni che ci conquisteranno, o chiunque altro) sappiano che c’era questo coglioncello che, già nei primi anni del XXI secolo, fanculizzava il cartaceo a favore del libro digitale — della veicolazione digitale del contenuto di un mucchio di carta, che alcuni chiamano «libro».
Come saprete, avendo intrapreso la strada del dottorato, ho ricominciato a cercare libri in maniera piuttosto significativa, e soprattutto tutto lascia predevere che quest’abitudine non potrà che aumentare in futuro, almeno per i prossimi tre anni di ricerca. Ovviamente, trattandosi di libri scientifici, e quindi molto specialistici, non è pensabile trovarli in molti punti, e meno che mai ad acquistarli personalmente, vista la quantità e il prezzo unitario medio. Così, a parte regole assurde che mi sono state comunicate dai bibliotecari (un dottorando di giurisprudenza pare non possa entrare nella sala lettura della biblioteca di lettere, ma può prendervi in presto libri [sic!]), mi sono trovato in situazioni assolutamente vergognose, per lo stato tecnologico in cui abitualmente verso. Ad esempio, attraversare mezzo ateneo (e si tratta di chilometri, vista l’estensione di Tor Vergata) per cercare un libro che, sul catalogo elettronico, era dato per «disponibile», e scoprire poi che non si sa che fine avesse fatto; oppure che non esiste il prestito di libri fra biblioteche di diverse facoltà dello stesso ateneo.
Capisco che possa sembrare il delirio d’un tecnomane che non sa vivere la vita quotidiana per come il suo tempo gliela offre — ad ognuno tocca in sorte una e una sola vita possibile, e non esiste sportello lamentele — ma in realtà non è altro che il sacrosanto lamento di chi vede che un altro presente è possibile, e nessuno sembra approfittarne. Motivando a contrario:
— Oh, l’hai visto l’ultimo post di $blogstar?
— No, ero sceso sotto casa a prenderne una copia, ma l’aveva già presa il mio dirimpettaio
— Ahi! Ma in prestito o in consultazione?
— Eh, in prestito, in prestito!
— E quanto lo può tenere?
— Quindici giorni… A proposito, hai ricevuto quella mail che t’ho mandato due giorni fa?
— No, non ho ricevuto niente.
— E pensare che avevo usato posta prioritaria per avere una consegna celere; volevo segnalarti una promozione di $negozio_in_linea che scadeva ieri, dove potevi comprare $oggetto_tecnologico_del_momento con il 10% di sconto; bastava semplicemente recarsi a Milano, alla loro sede, portando il denaro con sé
— Porca puttana! Sai, è da un po’ che sogno un futuro futuristico: pensa tu se i post dei blog si virtualizzassero e fossero disponibili su Internet, sia gratis che a pagamento: tutti noi potremmo consultarli contemporaneamente, comodamente seduti da casa nostra o perfino in giro, con le connessioni mobli…
— Eh sì!, esistesse mai roba del genere… Pensa un po’: esistesse una tecnologia simile, potremmo pure inviarci la posta via computer: arriverebbe istantaneamente, sicura e gratuita
— Fantastico! Così avrei saputo in tempo dell’offerta, e avrei potuto acquistare $oggetto_tecnologico_del_momento con quello sconto fantastico, cliccando direttamente sul collegamento digitale che sarebbe stato inserito nel testo della lettera virtuale!
— E se — lo dico per puro spirito fantastico — esistesse il denaro elettronico, non dovrei neanche andare fino a Milano a pagare con le banconote.
— Sei il solito sognatore; in fondo, tutta questa tecnologia un po’ mi spaventa. Bisognerà mettergli un limite, prima o poi!
— Mah, forse hai ragione… meglio non esagerare!
— A questo proposito, andiamo alla sede de $quotidiano: Pino m’ha detto che due giorni fa è uscita una notizia importante, e io non ho comprato il giornale.
— Ah, se solo ci fosse un archivio digitale su Internet, quanto sarebbe comodo!
— Sogna, sogna mio caro…













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